L’Oms va in cerca d’identità

OISG
Un incontro promosso dall’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale fa il punto sulla riforma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il 3 marzo 2012, l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale ha promosso un incontro a Roma dal titolo “Salviamo l’Oms!”

Estratti dell’articolo di Manuela Perrone, pubblicato su Il Sole24Ore Sanità. Anno XV – n.10, 13-19 marzo 2012, pag 12-13

«Se si tratti di un’operazione cosmetica o di un cambiamento effettivo lo dirà soltanto il tempo. Di certo, dopo la conferma di Margaret Chan a direttore generale, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha tirato dritto sulla strada della riforma interna (si veda Il Sole-24 Ore Sanità n. 43/2011). Il Consiglio esecutivo di fine gennaio ha deciso di aprire le danze con un confronto con gli Stati membri sul «programmes and priority setting», la griglia che dovrà orientare l’azione dell’Oms e, si spera, “indirizzare” i finanziamenti. Tanto che il nodo delle risorse – che ormai per oltre il 76% arrivano dai donatori volontari, Stati Uniti e Fondazione Bill&Melinda Gates in testa – è stato rinviato, tra le proteste di chi è convinto che la crisi dell’Organizzazione cominci da lì e da lì vada affrontata. Per mettere un freno agli appetiti di un settore, quello della salute globale, che è anche il secondo business al mondo dopo le armi».

Nell’articolo di leggono le parole di Eduardo Missoni, vicepresidente OISG: «Nel tempo l’Organizzazione ha sempre più abdicato al suo ruolo di regista della salute globale ed è diventata dipendente dai fondi dei donatori volontari, per natura non prevedibili, incerti e ancorati a singoli progetti. Ben venga, quindi, la volontà di tornare a definire le priorità. Ma il tema centrale è vedere come si riuscirà ad assegnare adeguati finanziamenti a quelle priorità».

All’incontro erano presenti Daniel López Acuña, consulente di Margaret Chan, Francesco Cicogna, rappresentante del Ministero della Salute a Ginevra, e i parlamentari Jean-Léonard Touadi e Ignazio Marino.

Nelle stesse pagine un’intervista a Nicoletta Dentico, presidente OISG: «L’Oms può opporsi finalmente alla logica di governance “profit given” e tornare a far vibrare la sua splendida Costituzione che definisce la salute come uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano». Nicoletta Dentico, promotrice dell’incontro del 3 marzo a Roma e neo-presidente dell’Osservatorio italiano sulla salute globale, non ha dubbi: «La partita che si sta giocando a Ginevra è un’occasione straordinaria». Come fare a non perderla? Bisogna contrastare la tendenza degli ultimi anni: smontare l’architettura di governance orientata al profitto che costruisce gli scenari del futuro con un approccio centrato solo su farmaci e vaccini invece che su soluzioni strutturali di largo respiro. E restituire all’Oms il ruolo che le spetta, che non è quello di semplice “convenor”. I “convened” non possono e non devono sentirsi sullo stesso piano quando bisogna decidere le strategie. E i conflitti di interesse non vanno semplicemente dichiarati: vanno eliminati.
Come impedirlo, se la maggior parte dei fondi Oms arriva proprio dai donatori volontari, Bill Gates in testa? La sfida è proprio invertire la rotta. Aumentando i contributi degli Stati membri, a esempio, ma anche fissando regole per far venir fuori altre risorse. Che esistono. L’esempio del Kenya, dove le multinazionali non pagano le tasse, è illuminante: politiche fiscali efficaci servirebbero ai Paesi poveri anche per uscire dalla dipendenza dagli aiuti. La tassa sulle transazioni finanziarie libererebbe ulteriori fondi. E se la riforma fosse soltanto un’operazione di facciata? Il fatto che non si voglia toccare la Costituzione dell’Oms è positivo. La necessità di fare chiarezza nel settore della salute globale è ormai opinione diffusa. La coalizione «Democratising global health» che riunisce varie Ong seguirà la riforma passo dopo passo e farà sentire la sua voce. L’Organizzazione deve scegliere il suo destino: deve decidere se essere «attraente», come vorrebbe qualcuno, o rilevante».

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