Accordo Ue-India, a rischio l’accesso ai farmaci

Oggi a New Delhi si è riaperta fra molte polemiche la trattativa commerciale fra Unione Europea e India, e con essa un nuovo capitolo della grande mobilitazione da parte delle associazioni mediche e di pazienti (non solo indiane) che vedono questo accordo come una seria minaccia. L’India è la farmacia del sud del mondo, come dimostrano le quote di dipendenza dai prodotti generici indiani dei programmi internazionali per l’accesso ai farmaci come il Fondo Globale, Unicef, la Clinton Foundation, UNITAID, e le molte organizzazioni umanitarie che – come Medici Senza Frontiere – sono impegnate nel garantire accesso alle cure per i milioni di pazienti che ne hanno bisogno. La produzione indiana dei farmaci generici contro l’Hiv/Aids ha abbassato il costo della cura antiretrovirale a meno di 70 dollari per persona all’anno dai 10.400 dollari del 2001. Per questo motivo, circa l’86% dei sieropositivi in trattamento nel mondo si curano con farmaci prodotti in India. La percentuale si alza al 91% per quanto riguarda gli antiretrovirali in formulazione pediatrica. Ma l’abbassamento del costo grazie alla produzione indiana riguarda anche altri farmaci, come quelli contro la tubercolosi, il diabete e il cancro. La disponibilità di queste terapie a basso costo e di buona qualità ha determinato un sensibile  abbassamento del prezzo dei medicinali, non solo nei paesi direttamente interessati, intaccando con efficacia le dinamiche monopolistiche  delle aziende farmaceutiche.

La produzione di medicinali generici del paese asiatico rischia di avere i giorni contati se le clausole previste dall’accordo bilaterale saranno effettivamente adottate. Il testo attuale dell’accordo prevede infatti una vasta gamma di escamotage tecnici  – sia sul fronte delle norme sulla proprietà intellettuale che sugli investimenti – con cui l’Unione Europea intende serrare le pratiche brevettuali e restringere la possibilità di produzione indiana dei farmaci generici. Tra questi si segnala

L’esclusività dei dati sulla ricerca clinica così che i produttori indiani non possano utilizzarli per replicare in versione generica il farmaco di marca sul mercato;

Il blocco e la distruzione alla frontiera verso paesi terzi dei farmaci considerati “illegali” per una questione di potenziale violazione del marchio (trademark infringement). Questa misura viene invocata in nome della salute pubblica, e contro i farmaci contraffatti; in realtà,  essa punta al marchio, e non ha nulla a che fare con la qualità e la sicurezza dei farmaci

L’introduzione della responsabilità legale degli operatori terzi che utilizzassero tali farmaci. Questa clausola agirebbe da deterrente nei confronti dei molti attori coinvolti: dai suppliers dei principi attivi ai distributori e venditori al dettaglio, dalle autorità regolatorie  agli operatori sanitari nazionali, fino ai finanziatori dei programmi internazionali gestiti dalle ONG che somministrano le cure ai pazienti.

La possibilità di azione legale da parte delle aziende nei confronti di governi che dispongano norme nazionali volte a far prevalere il diritto alla salute sul commercio, in materia di proprietà intellettuale ed investimenti.

La mancata intesa su tutta questa partita dei farmaci è una delle principali ragioni per cui le trattative, iniziate nel 2007, non si sono ancora concluse.  Lo scorso anno (marzo 2011) il Ministro indiano del commercio Anand Sharma dichiarò in uno statement  ufficiale che il monopolio sui dati clinici avrebbe avuto un effetto dannoso ed inaccettabile sull’accesso ai farmaci low cost prodotti in India, ed esportati in tutto il mondo. Ma è proprio questo il punto.

Con il negoziato commerciale bilaterale l’Europa sta tentando in tutti i modi di impedire all’emergente India di diventare, anche nel settore farmaceutico, un concorrente scomodo. Va messo in evidenza inoltre il fatto che l’India è già alle prese con una serie di azioni legali intraprese dalla Novartis e dalla Bayer contro le norme di salvaguardia della salute contenute nella legge nazionale sui brevetti, con cui New Delhi ha recepito le norme dell’accordo TRIPS (trade-related aspects of intellectual property rights).

L’accordo commerciale tra EU e India è destinato a prosciugare drasticamente la produzione generica di farmaci salvavita di qualità e basso prezzo, mettendo a repentaglio la vita di milioni di pazienti. Insomma, una sorta di dichiarazione di guerra verso i più deboli, in nome della concorrenza. Tutti i cittadini e le cittadine europee dovrebbero prendere posizione.  L’OISG vi invita a firmare l’appello sul sito: http://www.msfaccess.org/hands-off-our-medicine-campaign

Nicoletta Dentico, 10 febbraio 2012

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