Si chiude il Consiglio Esecutivo dell’OMS: quali esiti?

whaendSi sono chiusi martedì 29 gennaio i lavori della 132ma sessione del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), durante il quale le delegazioni di numerosi Paesi hanno discusso di alcune delle più importanti sfide  nella agenda della salute globale.

La riforma dell’OMS – intrapresa da circa due anni – era uno dei temi più caldi di questo Consiglio Esecutivo, ed ha assorbito un tempo sostanziale nell’economia della sessione. , L’impressione è che la discussione si sia svolta all’insegna di un’impronta sostanzialmente dilazionatoria. Se da un lato vi è stata una estesa discussione sulle modalità di lavoro degli organi di governo dell’OMS (Consiglio Esecutivo e Assemblea Mondiale), dall’altro poco concreto e risolutivo è stato il dibattito intergovernativo  sul ruolo dell’organizzazione nell’arena della salute globale, sui suoi rapporti con la società civile e il crescente numero di attori privati che si occupano di salute,  e soprattutto sulla spinosa questione dei finanziamenti, la ragione che era stata il primum movens dell’intero processo di riforma.

La Direttrice Generale, la Dott.ssa Margaret Chan, ha presentato la proposta di un financing dialogue, ovvero il nuovo meccanismo che dovrebbe sopperire alla scarsità e alla imprevedibilità dei fondi che affligge cronicamente l’OMS. Al di là di un generale consenso degli Stati Membri su questa proposta, vari punti rimangono ancora aperti: il ruolo degli organi di governo dell’OMS in questo processo, l’allocazione delle risorse rispetto alle priorità definite e il rischio di lasciare ai maggiori donatori – sempre più spesso dinamici interpreti del venture philanthropism, la filantropia come nuova forma di investimento – la libertà di scelta rispetto ai programmi o alle aree prioritarie da finanziare. Sicuramente i processi volti a generare cambiamenti all’interno di un’organizzazione così grande richiedono molto tempo e intense negoziazioni. Rimane tuttavia un certo scetticismo sulle conclusioni del dibattito, e soprattutto sulle possibili conseguenze relative all’inclusione di fatto del settore privato in  un sistema basato sul principio democratico di “uno-stato-un-voto”. Significativo anche il fatto che il tema della riforma, dopo un primo confronto in plenaria, sia stato lungamente affrontato in incontri informali a cui la società civile non era ammessa.

Altro tema cruciale è stato quello delle malattie non trasmissibili (non communicable diseases, NCDs). La discussione in questo caso si è focalizzata sul Piano di Azione per la prevenzione e il controllo di tali patologie e su una serie di indicatori e target per il loro monitoraggio. Poco spazio è stato invece lasciato alla riflessione sulle politiche – non solo sanitarie – necessarie per affrontare i determinanti più strutturali di quest’epidemia globale e sul potenziale conflitto d’interessi che potrebbe nascere dal coinvolgimento di partner privati all’interno del dibattito sulle NCDs. Particolare preoccupazione desta il rapporto con le multinazionali agroalimentari e dell’alcool per quanto riguarda il loro contributo nella genesi delle patologie croniche e quello con le industrie farmaceutiche, spesso implicate nella definizione di priorità di ricerca e di strategie di salute pubblica. A questo proposito, solo alcune organizzazioni della società civile e pochi tra i Paesi Membri hanno richiamato l’attenzione sull’urgenza di definire norme in grado di proteggere la salute pubblica dagli interessi del mercato.

Molto atteso anche il dibattito sull’Universal Health Coverage (copertura sanitaria universalistica) che potrebbe rappresentare uno dei principali assi strategici nella definizione dell’agenda per lo sviluppo nel post-2015, “data di scadenza” degli obiettivi del millennio. Nonostante il crescente entusiasmo che i Paesi Membri hanno dimostrato rispetto a questo tema, risulta ancora poco chiaro come esso verrà interpretato in differenti contesti. In particolare rimangono da definire il ruolo che il settore pubblico e quello privato giocheranno in questa partita, le strategie di implementazione a livello locale e infine la declinazione del concetto di copertura universalistica all’interno di più ampie politiche di protezione sociale.

Per una più completa e approfondita analisi dell’agenda di lavoro del Consiglio Esecutivo si può fare riferimento ai rapporti giornalieri dettagliati disponibili sul sito Global Health Watch elaborati da un gruppo di giovani attivisti provenienti da diversi Paesi che hanno avuto l’opportunità di partecipare come osservatori alle sessioni di lavoro nell’ambito del progetto WHO Watch, alcuni dei quali sono autori di questo post.
(Alice Fabbri, Chiara Di Girolamo, Marianna Parisotto)

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