Wolbachia ci libererà dalle zanzare in 10 anni: uno studio condotto nella Polinesia francese mira ad eliminarle attraverso i batteri

5 agosto –  La rivista Nature ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo che presenta il lavoro svolto dal laboratorio biomedico dell’Istituto Louis Malardé  Paea di Tahiti, impegnato a sradicare le zanzare in una piccola isola dell’arcipelago.

Hervé Bossin, entomologo presso il laboratorio dell’Istituto e principale ricercatore del progetto, sostiene che il problema delle zanzare potrebbe essere risolto, entro dieci anni, nelle Îles de la Société (arcipelago situato in Oceania che comprende diverse isole tra le quali Tahiti).

Il team di scienziati, che attualmente lavora su cinque siti,  intende utilizzare una tecnica che infetta le zanzare con un ceppo specifico del batterio Wolbachia. Circa il 65% degli insetti in tutto il mondo trasporta Wolbachia, ma i ceppi variano. Se zanzare con ceppi diversi si accoppiano, le uova risultanti si sviluppano in modo errato e non si schiudono.

L’obiettivo finale è quello di eliminare le vie di trasmissione per le malattie di cui sono portatrici zanzare come Dengue, Chikungunya e Zika, presenti nel Pacifico.

Esperimenti simili sono stati effettuati in Brasile e negli Stati Uniti, dove in tre Stati si è assistito alla riduzione del 70% delle popolazioni di Aedes albopictus (zanzare tigre) selvagge, in tre anni.

L’approccio di Wolbachia, che si basa sull’impiego di un batterio naturale, ha ottenuto tra gli studiosi maggiori consensi rispetto ai metodi sperimentali che utilizzano zanzare geneticamente modificate.

Il metodo Wolbachia ha ottenuto il sostegno di Zhiyong Xi, entomologo medico all’università di East Lansing nel Michigan, che con il suo gruppo di ricercatori ha usato la tecnica per eliminare quasi tutte le zanzare tigre da due piccole isole abitate a Guangzhou, in Cina.

Una posizione differente è stata espressa da Giovanni Benelli, entomologo italiano dell’Università di Pisa, dubbioso sulla prospettiva dell’eradicazione continentale. Secondo Benelli “Il ruolo ecologico della zanzara è ancora importante, alcuni animali acquatici mangiano le larve di zanzara e aiutano a regolare le popolazioni di mammiferi e uccelli trasmettendo malattie tra di loro”.

di D.Z.

Kaiser/economist survey: In fin di vita gli americani si preoccupano dei costi delle cure, i giapponesi dei funerali e gli italiani dell’affetto dei propri cari

Il 27 aprile 2017 la Kaiser Family Foundation ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta in collaborazione con The Economist, che mette a confronto  esperienze e opinioni relative all’invecchiamento e alle cure mediche di fine vita in Giappone, Italia, Stati Uniti e Brasile.

L’inchiesta è stata condotta per telefono tra marzo e novembre 2016, usando campioni di telefonia (fissi e cellulari)  negli Stati Uniti (1.006), Italia (1.000), Giappone (1.000) e Brasile (1.233).
I quattro Paesi presi in esame attraversano un differente stadio di evoluzione in relazione all’invecchiamento della popolazione. Il Giappone, è il paese più “vecchio” del mondo, con un’aspettativa di vita lunga e il 27% della popolazione di età superiore ai 65 anni.
Anche l’Italia presenta un’aspettativa di vita lunga e il 21 % della popolazione anziana; la percentuale più alta fra le nazioni europee.

Gli Stati Uniti sono in una fase intermedia di invecchiamento, con una quota di popolazione sopra i 65 anni di età che si prevede crescerà dal 15 % (nel 2015) al 24 % entro il 2060.

Il Brasile ha invece a tutt’oggi una popolazione relativamente giovane, ma a causa dei mutamenti relativi ai tassi di mortalità e fertilità, si stima che la quota degli anziani possa raddoppiare (dal 7 al 14%) entro il 2031.
Dallo studio emerge come le differenze demografiche e culturali dei quattro Paesi influiscano sui modelli  istituzionali  e sulle modalità di cura legate al fine vita. La qualità delle cure disponibili e la percezione individuale delle cure ricevute sono fattori determinanti rispetto alle scelte e all’orientamento delle prestazioni di assistenza.
La maggior parte dei cittadini italiani, giapponesi e brasiliani affermano che spetta al governo la responsabilità primaria di prestare attenzione alla salute delle persone e ai bisogni di assistenza a lungo termine. Diversa è  la posizione degli americani che attribuiscono tale responsabilità, in parti pressoché uguali al governo (42%) e ai singoli/famiglie (44%).
Nello specifico, la maggior parte degli americani (62%) ritiene che il governo degli Stati Uniti “non è abbastanza preparato” o “non è affatto preparato” per affrontare l’invecchiamento della popolazione, mentre un terzo (35%) sostiene lo sia “molto” o “un po’”. Una maggiore differenziazione viene evidenziata, nelle opinioni degli americani, rispetto alla reale e concreta capacità del sistema sanitario e delle famiglie di far fronte alle richieste di cura e assistenza legate all’invecchiamento.
Emerge inoltre che nei quattro Paesi, la morte continua ad esser considerata un tabù del quale non si può parlare liberamente. Tuttavia, negli USA sono presenti quote più elevate di cittadini che hanno condiviso con i propri cari i desideri legati alle cure del fine della vita. Circa un quarto (27%) del totale della popolazione americana, tra cui la metà (51%) degli adulti di età superiore ai 65 anni, afferma di aver scritto i propri desideri per le cure legate a situazioni di grave malattia; tale pratica è molto più diffusa negli Stati Uniti rispetto a quanto avviene negli altri Paesi presi in considerazione.
Il sondaggio evidenzia che poco più della metà degli americani (56%) dice di aver avuto una conversazione seria con il coniuge, un genitore, un figlio o un’altra persona significativa circa i propri desideri per le cure di fine vita.  Ciò avviene maggiormente negli Stati Uniti rispetto a Italia (48%), Giappone (31%) e Brasile (34%).
Laddove esista la possibilità di scelta, la maggior parte degli americani (71%) afferma di preferire morire nella propria abitazione che in un ospedale, ma solo una quota più piccola (41%) si aspetta realmente di poterlo fare. Anche gli italiani, i brasiliani e i giapponesi si trovano ad affrontare simili divergenze tra i loro desideri e le loro aspettative.
Tra le persone che sono state coinvolte nel prendere decisioni mediche per una persona cara che è morta negli ultimi cinque anni, una grande maggioranza degli americani (89%) ha affermato di sapere ciò che i loro cari volevano rispetto alle cure di fine vita. Al contrario, in Italia, Giappone e Brasile, almeno un terzo di coloro che hanno preso decisioni mediche per una persona cara ha dichiarato di non sapere davvero quali fossero i desideri del loro amato.
Altro elemento posto in evidenza dalla ricerca riguarda l’aspetto percepito come più preoccupante dalle persone gravemente malate, che risulta essere strettamente connesso con il luogo nel quale si vive: negli Stati Uniti  (dove per via del modello sanitario le spese mediche possono essere estremamente elevate ) si considera fondamentale non far gravare sulle famiglie i costi delle cure mentre i giapponesi sembrerebbero più preoccupati per gli oneri derivanti dai funerali. In Brasile, dove il cattolicesimo è fortemente radicato, la priorità principale è quella di essere in pace spiritualmente, mentre per gli italiani la preoccupazione maggiore riguarderebbe la garanzia di essere circondati dall’affetto dei propri cari.

di Debora Zucca

Ginevra 2006 - Riunione del Movimento dei Popoli

Giovanni Berlinguer ci ha lasciato: un maestro e un amico, per quanti di noi lo hanno conosciuto, professionalmente e umanamente.

Giovanni Berlinguer e Halfdan  Mahler
Giovanni Berlinguer e Halfdan Mahler – Ginevra 2006, Riunione del Movimento dei Popoli

La sua esistenza è stata una lunga, buona battaglia a favore della salute pubblica, combattuta nella promozione dell’interesse comune e della polis, con un’energia curiosa e un pensiero sempre capace di domande libere.

In questa ricerca, di vita e di conoscenza, non si è mai risparmiato Giovanni.

Oggi, la sua scomparsa non può che rafforzare la certezza comune di un’eredità immensa alla quale attingere nel campo della medicina, della scienza, della politica. Un’eredità lasciata al mondo, ben oltre i confini nazionali, dal momento che si è impegnato per diversi anni a formare nuove generazioni di medici e a contribuire ai sistemi e alle politiche di salute in molti paesi, in particolare dell’America Latina. Sì, perché Giovanni era “un uomo planetario”.

Ha fondato insieme a noi nel 2001 l’Osservatorio sulla Salute Globale, partecipando attivamente finché gli è stato possibile e coinvolgendoci, in Italia e in Europa, con passione. Dell’Osservatorio è sempre stato riferimento spirituale, oltre che scientifico. Per tutte e tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di riflettere e lavorare con lui, Giovanni Berlinguer ha operato senza mai dar nulla per scontato, con grande integrità intellettuale, rigore etico e impegno civile.

Per questo vogliamo esprimerti tutta la gratitudine di cui siamo capaci, Giovanni.

Il tuo protagonismo mai narcisista, la tua amicizia di lavoro e di vita, restano per noi un impareggiabile dono.

E continueremo a volerti bene; consapevoli – tutte e tutti – che ti dobbiamo molto.

Di intelligenze come la tua, oggi più che mai, c’è sconfinato bisogno.

MESSAGGI DI SALUTO A GIOVANNI BERLINGUER DA TUTTO IL MONDO

 – Messaggio di saluto di Michael Marmot

– Omaggio a Giovanni Berlinguer da Mauricio Torres-Tovar, Presidente de la Asociación Internacional de Políticas de Salud

– Da Vicente Navarro

Saluti dal Brasile, dal e Cebes al Ministero delle salute

– Da Adriano Cattaneo, Presidente Oisg

– Lo scienziato combattente – Il Manifesto

Governance ed efficienza: sfide per la gestione del sistema unico di salute in Brasile

salute5_bassaGilliatt Falbo, Paulo Sávio Goes, Francesco Sintoni

Il sistema sanitario brasiliano, denominato Sistema unico di salute (SUS), trae le proprie origini dal movimento di riforma sanitaria che occorse in Brasile durante il periodo di resistenza alla dittatura militare che governò il Paese per più due decenni (1964-1985). L’apice di tutte le discussioni, elaborazioni e controversie politiche sul futuro SUS fu raggiunto durante il processo di ridemocratizzazione del Paese, nell’Assemblea nazionale costituente. La Costituzione federale del 1988 altro non è che il risultato del dibattito verificatosi in quell’epoca, e sfociato poi nelle leggi e nelle modifiche costituzionali succedutesi nel tempo allo scopo di regolamentare e perfezionare il funzionamento del SUS. Con l’articolo 196, la Costituzione federale definisce la salute come “un diritto di tutti e dovere dello stato”, e garantisce accesso uni- versale e ugualitario a tutte le attività e ai servizi di salute. Successi- vamente, con l’articolo 198, la Costituzione stabilisce che l’insieme di attività e servizi deve integrarsi in una rete regionale e gerarchica che costituisce un sistema unico, organizzato secondo i seguenti principi fondamentali: decentramento, assistenza integrale e partecipazione comunitaria. Al secondo paragrafo dello stesso articolo stabilisce inol- tre che “l’Unione federale, gli Stati membri, il Distretto federale e i Comuni dovranno investire in attività e servizi pubblici di salute, an- nualmente, una quantità minima di risorse prestabilita, determinata dall’applicazione di percentuali fisse alla fiscalità generale”. Queste ultime furono stabilite posteriormente con la modifica costituzionale n. 29 del 2000… Leggi il seguito

Scarica il ventiduesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Le riforme dei sistemi sanitari e la crisi finanziaria”