AperiCUAMM – Raccolta fondi per l’emergenza fame in Sud Sudan

Martedì 18 luglio, ore 18,00 si terrà presso FAUNO 3.0 AperiCUAMM, l’aperitivo solidale di Medici con l’Africa CUAMM.

L’aperitivo sarà l’occasione per conoscere le attività, i progetti in Africa e in Italia dell’Ong e i membri del comitato CUAMM di Roma, ma soprattutto servirà per la raccolta fondi destinata all’emergenza fame in Sud Sudan.  

Il Sud Sudan è uno Stato fragile, fra i più poveri al mondo, nel quale coesistono e si alimentano reciprocamente guerra, epidemia e carestia. Sono 6 milioni le persone che riescono a fatica a trovare cibo a sufficienza ogni giorno. Il paese più giovane al mondo è dilaniato dalla guerra civile, iniziata nel 2013, tra i sostenitori del presidente Salva Kiir di etnia dinka e quelli dell’ex vice presidente Riech Machar di etnia neur, cacciato dal governo. La perpetua guerra e le scarse risorse alimentari hanno ridotto la popolazione allo stremo, tanto che, nel febbraio scorso, il governo ha dichiarato la carestia nella zona dell’ex Stato di Unity: le contee di Koch, Mayendit e Leer sono così pericolose da essere inaccessibili anche agli aiuti umanitari.

Il CUAMM ha operato e sta operando per rafforzare il sistema sanitario e rendere le comunità capaci di rispondere alle numerose necessità, garantendo interventi sul territorio, trasporto per emergenze e supporto a oltre 80 strutture, tra ospedali e centri periferici. Grandi sforzi sono stati effettuati per il trattamento della malnutrizione acuta in 13 di questi centri e a livello ospedaliero.

Medici con l’Africa Cuamm: Annual report 2016 – È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà

14 luglio – è stato pubblicato da Medici con l’Africa Cuamm l’Annual Report 2016, in cui la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia fa un bilancio dettagliato delle attività, degli investimenti, delle tappe e degli obiettivi raggiunti.

Medici con l’Africa Cuamm è la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, impegnandosi nella formazione in Italia e in Africa di personale, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell’affermazione del diritto fondamentale della salute per tutti.

Facendo un’istantanea del 2016, Medici con l’Africa Cuamm è presente in 7 paesi africani – Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda – con:

  • 19 ospedali
  • 45 distretti (attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’HIV/Aids, TB e malaria, formazione)
  • 3 Scuole per infermieri e ostetriche (Lui, Matany, Wolisso)
  • 1 Università (Beira)
  • 1.628 risorse umane di cui
  • 421 professionisti qualificati

Le aree di intervento del 2016 sono state:

  • la salute materno infantile – tra le priorità assolute dell’Ong, che ha raggiunto il risultato di 135.000 parti assistiti, numero che va oltre l’obiettivo preposto di 125.000.
  • La nutrizione – sostenendo le politiche e i programmi nazionali, promuovendo concretamente nelle comunità, nei dispensari e nei centri di salute l’educazione alimentare delle donne in gravidanza. Grande attenzione alla sensibilizzazione dell’allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi e al monitoraggio della crescita del bambino durante i primi anni di vita. Sono intervenuti sulla gestione dei casi di malnutrizione acuta e cronica, trattando e dimettendo 1988 pazienti affetti da malnutrizione acuta e trattandone e guarendone 1313, con un tasso di guarigione del 66%.
  • La formazione – altro ambito di investimento – con un totale di 7704 risorse umane formate, 32 medici laureati, 59 ostetriche diplomate e 23 infermieri diplomati.
  • Le malattie infettive – prevalentemente con la diagnosi e il trattamento di HIV, malaria e TB – i cui investimenti hanno portato ad assistere 12.216 persone verso la terapia antiretrovirale (ART) e 1831 nuovi pazienti dal 2016 ad iniziare il trattamento.
  • Il monitoraggio, la valutazione e la ricerca, prevalentemente sviluppato su 5 aree tematiche e che ha condotto a 19 pubblicazioni scientifiche.

Viene riportato nell’Annual Report 2016 anche il bilancio economico dell’Ong. I costi totali sono stati 23.275.897 euro, di cui l’88,6% (20.623.852 euro) è stato investito nei progetti di prevenzione, cura e formazione nei paesi di intervento. I costi di funzionamento hanno inciso per il 4,2%e comprendono i costi del personale, la gestione generale della struttura, l’acquisto di materie prime, l’ammortamenti, gli oneri diversi di gestione della struttura, oneri finanziari, imposte e tasse. Infine, i costi di comunicazione, sensibilizzazione e raccolta fondi hanno inciso per il 7,2%. 

Concludiamo con la riflessione di Don Dante Carraro: “A fare la differenza siamo noi, ciascuno di noi, con la nostra passione, dedizione, il nostro impegno tenace e quotidianoa favore e con l’Africa. È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà. La cambia davvero! Magari non rovesceremo il mondo, ma lo possiamo cambiare, con quello che crediamo e facciamo!”.

di B.A.

 

Federalismo all’italiana: ma la salute non ha confini!

A metà del 2013 entrerà in vigore in tutti i paesi dell’Unione Europea una nuova Direttiva sui diritti dei pazienti nelle cure transfrontaliere. Si tratta di una assoluta novità perché il testo prende le mosse da alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea che riconoscono ad alcuni cittadini comunitari (quelli che avevano fatto ricorso) il diritto ad essere rimborsati dal proprio paese in caso di cure all’estero. In pratica l’Europa, partendo dal basso, vale a dire da una azione giuridica intentata dai cittadini, prende atto che non è possibile violare il diritto alla mobilità e alla libera scelta degli individui di ricevere trattamenti sanitari in ognuno degli Stati membri. Addirittura la libertà di movimento non riguarda solo le persone, ma anche i prodotti e i trattamenti, tanto che un cittadino potrà avere accesso a farmaci non ancora distribuiti nel proprio paese e, qualora sia il medico ad indicarne la necessità,  pagare secondo le modalità previste nel proprio paese di origine. (TP) Articolo completo su Civicolab.

La riforma dell’OMS presentata in Parlamento dall’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

Il 3 luglio si è tenuta alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati un’audizione con l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale. L’audizione è stata organizzata dalla Commissione Permanente sugli Obiettivi di Sviluppo per il Millennio, presieduta dal deputato Enrico Pianetta (PDL), con il titolo ” Nuovi indirizzi internazionali per le politiche di cooperazione allo sviluppo e il ruolo dei parlamenti”, in linea di continuità con il dibattito avviato a marzo alla Sapienza sulla riforma dell’OMS. Presenti in aula, oltre a Pianetta, Jean Leonard Touadì (PD), Mario Barbi (PD), Francesco Tempestini (PD), Luca Volontè (UDC), Daniele Galli (FLI), e per l’Osservatorio Nicoletta Dentico, Gavino Maciocco e Vincenzo Racalbuto.

Dentico ha introdotto la necessità di nuove linee di indirizzo sulla cooperazione sanitaria internazionale, rese impellenti delle evidenti disfunzioni degli attuali interventi in relazione al conseguimento degli obiettivi del millennio in materia di salute, della attuale inefficacia della governance globale sulla salute, e dunque del ruolo dell’OMS. La riforma dell’OMS, ed il ruolo dei parlamenti per rafforzare questa iniziativa di notevole rilevanza politica, sono stati al centro del dibattito.

Diverse le questioni evidenziate dai deputati presenti sulla scia delle sollecitazioni dell’OISG. Tra le altre, la scarsa appropriazione del programmi da parte dei paesi di intervento;  il rischio di uno “snaturamento” del ruolo dell’OMS, che invece è chiamata a mettere ordine nella governance globale per la salute; il fallimento dell’Italia nel finanziamento del Fondo Globale ed il rapporto storico culturale tra OMS e Fondo; la necessità di una piccola analisi di scenario, relativa alle politiche di aggiustamento strutturale che hanno messo interi governi sotto tutela del FMI e della BM, smantellando quel minimo di struttura sanitaria che in alcuni  paesi usciti dalla colonizzazione si era – pur con difficoltà- riusciti a mettere in piedi; l’ipotesi che la gestione delle pandemie (soprattutto l’HIV/AIDS) sia stata un cavallo di Troia per la privatizzazione della salute nei paesi a basso reddito, con effetti micidiali di corruzione sulle élite ed i governatorati locali; la necessità di bilanciare in maniera corretta ed efficace il rapporto fra pubblico e privato in salute, in modo da coltivare il “giusto interesse” per salvaguardare il diritto alla salute.

E’ stato da tutti riconosciuto come molto importante il mandato dell’OISG, e la sua funzione in questo dibattito sulle politiche globali che investono il nostro paese (es., le politiche globali sul personale sanitario, con relativo codice di condotta adottato dall’Italia). L’impegno è a continuare il dialogo, tenendo ben interconnesse le politiche sanitarie nazionali e quelle internazionali.  (ND)

APPUNTAMENTI – SUMMER SCHOOL 2012 – Salute e/è diritto. Popolazioni invisibli, competenze, networking

Giovedì 31 maggio 2012 ad AVIGLIANA (TO) – Certosa del Gruppo Abele, si svolgerà la Summer School 2012 “Salute e/è diritto. Popolazioni invisibli, competenze, networking” un laboratorio di ricerca e innovazione, rivolto ad operatori sanitari, sociali e della giustizia, in quanto attori e strumenti del diritto alla salute. Mette a disposizione un metodo con cui realizzare percorsi di ricerca locali che diano visibilità alle persone più fragili e vulnerabili che rischiano di vedere negato il proprio diritto alla salute. Il filo conduttore del percorso è la possibilità di concepire e riconoscere i “luoghi di servizio” come “laboratori di diritti”. Molti sostengono che non basta sviluppare “offerta”, che è necessario essere capaci di riconoscere i bisogni inevasi: la summer school vuole dimostrare che questo si può fare nell’ordinarietà del proprio lavoro.

La summer school è preparata da alcuni seminari propedeutici, che si svilupperanno tra febbraio e maggio 2012, finalizzati a raccogliere gli interrogativi che attraversano le realtà interessate e gli operatori che vi operano, per costruire in modo partecipato il percorso.

Seminari Preparatori:
1- Marginalità grave ed esclusione
2- Minori migranti e di migranti
3- Non Autosufficienza. La non autosufficienza vista da sud
4- Immigrati e discriminazioni
5- Minori in affido
6- Epidemiologia e diritti degli utenti nei servizi demiciliari e residenziali
7- Stili di vita e rischi sociali e sanitari

Per saperne di più e per iscrizioni visitare il sito: http://lec.negrisud.it/

OMS a rischio credibilità, pesa conflitto di interessi

La crisi dell’organizzazione al centro del dibattito dell’Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale.

(DIRE – Notiziario Sanita’) Roma, 5 mar.
– C’e’ urgente bisogno di una riforma che riporti ai governi nazionali il protagonismo nella definizione delle priorita’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’, attualmente finanziata per l’80% da contributi volontari pubblici e di fondazioni private – in particolare la Bill & Melinda Gates Foundation – e solo per il 20% dai contributi obbligatori dei 193 Stati membri. E’ quanto e’ emerso dal dibattito ‘Salviamo l’Oms!’ Una riforma per rendere piu’ democratica la salute globale” organizzato dall’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale a Roma. Il conflitto di interessi in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanita’ e’ stato illustrato dal Senatore Ignazio Marino, che ha partecipato all’incontro come presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale: “L’allarme planetario della pandemia H1N1 ha portato la perdita di credibilita’ dell’Oms”. Il Senatore ha sottolineato che nel 2010 a causa dell’allarme “solo in Italia sono stati spesi 180 milioni di euro per dosi di vaccino, prodotte da Big Pharma che non sono state mai utilizzate”. Le fondazioni legate a Big Pharma sono oggi un importante finanziatore dell’Oms come mostrano le cifre pubblicate dal Sole 24 Ore Sanita’ sui principali donatori privati nel 2010: dopo la Bill & Melinda Gates Foundation che ha elargito 219.785.313 dollari, troviamo la Gavi Alliance con 39.106.302 dollari, la Bloomberg Family Foundation con 15.400.000 dollari, la Sanofi Aventis con 4.417.959 euro, la Wyeth Pharmaceuticals con 1.895.000, a seguire la Ely Lily Foundation (1.496.000 dollari), la Bayer (560.500), la GlaxoSmithKline (523.844) e persino la Novartis (500.000) e la Pfitzer (200.000). Daniel Lopez Acuna, dell’Ufficio del Direttore Generale dell’Oms a Ginevra, ha affermato che la riforma che serve dovrebbe, da un lato “fare si’ che le priorita’ dell’Oms siano stabilite dalla legittimita’ dei governi e non dal potere dei soldi”, ma dall’altro “rafforzare le partnership pubblico-privato che forniscono i finanziamenti necessari all’organizzazione”. Di fronte ai partecipanti al dibattito che hanno messo in dubbio la legittimita’ della partecipazione dei privati al finanziamento nell’Oms, Lopez Acuna ha risposto: “Gli Stati membri chiedono all’Oms di realizzare programmi per 4 miliardi di dollari, ma mettono a disposizione solo 1 miliardo.

E’ chiaro che, o si diminuisce il lavoro dell’Oms oppure si trovano i fondi altrove”. Il funzionario si e’ comunque augurato una maggiore partecipazione, sia finanziaria, sia politica dell’Italia e degli altri Stati membri nell’Organizzazione.

Francesco Cicogna, della Direzione generale Relazioni Internazionali del ministero della Salute ha ricordato l’esigenza di migliorare la trasparenza dei conti e il sistema di valutazione dell’Oms in funzione dei risultati, in modo che possa attrarre maggiormente i donatori. Nicoletta Dentico, vice-presidente Osservatorio Italiano Salute Globale ha sottolineato l’importanza di “tornare alla Costituzione dell’Oms che afferma il diritto universale alla salute e associa la salute e alla pace”, attraverso la partecipazione della societa’ civile e dei Governi, al percorso di riforma dell’Organizzazione. Anche in considerazione del fatto che “la salute e’ il secondo business mondiale dopo quello delle armi”, Dentico ha ribadito l’esigenza che “l’Oms gestisca il suo conflitto d’interesse”, esprimendo preoccupazione per l’attuale anomalia dell’organizzazione in cui “il direttore di ricerca e sviluppo della Novartis, Paul Hearling, e’ oggi a capo del Consultative Expert Working Group dell’Oms per gli incentivi alla ricerca farmaceutica per le malattie dei Paesi poveri”.

Fonte: DireNews

Nonostante la crisi finanziaria gli aiuti globali per la salute sono cresciuti

Uno studio appena apparso online, che sarà pubblicato a gennaio su Health Affairs, indica che l’assistenza allo sviluppo per la salute ha continuato a crescere nel 2011, ma il tasso di crescita è stato basso. Gli autori stimano che l’aiuto allo sviluppo per la salute è cresciuto del 4 per cento all’anno dal 2009 al 2011, raggiungendo un totale di 27,73 miliardi dollari. Tale crescita è stata in gran parte guidata dalla Banca Mondiale e sembrava essere una deliberata strategia di risposta alla crisi economica globale. L’aiuto per la salute da parte delle agenzie bilaterali è cresciuto solo del 4 per cento, ovvero di 444 milioni di dollari, in gran parte perché gli Stati Uniti hanno ridotto il loro contributo in questo settore. Finanziamento della sanità attraverso le agenzie delle Nazioni Unite è stagnante, e il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria ha annunciato che non erogherà nuovi fondi  per i prossimi due anni a causa del calo dei finanziamenti. Data l’attenzione della comunità internazionale al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015 e le persistenti difficoltà economiche dei paesi donatori, la costante misura del trend dell’aiuto allo sviluppo per la salute è essenziale per appropriate decisioni politiche.

(Fonte: Katherine Leach-Kemon et al., The Global Financial Crisis Has Led To A Slowdown In Growth Of Funding To Improve Health In Many Developing Countries, Health Affairs, January 2012, 31:1)

Rispondere ai bisogni e non al potere dei soldi

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha riunito in questi giorni a Ginevra una sessione straordinaria del suo Consiglio esecutivo per affrontare un passaggio che possiamo dire storico: la riforma dell’agenzia, resa pressante dalla sua crisi finanziaria. La sessione ha coinciso con l’apertura del G20 a Cannes, dedicato alla crisi finanziaria internazionale, una sovrapposizione che rimanda al nesso fra i due eventi. L’Oms non sta bene. La sua crisi, sotto le mentite spoglie di un deficit che supera i 300 milioni di dollari quest’anno, è una crisi di identità. Di credibilità. Creata per governare la salute pubblica globale e per assicurare il più elevato standard di salute possibile per tutti i cittadini del mondo, fino al 1990 non aveva problemi ad attrarre finanziamenti pubblici. Da almeno 30 anni però l’Oms ha perso il controllo prima delle proprie politiche e poi delle proprie finanze. Oggi più dell’80% delle risorse disponibili proviene da contributi volontari, pubblici e privati, per specifiche attività decise dai donatori, mentre i contributi regolari dei 193 Stati membri rappresentano meno del 20% del budget. Con una percentuale di contributi regolari così risicata, l’Oms non può più decidere autonomamente quali politiche di salute attuare. Il paradosso è che i fondi per la

salute globale sono aumentati molto negli ultimi decenni, dai 5,7 miliardi di dollari del 1990 ai 26,9 nel 2010; ma questi soldi hanno via via cambiato direzione. Si sono allontanati progressivamente dalla funzione politica dell’Oms per essere dirottati verso la miriade di iniziative pubblico-private (ne esistono ormai oltre un centinaio, e toccano tutti i settori della medicina) sorte negli ultimi quindici anni per l’azione trainante della filantropia imprenditoriale e il connesso boom di interventismo sanitario di pochi Paesi donatori indirizzato, tramite questi nuovi soggetti, ad azioni specifiche su singole patologie (in primis Hiv/Aids, malaria e tubercolosi).

Continua a leggere l’articolo di Nicoletta Dentico, Adriano Cattaneo e Chiara Bodini su Il Sole 24 ore – Speciale Sanità – 15/21 novembre 2011

«L’Italia tradisce gli impegni» La denuncia in un rapporto della Coalizione italiana contro la povertà

Pericolante all’interno, ingenerosa all’esterno. Se non brilla per solidità, l’Italia scivola anche in solidarietà: gli aiuti alla salute globale sono scesi allo 0,017% del Pil (dato 2009), ben lontani dall’obiettivo dello 0,1% fissato dall’Oms. Una briciola, pari all’1,8% di quanto erogato da tutti i Paesi del G8. Una delusione per molti, dal momento che proprio l’Italia è stata tra i fautori più accaniti della creazione del Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria. Salvo poi tirarsi indietro, anno dopo anno, fino ad accumulare un debito di 260 milioni di euro. della salute materno-infantile. A denunciare le «promesse mancate» del nostro Paese è un rapporto della Coalizione italiana contro la povertà, che riunisce 79 associazioni ed enti, da Amref a Save the children, dai sindacati confederali alle Acli, dall’Unicef al Wwf.

Continua a leggere l’articolo di Manuela Perrone su Il Sole 24 ore – Speciale Sanità – 15/21 novembre 2011

Il G20 boccia la tassa sulle transazioni finanziarie ma per Msf potrebbe salvare milioni di vite umane

Alla fine la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie è stata l’ennesimo buco nell’acqua. Il vertice G20 di Cannes, che si è svolto il 3 e il 4 novembre, non ha trovato l’unanimità. E il comunicato finale contiene soltanto un impegno vago. «Noi concordiamo – si legge – sul fatto che ormai servono nuove fonti di finanziamento per sostenere gli aiuti allo sviluppo». I Paesi citano le opzioni evidenziate da Bill Gates, dagli Advance Market Committments (gli impegni finanzia rivolti a pagare l’acquisto futuro di vaccini oggi non disponibili, a determinate condizioni) ai Diaspora Bonds (emessi dai Paesi poveri e “venduti” a chi è migrato nei Paesi ricchi), dalle tasse per i bunker fuel, gli oli combustibili densi, a quelle sul tabacco. Ma alla tassa sulle transazioni finanziarie – evoluzione della Tobin Tax proposta nel 1972 dal Nobel – la nota fa soltanto un cenno, ricordando la posizione favorevole di alcuni. Come la Francia, che tramite il presidente Sarkozy l’ha sponsorizzata fino alla fine, spiegando che è una misura «possibile, necessaria e morale».

Continua a leggere l’articolo di Manuela Perrone su Il Sole 24 ore – Speciale Sanità – 15/21 novembre 2011