La difficile strada dell’OMS per distinguere la natura degli attori non statali che si occupano di salute

WHOPiù di un anno fa, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha preso la decisione di riformare il modo in cui si relaziona con i vari attori esterni che interagiscono con la agenzia. In molti hanno visto in questo passo un’opportunità di mettere mano alla credibilità e migliorare l’immagine dell’OMS, di recente sotto il proiettore per essere stata troppo contigua agli interessi dell’industria farmaceutica o di quella del cibo spazzatura (qui un esempio).

Nel 2011, l’Assemblea mondiale della salute prese la decisione di regolamentare queste relazioni con due politiche separate, volte rispettivamente alle Organizzazioni non governative (ONG) e alle entità private che perseguono fini di lucro. Questa differenziazione da un lato faciliterebbe la collaborazione dell’OMS con molte ONG che sostengono gli stessi principi fondamentali dell’agenzia e dall’altro permetterebbe all’OMS di difendersi in modo adeguato dall’influenza crescente e inadequata del settore commerciale e di altri organismi legati al profitto economico, spesso in diretto conflitto con la salute pubblica.

Al Segretariato dell’OMS era stato affidato il mandato di presentare le bozze di queste due politiche alla sessione del Consiglio Esecutivo del maggio 2013. Il rapporto preparato a questo scopo dal Segretariato ha deluso molti, e sopratutto le ONG e la società civile: non solo non proponeva alcuna bozza di politica da discutere, ma ignorava del tutto la decisione dell’Assemblea di considerare le ONG come un ambito separato rispetto al settore privato. Il rapporto invece parla in generale di ‘attori non-statali’, raggruppando in un unico calderone tutti coloro che interagiscono con l’OMS e non sono Stati membri e ignorando l’esistenza di interessi diversi e spesso divergenti tra i vari attori esterni all’OMS.

La spaccatura non si è fatta attendere. In seno al 133esimo Consiglio esecutivo dell’OMS il problema della differenziazione tra i diversi attori esterni non-statali è stato il punto più caldo del dibattito e ha segnato una divisione chiara tra le posizioni dei diversi stati membri. Da un lato alcuni Paesi industrializzati come la Svizzera, gli Stati Uniti, il Canada e la Norvegia hanno appoggiato l’approccio del Segretariato e si sono espressi contro la differenziazione tra gli attori esterni all’OMS. L’argomento è che la separazione in categorie dei vari organismi non-statali è troppo difficile; inoltre occorre ottemperare ai principi di inclusività, trattamento equo e dialogo con tutti gli attori. Per niente sorprendente l’eco che è venuta a questa posizione dalla Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche, IFPMA, legata agli interessi dell’industria farmaceutica, che ha definito la distinzione tra il settore privato e le ONG un criterio opinabile e discriminatorio.

Su posizioni di segno opposto si è invece schierata la maggioranza degli Stati membri, che rappresentano soprattutto i Paesi in via di sviluppo, ricordando i vari interessi in campo quando si parla attori non-statali, e chiedendo all’OMS di regolarsi di conseguenza. Paesi come il Senegal – a nome dei 47 Paesi del gruppo africano – molti fra i Paesi del Sud America, come Argentina, Brasile, Panama, Ecuador, e ancora l’Egitto, l’India e lo Sri Lanka hanno chiesto al Segretariato di sviluppare una tipologia differenziata di attori non statali, più aderente alla realtà, e di redigere norme specifiche per ciascuna categoria. Molte ONG, come Corporate Accountability International, International Baby Food Action Network e People’s Health Movement, hanno appoggiato la stessa posizione (clicca qui).

Sembra evidente che in prima battuta il Segretariato dell’OMS abbia deliberatamente scelto di favorire la posizione dei principali Paesi donatori e di trascurare le pur numerose posizioni degli altri Stati membri. Una consuetudine di approccio che non paga quasi mai. Il Consiglio esecutivo ha deciso di ‘notare’ e non di ‘approvare’ il rapporto del Segretariato dell’OMS, come testimoniato dal resoconto della discussione. Trovandosi di fronte a una maggioranza in disaccordo con il rapporto proposto, la Direttrice generale Margaret Chan, nel suo intervento di chiusura, ha fatto un passo indietro e ha riconfermato che il Segretariato si adopererà per sviluppare le due politiche decise dalla 65esima Assemblea.

Intanto si è perso dell’altro tempo, e la confusione degli interessi non fa bene alla salute!

 

Ina Verzivolli

Coordinatrice attività diritti umani, International Baby Food Action Network

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