Kaiser/economist survey: In fin di vita gli americani si preoccupano dei costi delle cure, i giapponesi dei funerali e gli italiani dell’affetto dei propri cari

Il 27 aprile 2017 la Kaiser Family Foundation ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta in collaborazione con The Economist, che mette a confronto  esperienze e opinioni relative all’invecchiamento e alle cure mediche di fine vita in Giappone, Italia, Stati Uniti e Brasile.

L’inchiesta è stata condotta per telefono tra marzo e novembre 2016, usando campioni di telefonia (fissi e cellulari)  negli Stati Uniti (1.006), Italia (1.000), Giappone (1.000) e Brasile (1.233).
I quattro Paesi presi in esame attraversano un differente stadio di evoluzione in relazione all’invecchiamento della popolazione. Il Giappone, è il paese più “vecchio” del mondo, con un’aspettativa di vita lunga e il 27% della popolazione di età superiore ai 65 anni.
Anche l’Italia presenta un’aspettativa di vita lunga e il 21 % della popolazione anziana; la percentuale più alta fra le nazioni europee.

Gli Stati Uniti sono in una fase intermedia di invecchiamento, con una quota di popolazione sopra i 65 anni di età che si prevede crescerà dal 15 % (nel 2015) al 24 % entro il 2060.

Il Brasile ha invece a tutt’oggi una popolazione relativamente giovane, ma a causa dei mutamenti relativi ai tassi di mortalità e fertilità, si stima che la quota degli anziani possa raddoppiare (dal 7 al 14%) entro il 2031.
Dallo studio emerge come le differenze demografiche e culturali dei quattro Paesi influiscano sui modelli  istituzionali  e sulle modalità di cura legate al fine vita. La qualità delle cure disponibili e la percezione individuale delle cure ricevute sono fattori determinanti rispetto alle scelte e all’orientamento delle prestazioni di assistenza.
La maggior parte dei cittadini italiani, giapponesi e brasiliani affermano che spetta al governo la responsabilità primaria di prestare attenzione alla salute delle persone e ai bisogni di assistenza a lungo termine. Diversa è  la posizione degli americani che attribuiscono tale responsabilità, in parti pressoché uguali al governo (42%) e ai singoli/famiglie (44%).
Nello specifico, la maggior parte degli americani (62%) ritiene che il governo degli Stati Uniti “non è abbastanza preparato” o “non è affatto preparato” per affrontare l’invecchiamento della popolazione, mentre un terzo (35%) sostiene lo sia “molto” o “un po’”. Una maggiore differenziazione viene evidenziata, nelle opinioni degli americani, rispetto alla reale e concreta capacità del sistema sanitario e delle famiglie di far fronte alle richieste di cura e assistenza legate all’invecchiamento.
Emerge inoltre che nei quattro Paesi, la morte continua ad esser considerata un tabù del quale non si può parlare liberamente. Tuttavia, negli USA sono presenti quote più elevate di cittadini che hanno condiviso con i propri cari i desideri legati alle cure del fine della vita. Circa un quarto (27%) del totale della popolazione americana, tra cui la metà (51%) degli adulti di età superiore ai 65 anni, afferma di aver scritto i propri desideri per le cure legate a situazioni di grave malattia; tale pratica è molto più diffusa negli Stati Uniti rispetto a quanto avviene negli altri Paesi presi in considerazione.
Il sondaggio evidenzia che poco più della metà degli americani (56%) dice di aver avuto una conversazione seria con il coniuge, un genitore, un figlio o un’altra persona significativa circa i propri desideri per le cure di fine vita.  Ciò avviene maggiormente negli Stati Uniti rispetto a Italia (48%), Giappone (31%) e Brasile (34%).
Laddove esista la possibilità di scelta, la maggior parte degli americani (71%) afferma di preferire morire nella propria abitazione che in un ospedale, ma solo una quota più piccola (41%) si aspetta realmente di poterlo fare. Anche gli italiani, i brasiliani e i giapponesi si trovano ad affrontare simili divergenze tra i loro desideri e le loro aspettative.
Tra le persone che sono state coinvolte nel prendere decisioni mediche per una persona cara che è morta negli ultimi cinque anni, una grande maggioranza degli americani (89%) ha affermato di sapere ciò che i loro cari volevano rispetto alle cure di fine vita. Al contrario, in Italia, Giappone e Brasile, almeno un terzo di coloro che hanno preso decisioni mediche per una persona cara ha dichiarato di non sapere davvero quali fossero i desideri del loro amato.
Altro elemento posto in evidenza dalla ricerca riguarda l’aspetto percepito come più preoccupante dalle persone gravemente malate, che risulta essere strettamente connesso con il luogo nel quale si vive: negli Stati Uniti  (dove per via del modello sanitario le spese mediche possono essere estremamente elevate ) si considera fondamentale non far gravare sulle famiglie i costi delle cure mentre i giapponesi sembrerebbero più preoccupati per gli oneri derivanti dai funerali. In Brasile, dove il cattolicesimo è fortemente radicato, la priorità principale è quella di essere in pace spiritualmente, mentre per gli italiani la preoccupazione maggiore riguarderebbe la garanzia di essere circondati dall’affetto dei propri cari.

di Debora Zucca

Studio su The Lancet quantifica l’aumento della spesa sanitaria globale nei prossimi vent’anni, con notevoli differenze tra i Paesi

Secondo l’analisi dei due studi pubblicati online il 19 aprile 2017 su The Lancet la spesa per l’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi due decenni, ma i tassi di aumento e le fonti di spesa differiranno notevolmente.

Nelle pubblicazioni, condotte dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, si stima che se le tendenze attuali fossero confermate le spese complessive aumenterebbero da 9200 miliardi di dollari del 2014 a 24500 miliardi di dollari nel 2040, includendo la spesa sanitaria pubblica, la spesa privata – sia le spese non rimborsabili che quelle anticipate, come le assicurazioni – e l’assistenza allo sviluppo per la salute.

Le percentuali di spesa rispetto al prodotto interno lordo nazionale (PIL) pro capite oscillano notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che raggiungeranno livelli simili di PIL nel 2040, probabilmente investiranno importi significativamente diversi sulla salute, si stima il 18,5% per gli Stati Uniti e solo il 4,7% per gli EAU.

Lo studio “L’evoluzione e le tendenze del finanziamento sanitario globale, 1995-2014″ analizza le tendenze globali del finanziamento sanitario ed esamina la provenienza dei fondi, i servizi acquistati, l’assistenza allo sviluppo per la salute e come questa cambia con lo sviluppo economico de Paesi destinatari, identificando anche i paesi che si discostano dalle tendenze. L’altro studio “La spesa futura e potenziale sulla salute, 2015-2040” esamina invece come nonostante la spesa sanitaria tenda ad aumentare con lo sviluppo economico, esistano enormi diversità tra i sistemi di finanziamento sanitario. Vengono effettuate allora delle stime di spesa futura che possano essere utili per i responsabili politici e per i pianificatori e che possano identificare le lacune finanziarie confrontando la spesa futura attesa con la spesa futura potenziale.

“Il nostro studio dimostra che è probabile che la spesa sanitaria cresca rapidamente nei paesi ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito, dove sarebbe più necessario, si prevede una crescita relativamente lenta”, ha affermato il dottor Joseph Dieleman, assistente professore presso IHME e l’autore principale degli studi.

Inoltre, rileva che l’assistenza internazionale per i servizi sanitari, che puntava al raggiungimento di 37,6 miliardi di dollari nel 2016, cresce lentamente dal 2010.

“L’assistenza allo sviluppo per la salute non è più un ammortizzatore in espansione per i bilanci sanitari dei paesi a basso reddito”, ha dichiarato il dottor Christopher Murray, direttore dell’IHME. “Dopo un decennio di impressionante espansione a livello mondiale, la crescita dei finanziamenti è rimasta stagnante”.

Il dottor Murray osserva che dal 2000 al 2010 la spesa per l’assistenza allo sviluppo per la salute è cresciuta dell’11,4% annualmente, ma dal 2010 è aumentata solo dell’1,8% l’anno; in particolare segnala la diminuzione dei finanziamenti per l’HIV/AIDS, che da molti anni assorbe la maggioranza degli investimenti.

È preoccupante inoltre l’aumento del pagamento diretto da parte dei pazienti delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei Paesi che stanno divenendo a reddito medio. In questi la riduzione degli aiuti per lo sviluppo da parte dei Paesi donatori sta determinando, in molti casi, l’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con la conseguente difficoltà di accesso alle cure per le parti più povere della società.

“È fondamentale identificare, capire e gestire questo problema”, ha dichiarato il dottor Murray. “Più del 70% dei poveri del mondo vive in paesi a reddito medio e proprio i paesi a reddito medio sono quelli la cui spesa sanitaria è finanziata maggiormente dal pagamento diretto delle prestazioni da parte dei pazienti (spesa out of pocket)”.

Sembrerebbe dunque che nei paesi a basso reddito e in quelli a reddito medio-basso la spesa aumenterà minimamente in termini assoluti basandosi fortemente sulla spesa out of pocket e sull’assistenza allo sviluppo. Nonostante un cambiamento di direzione politica possa portare ad un incremento della spesa sanitaria nei paesi più poveri, per quei Paesi, il sostegno internazionale rimarrebbe quindi indispensabile.

http://www.healthdata.org/news-release/widely-disparate-spending-health-forecast-through-2040

di Benedetta Armocida

 

OMS: Dalle cure primarie per la salute alla copertura universale. Il sogno realizzabile – “10 anni nella sanità pubblica 2007-2017”

Dopo il lancio del rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato il primo di vari capitoli in cui si valutano i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Il primo capitolo ripercorre la strada compiuta dalle cure primarie per la salute alla copertura universale.

Nel 1978 la Dichiarazione di Alma-Ata lanciò un pensiero rivoluzionario, individuando  le cure primarie per la salute  (Primary Health Care) come la strategia per raggiungere l’obiettivo della  Salute per tutti entro il 2000, stabilito l’anno prima dalla Assemblea Mondiale della Sanità.
La conferenza internazionale sulle cure primarie per la salute, tenutasi nell’allora capitale della Repubblica socialista sovietica del Kazhakistan e che coinvolse 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, sollecitava un’urgente azione per assicurare a tutti le cure primarie per la salute, in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo.

Il cambio di paradigma fu da subito ostacolato e tacciato di utopistico. Poi, con l’emergere di HIV/AIDS, l’aggravarsi della tubercolosi e l’aumento dei casi di malaria, l’attenzione della salute pubblica internazionale si è andata concentrando progressivamente sulla gestione di quelle tre malattie.

Nel 2000, i capi di Stato e di Governo dei 193 stati membri delle Nazioni Unite sottoscrissero gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), impegnandosi a raggiungere gli otto obiettivi entro il 2015.
Le iniziative sanitarie globali messe in atto  nel perseguire specificamente gli obiettivi di salute, hanno raggiunto importanti risultati, facilmente misurabili nel numero di interventi erogati, morti evitate, e prolungata aspettativa di vita.
Le strategie seguite, al fine di ottenere un impatto più rapido, invece di rafforzare i deboli sistemi sanitari di quei paesi hanno: sviluppato sistemi paralleli, prodotto un’onerosa duplicazione degli interventi, spesso erogati da enti diversi con approcci differenti, e frammentato i servizi.
Per rendere gli aiuti più efficaci si richiedeva piuttosto: il rispetto delle priorità e delle strategie fissate da ciascun Paese, l’allineamento delle iniziative internazionali con i sistemi nazionali, nonché l’armonizzazione degli interventi e delle responsabilità e il reciproco rendiconto degli attori coinvolti.
I paesi beneficiari dichiararono di aver bisogno di competenza, non di carità.
Sostenere e rafforzare i servizi nazionali è considerata la miglior strategia di assistenza allo sviluppo.

Una significativa spinta per il cambiamento arrivò nel 2008, quando il Rapporto mondiale della sanità pubblicò Primary Health Care. Now more then ever – Cure primarie per la salute. Ora più che mai, in occasione del 30° anniversario della dichiarazione di Alma-Ata. Da quel rapporto emergevano dati impietosi riguardanti l’organizzazione, l’appropriatezza e l’efficacia dei sistemi sanitari, mentre si  richiamavano le cure primarie come la miglior strada da percorrere al fine di costruire sistemi sanitari che garantissero il diritto universale alle cure.
Dal confronto tra paesi di uguale livello di sviluppo economico si evince come, quelli con il sistema sanitario organizzato in funzione ai principi di assistenza primaria, abbiano un più alto livello di salute.
La copertura sanitaria universale è dunque promossa anche come strategia per la lotta contro le disuguaglianze.
In ultima analisi, la distribuzione della salute all’interno di una popolazione è correlata all’equità assicurata dalle strategie politiche, economiche e sociali.

In quello stesso anno, con la pubblicazione dei risultati dei lavori della Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, l’accento venne posto sull’importanza dei determinanti sociali nella produzione della salute, superando una visione centrata sugli interventi medici.
Seguendo questa linea, la Commissione suggeriva sistemi di salute che agissero sui determinanti sociali della salute. In un momento di crescente allarme per l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione attuata in settori non sanitari divenne un nuovo importante obiettivo.

Simultaneamente, la crisi finanziaria globale del 2008, condizionò un passaggio rapido dalla prosperità all’austerità, riportando in auge la ricerca di risultati rapidi e misurabili, propri di un approccio basato sul prodotto (il farmaco, il vaccino, etc.).

Una serie di articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet concludevano però, ricordando ancora una volta, che le cure primarie per la salute rimanevano il modo migliore per ridurre gli sprechi e per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi.

Su questa linea si va dunque affermando l’idea della copertura sanitaria universale, principio fondante delle cure sanitarie primarie e strategia correttiva potente, in grado di determinare un fondamentale riorientamento dei sistemi sanitari.

Con il Rapporto OMS sulla Salute Mondiale del 2010, Finanziamento del sistema sanitario: il percorso verso la copertura universale quell’approccio acquisì rinnovato consenso.

In un momento di aumento dei costi era fondamentale che i paesi prima di tagliare le spese sanitarie riducessero gli sprechi e le inefficienze; il rapporto stimava infatti che gli sprechi costituivano tra il 20% e il 40% di tutta la spesa sanitaria.

Tutti i paesi, qualunque fosse la loro fase di sviluppo, avrebbero potuto adottare misure immediate per procedere verso una copertura universale. Un commento su The Lancet descrive il movimento verso la copertura sanitaria universale come una “grande transizione” che sta “investendo il pianeta, cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria è finanziata e in cui sono organizzati i sistemi sanitari.”

Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’obiettivo di copertura sanitaria universale mediante una risoluzione sponsorizzata da più di 90 paesi, di tutte le regioni del mondo.

La copertura sanitaria universale è stata definita dal premio Nobel Amartya Sen un “sogno realizzabile” anche per i paesi più poveri. In quest’ultimi l’assistenza sanitaria di base può essere fornita ad un notevole livello con costi molto bassi sempreché la società, ivi inclusa la leadership politica e intellettuale, s’impegnasse con forza in tal senso. Veniva quindi smentita l’ipotesi comune che un paese povero dovesse prima diventare ricco per sostenere i costi di assistenza sanitaria per tutti.

L’inclusione della copertura sanitaria universale come obiettivo nell’Agenda globale per lo Sviluppo Sostenibile 2030 ne sintetizza lo spirito per cui: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Viene inoltre definita come la piattaforma unificante per l’espressione di tutti gli altri obiettivi di salute. È la massima espressione di equità e uno dei più grandi equalizzatori sociali tra tutte le opzioni politiche, contribuendo alla coesione sociale e alla stabilità – in tutti i paesi.

“La copertura sanitaria universale è l’unico e il più potente strumento che la salute pubblica ha da offrire”, ha dichiarato il direttore della OMS, Margareth Chan.

In un momento storico in cui le politiche, in così tanti settori, tendono ad aumentare le disuguaglianze sociali, è particolarmente gratificante immaginare che la salute possa guidare il mondo verso una maggiore equità.

http://www.who.int/publications/10-year-review/universal-coverage/en/

di Beatrice Formenti e Benedetta Armocida

United Nations Population Award a Hans Rosling

L’annuncio dell’assegnazione dell’United Nations Population Award di quest’anno – premio delle Nazioni Unite che conferisce alti meriti a personalità ed organizzazioni nel campo della salute globale – offre l’opportunità di ricordare, a tre mesi dalla sua scomparsa, Hans Rosling.

Più che medico, accademico, statistico, epidemiologo e celebre divulgatore, Hans Rosling si definiva un “possibilista”. Sono note le numerose apparizioni in pubblico e i video pubblicati in cui Rosling mostrava come per la maggior parte delle persone la percezione dello stato di salute del mondo passi attraverso una visione negativa di quest’ultimo. Armandosi di numerosi se pur accessibili dati statistici e di una creativa rappresentazione di essi, disarmava con una sfacciata semplicità alcuni preconcetti e mostrava che enormi problemi di salute globale hanno soluzioni concrete, se letti dal giusto punto di vista.

L’eredità di Hans Rosling passa attraverso la Fondazione Gapminder con la creazione di un software – Gapminder – per rappresentare banche di dati statistici ed epidemiologici (ora chiamato Trendalyzer dopo l’acquisto da parte della Google), un metodo lucido ed ironico di divulgazione dei dati e soprattutto un messaggio possibilistico per uno sviluppo sostenibile.

http://www.gapminder.org/videos/will-saving-poor-children-lead-to-overpopulation/

http://www.gapminder.org/videos/dont-panic-end-poverty/

di Federico Olivo

 

OMS: 2 miliardi di persone usano acqua contaminata

Un rapporto pubblicato oggi 13 aprile 2017 dall’OMS, a nome di UN-Water, lancia l’allarme.

Quasi 2 miliardi di persone sono ancora oggi costrette ad utilizzare una fonte di acqua contaminata, rischiando di contrarre malattie potenzialmente mortali come colera, dissenteria, tifo e poliomielite.

“È stimato che la contaminazione delle acque sia la causa di oltre 500.000 morti per diarrea ogni anno; è inoltre uno dei maggiori fattori di rischio per diverse malattie tropicali neglette, quali le parassitosi intestinali, la schistosomiasi ed il tracoma,” afferma Dr. Maria Neira, direttore del dipartimento di Sanità Pubblica, Ambientale e dei Determinanti Sociali di Salute dell’OMS.

Come indicato dal report, i Paesi non investono adeguatamente per raggiungere gli obiettivi dell’accesso universale ad acqua e servizi igienico-sanitari sicuri, previsti negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), fissati dall’Agenda 2030. Infatti, in accordo con il report del GLAAS (UN-Water Global Analysis and Assessment of Sanitation and Drinking-Water) del 2017, nonostante negli ultimi 3 anni sia stato osservato un incremento del 4.9% annuo dei fondi per aumentare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, nell’80% dei Paesi il finanziamento è ancora insufficiente per arrivare ai traguardi che sono stati definiti.

Per raggiungere gli OSS la Banca Mondiale stima che gli investimenti nelle infrastrutture devono essere triplicati portandoli a 114 miliardi di dollari all’anno – cifra che non include i costi di funzionamento e manutenzione.

L’obiettivo globale, mette in guardia l’OMS, non sarà raggiunto a meno che non si utilizzino risorse finanziarie più efficienti e non si identifichino nuove fonti di finanziamento.

“È una sfida che possiamo risolvere” dice Guy Ryder, capo del UN-Water e direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). “L’aumento degli investimenti nell’acqua e nei servizi igienico-sanitari possono portare benefici per la salute e lo sviluppo umano, creare occupazione e fare in modo che nessuno venga lasciato indietro”.

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/water-sanitation-investment/en/

di Benedetta Armocida

Ginevra 2006 - Riunione del Movimento dei Popoli

Giovanni Berlinguer ci ha lasciato: un maestro e un amico, per quanti di noi lo hanno conosciuto, professionalmente e umanamente.

Giovanni Berlinguer e Halfdan  Mahler
Giovanni Berlinguer e Halfdan Mahler – Ginevra 2006, Riunione del Movimento dei Popoli

La sua esistenza è stata una lunga, buona battaglia a favore della salute pubblica, combattuta nella promozione dell’interesse comune e della polis, con un’energia curiosa e un pensiero sempre capace di domande libere.

In questa ricerca, di vita e di conoscenza, non si è mai risparmiato Giovanni.

Oggi, la sua scomparsa non può che rafforzare la certezza comune di un’eredità immensa alla quale attingere nel campo della medicina, della scienza, della politica. Un’eredità lasciata al mondo, ben oltre i confini nazionali, dal momento che si è impegnato per diversi anni a formare nuove generazioni di medici e a contribuire ai sistemi e alle politiche di salute in molti paesi, in particolare dell’America Latina. Sì, perché Giovanni era “un uomo planetario”.

Ha fondato insieme a noi nel 2001 l’Osservatorio sulla Salute Globale, partecipando attivamente finché gli è stato possibile e coinvolgendoci, in Italia e in Europa, con passione. Dell’Osservatorio è sempre stato riferimento spirituale, oltre che scientifico. Per tutte e tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di riflettere e lavorare con lui, Giovanni Berlinguer ha operato senza mai dar nulla per scontato, con grande integrità intellettuale, rigore etico e impegno civile.

Per questo vogliamo esprimerti tutta la gratitudine di cui siamo capaci, Giovanni.

Il tuo protagonismo mai narcisista, la tua amicizia di lavoro e di vita, restano per noi un impareggiabile dono.

E continueremo a volerti bene; consapevoli – tutte e tutti – che ti dobbiamo molto.

Di intelligenze come la tua, oggi più che mai, c’è sconfinato bisogno.

MESSAGGI DI SALUTO A GIOVANNI BERLINGUER DA TUTTO IL MONDO

 – Messaggio di saluto di Michael Marmot

– Omaggio a Giovanni Berlinguer da Mauricio Torres-Tovar, Presidente de la Asociación Internacional de Políticas de Salud

– Da Vicente Navarro

Saluti dal Brasile, dal e Cebes al Ministero delle salute

– Da Adriano Cattaneo, Presidente Oisg

– Lo scienziato combattente – Il Manifesto

7 aprile – Giornata Mondiale della Salute – Piccola puntura, grande rischio. Causa la povertà

NTD_WHD_2014_infographicIl 7 di aprile è il giorno in cui fu istituita, nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); da allora in quella data si celebra la giornata mondiale della salute. Quest’anno  l’OMS la dedica alle malattie trasmesse da vettori.

Zanzare, mosche, zecche e diversi scarafaggi sono vettori di malattie trasmissibili anche gravi e mortali al cui rischio è ancora esposta più della metà della popolazione mondiale. Nonostante si tratti di malattie prevenibili colpiscono prevalentemente i poveri e forse per questo si investe ancora troppo poco per controllarle. Se la malaria è stata sempre al centro dell’attenzione, inclusa anche tra le “grandi” malattie infettive (richiamata esplicitamente insieme all’HIV/AIDS nel sesto obiettivo del millennio per lo sviluppo e inclusa insieme a quella e alla tubercolosi tra gli obiettivi del Fondo Globale), altre sono meno note. Per quelle si investe molto poco e per questo all’OMS se ne occupa un Dipartimento per le Malattie Tropicali Neglette, che dà la priorità al Dengue (trasmessa da una zanzara), al Morbo di Chagas (la Tripanosomiasi Americana, trasmessa da uno scarafaggio), la malattia del sonno (Tripanosomiasi Africana, trasmessa dalla mosca tsè-tsè) , la lesihmaniosi (trasmessa da un papatace), le filariasi linfatiche (trasmesse da una zanzare), l’oncocercosi (o cecità dei fiumi, trasmessa da una mosca) e la schistosomiasi (qui però a svolgere un ruolo nella trasmissione è una lumaca). Benché  l’OMS insieme a prestigiose università e centri di ricerca continui a chiamarle malattie tropicali la geografia non c’entra nulla (eventualmente il clima); sono ancora una volta le condizioni di povertà, i determinanti sociali le vere cause di quelle malattie.  Sembra invece averlo capito il TDR, un programma multilaterale ospitato dall’OMS. Benché denominato all’origine Tropical Disease Research (Ricerca sulla Malattie Tropicali), oggi pur mantenendo la “T” nell’acronimo (che però non declina più) nella sua missione indica chiaramente che si tratta della ricerca sulle: “malattie infettive della povertà”. Dunque dedichiamo questa giornata mondiale  al superamento delle ingiustizie sociali che sono la maggiore causa di quelle malattie della povertà.

Eduardo Missoni

 

Diritti Umani: OMS e diritto alla salute, quale futuro?

OISGNicoletta Dentico, presidente dell’OISG ai microfoni di Radio Vaticana

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In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, uno dei temi cruciali resta quello del diritto alla salute, sancito nella dichiarazione dell’ONU e in oltre 140 costituzioni dei singoli paesi. Eppure le disuguaglianze in materia di salute aumentano, non soltanto nei paesi del sud del mondo, ma anche in quelli industrializzati. Dati preoccupanti, che emergono dal recente quinto rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale. Qual è il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a sua volte alle prese con una delicata riforma interna? (Radio Vaticana in Diretta)

 

Il Global Burden of Disease 2010: stime, previsioni e implicazioni per la governance della salute

salute5_bassaGiorgio Tamburlini e Lorenzo Monasta

La pubblicazione dello studio sul Global Burden of Disease 2010 (GBD 2010) è stata, secondo Richard Horton, direttore della rivista Lancet, “un evento storico per il nostro giornale e, speriamo, per la sa- lute globale”.1 La presentazione dello studio è avvenuta, con grande clamore mediatico, il 15 dicembre 2012 a Londra presso la Royal So- ciety, alla presenza di oltre 500 studiosi e rappresentanti del mondo della sanità e della ricerca. Lo studio, suddiviso in sette articoli e altret- tanti commenti editoriali, con oltre duemila pagine di appendici web, è stato pubblicato in un numero speciale, triplo, del Lancet, dedicato a questo solo progetto. Anche da questo punto di vista si tratta di un evento storico. Dei risultati di questo enorme lavoro sono qui riassunti i punti salienti, ricordando che è possibile accedere all’informazione dal sito del Lancet,b e cercando soprattutto di discuterne quelle che po- trebbero essere le implicazioni per la salute globale e la sua governance….. Leggi il seguito

Scarica il ventunesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Governance ed efficienza: sfide per la gestione del sistema unico di salute in Brasile”

Anche l’OISG alla 1a conferenza nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute

conferenza decrescitaCOMUNICATO STAMPA

1a conferenza nazionale
Decrescita, Sostenibilità e Salute:
associazioni e politica a confronto

Roma, 28 ottobre 2013 Camera dei Deputati

(Roma, 29.10.2013). Ieri, lunedì 28 ottobre 2013, presso la Camera dei Deputati (aula dei gruppi parlamentari) si è tenuta dalle 9 alle ore 18, con grandi riscontri positivi la “1° Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: associazioni e politica a confronto”, organizzata dal Movimento per la Decrescita Felice, in collaborazione con i circoli territoriali MDF di Roma e dei Castelli Romani.
L’evento, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone in sala e di 500 in diretta streaming sul sito http://www.decrescitafelice.it, è stato organizzato per far sì che le principali associazioni italiane, che si occupano di temi legati alla salute/sostenibilità, potessero dialogare fra loro e con il mondo nella politica, nell’ottica di promuovere il cambiamento e la creazione di una rete collaborativa.
Hanno partecipato all’incontro esponenti di varie forze politiche: On. Filippo Fossati (PD), On. Massimo Baroni (M5S) e l’On. Serena Pellegrino (Sel).
L’incontro è stato totalmente finanziato tramite una campagna di crowdfunding che ha permesso di raccogliere 2.489 euro di donazioni.
Tutti i video degli interventi sono visibili cliccando il link http://decrescitafelice.it/2013/10/decrescita-sostenibilita-e-salute-diretta-streaming/

Le associazioni, realtà e movimenti, che hanno aderito e partecipato alla giornata al fine di un confronto con il mondo della politica, hanno messo in evidenza plurime criticità inerenti la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo nell’ambito della salute.
Jean-Louis Aillon, vice-presidente del Movimento per la Decrescita Felice e principale organizzatore dell’evento, ha riportato che nel corso della conferenza “Si è discusso dell’importanza, nell’ottica della promozione della salute, della tutela dell’ambiente di vita e di lavoro, della promozione di maggiore equità (determinanti socio-economici di salute), della produzione e dell’utilizzo di cibo salutare, dell’appropriatezza delle cure, della demedicalizzazione della salute, di una maggiore indipendenza dal mercato dei farmaci e dei dispositivi medici, della libertà dal conflitto di interessi, delle medicine non convenzionali e dell’importanza della partecipazione dei cittadini nelle scelte inerenti la salute.”

Per far fronte a tali sfide è stato deciso di sviluppare forme di collaborazione fra le varie realtà, allo scopo di avviare la costruzione di una rete volta alla creazione di sinergie e di iniziative condivise, nonché un percorso di discussione e riflessione sulle tematiche inerenti la sostenibilità e la salute.

Movimento per la Decrescita Felice
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Centro Salute Internazionale, Università di Bologna
People’s Health Movement
Medicina democratica
Slow Food Italia
Osservatorio italiano sulla Salute Globale
Associazione Frantz Fanon
Giù le mani dai bambini
No Grazie pago io
Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus-Ente Morale
Psichiatria Democratica
Slow medicine
Andria