Turchia – PHM a sostegno degli accademici turchi: “non saremo parte di questo crimine”

Il 29 giugno 2017, presso la Dokuz Eylül University di Izmir, sono stati licenziati gli accademici firmatari della Petizione per la pace. Tra questi il Prof. Cem Terzi, attivista di People’s Health Movement Europe (PHM) e importante partecipante della recente conferenza di PHM Europe tenutasi a Istanbul il 24-25 giugno.

Il PHM, già molto attivo nel denunciare la violazione dei diritti umani in atto in Turchia, a seguito del licenziamento del Prof. Cem Terzi, sta cercando concretamente di divulgare e condividere informazioni sulla situazione, ormai fuori controllo, che vige nel mondo accademico turco – dove dal settembre 2016 sono stati licenziati 5.295 accademici attraverso sette decreti applicati sotto lo stato di emergenza.

L’11 gennaio 2016 in due conferenze stampa tenutesi contemporaneamente ad Ankara e a Istanbul è stata resa pubblica la dichiarazione degli Accademici per la Pace (Barış İçin Akademisyenler, BAK) intitolata Non saremo parte di questo crimine“, sottoscritta da 1128 accademici, la maggioranza dei quali lavorava in istituti di istruzione superiore in Turchia. Con questa dichiarazione gli Accademici per la Pace hanno invitato lo Stato turco a porre fine alla violenza e a preparare le condizioni per la negoziazione. Nei giorni successivi alla conferenza stampa, con delle dichiarazioni pubbliche il Presidente della Repubblica, Tayyip Erdoğan, ha accusato i firmatari di essere “sostenitori del terrorismo” e “traditori”. Nonostante ciò, altri accademici si sono uniti a firmare la dichiarazione, arrivando ad un totale di 2212. Alcune delle amministrazioni universitarie hanno così avviato interrogazioni disciplinari contro i firmatari, intraprendendo azioni legali come la “sospensione preventiva” o il divieto di entrare nel campus universitario, violando così il diritto al lavoro di molti professori, associati, assistenti e ricercatori.

L’intero processo ha visto l’ulteriore deterioramento e dissoluzione della libertà di espressione, dell’autonomia accademica e della libertà in Turchia, con detenzioni, incursioni negli uffici e case e cancellazione dei passaporti, con la conseguente impossibilità di uscire dal territorio turco. I firmatari sono stati portati in tribunale ai sensi dell’articolo 7 della Legge anti terrore (Terörle Mücadele Kanunu, TMK) per “aver propagandato a favore di organizzazioni terroristiche” e/o ai sensi degli articoli 301 del codice penale turco (Türk Ceza Kanunu, TCK) per aver “offeso la Turchia”.

La situazione si è inoltre venuta ad intensificare in seguito al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, che anche se superato, ha visto aumentare il livello e la frequenza di violenza e instabilità, e ha sviluppato un ambiente sociale e politico che si allontana sempre più dalla pace.

Per fronteggiare questa situazione si è venuta a creare una fitta rete di solidarietà giudiziaria per quegli accademici a cui sono in corso indagini legali. Si sta cercando un forte sostegno giudiziario per monitorare attentamente le indagini disciplinari illegalmente emesse dalle presidenze universitarie e per sostenere gli accademici che hanno ricevuto o riceveranno una “sospensione condizionale” o saranno licenziati. Le campagne di solidarietà e petizioni portate avanti da molte organizzazioni accademiche e ONG non si fermano solo a livello nazionale, ma si stanno diffondendo a livello internazionale, con un numero di firme che superano ormai le decine di migliaia.

Come riportato dal PHM risulta fondamentale diffondere notizie e attuare azioni concrete per far luce su questa situazione. Viene proposto il boicottaggio delle Università turche, cercando l’appoggio di istituzioni universitarie, ONG e singoli membri. Tra queste menzioniamo l’Université Libre de Bruxelles (ULB), che ha in corso una campagna di solidarietà e che vede come attore principale il Prof. Thomas Berns.

Una prima azione concreta di PHM è la divulgazione di una lettera di solidarietà in sostegno agli Accademici per la Pace che di seguito riportiamo tradotta:

“In solidarietà con gli Accademici per la Pace e con tutti coloro che sono perseguitati in Turchia, invitiamo le università, i consigli di finanziamento e le associazioni accademiche a livello globale a tagliare tutti i legami con il Consiglio di Istruzione Superiore e con il Consiglio di ricerca scientifica e tecnologica della Turchia e con tutte le istituzioni universitarie coinvolte nella persecuzione degli accademici turchi, (The Guardian, We’ve lost democracy: 30 giugno 2017). Questo prendere di mira gli accademici turchi è iniziato nel gennaio del 2016, quando più di 2.000 accademici hanno firmato una petizione che chiedeva la fine della guerra nella regione curda e il permesso per gli osservatori internazionali di monitorare le città curde. Da allora, i firmatari hanno affrontato la diffamazione, le incursioni nelle loro case e negli uffici, la cancellazione dei passaporti, la detenzione e l’arresto. Il tutto amplificato dal colpo di stato fallito nel luglio scorso. Fino ad oggi oltre 5000 accademici sono stati licenziati e uno tra loro, il Dr Mehmet Fatih Traş, ha perso tragicamente la vita. Un boicottaggio è necessario per inviare un messaggio forte e chiaro alle istituzioni turche, evidenziando che le loro attività sono osservate in tutto il mondo e che questa persecuzione di accademici non sarà tollerata.”

di Benedetta Armocida

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