Nutrizione. Se gli insegnanti li forma l’industria alimentare

Affrontando il tema della promozione di una sana alimentazione occorre partire da un dato di fatto. I bisogni alimentari dell’umanità continuano a non essere soddisfatte: circa un miliardo di persone su questo pianeta soffre la fame mentre circa due miliardi sono in sovrappeso. In entrambi questi casi si registra un trend in crescita. I due problemi di malnutrizione, cosi diversi per quanto riguarda gli effetti, hanno però in comune un fattore causale fondamentale: la mancanza di controllo da parte delle popolazioni sulle condizioni socioeconomiche nelle quali si vive e si mangia. Analizzando la mortalità per fame dal secondo dopoguerra, Amartya Sen (1) ha dimostrato che la causa della fame in verità non è la mancanza di cibo (che solitamente si trova anche nelle aree colpite da carestia), ma la mancanza del diritto all’accesso al cibo disponibile. Analogamente anche nel caso dell’obesità la mancanza di controllo su un contesto economico e sociale obesogenico deve essere considerato alla base dell’epidemia registrata negli ultimi decenni. “L’obesità risulta dalla reazione normale delle persone agli stimoli derivanti dall’ambiente obesogenico” determinato dalla “fornitura progressivamente crescente di alimenti gustosi, ipercalorici e a basso costo; sistemi di distribuzione commerciale efficienti che rendono questi alimenti più accessibili e metodi di marketing convincenti e pervasivi”(2). Esistono ovviamente altri co-fattori in grado di modificare l’effetto di questi determinanti: aspetti legati alla genetica, la motorizzazione del movimento e la conseguente sedentarietà, fattori socioeconomici e culturali. Infatti anche in Italia il gradiente sociale nella distribuzione del sovrappeso è notevole (3): a essere colpiti sono soprattutto le persone meno istruite e con più difficoltà economiche , cioè appunto quelle con meno potere e mezzi di controllo rispetto al contesto in cui vivono.
Il potere di fare delle scelte informate della popolazione non aumenterà di certo grazie al recente protocollo d’intesa tra Ministero dell’istruzione, università e ricerca (MIUR) e Federalimentare (4) che per rafforzare la diffusione dell’educazione alimentare nelle scuole prevede una maggiore interazione tra mondo scolastico e industria alimentare a cui viene dato il mandato di occuparsi della formazione del personale scolastico in tema di nutrizione e stili di vita . Una iniziativa che non può essere considerata appropriata per promuovere una sana alimentazione, anzi ne rappresenta un ostacolo, a causa delle informazioni fuorvianti che veicola (si veda il sito vetrina “il gusto fa scuola”), per i gravi conflitti di interesse esistenti e per la confusione dei ruoli tra enti pubblici e aziende private (PFM).
Per maggiori informazioni e un appello per una educazione alimentare indipendente si veda: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/promozione-di-sana-alimentazione-0#appello

Bibliografia
 
1) A. Sen, Poverty and famines. An essay on entitlement and deprivation, New York, Oxford University Press, citato in Rajeev C.Patel, Food Sovereignity: Poer, Gender, and the Right to Food, PloS Medicine, Vol 9, Issue 6, June 2012
 
2) Boyd A Swinburn et al., The global obesity pandemic: shaped by global drivers and local envionments, The Lancet, Vol 378, Augus 27, 2011
 
3) Rapporto nazionale Passi 2011: sovrappeso e obesità, http://www.epicentro.iss.it/passi/rapporto2011/EccessoPonderale.asp4) Comunicato stampa MIUR, Roma, 24 luglio 2012, http://www.istruzione.it/web/ministero/cs240712
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