L’OMS cerca nuove regole d’ingaggio per la società civile

WHOL’OMS rilancia il dialogo con la società civile e cerca nuove regole di interazione con il complesso mondo delle organizzazioni non governative (ONG) dopo anni di acuminate resistenze, incidenti di percorso, progressiva riduzione degli spazi di parola imposta a suon di regole non scritte, volte a delimitare la voce critica nei confronti dell’agenzia e dei suoi stati membri.

La novità di dialogo, che ha registrato un primo appuntamento formale il 18 ottobre scorso a Ginevra alla presenza della direttrice Margaret Chan, si inquadra nel faticoso cammino di riforma che l’OMS ha avviato  nel 2011, e dà attuazione agli indirizzi della 65ma Assemblea Mondiale della Salute, con cui gli stati membri hanno chiesto al segretariato la messa a punto di una nuova “policy” per regolare la collaborazione del’OMS con la società civile. Un tentativo simile era stato perseguito con la “Civil Society Initiative” nei primi anni del 2000, ma era abortito nel 2004 per via della resistenza di alcuni paesi che non vedevano di buon occhio un allargamento del ruolo delle ONG nelle dinamiche diplomatiche dell’organizzazione.

Oggi le cose sono cambiate, dicono al segretariato dell’OMS, e vale la pena riprendere il discorso laddove si era interrotto nel 2004, con tutti gli aggiornamenti del caso. Va detto peraltro che questa virata di atteggiamento deriva in buona misura dal lavoro di pressione che il gruppo della società civile più impegnato sulla riforma dell’OMS, Democratising Global Health for the WHO Reform (DGH), ha portato avanti per oltre un anno con il segretariato ed alcuni stati membri. Uno dei capitoli più significativi della riforma dell’OMS in senso democratico ha decisamente a che fare con l’allargamento delle maglie di un’interazione tra OMS e ONG assai asfittica, poco proficua, sostanzialmente avvelenata da un clima di ostilità non riscontrabile in altre agenzie delle Nazioni Unite. Il documento di lavoro con cui il Segretariato ha preparato l’incontro del 18 ottobre, cui hanno partecipato una cinquantina di organizzazioni presenti a Ginevra e una decina in streaming, segnala il recepimento delle proposte delle ONG di interesse pubblico (PINGOs), a partire dal riconoscimento del ruolo che le ONG giocano nell’arena della salute globale, sia sul piano nazionale che internazionale, ivi inclusi i movimenti sociali ed i vari networks che perseguono il diritto alla salute.

L’incontro del 18 ottobre ha cominciato a definire i nodi da affrontare. Primo tra tutti la classificazione della galassia del non governativo a seconda degli interessi diversi, e divergenti, che i vari attori della società civile perseguono. Accanto alle PINGOs infatti sedevano le ONG nate a tutela del settore corporate privato (BINGOs), in parte preoccupate per le inattese aperture del documento di lavoro dell’OMS, e le reti di associazioni dei pazienti di malattie croniche nate negli ultimi decenni e prevalentemente finanziate dalle case farmaceutiche. Ma la classificazione della società civile, include molte altre categorie, e la definizione di criteri condivisi da tutti: esercizio arduo e rischioso per tutti. Altra questione cruciale attiene al conflitto di interessi, ambito assai poco regolamentato in seno all’OMS, e radice di recenti inciampi dell’organizzazione, a detrimento della sua stessa credibilità (un caso per tutti, la gestione della influenza pandemica H1N1).

Il segretariato ha promesso trasparenza nella messa a punto della nuova policy sulle ONG. Incluse nuove consultazioni aperte, anche on line. Intanto, serve sapere che un percorso parallelo è stato messo a punto per l’interazione dell’OMS con il settore privato, e molto probabilmente una politica specifica verrà definita anche per regolamentare il ruolo del settore della filantropia non profit. Eppure, malgrado tutto, forse qualcosa finalmente si muove. (ND)

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