Uganda. In tribunale la salute pubblica batte gli interessi dell’industria del tabacco

Il 24 aprile il quotidiano ugandese Observer, ha messo in evidenza le strategie delle Transnazionali del tabacco per affondare la legge varata a difesa della salute pubblica, con un’interessante analisi del conflitto giudiziario tra Industria del tabacco e lo Stato in quel Paese.

Il tabacco è la causa principale di morte evitabile a livello mondiale. L’uso di tabacco è associato a un aumento del rischio di diversi tumori. Il fumo di tabacco ha causato il 27 per cento di tutte le morti per tumore nel 2015. Il fumo attivo e passivo causano ogni anno il 19 per cento di tutti i casi di cancro.

Il 21 maggio 2003, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha adottato una Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco a livello internazionale (FCTC); uno degli accordi internazionali più rapidamente ratificati nella storia delle Nazioni Unite. La Convenzione Quadro (FCTC) cerca di “proteggere le generazioni attuali e future dalle conseguenze devastanti per la salute a livello sociale, ambientale ed economico del consumo di tabacco e dall’esposizione al fumo di tabacco” adottando una serie di norme universali che indicano i pericoli del tabacco e limitano il suo uso in tutte le forme, in tutto il mondo. Le disposizioni del trattato prevedono norme che regolano la produzione, la vendita, la distribuzione, la pubblicità e la tassazione del tabacco. Le norme FCTC rappresentano i requisiti minimi, ma in questo modo i firmatari sono incoraggiati a essere ancora più rigorosi nella regolamentazione del tabacco.

In questa cornice, Kenya e Uganda sono due paesi dell’Africa Orientale in cui è importante l’influenza di una delle più grandi industrie di tabacco, la British American Tobacco (BAT).

In Uganda, la BAT controlla l’85% del mercato di tabacco nel paese e tutto il sistema di coltivazione del tabacco. In Kenya la percentuale scende intorno al 70% ma rimane molto indicativa. Il Kenya ha firmato e ratificato la Convenzione Quadro sul tabacco nel 2004, mentre l’Uganda l’ha firmata nel 2004 e ratificata nel 2007. In seguito, entrambi i paesi hanno approvato e adottato una legge sul controllo del tabacco, nel 2007 e nel 2015, in cui hanno individuato alcune accortezze tra cui: un contributo annuo da parte dell’industria del tabacco per contribuire a finanziare l’istruzione, la ricerca e la cessazione del controllo del tabacco, avvisi grafici sui pacchetti, divulgazione degli elementi presenti nelle sigarette, divieto di fumo in luoghi pubblici, divulgazione delle vendite annuali del tabacco e altre divulgazioni di settore, regolamenti che limitano l’interazione tra l’industria del tabacco e gli agenti della sanità pubblica etc.

Dopo aver cercato in tutti i modi di far saltare l’accordo internazionale, dopo la ratifica dell’FCTC e il successivo varo delle corrispondenti leggi nazionali, le grandi industrie hanno continuato ad influenzare, anche svincolandosi dai controlli. In Uganda, per esempio, la BAT ha intentato una causa legale contro la legge controllo sul tabacco finalizzata alla prevenzione e alla riduzione dell’uso del tabacco. Nel 2015, in particolare, appellandosi alla corte costituzionale in Kenya, chiedeva di dichiarare incostituzionale la legge sul controllo di tabacco. Il giudizio però, sia in prima istanza che in corte d’appello è stato a favore della salute, pubblica. Il tribunale di appello in Kenya ha discusso a lungo sull’importanza di attuare la Convenzione Quadro dell’OMS, concludendo che l’attuazione della convenzione o degli orientamenti non erano affatto in conflitto con la Costituzione.

Il tribunale, pur considerando le affermazioni della BAT, ha analizzato il contesto generale costituzionale e sociale in cui sono state fatte le accuse di violazione. Ha sottolineato la necessità di bilanciare i diritti del firmatario contro i diritti degli altri. Ha considerato i diritti di chi vuole commerciare nel tabacco, di coloro che vogliono fumare, dei consumatori di prodotti di tabacco e del pubblico generale esposto agli effetti del tabacco.

La BAT non ha potuto negare che i prodotti del tabacco abbiano effetti negativi sui consumatori e sulle persone innocenti che diventano fumatori passivi inalando il fumo di seconda mano. E la Corte ha fatto prevalere le esigenze di salute pubblica sui diritti di proprietà intellettuale dell’industria del tabacco.

Le argomentazioni dell’industria riguardo alle ingenti tasse che è tenuta a pagare, sono state ritenute inadeguate, poiché il settore sanitario spende all’incirca tre volte l’importo versato dall’industria per sovvenzionare le cure finalizzate a eliminare gli effetti negativi del fumo.

Il tribunale di appello ha affermato che la BAT è in una posizione peculiare perché i suoi prodotti sono già stati associati a una moltitudine di malattie gravi.

L’industria del tabacco non può dunque essere paragonata ai produttori di altri prodotti non nocivi. Lo Stato è tenuto a proteggere la salute dei suoi cittadini, sia consumatori sia non consumatori di tabacco.

La corte ha persino stabilito che gli effetti negativi dei prodotti del tabacco superano quelli della minaccia del terrorismo. Con la sentenza è stato lanciato un forte messaggio: non solo le affermazioni legali della BAT sono infondate, ma non sarà tollerata alcuna interferenza dell’industria di tabacco nell’applicazione delle leggi emanate con l’obiettivo di proteggere la salute pubblica.

Allo stato attuale, la Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco è stata firmata e ratificata da 180 paesi nel mondo; tra i paesi che hanno firmato, ma non ancora ratificato la Convenzione, troviamo anche Svizzera e Stati Uniti d’America.

http://allafrica.com/stories/201704240565.html

http://www.who.int/fctc/signatories_parties/en/

di Katia Bortolozzo

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