L’Oms sta cambiando pelle ma serve un nuovo accordo sui finanziamenti

Si è conclusa a Ginevra la 68ma Assemblea mondiale della Sanità, con un’Organizzazione mondiale (Oms) visibilmente ammaccata e confusa da un lato, in via di trasformazione dall’altro. Il 2015 non è un anno qualunque, segna un tempo di demarcazione nell’ agenda per lo sviluppo globale. Si chiude quest’anno il ciclo degli obiettivi del millennio e si apre quello degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, attraverso la tappa intermedia della conferenza di Addis Abeba sul finanziamento per lo sviluppo e poi l’Assemblea generale delle Nazioni unite, a inaugurare il nuovo round. Questo percorso emerge in lacerante contraddizione con il fallimento del Doha round, venti anni dopo l’entrata in scena dell’Organizzazione mondiale del Commercio, con il lascito passato e le proiezioni future di effetti negativi sull’agenda dei diritti e della sostenibilità. Il 2015, infine, è l’anno della conferenza di Parigi sul clima, tema che rimanda alla molto attesa enciclica di Papa Francesco.

Le sfide raccolte dall’Oms
Francamente non sembra di poter dire che l’assemblea dell’Oms sia stata all’altezza di questo passaggio. Scriveva alcuni mesi fa Richard Horton su The Lancet che il 2015 doveva rappresentare l’anno di ricostruzione dell’Oms, dopo la tardiva e inadeguata performance contro l’epidemia dell’Ebola, nel segno di un impegno pubblico di reinvestimento e di rilancio dell’agenzia. Il discorso di apertura della direttrice Margaret Chan ha siglato forse l’ultimo tornante della bruciante auto-critica dell’Oms rispetto all’inefficace gestione di Ebola, insieme alla promessa di un’accelerazione del processo di riforma dell’agenzia. E’ evidente che la crisi sanitaria abbia fornito il volano a diversi paesi per imprimere una spinta alla ristrutturazione dell’Oms. Il corroborante intervento dell’invitata speciale Angela Merkel, il suo appello a sostanziali cambiamenti organizzativi e al decisionismo manageriale in seno all’agenzia, lasciano intendere come il presidio dei paesi industrializzati stia definendo un netto indirizzo di marcia. Il virus dell’Ebola peraltro non è ancora stato sconfitto; solo il 24% dei fondi richiesti dall’Oms per il periodo Marzo-Dicembre 2015 è stato erogato finora.

Un fondo per la lotta all’emergenza Ebola
L’assemblea però ha lanciato il Fondo di 100 milioni di dollari che servirà a finanziare operazioni sul campo fino a tre mesi, con una netta accentuazione della vocazione emergenziale dell’Oms, e in linea con l’aspirazione a una capacità di intervento tecnico più riconoscibile. In quest’ottica devono interpretarsi le alleanze più strutturate con i grandi protagonisti dell’azione umanitaria (come Medici senza frontiere), e con l’industria farmaceutica per la ricerca e sviluppo di nuovi vaccini, farmaci e diagnostici.
Una ridefinizione così accentuata delle priorità anche di leadership sul versante dell’emergenza è comprensibile dopo il “bagno di vergogna” evocato dal Consiglio esecutivo di gennaio, ma non appare troppo rassicurante in un’ottica di sostenibilità sanitaria. Ben altre risorse sono da mettere in campo per prevenire possibili epidemie, è stato ribadito a più voci nel corso del dibattito tra i governi, ben altre politiche di rafforzamento dei sistemi di salute nei singoli paesi sono necessarie per superare lo stato di disuguaglianza sanitaria in cui versa il mondo. Un divario che continua a crescere, come la stessa OMS denuncia nel suo rapporto del 2015.

La carenza dei fondi strutturali
Ma non per questo i governi sembrano intenzionati a erogare più fondi strutturali. La dialettica avviata da Margaret Chan con la richiesta di incrementare del 5% i contributi obbligatori dei 194 stati membri ha avuto, ben oltre l’irrisoria percentuale, il rilievo storico di spezzare il muro di silenzio sul congelamento dei fondi all’organizzazione, una ricetta draconiana introdotta nei lontani anni ’80 in risposta ad una percepita politicizzazione dell’OMS, poi ulteriormente inasprita nel 1993. Che nel 2015 si sia discusso della crescita zero è forse la sola novità della 68ma assemblea. Peccato che la Chan abbia ricevuto un fuoco di fila di dinieghi sulla richiesta, i governi non ci stanno a investire di più in tempi di tagli alla spesa. Così la “mediazione” si chiude con l’approvazione di un incremento dell’8% dei contributi volontari, una decisione che lascia del tutto immutata l’incapacità dell’OMS di controllare il proprio budget, lasciando invece aperta la totale discrezionalità dei paesi a scegliere che cosa vogliono finanziare, e come. Niente di nuovo sotto il sole.

Il rapporto dell’Oms con gli attori «privati»
Nessuna conclusione, dopo frenetiche giornate di negoziato, neppure sull’altro contenzioso aperto, quello dell’interazione dell’Oms con gli attori non statali. Un capitolo della riforma che si trascina con diversi colpi di scena e molte divergenze fra gli stati membri, e che ruota intorno alla necessità di preservare l’autorevolezza della funzione normativa dell’Oms, nella chiara gestione del conflitto di interessi e della prevenzione dell’indebita influenza del settore privato sugli orientamenti regolatori dell’Oms. La società civile si è giocata il tutto e per tutto su questa partita, anche perché nel frattempo la presenza del corporate dentro l’Oms si sta facendo più intrusiva, nella totale assenza di regole del gioco chiare. Ne sa qualcosa l’Italia, che solo qualche mese fa annoverava nella propria delegazione ufficiale un rappresentante al soldo della Ferrero. Un caso studio di revolving doors ancora ampiamente discusso a Ginevra. Una circostanza che non depone benissimo per la salvaguardia del nostro diritto alla salute!

di Nicoletta Dentico (Vice-presidente, Osservatorio italiano sulla Salute globale)

Link articolo Sanità24: http://bit.ly/1QBDLIh

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Un classico della salute globale ora scaricabile dal sito OISG

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2° CONFERENZA NAZIONALE DECRESCITA, SOSTENIBILITÀ E SALUTE DALLA CARTA DI BOLOGNA AL TTIP: LA PAROLA AI CITTADINI

Sabato 13 Giugno dalle ore 10.0 alle ore 18.30
Cavallerizza Reale (Via Giuseppe Verdi 9, Torino)

La Rete Sostenibilità e Salute, insieme al Circolo per la Decrescita Felice di Torino ed in collaborazione con l’Assemblea Cavallerizza 14:45, il Comitato Stop TTIP di Torino, il Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina (Torino) e il Collettivo Medici senza Bandiere, organizza a Torino per il 13 Giugno 2015 alla Cavallerizza Reale (Via Giuseppe Verdi 9, Torino)dalle ore 10.00 alle ore 18.30 la 2a Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: dalla Carta di Bologna al TTIP, la parola ai cittadini. L’iniziativa fa parte del Festival della Complessità.
E’ passato più di un anno dalla Conferenza alla Camera dei Deputati, da cui è partita la costruzione della Rete Sostenibilità e Salute che conta ben 22 associazioni attive nell’ambito di un fare critico nella salute. La Rete in questo tempo ha continuato a lavorare operosamente. Ora, per la prima volta, si presenta in pubblico per presentare il suo manifesto (La Carta di Bologna per la Sostenibilità e la Salute) ed alcune riflessioni sul TTIP, il trattato di libero commercio bilaterale attualmente in discussione tra UE e USA che potrebbe cambiare drasticamente le basi da cui dipende la nostra salute.

La salute è per noi non solo un diritto da tutelare, ma anche un bene comune, di cui prendersi cura in modo attivo, attraverso la partecipazione responsabile e diretta delle persone e delle comunità nella definizione e nell’attuazione delle politiche, così come nella costruzione di una società alternativa sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale.

“Noi crediamo ciò sia possibile e sia ora di agire” afferma Jean-Louis Aillon, portavoce della Rete. “Per questo ne parleremo alla Cavallerizza Reale, bene comune in svendita e liberato dalla cittadinanza, ora laboratorio per una progettazione partecipata e sostenibile della città di Torino.”

L’ingresso è libero e gratuitoLa prenotazione è fortemente consigliata compilando il seguente FORM DI ISCRIZIONE (CLICK QUI). Verrà data priorità alle persone con prenotazione che si presentano 10 minuti prima dell’inizio della conferenza.

Consulta il programma completo: Rete Sostenibilità e Salute

 

Video presentazione della Rete Sostenibilità e Salute: http://bit.ly/1ILneR6

Rete Sostenibilità e Salute: chi siamo?

Siamo un insieme di associazioni che da anni si impegnano in maniera critica per proteggere, promuovere e tutelare la salute. Ogni associazione ha la sua storia e le sue specificità, ma siamo accomunati da una visione complessiva della salute e della sostenibilità.

Associazione Dedalo 97
Associazione Frantz Fanon
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Associazione per la Decrescita
Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale
Associazione Scientifica Andria
Centro Salute Internazionale-Università di Bologna
Giù le Mani dai Bambini ONLUS
Medicina Democratica ONLUS
Movimento per la Decrescita Felice
No Grazie Pago Io
Osservatorio Italiano sulla Salute Globale
Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca
People’s Health Movement
Psichiatria Democratica
Rete Arte e Medicina
Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
Segretariato Italiano Studenti in Medicina, SISM
Società Italiana Medicina Psicosomatica
Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria, SIQuAS
Slow Food Italia
Slow Medicine

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un milione di cittadini a sostegno della petizione internazionale per la Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie

Un milione di firme. La petizione internazionalewww.robinhoodpetition.org lanciata a febbraio dello scorso anno dalla Campagna ZeroZeroCinque e dalle altre Robin Hood Tax Campaigns ha raggiunto il suo obiettivo di raccogliere un milione di firme a sostegno dell’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) in Europa.

L’appello rivolto ai capi di Stato e di Governo degli 11 paesi, tra cui l’Italia, coinvolti nel negoziato per l’introduzione della TTF europea è quello di favorire un modello ambizioso dell’imposta continentale e di assicurare così un significativo gettito da destinare alla riduzione delle diseguaglianze sociali e al sostegno dei ceti più deboli in Italia, e, su scala internazionale, a programmi di lotta alla povertà e di contrasto ai cambiamenti climatici.

Il raggiungimento del milione di firme capita in un momento cruciale del travagliato percorso negoziale di cui una tappa importante è attesa anche prossima settimana in cui gli 11 Ministri delle Finanze, alla vigilia dell’ECOFIN del 12 maggio, si confronteranno nuovamente sulla definizione del modello di TTF europea da adottare.

In un nuovo video-spot la campagna ZeroZeroCinque mette in luce le ragioni di questa tassa che recupera risorse indispensabili per la lotta alla povertà, sottraendole a dinamiche speculative e predatorie sui mercati finanziari.

La TTF europea sarà ambiziosa e di difficile elusione se i) verrà applicata alla più ampia gamma di asset finanziari – azioni, obbligazioni e tutte le classi di strumenti derivati, con un’aliquota azionaria/obbligazionaria dello 0.1% del valore della singola transazione e un aliquota dello 0.01% per le transazioni in derivati ii) prevedrà il ricorso al principio di residenza dell’effettivo beneficiario della transazione e della nazionalità dell’asset per definire le negoziazioni passibili di imposta, iii) verrà applicata alla singola transazione e non ai saldi netti giornalieri, intercettando in particolare il regime intra-day e le transazioni ad alta frequenza, iv) incorporerà una definizione stringente per i market-makers. 

Un’architettura del genere, avallata dalla Commissione Europea e sostenuta da ZeroZeroCinque, è anche  il prerequisito per assicurare il potenziale fiscale dell’imposta. Il recente studio dell’autorevole istituto DIW di Berlino stima il profilo di “gettito italiano” di un’imposta così concepita tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua.Un vero tesoretto che le Robin Hood Tax Campaigns chiedono di destinare a misure di contrasto alla povertà, introducendo ad esempio un Reddito di Inclusione Sociale per far fronte ai bisogni delle famiglie che versano in stato di povertà assoluta in Italia e per interventi di solidarietà internazionale in ambito salute e istruzione nei Paesi del Sud del mondo e di lotta alle esternalità dei cambiamenti climatici.

Il sostegno alla tassa europea sulle transazioni finanziarie – commenta Leonardo Becchettiportavoce della Campagna ZeroZeroCinque – è un’occasione importante per vedere se il nostro governo confonde l’interesse dei capitali finanziari speculativi con quello del paese oppure no. E se comprende che c’è molto, moltissimo da fare, se solo si ha il coraggio di farlo come chiedono tutti, dai cittadini agli imprenditori, per riportare la finanza al servizio dell’economia reale trasformando i capitali da impazienti a pazienti. L’alternativa è chiedere sempre sacrifici ai soliti noti e non disturbare chi scherza col fuoco guardando solo al rendimento finanziario a brevissimo termine”.

Come risponde a questo appello il Premier RenziChiediamo al Premier di riceverci nei prossimi giorni per la consegna di queste firme. Un milione di cittadini si è mobilitato per una TTF efficace e solidale. Una piccola tassa sulla finanza, ma una grande risorsa per i cittadini e il pianeta. La scelta spetta ora alla politica. Una scelta che determinerà da che parte stare: dalla parte della speculazione o dell’equità?

 Contatti:  info@zerozerocinque.it T. 349 7817601/ 328 3874772

Website: www.zerozerocinque.it

Video della Campagna ZeroZeroCinquehttps://youtu.be/0xXBOxeT6Qs

 Fotogallery media stunt a Montecitorio:  https://www.flickr.com/gp/132213905@N02/A761b2

Cos’è la Tassa sulle Transazioni Finanziariehttp://www.zerozerocinque.it/files/Scheda_su_TTF_dicembre_2014_def.pdf

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RIPENSARE LA FORMAZIONE MEDICA

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La RIISG – Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale – ha elaborato un documento nel quale è sinteticamente raccolta la sua posizione rispetto al recente dibattito innescatosi a livello nazionale sulla formazione medica che ha visto coinvolti la FNOMCeO e la Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia.
Tale documento è stato elaborato attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto professori, specializzandi e soprattutto studenti. La RIISG, sottolineando la componente etica intrinseca alla pratica della medicina e riconoscendo la complessità che connota la nostra epoca, afferma l’importanza di ridurre l’iperspecializzazione che caratterizza la formazione medica e di accompagnare lo sviluppo del pensiero critico degli studenti stimolando la riflessione anche con l’apporto di diverse discipline.
Mettendo in evidenza il legame tra responsabilità sociale e salute la RIISG riconosce la necessità di incoraggiare il posizionamento etico di fronte alle situazioni di crisi, ingiustizia sociale ed emarginazione provocate dall’attuale sistema globalizzato. La rete ritiene che questo possa avvenire anche attraverso esperienze di conoscenza diretta del contesto nel quale i futuri professionisti socio-sanitari si troveranno a lavorare.

Scarica il documentoRIISG e formazione medica.pdf

Per osservazioni, commenti o eventuali adesioni potete scrivere a:

Link disponibili:

http://www.educationglobalhealth.eu/it/news/320-ripensare-la-formazione-medica

http://www.saluteinternazionale.info/2015/04/ripensare-la-formazione-medica/

http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1411

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Giovanni Berlinguer ci ha lasciato: un maestro e un amico, per quanti di noi lo hanno conosciuto, professionalmente e umanamente.

Giovanni Berlinguer e Halfdan  Mahler

Giovanni Berlinguer e Halfdan Mahler – Ginevra 2006, Riunione del Movimento dei Popoli

La sua esistenza è stata una lunga, buona battaglia a favore della salute pubblica, combattuta nella promozione dell’interesse comune e della polis, con un’energia curiosa e un pensiero sempre capace di domande libere.

In questa ricerca, di vita e di conoscenza, non si è mai risparmiato Giovanni.

Oggi, la sua scomparsa non può che rafforzare la certezza comune di un’eredità immensa alla quale attingere nel campo della medicina, della scienza, della politica. Un’eredità lasciata al mondo, ben oltre i confini nazionali, dal momento che si è impegnato per diversi anni a formare nuove generazioni di medici e a contribuire ai sistemi e alle politiche di salute in molti paesi, in particolare dell’America Latina. Sì, perché Giovanni era “un uomo planetario”.

Ha fondato insieme a noi nel 2001 l’Osservatorio sulla Salute Globale, partecipando attivamente finché gli è stato possibile e coinvolgendoci, in Italia e in Europa, con passione. Dell’Osservatorio è sempre stato riferimento spirituale, oltre che scientifico. Per tutte e tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di riflettere e lavorare con lui, Giovanni Berlinguer ha operato senza mai dar nulla per scontato, con grande integrità intellettuale, rigore etico e impegno civile.

Per questo vogliamo esprimerti tutta la gratitudine di cui siamo capaci, Giovanni.

Il tuo protagonismo mai narcisista, la tua amicizia di lavoro e di vita, restano per noi un impareggiabile dono.

E continueremo a volerti bene; consapevoli – tutte e tutti – che ti dobbiamo molto.

Di intelligenze come la tua, oggi più che mai, c’è sconfinato bisogno.

MESSAGGI DI SALUTO A GIOVANNI BERLINGUER DA TUTTO IL MONDO

 – Messaggio di saluto di Michael Marmot

– Omaggio a Giovanni Berlinguer da Mauricio Torres-Tovar, Presidente de la Asociación Internacional de Políticas de Salud

– Da Vicente Navarro

Saluti dal Brasile, dal e Cebes al Ministero delle salute

– Da Adriano Cattaneo, Presidente Oisg

– Lo scienziato combattente – Il Manifesto

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SOLIDARITY WITH GREECE

As doctors and citizens, we have the obligation to respond and to advocate for the protection of health and health care. As a consequence, we cannot ignore the fact that the health of people in Greece has worsened to unacceptable levels. The statistics are appalling and clearly show that the collapse of the Greek economy and of its health system, and the impoverishment of people,  is hitting the most vulnerable and those who cannot be held responsible for the crisis. Children are dying; according to the Lancet, infant mortality went up by 43% between 2008 and 2010, while the rate of low birth weight increased by 19%, due to the reduction of antenatal care and the consequent worsening of maternal health. Medicines are in short supply, HIV steps up again, life expectancy goes down.

We cannot keep quiet; we must speak up and clearly state that people’s health comes first. Greek citizen must be defended, protected, treated, rehabilitated, cured, for a society that grows healthy.

We call for the highest priority to wariness and action upon the current health tragedy in the ongoing negotiations between the Greek government and the EU institutions. We urge that the former be given the possibility to act for the recovery of fundamental rights, such as the right to health, as promised to and wished by the Greek people.

We refer also to article 35 of the EU Charter of Fundamental Rights, ratified by all the Member States, when it states that:

“A high level of human health protection shall be ensured in the definition and implementation of all the Union’s policies and activities.”

Italian Global Health Watch

March 10, 2015

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IL PASO DOBLE DELLO ZUCCHERO  

Lo strano caso dell’Italia all’attacco delle nuove raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sullo zucchero. Possiamo titolarla così la clamorosa iniziativa intrapresa in solitario dal nostro paese al Consiglio Esecutivo (Executive Board) dell’OMS, con un’aggressività diplomatica mai vista prima. Lo scrive una che – dal lontano 1999 – segue con una certa accuratezza tutti gli appuntamenti intergovernativi dell’agenzia. Ma la battaglia nostrana sullo zucchero non è una questione tecnica, una storia per addetti ai lavori. C’è dell’altro. A incastro fra la seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione della FAO (ICN2) e l’universale Expo Milano, la presa di posizione dell’Italia contro le nuove linee guida dell’Oms ha implicazioni fortemente politiche che investono le scelte globali in campo sanitario, e gli assetti di governance nazionale. La vicenda avrà ricadute diplomatiche, dicono fonti informate. Nell’euforico debutto di Expo, c’è da aspettarsi che l’Italia riprenderà il tema prima dell’Assemblea Mondiale della Salute. Insomma, non finisce qui.

Qual è dunque la questione? Al Consiglio Esecutivo dell’Oms da poco concluso a Ginevra il nostro paese, appellandosi alla regola sui procedimenti d’urgenza, si è lanciato nella richiesta di inserire un nuovo punto all’ordine del giorno per rivedere le modalità con cui l’OMS mette a punto le linee guida intese ad orientare di volta in volta le politiche dei governi su specifici temi di salute pubblica. Le linee guida sono una delle funzioni normative più importanti dell’Oms. Ne connotano l’importanza, anzi l’unicità stessa della funzione rispetto ad altre agenzie dell’ONU e alla miriade di organizzazioni pubblico-private nate negli ultimi anni nel campo della salute. L’iniziativa dell’Italia ha colto di sorpresa tutti i governi presenti, a maggior ragione i 33 Paesi del Consiglio Esecutivo, nel metodo e nel merito. L’Italia non è membro di questo organo di governo dell’Oms (per turnazione, questo posto le spetterebbe di diritto da molti anni; ma non ce ne sono le condizioni politiche, fanno capire da Ginevra); è apparsa pertanto assai poco diplomatica l’italica modalità di intervento a gamba tesa, e senza preavviso, su un’agenda del Consiglio già densa di priorità. Gli Stati Membri del Consiglio Esecutivo hanno sopportato così con imbarazzato fastidio la lobby battente in cui si sono avventurati i nostri delegati. Ambiguo è parso il documento (EB163/1 Add. 1) con cui il nostro governo ha intavolato la discussione. L’Italia chiede da un lato la generica revisione delle procedure in materia di linee guida, ma è chiaro che l’interesse vero è puntato in una direzione specifica. Ovvero, alle nuove raccomandazioni sull’ assunzione di zucchero per adulti e bambini contenute in un documento (“Guideline: Sugars intake for Adults and Children”) licenziato dall’Oms ma non ancora pubblicato, che limitano l’assunzione di zuccheri semplici (quelli tipici delle merendine, per intendersi) al 10% del fabbisogno calorico giornaliero, con l’esortazione a ridurre ulteriormente questa soglia a meno del 5%.

Cosa c’è che non va? Perché l’Italia spara a raffica su queste raccomandazioni, con un’azione senza precedenti? “Direttive ricevute da Roma”, stando ai delegati italiani. Che prendono di mira l’Oms con una serie di argomenti ripetuti come un disco rotto.   Le nuove raccomandazioni sarebbero “draconiane”; non sono solide sotto il profilo scientifico; non sono state condotte in maniera trasparente. Ecco perché, secondo l’Italia, gli Stati Membri devono poter intervenire sulla procedura di messa a punto delle linee guida, anche tramite la scelta degli esperti e delle fonti scientifiche. In due paginette molto tecniche, il Dipartimento Nutrizione dell’Oms dettaglia come si è giunti al fatidico 5%, tentando di rispondere alle critiche sulla tenuta scientifica dei dati epidemiologici. Questi rimandano in effetti a meticolosi studi effettuati in Giappone sulle carie dentali negli anni ’60, in una fase di forte transizione dietetica del paese dopo la guerra. I dati hanno il conforto di una nuova analisi del 2014 degli studiosi Sheiham e James, che avvallano le nuove raccomandazioni. L’idea di esplorare la soglia del 5% deriva infine da uno studio sistematico della letteratura scientifica del 2014 condotto da Moynian e Kelly. In quanto alla trasparenza del processo, la metodologia delle linee guida imposta negli ultimi anni dall’Oms stabilisce un’attenzione speciale alla gestione del conflitto d’interesse nella selezione degli esperti in tutte le fasi di conduzione del lavoro, e alla condivisione dei processi intermedi. La messa a punto di tutte le linee guida prevede una consultazione aperta con i governi, che partecipano con i loro commenti. La stessa procedura è stata applicata ovviamente alle raccomandazioni sullo zucchero.

Un terreno molto delicato, nella tensione fra Paesi produttori e consumatori. Ecco perché in tutti questi passaggi, sarebbe molto pericoloso affidare la decisione tecnica sulle linee guida agli Stati Membri e ai loro interessi nazionali. Vale per lo zucchero, ma vale per tutte le linee guida dell’Oms. Lo ha spiegato bene il Segretariato dell’agenzia, lo hanno ribadito diverse delegazioni europee, e persino gli Stati Uniti.

Ma allora da dove vengono fuori le “direttive da Roma”? Contro ogni tradizione di severità in materia alimentare, in Italia da qualche tempo si agita un vento nuovo sull’ agenda politica del cibo e delle malattie croniche. Le folate di questo vento si sono chiaramente avvertite nel corso del negoziato che ha faticosamente concepito i documenti finali della Seconda Conferenza sulla Nutrizione (ICN2) di novembre a Roma. Per mesi il nostro paese, approfittando senza troppi scrupoli della presidenza UE, ha ostinatamente opposto resistenza a ogni discorso sulle “healthy diets”, le diete salutari. Queste sono la risposta più realistica alle interferenze delle aziende alimentari che approntano soluzioni alla malnutrizione puntando alla medicalizzazione del cibo e alla “bio-fortificazione” degli alimenti tramite l’ingegneria genetica. Effetto Expo? Nei ministeri l’aria è cambiata, confermano fonti che chiedono di restare anonime. L’influenza delle grandi aziende alimentari nelle decisioni del nostro paese è palpabile, con una nuova filiera decisionale che procede da “livelli molto alti”.

Chi sono queste aziende? La delegazione italiana accreditata all’Oms contiene qualche risposta. Delle due figure apparse per la prima volta sotto la generica denominazione di “esperti della salute del Ministero Affari Esteri”, Luca del Balzo risulta in effetti “senior advisor della Ferrero” in diversi link rintracciabili fino a qualche giorno fa sul web. Con questa funzione Del Balzo compare in un convegno dell’Istituto Luigi Sturzo del 16 luglio 2014 su “Il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia”, e in un incontro con le aziende italiane organizzate in Portogallo, dove è stato ambasciatore dell’Italia, a ottobre 2014. Un classico esempio di revolving doors, o meglio di paso doble fra pubblico e privato, nella progressiva ibridazione della governance sulle grandi sfide del pianeta: salute, cibo, ambiente, solo per citarne alcune.

Nel mondo le patologie croniche – malattie dentali, diabete, tumore, effetti cardiovascolari, etc. – sono la principale causa di morte e lo zucchero è uno degli agenti più comuni nelle diete di bassa qualità, e uno dei massini fattori di rischio dell’obesità. Risulta difficile in effetti immaginare che gli interessi della multinazionale Ferrero, peraltro molto visibile a attiva durante la preparazione della ICN2, corrispondano a quelli della salute pubblica di un paese in cui, secondo il recente rapporto dell’Osservatorio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Universita’ Milano Bicocca, un bambino su 4 è sovrappeso e uno su 10 è obeso. In Italia la prevalenza di sovrappeso in eta’ pediatrica supera di circa 3 punti percentuali la media europea, con un tasso di crescita/annua dello 0,5-1 per cento, pari a quella degli Stati Uniti.

L’insidiosa offensiva italiana – con l’infiltrazione dell’industria nella delegazione del nostro paese – non è passata inosservata agli stakeholders dello zucchero, la filiera produttiva, aprendo loro un varco come è normale che sia. Lo ha detto il rappresentante degli USA, alludendo alla necessità di tornare sull’argomento nelle discussioni dell’Oms, con il coinvolgimento degli sugar stakeholders. Coincidenza vuole che tutta questa vicenda s’intrecci con un’altra spinosa discussione in sede di Consiglio Esecutivo dell’Oms. La questione che rimanda alle nuove regole dell’interazione dell’Oms con gli attori del settore privato, sia profit che non profit. Il tema è sul tavolo da anni ed è un tema sensibile, perché riguarda il futuro stesso dell’agenzia, la sua credibilità e autorevolezza. Al Consiglio Esecutivo la stragrande maggioranza dei governi ha piazzato l’ennesima richiesta di approfondire la questione del conflitto d’interesse e la gestione dell’indebita influenza dei portatori di interessi privati.

Quello della Ferrero assomiglia a un caso studio. Uno strano caso, che richiede chiarezza nel nostro paese, prima di tutto. Quanto prima. Un tempo c’era la Nutella, buona e aggregante, ed era un bel tempo. Oggi rischia di esserci il cinismo incompetente di un governo che – assoggettato agli interessi privati del made in Italy – non sembra curarsi più di tanto dei prevedibili effetti delle proposte che fa nel campo della salute, indicatore drammatico dello stato di democrazia di una società.

Nicoletta Dentico

Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

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http://www.ilfattoalimentare.it/zucchero-italia-oms-ferrero.html

http://www.saluteinternazionale.info/2015/02/forza-zucchero/

 http://www.linkiesta.it/guerra-zucchero-oms-italia

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Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)

PRESA DI POSIZIONE SU TTIP

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce alcune associazioni sui temi della salute come bene comune e della sostenibilità del sistema sanitario pubblico, pubblica una presa di posizione sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Questo trattato commerciale fra USA ed UE, modificando le attuali regole a favore della libera concorrenza, potrebbe avere conseguenze negative sulla salute, sia indirettamente attraverso i determinanti sociali e ambientali di salute (lavoro, alimentazione, inquinamento, disuguaglianze, etc), sia direttamente attraverso la mercificazione dei servizi sanitari.
La RSS ritiene che, se le trattative per il TTIP dovessero proseguire, i cittadini e le loro associazioni dovrebbero vigilare, ed eventualmente esercitare pressione, perché siano rispettati alcuni principi di salvaguardia della salute, elencati nella presa di posizione. Condizione necessaria perché questa vigilanza abbia luogo è che le trattative per il TTIP siano condotte in maniera trasparente.

Continua a leggere http://bit.ly/1vcYHuR

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“E tu, Matteo, da che parte stai? Dalla parte della speculazione o dell’equità?”

35 miliardi di euro per lotta alla povertà, solidarietà internazionale, ambiente: ecco quanto arriverebbe dall’introduzione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie in Europa

8 dicembre 2014 a Roma, Berlino, Madrid e Parigi:

azione delle Robin Hood Tax Campaigns

Per chiedere ai Capi di Governo di sostenere la Tassa sulle Transazioni Finanziarie e non cedere alle pressioni delle lobby

 

“Matteo tu da che parte stai? Dalla parte dei soldi facili, dei profitti per pochi, della speculazione o dalla parte della lotta alla povertà, dell’equità, della solidarietà internazionale?”. E’ questo il quesito posto a Matteo Renzi dalla Campagna ZeroZeroCinque. Il pomeriggio dell’8 dicembre, alla vigilia del Consiglio Europeo dei Ministri dell’Economia delle Finanze dell’UE (Ecofin), l’ultimo sotto la Presidenza di turno italiana, a Roma, Berlino, Madrid e Parigi le campagne si rivolgeranno ai propri Leader con un’originale provocazione per ricordar loro di mantenere l’impegno assunto sulla Tassa sulle Transazioni Finanziarie.

Al tavolo dell’Ecofin del 9 dicembre a Bruxelles è atteso infatti l’annuncio di un accordo tra gli 11 Paesi UE impegnati nel negoziato per la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF o Robin Hood Tax),un’imposta minima (es. 0,05%) sulle compravendite di strumenti finanziari che non scoraggia gli investimenti di medio-lungo periodo sui mercati, ma ha il merito di riuscire ad arginare gli eccessi di chi acquista e vende titoli a brevissimo termine, anche migliaia di volte in un solo giorno, per guadagnare sulle piccole oscillazioni del loro valore.

L’introduzione di questa tassa potrebbe garantire un gettito annuo fino a 35 miliardi di euro per gli 11 paesi coinvolti, gettito che – secondo le Robin Hood Campaigns – dovrebbe essere ridistribuito a sostegno delle famiglie povere colpite dalla crisi, nel proprio Paese e nei Paesi in via di sviluppo, ma anche per finanziare  misure di contrasto al cambiamento climatico. Solo per l’Italia si stima un gettito annuo tra i 5 e i 6 miliardi di euro. Un obiettivo che risolverebbe non pochi problemi, se si pensa che in sole due settimane la TTF europea raccoglierebbe risorse per recuperare i tagli effettuati in Italia dal 2008 al 2012 al fondo nazionale per le politiche sociali, mentre con 2,9 miliardi (gettito mensile della TTF europea) si potrebbero pagare i salari di un intero anno di 1,5 milioni di infermiere in Africa o ancora con 240 milioni di euro raccolti dalla TTF in soli due giorni e mezzo, si potrebbe finanziare la costruzione di 2.500 rifugi anticiclone, proteggendo così 8 milioni di persone che vivono in zone soggette a tali fenomeni.

L’enorme opportunità data dalla TTF è dietro l’angolo, ma rischia ora di essere compromessa da una preoccupante fase di stallo negoziale dovuta alle divergenti posizioni degli Stati Membri, ancorati ad interessi  nazionali su cui fanno leva le ingenti pressioni delle lobby finanziarie nazionali.

“A un passo dalla concretizzazione di una TTF europea ci preoccupa che possa esserci una battuta d’arresto o un annacquamento dei risultati negoziali, con leader europei evidentemente sotto scacco delle lobby finanziarie allarmate dalla possibilità di implementazione di una misura fiscale e di regolamentazione finanziaria capace di penalizzare il trading ad alta frequenza e di aumentare il costo relativo di pratiche speculative rispetto a quelle di servizio all’economia reale –dichiara Leonardo Becchetti, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque– Ci appelliamo dunque al Ministro Padoan e al Governo italiano affinché, in occasione del prossimo Consiglio dei Ministri europei delle Finanze, la Presidenza italiana possa portare a casa un risultato significativo favorendo il raggiungimento di un accordo ambizioso sulla TTF, ovvero l’introduzione di una tassa  con un’architettura efficace che preveda un’ampia base imponibile e  principi di applicazione che ne rendano difficile l’elusione e che sia solidale con un pubblico impegno dei Governi per la destinazione del gettito alla lotta alla povertà”. 

La campagnaZeroZeroCinque ha lanciato una petizione su www.change.org con cui i cittadini possono chiedere al Ministro Padoan di dare un segnale di forte discontinuità con il passato e rispondere al richiamo della cittadinanza per una maggiore giustizia fiscale e sociale. Sul fronte della TTF si gioca, infatti,  una delle partite decisive che dirà se il bene comune e la volontà dei popoli europei per una volta prevarrà sullo strapotere delle lobby finanziarie e degli interessi di pochi. Il governo italiano e i governi europei devono ora scegliere, e con questa scelta dimostreranno da che parte stanno.

Ufficio stampa Campagna ZeroZeroCinque

Sabina Galandrini

Mobile: +39 328 844 27 04; zerozerocinque.stampa@gmail.com

www.zerozerocinque.it

Approfondimenti:

1. Scheda: “Cos’è la Tassa sulle Transazioni Finanziarie”

2. Scheda: “Q&A: una mini guida ai nodi della TTF e del processo negoziale in corso”

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Lettera aperta a Saccomanni e Letta…in cerca di interlocutori al Governo. Oggetto: Tassa sulle Transazioni Finanziarie – negoziato europeo

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