Wolbachia ci libererà dalle zanzare in 10 anni: uno studio condotto nella Polinesia francese mira ad eliminarle attraverso i batteri

5 agosto –  La rivista Nature ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo che presenta il lavoro svolto dal laboratorio biomedico dell’Istituto Louis Malardé  Paea di Tahiti, impegnato a sradicare le zanzare in una piccola isola dell’arcipelago.

Hervé Bossin, entomologo presso il laboratorio dell’Istituto e principale ricercatore del progetto, sostiene che il problema delle zanzare potrebbe essere risolto, entro dieci anni, nelle Îles de la Société (arcipelago situato in Oceania che comprende diverse isole tra le quali Tahiti).

Il team di scienziati, che attualmente lavora su cinque siti,  intende utilizzare una tecnica che infetta le zanzare con un ceppo specifico del batterio Wolbachia. Circa il 65% degli insetti in tutto il mondo trasporta Wolbachia, ma i ceppi variano. Se zanzare con ceppi diversi si accoppiano, le uova risultanti si sviluppano in modo errato e non si schiudono.

L’obiettivo finale è quello di eliminare le vie di trasmissione per le malattie di cui sono portatrici zanzare come Dengue, Chikungunya e Zika, presenti nel Pacifico.

Esperimenti simili sono stati effettuati in Brasile e negli Stati Uniti, dove in tre Stati si è assistito alla riduzione del 70% delle popolazioni di Aedes albopictus (zanzare tigre) selvagge, in tre anni.

L’approccio di Wolbachia, che si basa sull’impiego di un batterio naturale, ha ottenuto tra gli studiosi maggiori consensi rispetto ai metodi sperimentali che utilizzano zanzare geneticamente modificate.

Il metodo Wolbachia ha ottenuto il sostegno di Zhiyong Xi, entomologo medico all’università di East Lansing nel Michigan, che con il suo gruppo di ricercatori ha usato la tecnica per eliminare quasi tutte le zanzare tigre da due piccole isole abitate a Guangzhou, in Cina.

Una posizione differente è stata espressa da Giovanni Benelli, entomologo italiano dell’Università di Pisa, dubbioso sulla prospettiva dell’eradicazione continentale. Secondo Benelli “Il ruolo ecologico della zanzara è ancora importante, alcuni animali acquatici mangiano le larve di zanzara e aiutano a regolare le popolazioni di mammiferi e uccelli trasmettendo malattie tra di loro”.

di D.Z.

Philip Morris: la campagna di lotta alla povertà mondiale rende più potente l’industria del tabacco

17 luglio – Forbes pubblica un articolo in cui evidenzia come la campagna della Philip Morris di lotta alla povertà globale sia una strategia per ottenere vantaggi nel rapporto con i grandi interlocutori.

L’articolo citando il report pubblicato a inizio luglio dal sito Reuters mostra come la Philip Morris abbia cercato di sovvertire il trattato sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC). Lo scorso novembre un gruppo di dirigenti delle compagnie del tabacco, tra i quali Japan Tobacco International and British American Tobacco Plc (BATS.L) e Philip Morris, si è incontrato a Nuova Delhi, in attesa di ottenere le credenziali per poter entrare alla conferenza internazionale del tabacco dell’OMS. La Philip Morris e le altre aziende erano impegnate in una campagna finalizzata ad indebolire le disposizioni del trattato FCTC.

Il dottor Vera da Costa e Silva, capo del segretariato del FCTC, ha accusato le aziende del tabacco di adottare un atteggiamento cinico, con il quale fingono di essere cittadini socialmente impegnati per ottenere favori con i funzionari del governo.”Si sono mascherati da partner per programmi significativi destinati a migliorare la lotta dei più poveri e vulnerabili del mondo”, ha detto. “E si può vedere ciò che hanno guadagnato: un invito a parlare ai decisori ai più alti livelli, con un’aura di rispettabilità e rafforzando l’idea del partenariato responsabile. Egli ha inoltre aggiunto “Questa è una bugia. In realtà, queste aziende vendono prodotti tossici che uccidono 7 milioni di persone l’anno. È un’industria legata al profitto e priva di responsabilità “.
Philip Morris ha usato un vecchio trucco aziendale per cercare di eviscerare l’FCTC dichiarando pubblicamente il suo supporto al trattato. In questo modo ha guadagnato un posto al tavolo dei decisori che gli consente di ottenere vantaggi altrimenti impensabili.

Philp Morris ha inoltre cercato di rovesciare le leggi antifumo australiane e uruguaiane, che prevedevano confezioni di sigarette con uno spazio più ampio relativo alle informazioni per la salute a discapito del brand, attraverso il Settore di contestazione degli investitori e degli Stati (ISDS), incluso nella maggior parte degli accordi commerciali. I 12 paesi che hanno negoziato il partenariato Trans-Pacifico (TPP)  hanno accettato di impedire all’industria del tabacco di utilizzare ISDS nella TPP.

Nel continente australiano, Philip Morris non ha potuto presentare la sua domanda nell’ambito dell’accordo di libero scambio USA-Australia, in quanto non dispone di un capitolo ISDS. Quindi, l’azienda ha istituito un ufficio a Hong Kong, che ha un trattato di investimento bilaterale con l’Australia – trattato che contiene ISDS – ed ha presentato la sua richiesta da lì.

Philip Morris ha perso nelle contestazioni verso Australia e Uruguay, aprendo le porte per altri paesi che vogliono emanare imballaggi semplici e altre leggi anti-fumo, come hanno già fatto Nuova Zelanda, Irlanda, Francia e Regno Unito.  Nonostante ciò il prezzo delle azioni di Philip Morris, così come delle altre aziende del tabacco, è salito in valore da $ 49 a $ 118 in 10 anni, a dimostrazione che ciò che non ti distrugge ti può rendere più forte economicamente.

 

di DZ

AperiCUAMM – Raccolta fondi per l’emergenza fame in Sud Sudan

Martedì 18 luglio, ore 18,00 si terrà presso FAUNO 3.0 AperiCUAMM, l’aperitivo solidale di Medici con l’Africa CUAMM.

L’aperitivo sarà l’occasione per conoscere le attività, i progetti in Africa e in Italia dell’Ong e i membri del comitato CUAMM di Roma, ma soprattutto servirà per la raccolta fondi destinata all’emergenza fame in Sud Sudan.  

Il Sud Sudan è uno Stato fragile, fra i più poveri al mondo, nel quale coesistono e si alimentano reciprocamente guerra, epidemia e carestia. Sono 6 milioni le persone che riescono a fatica a trovare cibo a sufficienza ogni giorno. Il paese più giovane al mondo è dilaniato dalla guerra civile, iniziata nel 2013, tra i sostenitori del presidente Salva Kiir di etnia dinka e quelli dell’ex vice presidente Riech Machar di etnia neur, cacciato dal governo. La perpetua guerra e le scarse risorse alimentari hanno ridotto la popolazione allo stremo, tanto che, nel febbraio scorso, il governo ha dichiarato la carestia nella zona dell’ex Stato di Unity: le contee di Koch, Mayendit e Leer sono così pericolose da essere inaccessibili anche agli aiuti umanitari.

Il CUAMM ha operato e sta operando per rafforzare il sistema sanitario e rendere le comunità capaci di rispondere alle numerose necessità, garantendo interventi sul territorio, trasporto per emergenze e supporto a oltre 80 strutture, tra ospedali e centri periferici. Grandi sforzi sono stati effettuati per il trattamento della malnutrizione acuta in 13 di questi centri e a livello ospedaliero.

Medici con l’Africa Cuamm: Annual report 2016 – È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà

14 luglio – è stato pubblicato da Medici con l’Africa Cuamm l’Annual Report 2016, in cui la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia fa un bilancio dettagliato delle attività, degli investimenti, delle tappe e degli obiettivi raggiunti.

Medici con l’Africa Cuamm è la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, impegnandosi nella formazione in Italia e in Africa di personale, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell’affermazione del diritto fondamentale della salute per tutti.

Facendo un’istantanea del 2016, Medici con l’Africa Cuamm è presente in 7 paesi africani – Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda – con:

  • 19 ospedali
  • 45 distretti (attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’HIV/Aids, TB e malaria, formazione)
  • 3 Scuole per infermieri e ostetriche (Lui, Matany, Wolisso)
  • 1 Università (Beira)
  • 1.628 risorse umane di cui
  • 421 professionisti qualificati

Le aree di intervento del 2016 sono state:

  • la salute materno infantile – tra le priorità assolute dell’Ong, che ha raggiunto il risultato di 135.000 parti assistiti, numero che va oltre l’obiettivo preposto di 125.000.
  • La nutrizione – sostenendo le politiche e i programmi nazionali, promuovendo concretamente nelle comunità, nei dispensari e nei centri di salute l’educazione alimentare delle donne in gravidanza. Grande attenzione alla sensibilizzazione dell’allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi e al monitoraggio della crescita del bambino durante i primi anni di vita. Sono intervenuti sulla gestione dei casi di malnutrizione acuta e cronica, trattando e dimettendo 1988 pazienti affetti da malnutrizione acuta e trattandone e guarendone 1313, con un tasso di guarigione del 66%.
  • La formazione – altro ambito di investimento – con un totale di 7704 risorse umane formate, 32 medici laureati, 59 ostetriche diplomate e 23 infermieri diplomati.
  • Le malattie infettive – prevalentemente con la diagnosi e il trattamento di HIV, malaria e TB – i cui investimenti hanno portato ad assistere 12.216 persone verso la terapia antiretrovirale (ART) e 1831 nuovi pazienti dal 2016 ad iniziare il trattamento.
  • Il monitoraggio, la valutazione e la ricerca, prevalentemente sviluppato su 5 aree tematiche e che ha condotto a 19 pubblicazioni scientifiche.

Viene riportato nell’Annual Report 2016 anche il bilancio economico dell’Ong. I costi totali sono stati 23.275.897 euro, di cui l’88,6% (20.623.852 euro) è stato investito nei progetti di prevenzione, cura e formazione nei paesi di intervento. I costi di funzionamento hanno inciso per il 4,2%e comprendono i costi del personale, la gestione generale della struttura, l’acquisto di materie prime, l’ammortamenti, gli oneri diversi di gestione della struttura, oneri finanziari, imposte e tasse. Infine, i costi di comunicazione, sensibilizzazione e raccolta fondi hanno inciso per il 7,2%. 

Concludiamo con la riflessione di Don Dante Carraro: “A fare la differenza siamo noi, ciascuno di noi, con la nostra passione, dedizione, il nostro impegno tenace e quotidianoa favore e con l’Africa. È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà. La cambia davvero! Magari non rovesceremo il mondo, ma lo possiamo cambiare, con quello che crediamo e facciamo!”.

di B.A.

 

PHM – La salute si può raggiungere solo con la pace

People’s Health Movement (PHM), un movimento globale a tutela del diritto alla salute, gratuita e accessibile a tutti, si schiera a fianco degli amici e delle popolazioni turche, soggetti alle oppressioni del regime di Erdogan. Ribadendo il loro ruolo a difesa della salute come diritto umano fondamentale, a seguito dell’incontro del 24-25 giugno ad Istanbul, riassumono in una dichiarazione le azioni concrete da compiere per sensibilizzare e sostenere la lotta per i diritti civili e politici in Turchia.

 

Incontro europeo di People’s Health Movement (PHM)

Istanbul, 24-25 giugno 2017

Difendere i diritti umani per proteggere la salute

Nell’ultimo incontro del PHM Europa, svoltosi a Londra a Ottobre 2016, abbiamo deciso di schierarci in solidarietà con gli accademici turchi per la pace (Turkish Academics for Peace, AFP), vittime di una grave repressione da parte del regime di Erdogan per la sola ragione di essersi posti a difesa del diritto umano fondamentale alla salute. Ci riuniamo a Istanbul oggi per dire insieme che la salute si può raggiungere solo attraverso la pace. Ci opporremo sempre alle guerre che opprimono e uccidono persone innocenti.

In solidarietà con AFP, e con tutte le persone turche vittime di repressione per essersi posti a difesa dei diritti umani, facciamo appello alle realtà e alle persone singole che fanno parte del People’s Health Movement (PHM) in Europa e in tutto il mondo perché intraprendano azioni concrete volte sensibilizzare e sostenere la lotta per i diritti civili e politici in Turchia. In particolare, invitiamo a:

  • Condividere informazioni, aumentare la consapevolezza e sostenere le richieste di AFP, ovvero il ripristino delle posizioni di lavoro, dei passaporti e della libertà di movimento:
    • diffondere dichiarazioni di solidarietà e/o organizzare interviste via skype con AFP durante conferenze ed eventi accademici;
    • promuovere dichiarazioni di solidarietà da parte di università, sindacati, società scienti che e accademiche, etc.;
    • organizzare missioni ed eventi di solidarietà in Turchia;
    • supportare le richieste di Nuriye Gulmen e Semih Ozakca, due funzionari pubblici licenziati, che hanno cominciato lo sciopero della fame e ora sono detenuti in carcere in gravi condizioni di salute, chiedendo la loro immediata scarcerazione.
  • Offrire aiuto concreto:
    • offrire sostegno economico per chi è stato licenziato;
    • mettere a disposizione programmi di insegnamento a distanza per giovani ricercatori e ricercatrici, posizioni di insegnamento a distanza per docenti e posizioni in università straniere per coloro che possono viaggiare;
    • garantire accesso ai database scienti ci per chi è stato licenziato;
    • invitare AFP a condividere le loro ricerche in conferenze di persona o via skype.
  • Costruire alleanze nella lotta:
    • promuovere il boicottaggio delle università turche da parte di università straniere che hanno collaborazioni in atto;
    • contattare giornalisti, organizzare interviste e aumentare la copertura mediatica;
    • scrivere al commissario europeo Johannes Hahn, responsabile dei negoziati sull’allargamento dell’UE, che visiterà la Turchia il 6 luglio 2017.

Resistere alla commercializzazione della salute in Europa

Abbiamo deciso di continuare e di rafforzare la campagna per un’assistenza sanitaria pubblica gratuita e accessibile a tutte e tutti, che abbia al centro il 7 Aprile come giornata mondiale della salute. Il 2018 segnerà il 40° anniversario della Dichiarazione di Alma Ata, e indiremo per il 7 Aprile una giornata per la salute dei popoli, per opporci a qualsiasi tipo di commercializzazione della salute nei nostri Paesi e in tutta Europa.

I governi nazionali, così come le istituzioni europee, devono essere chiamati alle loro responsabilità. Inoltre, ra orzare la solidarietà internazionale contribuirà a sostenere le lotte nei nostri Paesi. Dobbiamo denunciare il ruolo che l’Europa svolge nel sostenere la privatizzazione dell’assistenza sanitaria nei Paesi all’interno e all’esterno dell’UE, anche attraverso nanziamenti dei programmi di riforma del settore sanitario e promozione di accordi di libero scambio.

Le seguenti decisioni informeranno la nostra campagna per la giornata per la salute dei popoli:

  • Intendiamo promuovere lo scambio di informazioni e la creazione di reti tra le mobilizzazioni locali che si oppongono alla commercializzazione della salute, per rafforzare la solidarietà internazionale.
  • Ci mobiliteremo nei nostri Paesi per sostenere le azioni locali che culmineranno il 7 aprile 2018, a partire dalla partecipazione alla consultazione online promossa dalla Rete europea contro la commercializzazione della salute per identificare i temi chiave di mobilitazione.
  • Utilizzeremo diverse forme di azione, comprese manifestazioni di piazza, costruzione di alleanze con operatori e operatrici della salute per incoraggiare chi ha responsabilità decisionali a opporsi all’agenda di privatizzazione, denuncia del ruolo predatorio svolto dalle grandi multinazionali (fornitori privati di servizi sanitari e assicurazioni sanitarie) nei nostri Paesi e dell’azione di lobby a livello europeo.
  • Cercheremo alleanze con i sindacati, le organizzazioni e le reti che condividono la nostra piattaforma d’azione.
  • Rafforzeremo i legami con le mobilizzazioni nei Paesi della regione mediterranea.

     

    Proteggere la salute delle persone immigrate e rifugiate

    Abbiamo ricevuto aggiornamenti dal PHM Turchia in merito alla situazione delle persone immigrate e rifugiate, aggravata dai con itti in corso nella regione e dalla mancanza di politiche adeguate dell’Unione Europea. Come denunciato da tempo, l’accordo UE-Turchia è una politica dannosa che ha trasformato la Turchia in una prigione a cielo aperto per le persone rifugiate, a ttata dall’UE. A quattro milioni di persone in Turchia non vengono garantiti tutti i diritti. La maggior parte di loro vive in condizioni compromesse per quanto riguarda i determinanti sociali della salute e ha limitato accesso all’assistenza sanitaria. La situazione delle persone immigrate prive di documenti, il cui numero è in rapida crescita, è ancora peggiore in termini di accesso alle cure, per l’applicazione di onerosi “ticket turistici” anche per ricevere cure urgenti ed essenziali.

    La situazione in altri Paesi come Belgio, Francia, Germania, Italia e Regno Unito presenta caratteristiche comuni in termini di discriminazione, xenofobia, disuguaglianze nell’ambito dei determinanti sociali della salute e dell’accesso all’assistenza sanitaria.

    Come PHM Europa:

  • Denunciamo l’approccio che informa le politiche migratorie nella nostra regione, costruito su misure di emergenza, una visione capitalistica delle persone immigrate come lavoratori e lavoratrici a basso costo, e la tendenziosa associazione tra migrazione e terrorismo che alimenta paura e xenofobia.
  • Ci opponiamo ai centri di detenzione per chi è senza documenti, sempre più   frequentemente gestiti da società for pro t come G4S, dove le persone vengono illegalmente private dei propri diritti.
  • Chiediamo che vengano a rontate le cause alla radice della migrazione (politiche commerciali ingiuste, cambiamento climatico, insicurezza alimentare, conflitti …)
  • Ci impegniamo a continuare a monitorare e informare sulla situazione dei diritti delle persone immigrate e rifugiate.
  • Rafforzeremo lo scambio di pratiche ed esperienze sul coinvolgimento della società civile nella protezione e nella promozione della salute delle persone immigrate e rifugiate, con azioni di solidarietà, difesa, resistenza e protesta.

 

Contatti: Chiara Bodini (chiara@phmovement.org), portavoce PHM Europa

 

Stili di vita: diciannovenni o sessantenni? Il 75 % delle ragazze e il 50 % dei ragazzi non svolgono attività fisica

28 giugno 2017 – è stato pubblicato nei giorni scorsi sul sito SFGATE un articolo che dimostra come la crescita degli adolescenti stia cambiando.

L’adolescenza dovrebbe essere il periodo più attivo nella vita delle persone caratterizzato oltre che da un cambiamento ormonale, da una progressiva crescita fisica e dal forte desiderio di fare nuove esperienze.

Uno studio, condotto su 12.529 americani tra i 9 e gli 85 anni, ha mappato i cambiamenti nell’attività fisica durante il corso della vita delle persone. I soggetti coinvolti nella ricerca del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) sono stati monitorati, per sette giorni consecutivi, attraverso dispositivi che misurano il movimento.

Viijay Varma, ricercatore del National Institute of Aging e autore principale dello studio, ha affermato che generalmente si pensa che l’attività fisica diminuisca gradualmente durante l’intero ciclo di vita, ma i nuovi dati mostrano un calo più marcato del previsto durante l’infanzia e l’adolescenza, tanto che i diciannovenni risultano sedentari quanto i sessantenni.

I dati raccolti mostrano che il picco dell’attività fisica si raggiunge a 6 anni di età.

Le cause di ciò sono da ricercare soprattutto all’interno delle organizzazioni sociali che iniziano a quell’età, come la scuola, che richiede ai bambini di rimanere seduti per la maggior parte del tempo. Le campanelle scolastiche inoltre portano alla privazione del sonno nei bambini, non considerando i loro ritmi biologici di sonno e veglia.

Altro aspetto rilevante è il tempo trascorso davanti alla tv, al pc, ai tablet e ai telefonini, che attualmente varia dalle 7 alle 9 ore giornaliere.

Anche se l’American Academy of Pediatrics ha recentemente allentato le raccomandazioni relative al tempo trascorso davanti ad uno schermo, la maggior parte degli studiosi è concorde nel sottolineare che ridurre l’attività fisica, porta ad un più alto rischio di obesità e depressione. La maggior parte dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 19 anni non svolge i 60 minuti al giorno di allenamento moderato o intenso e l’attività sportiva 3 volte a settimana come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nello specifico tra i 6 e i gli 11 anni il 50% delle bambine e il 25% dei bambini non svolge attività fisica, mentre tra i 12 e i 19 anni la situazione è ancora più preoccupante, con il 75 % delle ragazze e il 50 % dei ragazzi inattivi. Lo studio mostra un incremento dell’attività fisica attorno ai 20 anni, soprattutto nelle prime ore della mattina e ciò può esser determinato dall’affacciarsi alla vita adulta, periodo nel quale è necessario mettersi al passo con molteplici transizioni: l’avvio di un lavoro a tempo pieno, una maggiore responsabilità familiare, i cambiamenti nella struttura familiare, la possibilità di sposarsi o di diventare genitore.

L’attività fisica inizia a diminuire a 35 anni e questa tendenza continua con il passare degli anni. Come suggerisce Varma i dati emersi dallo studio dovrebbero aiutare a riflettere sullo stile di vita che si sta diffondendo e incoraggiare la progettazione di attività fisiche che favoriscano il movimento.

di D.Z

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO – 65 milioni di persone hanno dovuto abbandonare la propria casa nel 2016

20 giugno – Oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato.

Il numero di persone che nel 2016 sono state costrette ad abbandonare la propria terra rappresenta un vero e proprio record negativo: 65,6 milioni.

Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, ha chiamato la comunità internazionale ad impegnarsi attivamente per fornire supporto e solidarietà a chi, per colpa di guerre, disastri naturali e persecuzioni è costretto ad abbandonare tutto.

“Riflettiamo sul coraggio delle persone che sono dovute fuggire e sulla benevolenza di chi le accoglie” ha dichiarato Guterres.

Secondo un report rilasciato ieri dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR), l’anno scorso, nella sola Siria 12 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, 7,7 milioni in Colombia, 4,7 in Afghanistan, 4,2 in Iraq.

Filippo Grandi, Alto Commissario dell’UNHCR, ha affermato che questa giornata rappresenta anche un’occasione per ricordare le comunità e le persone che in tutto il mondo accolgono i rifugiati e i profughi, offrendo loro una sistemazione sicura ed aiutandoli ad inserirsi nella loro società. “La paura e l’esclusione non ci porteranno verso un mondo migliore, ma possono condurre solo a barriere, alienazione e sofferenza. […] L’inclusione rende necessaria l’apertura delle nostre menti, dei nostri cuori, delle nostre comunità” ha sottolineato Grandi.

La Giornata Mondiale del Rifugiato è quindi un momento per chiedere a noi stessi cosa possiamo fare, in prima persona, per superare l’indifferenza e la paura ed abbracciare l’idea dell’inclusione.

di L.D.

 

In Rwanda si sperimentano i droni salvavita

8 Giugno 2017, Jonathan W. Rosen riporta sul MIT technology Review la sperimentazione di droni – Zipline – per il trasporto di sacche di sangue, iniziata a fine 2016, nel Distretto Ospedaliero di Kabgayi in Rwanda.

La sperimentazione in atto, sviluppatasi grazie ad un accordo tra il governo del Rwanda e l’impresa della Silicon Valley produttrice del drone Zipline, prevede la consegna via aerea di sacche di sangue, impiegate per le trasfusioni durante operazioni chirurgiche, parti complicati o per il trattamento delle anemie gravi, comuni nelle zone malariche.

Le consegne delle sacche di sangue effettuate mediante i droni costituiscono uno dei tanti possibili impieghi di questo nuovo mezzo ad alta tecnologia, la cui produzione e commercio stanno avendo un notevole sviluppo. Dopo il loro uso per le consegne di prodotti alimentari principalmente, il mondo dei droni si è aperto all’ambito medico, promuovendo la consegna regolare di prodotti medici di emergenza, divenendo quindi utili strumenti salvavita.

I droni Zipline sono dotati di ali fisse per resistere a condizioni meteo avverse, nonché di un navigatore satellitare per dirigerlo correttamente. Accuratezza e precisione sono indispensabili, per evitare il rischio di caduta dei pacchi.

Benché la sperimentazione sia solo agli inizi i risultati sono già visibili. In passato per l’approvvigionamento delle sacche di sangue si compivano lunghi ed estenuanti viaggi di quattro ore per raggiungere Kigali, la capitale, distante circa 60 chilometri dalla sede del Distretto di Kabgayi. Ciò comportava notevoli ritardi o ancor peggio l’impossibilità di prestare assistenza sanitaria. Oggi è sufficiente che i tecnici di laboratorio effettuino un ordine con uno smartphone al centro di distribuzione di Zipline, situato a soli cinque chilometri dall’ospedale, e entro quindici minuti avviene la consegna tramite il drone.

Espori Kajibwami, chirurgo e direttore dell’Ospedale di Kabgayi si dimostra molto soddisfatto di questo efficiente metodo di consegna e dichiara: “prima dello Zipline avere disponibilità di sangue era un problema. Nei casi di emergenza infatti l’Ospedale era costretto a trasferire il paziente o nella struttura più vicina a Kigali o farlo attendere fino all’arrivo della sacca per trasfondere”.

Attraverso una rete di operatori sanitari che cooperano insieme in diverse attività – monitoraggio del drone, ricezione delle sacche di sangue e il loro impiego in sala operatoria – è possibile tracciare centinaia di emergenze sanitarie in tutto il paese. Finora riuscire a raggiungere questi pazienti ed effettuare per tempo il corretto trattamento risultava economicamente proibitivo e logisticamente impossibile. Il progetto di Zipline per il Rwanda prevede oltre alla consegna di sacche di sangue, anche quella di vaccini, di farmaci per il trattamento dell’HIV, della tubercolosi e della malaria, di contraccettivi e di kit per test diagnostici.

Di recente una lista di Governi ha espresso interesse per la tecnologia Zipline e la compagnia ha già concluso un accordo con il Ministro della Difesa e dell’Aviazione Civile della Tanzania per la promozione e il lancio del progetto.

Zipline sceglie con attenzione le future destinazioni dei suoi progetti, dando priorità ai paesi che offrano la possibilità di garantire un notevole impatto sociale, siano disposti ad effettuare i cambiamenti normativi e che possano sostenere l’impegno finanziario.

di L.G.

HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

Avvelenamento alimentare colpisce 800 sfollati in un campo profughi di Mosul

13 giugno 2017 – In un campo per sfollati presso la città irachena di Mosul, centinaia di persone sono state intossicate e un bambino è morto a causa di un sospetto avvelenamento alimentare. I sintomi, quali vomito e disidratazione, sono accorsi al termine della cena consumata dopo la giornata di digiuno per il Ramadan.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha dichiarato circa 800 casi registrati, 200 dei quali sono stati portati in ospedale.

“Abbiamo sentito forti dolori allo stomaco non appena abbiamo mangiato, ci mancava il respiro e poi abbiamo visto che anche tutti i nostri vicini erano sofferenti allo stesso modo” ha testimoniato una donna del campo.

L’UNHCR ha dichiarato di essere estremamente preoccupato. “Il personale sta lavorando per coordinare la risposta con altre agenzie e le autorità competenti al fine di assicurare un trattamento sanitario rapido,” ha affermato.

Il cibo consumato in quell’occasione, contenente fagioli, pollo e yogurt, è stato preparato in un ristorante di Irbil e portato in campo da una organizzazione benefica del Qatar, ha specificato l’agenzia di stampa Rudaw. Il proprietario del ristorante è stato arrestato.

Il campo è uno dei 13 costruiti dall’UNHCR nella zona di Mosul per far fronte alle persone che fuggono dalle città e dai villaggi circostanti, attualmente ospita 6.235 persone.