New York Times: Allevamenti intensivi, una mission per il nuovo direttore generale dell’OMS

 

21 maggio 2017 – L’Assemblea mondiale della sanità ha appena eletto il nuovo direttore generale e dalle pagine del New York Times un gruppo di studiosi propone una nuova sfida per l’OMS: occuparsi degli allevamenti intensivi e del loro impatto sulla salute e sull’ambiente.

La questione non è nuova per l’OMS infatti, l’ex direttore  M. Chan, già lo scorso anno, aveva posto l’attenzione su tali aspetti, definendo il progressivo  diffondersi della resistenza dei mircorganismi agli antibiotici, i cambiamenti climatici e le malattie croniche come lenti disastri per la salute globale.

Dopo la seconda guerra mondiale infatti, su scala mondiale è aumentato drasticamente il numero di animali (mucche, polli e maiali) destinati alla macellazione, con il conseguente aumento del consumo di carne nella dieta. A livello mondiale, negli ultimi dieci anni, il consumo è incrementato del 20 %.

L’assunzione di carne e prodotti caseari a basso costo ha contribuito all’incremento dell’incidenza delle malattie croniche. Questa connessione è comprovata dall’oltre mezzo milione di morti avvenute nel 2015 per cause connesse al consumo di carni lavorate o rosse, definite dall’OMS come cancerogene o potenzialmente cancerogene. L’incremento di malattie croniche ha importanti conseguenze anche sui sistemi sanitari dei diversi paesi sia in termini di costi che di organizzazione.

Altrettanto problematici sono i microrganismi patogeni resistenti agli antibiotici, che proliferano tra gli animali allevati intensivamente. Circa il 75% degli antibiotici presenti negli USA e in Europa sono somministrati a scopo preventivo agli animali da allevamento e vengono dunque inconsapevolmente assunti, in dosi basse, dagli esseri umani attraverso il consumo alimentare di carne e acqua, le cui falde sono spesso inquinate da rifiuti animali. Se i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici il rischio per l’uomo è che quei farmaci diventino progressivamente inefficaci per malattie come la polmonite o le infezioni urinarie.

Preoccupante è l’impatto degli allevamenti intensivi sull’ambiente poiché determinano una maggiore emissione di gas serra, con un conseguente aumento della temperatura mondiale.

Una lettera aperta, scritta nei giorni scorsi da scienziati ed esperti di politica sanitaria, chiede all’OMS di riconoscere l’agricoltura e l’allevamento intensivo come sfida per la salute globale, fornendo ai paesi membri precise indicazioni per ridurne l’impatto.

di Debora Zucca

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