I sette peccati e le sette virtù della “copertura” sanitaria universale

Promossa con determinazione da una miriade di attori nel panorama della salute globale, la copertura sanitaria universale (Universal Health Coverage, UHC)
ha tutte le prerogative per diventare il nuovo mantra su cui imbastire tutte le trasformazioni della salute negli anni a venire, e l’impalcatura su cui costruire l’agenda
della salute dopo il 2015. Negli ultimi anni si è consolidato l’accordo intorno all’esigenza di estendere l’accesso alla assistenza sanitaria a tutti gli individui e popolazioni,
come dimostrano numerose dichiarazioni dell’ONU e specifici rapporti dell’OMS, al pari di articoli usciti
su testate specializzate nel campo della medicina, ivi inclusa una serie di The Lancet.

La chiamata globale alla copertura sanitaria universale acquista rilevanza dopo decenni di politiche neoliberiste e processi di privatizzazione della salute che hanno determinato solo esclusione sociale e accrescimento dei costi in molti paesi. Per invertire queste tendenze e evitare effetti indesiderati, la copertura sanitaria universale deve assicurare condizioni ben precise e ineludibili, che questo articolo redatto dall’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale e pubblicato in inglese su Medicus Mundi International cerca di mettere in evidenza. (ND)

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