Un primo passo per mandare in fumo le sigarette

Il 21 giugno 2017 Simon Jessop ha riportato sull’Insurance Journal la decisione di Aviva, una delle compagnie assicurative più importanti nel Regno Unito, di vendere circa 1 miliardo di sterline (circa 1,3 miliardi di dollari) di titoli e azioni detenute nelle società del tabacco. In questo modo Aviva aderisce alla campagna mondiale di cessione dall’industria del tabacco, in cui sono coinvolte anche le “rivali” francesi Aza e Covea e l’olandese Achmea.

Tale mossa nasce dalle numerosissime pressioni esercitate dai governi sulle aziende nell’impegnarsi maggiormente nel limitare i danni causati dal tabacco. Aviva ha deciso di vendere le proprie partecipazioni nelle società del tabacco a novembre 2016 e da allora sta esaminando la propria posizione di investimenti. L’articolo riporta le parole di un portavoce di Aviva: “Abbiamo deciso di smettere di investire nel settore del tabacco, perché lo riteniamo dannoso se usato come previsto finora: una grandissima minaccia per la salute pubblica mondiale”. A maggio, 50 principali finanziatori di ulteriori imprese hanno annunciato il loro sostegno pubblico negli sforzi per ridurre l’uso tabacco, il cui costo per l’economia mondiale secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno è di mille miliardi. Tali decisioni costituiscono un primo importante sforzo per abbattere il consumo del tabacco e proteggere la salute delle persone da malattie come il cancro e le malattie cardiovascolari.

Ogni anno nel mondo sei milioni di persone muoiono a causa di malattie associate all’uso di tabacco e qualora non venisse messa in atto una significativa inversione di tendenza nel 2030 il numero potrebbe salire a otto milioni. Sono questi i dati inseriti nel rapporto “The economics of tobacco and tobacco control” pubblicato lo scorso gennaio dall’OMS in collaborazione con l’Istituto Nazionale contro il cancro degli Stati Uniti d’America. A livello globale i fumatori sopra i 15 anni sono 1,1 miliardi, l’80% di questi vive nei paesi a basso e medio reddito, e circa 226 milioni vive in condizioni di povertà.

Per sconfiggere la dipendenza dal fumo, che rappresenta una delle principali cause di morte evitabili, la strategia dell’OMS è molto chiara: politiche di controllo adeguate con cui si preveda un aumento delle tasse sul tabacco e sul prezzo delle sigarette. Solo in questo modo gli Stati potrebbero risparmiare quasi mille miliardi di dollari ogni anno, abbattendo così costi sanitari e perdita di produttività, oltre a salvare milioni di vite.

A livello globale la più importante disposizione normativa è il Framework Convention on Tobacco Control (FCTC). La Convenzione quadro per il controllo del tabacco è il primo trattato internazionale per la tutela della salute pubblica giuridicamente vincolante sottoscritto ad oggi da 175 paesi nel mondo.

Tale convenzione, riconoscendo danni provocati dai prodotti del tabacco e dalle aziende che li fabbricano, stabilisce obiettivi e principi giuridicamente vincolanti che i firmatari (paesi ed organizzazioni per l’integrazione economica come la Comunità Europea) sono tenuti a rispettare al fine di tutelare le generazioni presenti e future dalle conseguenze devastanti dell’esposizione al fumo e del consumo di tabacco a livello sanitario, sociale, ambientale ed economico. Le principali disposizioni riguardano in primis l’industria del tabacco: sono previste infatti delle misure specifiche atte a tutelare la convenzione dai tentativi dell’industria del tabacco di esercitare la propria influenza economica e politica, nella convinzione secondo la quale tale industria non debba avere alcuna voce in capitolo per quanto concerne la definizione di politiche in campo sanitario.

In base all’articolo 8 di FCTC le parti sono tenute ad attuare misure efficaci per tutelare i non fumatori dal fumo passivo nei luoghi pubblici, compresi i posti di lavoro e i mezzi di trasporto. Gli articoli 9 e 10 inoltre prevedono che i produttori di tabacco debbano rendere noto ai governi il contenuto dei propri prodotti, in conformità con la legge nazionale. L’articolo 11 disciplina l’etichettatura dei prodotti del tabacco, prevedendo che le avvertenze per la salute (testo, immagini o entrambi) debbano coprire almeno il 30% della superficie disponibile sull’imballaggio del prodotto. Per quanto concerne la pubblicità le parti dovranno attivarsi nella direzione di un divieto generale della pubblicità di prodotti del tabacco entro il 2010. Sono previste ulteriori disposizioni che riguardano nello specifico le responsabilità imputate alle aziende produttrici e per la lotta e il contrasto al traffico illecito di prodotti del tabacco.

Proprio a tali disposizioni giuridiche sembra allinearsi la decisione di Aviva.

di L.G.

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