Un accordo sul clima è anche un accordo per la salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) presenta il secondo capitolo della raccolta “Dieci anni nella salute pubblica 2007 – 2017”: OMS guardiana della salute globale: cambiamento climatico, inquinamento dell’aria, resistenza agli antibiotici.

L’OMS pone l’accento sull’importanza di riconoscere il cambiamento climatico come il maggiore problema del 21esimo secolo. E’ oramai accertato che l’impatto del cambiamento climatico ha dirette conseguenze sulla distribuzione, frequenza e severità delle patologie infettive. “Per le malattie infettive, il cambiamento climatico è una minaccia a più volti. Tocca le minacce già esistenti – dall’epidemia del colera, alla diffusione del Virus Zika a nuove aree geografiche, al peggioramento della siccità che porta malnutrizione severa – e le incrementa.”

Il resoconto ricorda il trattato sul cambiamento climatico di Parigi come un passaggio storico in cui “i paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e incrementare le misure di contenimento del cambiamento climatico.” Ma subito dopo viene sottolineato come molto deve essere ancora fatto. La Dottoressa Chan, Direttore Generale dell’OMS a mandato oramai scaduto, più volte ha ricordato come il mondo sia considerevolmente in ritardo nell’accettare la gravità del problema e di prendere decisioni nel merito.

I numeri parlano chiaro. Il cambiamento climatico causa decine di migliaia di morti. Nel 2030 si stima che la mortalità causata dal cambiamento climatico salirà a 250 000 morti all’anno, le cui cause saranno riconducibili a malattie quali malaria, diarrea, dengue, colera, problemi legati alla sola malnutrizione e ai disastri ambientali. Da qui, se si riconosce che i cambiamenti climatici hanno un diretto effetto sulla morbosità e la mortalità, ma più in generale sulla salute umana globale, si può comprendere come l’accordo di Parigi non sia solo un patto sulla protezione ambientale del nostro pianeta, ma rappresenti un’alleanza globale di salute pubblica.

Nel rapporto si sottolinea che le politiche già intraprese vanno nella direzione giusta, ma anche che esse necessitano di attuazione per arginare il surriscalmento del pianeta e contrastare gli effetti che quest’ultimo ha sulla salute dell’uomo. “I ricercatori hanno stimato che agire sulle sovvenzioni energetiche globali potrebbe ridurre l’emissione di diossina di più del 20%, riducendo a più della metà i morti causati dall’inquinamento dell’aria, facendo risparmiare ai governi quasi tre mila miliardi di dollari.”

Un altro passaggio richiamato dal rapporto è la creazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici il cui scopo è quello di “indurre i ministri della salute e altri soggetti coinvolti a includere la salute nei negoziati sul clima.” Il lavoro della Commissione è finalizzato ad evidenziare quelle azioni volte ad arginare il cambiamento climatico – “la scelta di puntare verso fonti di energia più pulite, il trasporto pubblico e la promozione della bicicletta e degli spostamenti a piedi” –, le quali hanno effetti diretti e riscontrabili sulla salute dell’uomo.

In conclusione, si riaffermano gli sforzi che dovranno essere ancora affrontati. Ricordando che lavorare nella giusta direzione significa crearsi “l’opportunità di proteggere la risorsa più preziosa del pianeta, le persone. Un pianeta rovinato non può sostenere la vita umana in buona salute.”

F.O.

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