Una nuova epidemia? Per prevenirla bastano igiene e un paio di scarpe

Il 10 aprile 2017 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene è stato pubblicato uno studio sulla misteriosa epidemia di elefantiasi sviluppatasi nel distretto di Kamwenge, in Uganda occidentale. Lì dove si era sospettato un evento epidemico ed improvviso di elefantiasi parassitaria, si è invece diagnosticata la podoconiosi, forma rara di elefantiasi non infettiva. Ma non chiamatela “tropicale”!

Non ha infatti nulla a che vedere con la latitudine la podoconiosi, dal greco “podos” e “konos” che significa “piede” e “polvere”, una malattia invalidante però negletta, su base non infettiva, determinata dalla prolungata esposizione dei piedi nudi ad irritanti minerali del suolo vulcanico.

I minuscoli cristalli minerali appuntiti, contenuti nel suolo vulcanico, possono infatti penetrare nella cute dei piedi e in alcune persone attivare un processo infiammatorio, che a lungo termine produce un accumulo di tessuto cicatriziale, che a sua volta va a bloccare i vasi linfatici e determina linfedema severo e ulcere agli arti inferiori. È una patologia cronica con maggiore prevalenza in alcune zone dell’Uganda orientale, ma soprattutto in Etiopia, dove, come stima l’OMS, si contano almeno 1 milione di persone affette.

Quando nel 2015 è stata annunciata la possibilità di un’epidemia di elefantiasi, nel Kamwenge, un team del ministero, dell’ufficio regionale dell’OMS e l’Università di Makerere hanno iniziato ad indagare.

Nonostante le persone affette presentassero edema dolente agli arti inferiori e ulcere, segni tipici di filariasi, non vi erano evidenze microscopiche di parassitosi. Dopo aver esaminato la storia medica di 52 soggetti, identificati come casi sospetti, gli scienziati sono giunti alla conclusione che si trattava di una forma di elefantiasi cronica su base non infettiva, escludendo la possibilità di un’epidemia acuta.

“Le persone possono soffrire di podoconiosi, una malattia non infettiva, per decenni prima che diventi ovvia l’evoluzione in elefantiasi,” ha detto Christine Kihembo, epidemiologa del Ministero della Sanità ugandese e principale autore dello studio. “Molte persone affette in Uganda occidentale probabilmente soffrivano silenziosamente senza chiedere alcun aiuto per più di 30 anni.”

Gli scienziati hanno concluso che “è stata scoperta una patologia cronica negletta che negli ultimi 30 anni aveva assunto un’incidenza annua relativamente stabile”.

In accordo con lo studio, l’età media alla diagnosi era 48 anni, ma essendo una patologia ad andamento progressivo, l’esposizione inizia sin dalla giovane età.

Dati hanno dimostrato che il modo migliore e semplice per prevenire la podoconiosi sia curare l’igiene personale e indossare scarpe durante il lavoro nei campi – 93% dei soggetti in esame lavorava scalzo. Di conseguenza, nella regione, è iniziata una campagna educativa di sanità pubblica, per informare la comunità sulle cause di sviluppo della malattia e come prevenirla.

“È sicuramente una sfida far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’igiene dei piedi tra persone di una comunità povera e rurale, dove ci sono molti disagi e andare a piedi nudi non è generalmente uno tra questi” dice Kihembo; ribadendo la necessità di una diagnosi precoce per evitare di raggiungere un “punto di non ritorno” in cui l’edema non può più essere invertito e “le persone finiscono per essere isolate e stigmatizzate per la malattia e possono sviluppare infezioni secondarie a causa delle ulcere cutanee, le quali causano un ulteriore deperimento nella salute e nelle loro capacità di essere membri produttivi della comunità”.

http://www.ajtmh.org/content/journals/10.4269/ajtmh.16-0932

di Benedetta Armocida

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