HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

L’OMS lancia l’allarme: diffusi e in aumento gli abusi agli anziani

15 Giugno 2017 – Oggi è la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sugli abusi agli anziani.

In un mondo che continua ad invecchiare, circa 1 anziano su 6 sperimenta una qualche forma di abuso, cifra in crescita rispetto a quanto stimato e previsto in precedenza.

In un nuovo studio, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato su The Lancet Global Health, è emerso che quasi il 16% degli over 60 anni sono soggetti ad abusi psicologici (11,6%), abusi finanziari (6,8%), stato di abbandono (4,2%), abuso fisico (2,6%) o abuso sessuale (0,9%). La ricerca raccoglie i dati da 52 studi di 28 Paesi, di cui 12 sono Paesi a basso e medio reddito.

“L’abuso di persone anziane è in aumento, questo ha gravi costi individuali e sociali per i 141 milioni di anziani in tutto il mondo”, afferma Alana Officer, consulente di salute dell’OMS. “Dobbiamo fare molto di più per prevenire e rispondere all’aumento delle diverse forme di abuso”, che hanno un impatto sulla salute e il benessere dell’anziano. Sottolineando che “Nonostante la frequenza e le gravi conseguenze sanitarie, l’abuso degli anziani rimane uno dei tipi di violenza meno studiati ed affrontati nelle indagini e nei piani nazionali”.

Vi è quindi la necessità di informare e sensibilizzare su questo argomento, considerato finora un tabù.

Secondo le stime, entro il 2050, nel mondo il numero di persone ultra 60enni raddoppierà, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, raggiungendo i 2 miliardi. Se la percentuale di anziani vittima di abusi rimanesse costante, il numero di persone interessate aumenterà rapidamente a causa dell’invecchiamento della popolazione, crescendo a 320 milioni di vittime entro il 2050.

Il Dr Etienne Krug, direttore del Dipartimento di gestione delle malattie non comunicabili, disabilità, violenza e prevenzione delle lesioni dell’OMS dichiara che “i governi devono proteggere tutte le persone dalla violenza. Dobbiamo lavorare per mettere in evidenza questa sfida sociale e per attuare le necessarie misure preventive”.

In questi termini, nel maggio del 2016 – durante l’Assemblea Mondiale della Sanità – i ministri della sanità hanno promosso il piano d’azione dell’OMS per l’Invecchiamento e la Salute.

La strategia comprende il miglioramento degli studi epidemiologici, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, dove i dati sono ancora scarsi e lo sviluppo di azioni preventive per rispondere efficacemente a questa tematica.

di B.A.

Un terzo della popolazione mondiale è in sovrappeso e gli USA guidano le classifiche

Il 12 giugno è stato pubblicato dal New England Journal of Medicine lo studio che ha analizzato l’andamento del sovrappeso e dell’obesità in 195 paesi durante gli ultimi 25 anni.

Lo studio ha rilevato come tra il 1980 e il 2015 i tassi di obesità siano raddoppiati in 73 paesi, tra cui la Turchia, il Venezuela e il Bhutan.

Più di 2 miliardi di adulti e bambini nel mondo – l’equivalente di un terzo della popolazione globale – sono in sovrappeso o obesi e soffrono di problemi di salute correlati.

Gli Stati Uniti hanno la più grande percentuale (13%) di bambini e giovani adulti obesi, mentre l’Egitto guida la classifica dell’obesità adulta con quasi il 35%.

Un numero crescente di decessi a livello mondiale è legato al sovrappeso e alle malattie cardiovascolari ad esso associate. Il tasso di mortalità pro capite è aumentato del 28% dal 1990 e il 40% di decessi si sono osservati tra i soggetti in sovrappeso.

I livelli di obesità sono aumentati in tutti i paesi, indipendentemente dal loro livello di reddito, il che significa che non dipende semplicemente dalla ricchezza. Le modifiche nell’ambiente alimentare, nei sistemi alimentari, ma anche nella ridotta attività fisica, associata all’aumento dell’urbanizzazione sono motori importanti di questa “pandemia”.

“Bisogna controllare l’obesità e le sue conseguenze a livello globale, aiutando le persone obese a perdere peso”, afferma Goodarz Danaei, professore di Salute Globale alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, che ribadisce anche la necessità di intervenire con investimenti sia nella ricerca che nella sanità pubblica.

di B.A.

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1614362#t=article

Le NCDs un potpourri di malattie che potrebbero cambiare nome

14 Giugno – ieri è stato pubblicato su The Lancet Global Health un articolo di L. Allen e A. Feigl che propone di rinominare le malattie non trasmissibili (NCDs).

In molti sostengono che contrassegnare le differenti patologie a carattere non contagioso nello stesso gruppo denominato “malattie non trasmissibili” determina confusione, allontanando gli sforzi atti a far prendere coscienza e sviluppare interventi efficaci.

A tal riguardo, è emerso globalmente come la terminologia di “malattie non trasmissibili” sia vista come impropria e fuorviante, definendola infatti come una “prolissa non definizione” che indica solo ciò che questo gruppo di malattie non include e per questo sono state avanzate richieste per rinominarle.

Le NCDs – che includono cancro, diabete, malattie polmonari croniche ostruttive, malattie cardiovascolari e malattie mentali – sono la principale causa di morte nel mondo e affliggono sproporzionatamente i paesi in via di sviluppo. Le NCDs sono costate all’economia globale 47000 miliardi di dollari negli ultimi due decenni e continuano ad indurre milioni di persone alla povertà. Inoltre, nei paesi in via di sviluppo gli interventi e gli investimenti della sanità nazionale in tale ambito sono insufficienti e questo mina i progressi verso l’assistenza sanitaria universale e il miglioramento del capitale umano. In questi termini le NCDs condividono tutte le questioni di giustizia ideologica e sociale dell’HIV, causano 30 volte più decessi, ma ricevono finanziamenti 17 volte inferiori.

I bassi livelli di attenzione nazionale e internazionale per le NCDs, in termini di piani d’azione e finanziamenti potrebbero essere in parte imputabili all’inquadramento di queste malattie. Dopotutto, chiamandole malattie non trasmesse potrebbero indurre a considerarle come un non problema.

Rinominare le NCDs non è una questione di pedanteria, ma un mezzo importante per consolidare il crescente sostegno a queste condizioni, per rilanciare il dibattito sugli interventi che hanno le migliori possibilità di ridurre la loro incidenza. In tal senso, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) hanno accresciuto l’importanza delle malattie non trasmissibili nell’Agenda globale e nei prossimi mesi la comunità sanitaria internazionale sceglierà indicatori appropriati per l’obiettivo. Se questa lunga discussione di ridenominazione venisse affrontata in modo completo, si potrebbe portare avanti un effettivo e regolare progresso in materia.

Anche se si è certi che il nome NCDs deve essere cambiato, ancora non si ha un’alternativa convincente. Le nuove denominazioni suggerite variano da “malattie a lungo termine” a “malattie insidiose” abbreviate con IKDs – dall’inglese Insidious Killer Diseases. Altro nome proposto è “Condizioni Socialmente Trasmesse”, andando a sottolineare il peso che assumono i determinanti sociali su questo gruppo di patologie e mettendo in evidenza la loro parziale o totale trasmissibilità.

Nel complesso, questo processo consultivo globale dovrebbe includere non solo la presentazione di nuovi nomi, ma anche una discussione sostanziale sulle specifiche malattie. La nuova classificazione potrebbe essere adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020, dopo la scadenza del Piano d’Azione Globale per le NCDs.

Questa iniziativa potenzierà l’innovazione, l’azione multisettoriale e il finanziamento di queste condizioni che causano 38 milioni di morti ogni anno.

 

di B.A.

http://thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(17)30001-3/fulltext

Giornata Mondiale dell’Ambiente – USCITE, CONNETTETEVI CON IL MONDO

6 Giugno 2017 – Si è svolta ieri la Giornata Mondiale dell’Ambiente “Collegare le persone alla natura”, volta a mettere in evidenza i benefici per la salute fisica e mentale in relazione al contatto con la natura.

“Questo è il nostro ambiente, è la chiave di volta per un futuro sostenibile. Senza un ambiente sano non possiamo eliminare la povertà o costruire prosperità “, ha affermato il segretario generale António Guterres in un video messaggio per questa giornata.

Indicando la terra, gli oceani d’acqua, le foreste e l’aria che respiriamo, il capo delle Nazioni Unite ha ribadito che “ognuno ha un ruolo da svolgere per proteggere la nostra sola casa, come utilizzare meno materie plastiche, guidare meno e sprecare meno cibo.”

“Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente – e ogni giorno – riconnettiamoci alla natura”, ha concluso.

L’edizione 2017, inoltre, coincide con l’apertura alla sede dell’ONU a New York della Conferenza Oceano, la prima riunione mondiale di alto livello sulla conservazione e l’uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile.

“Tutta la nostra vita moderna, con i suoi grattacieli e gli smartphone, sta su un delicato fondamento di sistemi naturali”, ha dichiarato il capo dell’ambiente dell’ONU Erik Solheim nelle osservazioni del giorno. “Oggi queste fondamenta si scuotono, minacciate dai cambiamenti climatici creati dagli uomini, dalla deforestazione e dalle estinzioni. Nessuna quantità di tecnologia avanzata ci farà risparmiare se distruggiamo e contaminiamo la nostra vita naturale “.

Migliaia di persone che vivono in zone rurali trascorrono ogni giorno lavorativo “legato alla natura” e apprezzano la loro dipendenza dalle risorse idriche naturali e come la natura supporta il proprio sostentamento sotto forma di terreno fertile. Sono tra i primi a soffrire quando gli ecosistemi sono minacciati, sia dall’inquinamento, dal cambiamento climatico o dall’eccessivo sfruttamento.

“Connettiamoci con la natura intorno a noi che dà bellezza, significato e armonia alle vite che conduciamo”, ha affermato Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO.

di B.F.

In Yemen è in corso un’epidemia di Colera senza precedenti

31 Maggio 2017- In un paese esanime dopo due anni di conflitto, in cui le strutture sanitarie sono state distrutte, il Fondo per le Nazioni Unite per i Bambini (UNICEF) sta aumentando gli interventi di risposta, ma ha avvertito che “il tempo sta per scadere”.

“Ogni giorno, in Yemen, sempre più bambini muoiono per cause prevenibili come la malnutrizione e l’infezione da colera”, ha dichiarato Geert Cappelaere, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.
Legata all’accesso insufficiente all’acqua sicura e alla sanità adeguata, l’impatto dell’epidemia può essere ancora più drammatico in aree in cui le infrastrutture sanitarie sono state distrutte. Il conflitto ha causato il totale crollo dei servizi sanitari, solo il 45% delle infrastrutture del paese è funzionante, ma vulnerabile alle gravi carenze di medicinali, attrezzature e personale. Un ulteriore fattore di rischio è il sovraffollamento, conseguente lo spostamento massiccio di comunità sfollate in ricerca di riparo.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, nel paese sono stati segnalati più di 65.000 casi sospetti, di cui circa 10.000 sono stati segnalati solo nelle ultime 72 ore.
Il numero dei casi è destinato ad aumentare.

Per trattare più di 50.000 persone, l’UNICEF sta inviando tre aeromobili che trasportano materiale di salvataggio, tra cui medicinali, sali di reidratazione orale (ORS) e liquidi per la reidratazione endovenosa. Inoltre, è attivo in programmi di fornitura d’acqua potabile clorata.

“Per controllare l’epidemia, non basta semplicemente trattare coloro che raggiungono le strutture mediche. Dobbiamo affrontare la fonte della malattia, migliorando l’accesso all’acqua pulita e la sanità” ha affermato Ghassan Abou Chaar di MSF in Yemen.

di B.F.

WHA 70: Nuovo piano di azione globale contro la demenza

Ginevra, 30 Maggio 2017 – ieri l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato il nuovo piano di azione globale contro la demenza 2017 – 2025, con l’impegno di sviluppare strategie nazionali ambiziose e piani di attuazione.

Il piano globale ha lo scopo di migliorare la vita delle persone affette da demenza, delle loro famiglie e dei loro caregiver, riducendo l’impatto di questa patologia a livello di comunità e paese. Le aree d’azione includono: diagnosi, trattamento e supporto, ricerca e tecnologie innovative e sviluppo di ambienti di supporto per chi si prende cura delle persone affette. I delegati hanno riconosciuto l’importanza dell’Osservatorio Globale sulla Demenza come sistema per monitorare i progressi sia nei vari paesi sia a livello globale, mettendo in evidenza la necessità di un approccio integrato socio-sanitario.
E’ stata inoltre sottolineata l’importanza di assicurare i diritti umani delle persone affette da demenza, aspetto da tenere in considerazione sia durante lo sviluppo di strategie nazionali, sia durante la loro implementazione.

Nel mondo, circa 47 milioni di persone sono affette da demenza, con circa 9.9 milioni di nuovi casi ogni anno. Circa il 60% delle persone con demenza vive in paesi a basso e medio reddito.

di L.d.M.

G7 di Taormina: cambiamenti climatici e salute delle donne e degli adolescenti al centro dei dibattiti

28 Maggio 2017 – ha avuto luogo nei giorni scorsi, 26-27 Maggio, il G7 di Taormina. I leader si sono riuniti per determinare, in uno spirito di cooperazione, le sfide globali da affrontare, ponendosi l’obiettivo di coordinare gli sforzi verso la promozione di un ordine internazionale basato sullo sviluppo sostenibile.

Tra le tematiche trattate il cambiamento climatico riviste un ruolo importante. In questo ambito i Paesi si impegnano a rafforzare la sicurezza energetica collettiva e ad assicurare mercati globali aperti, trasparenti e sicuri per le risorse energetiche e per le tecnologie. In questo contesto sono tutti d’accordo sull’importanza di sostenere i paesi in via di sviluppo. Il Canada, la Francia, la Germania, l’Italia, il Giappone e il Regno Unito, insieme ai presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea, hanno ribadito il loro impegno ad applicare rapidamente l’Accordo di Parigi. Emerge invece il cambiamento di rotta degli Stati Uniti che, trovandosi in una fase di revisione delle proprie politiche sul cambiamento climatico, non aderiscono al consenso su questi temi.

In ambito di salute c’è l’impegno a promuovere la sicurezza sanitaria globale e a perseguire politiche che favoriscano il benessere fisico e psichico, fondamentale per ottenere maggiori benefici economici e sociali.

Si è inoltre parlato dell’importanza di investire sulla salute delle donne e degli adolescenti, dell’impatto dei fattori ambientali sulla salute umana e dell’impegno a rafforzare i sistemi sanitari nell’elaborazione di una risposta tempestiva, efficace e coordinata alle emergenze sanitarie e alle sfide a lungo termine.

Queste tematiche verranno trattate dai Ministri della Sanità durante il G7 di Milano del 5-6 novembre.

di B.A.

WHA70 – Salute e ambiente: come prevenire 12.6 milioni di morti l’anno?

Ginevra, 26 Maggio 2017 – si è tenuta oggi la riunione tecnica “Ereditando un mondo sostenibile” sulla Salute e sull’Ambiente.

Il Direttore Generale Margaret Chan apre l’evento dichiarando: “il mondo sta perdendo la capacità di sostenere la salute del pianeta”. “La specie umana è la più colpita dai cambiamenti climatici”, sottolineando quanto sia importante uno sforzo collettivo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).

Si è parlato della possibilità di prevenire 12.6 milioni di morti l’anno, circa il 23% delle morti globali, costruendo delle società attente alla salute ambientale. L’impatto del cambiamento climatico e dell’inquinamento sulla salute globale è notevole, considerando che l’inquinamento atmosferico concorre alla morte di 6.5 milioni di persone.

Moderatrici della riunione sono state la Dr.ssa Flavia Bustreo, Assistente Direttore Generale dell’OMS, e la Dott.ssa Maria Neira, direttore del Dipartimento di Ambiente e Determinanti Sociali.

 

 

 

OMS. Statistiche sulla Salute Mondiale 2017: l’analisi del panorama sulla salute globale e il progresso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

17 maggio 2017 – l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblica il rapporto annuale Statistiche sulla Salute Mondiale 2017.

Il rapporto mostra il panorama della salute globale, analizzando i dati relativi alla salute in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dei 194 stati membri dell’OMS.

Vengono evidenziati i miglioramenti effettuati per raccogliere statistiche e monitorare il progresso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Mentre nel 2005 solo un terzo dei morti veniva registrato inserendo la causa che aveva portato al decesso, nel 2015, dei 56 milioni di morti totali, 27 milioni sono stati registrati con questa modalità.

Molti paesi, tra cui la Cina, la Turchia e l’Iran, hanno compiuto notevoli passi avanti per migliorare le metodiche di registrazione e di raccolta dati, con un incremento delle registrazioni dei decessi inserendo informazioni dettagliate sulle cause di morte passando dal 5% del 1999 al 90% del 2015.

Si è quindi capita l’utilità di raccogliere informazioni complete e dettagliate per monitorare le tendenze della salute pubblica, per pianificare e per valutare l’efficacia delle politiche di prevenzione attuate.

“Se i paesi non fossero a conoscenza delle malattie e della causa di morte della popolazione, sarebbe molto più difficile sapere dove agire”, sottolinea la Dr Marie-Paule Kieny, direttore generale dell’OMS per i sistemi sanitari e l’innovazione. “L’OMS sta lavorando con i paesi per rafforzare i sistemi di informazione sanitaria e consentire loro di progredire verso gli OSS”.

Il rapporto include anche nuovi dati sul progresso verso la copertura sanitaria universale, uno dei principali traguardi dell’OSS 3 (salute), mostrando un miglioramento a livello globale a partire dal 2000.

Ad esempio la copertura per il trattamento dell’HIV o delle zanzariere per prevenire la malaria è aumentata notevolmente. Sono stati riscontrati incrementi anche dell’accesso alle cure prenatali, mentre nota dolente rimane l’immunizzazione dei bambini, che è rallentata tra il 2010 e il 2015.

In questo ambito, risalta il dato dell’Italia, dove nel 2015 la copertura vaccinale per difterite, tetano e pertosse (DTP3), tra i bambini di un anno di età, è del 93%. Percentuale inferiore persino a quella di paesi come la Tanzania, la Bolivia, il Marocco e la Cina che hanno una copertura vaccinale del 98-99%.

In relazione alla copertura sanitaria universale, il Rapporto  analizza anche il costo dell’accesso ai servizi. I dati più recenti provenienti da 117 paesi indicano che in media il 9,3% delle persone spende oltre il 10% del loro bilancio familiare per l’assistenza sanitaria, livello di spesa che potrebbe mettere in pericolo una famiglia in difficoltà economiche.

Approfondendo L’OSS 3 – assicurare una vita in salute e promuovere il benessere per tutti a tutte le età – emerge:

  • per l’Obiettivo 3.1 – ridurre la mortalità materna a meno di 70 per 100.000 nati vivi entro il 2030 – bisognerà ridurre il tasso di mortalità materna da 216 per 100 000 nati vivi del 2015 a meno di 70 per 100 000 entro il 2030, il che significa ridurre di circa ¾ il tasso medio annuo;
  • per l’Obiettivo 3.2 – eliminare le morti neonatali prevenibili e ridurre la mortalità neonatale a meno di 12 per 1000 nati vivi, con una mortalità inferiore a 25 per 1000 nati vivi – si sono raggiunti buoni risultati. Nel 2015, il tasso di mortalità neonatale e il tasso di mortalità sotto i cinque anni, globalmente, sono diminuiti dal 2000 del 37% e del 44% rispettivamente.
  • Anche i dati relativi all’Obiettivo 3.3 – porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali neglette; combattere l’epatite, le malattie trasmesse dalla scarsa igiene e altre malattie trasmissibili – sono migliorati. Infatti, le persone infette da HIV nel 2015, sono state circa 2,1 milioni, 35% in meno rispetto al 2000. Nel 2015, globalmente, sono stati registrati circa 212 milioni di casi di malaria. Circa il 60% della popolazione a rischio ha avuto accesso a zanzariere trattate con insetticidi, contro il 34% nel 2010.
  • L’Obiettivo 3.4 – ridurre di un terzo la morte prematura per malattie non trasmissibili, attraverso la prevenzione e il trattamento, e promuovere la salute mentale e il benessere –è diminuita del 17% rispetto al 2000. La probabilità di morire di diabete, cancro, malattie cardiovascolari e malattie polmonari croniche tra i 30 e i 70 anni è ad oggi del 19%. Tuttavia, il numero totale di decessi da malattie non trasmissibili sta aumentando a causa della crescita e dell’invecchiamento della popolazione.
  • L’Obiettivo 3.6 – entro il 2020, dimezzare il numero di morti e lesioni da incidenti stradali – ha visto invece un’inversione di rotta, con circa 1,25 milioni di morti per incidenti stradali nel 2013 e un incremento del 13% rispetto al 2000.
  • Per l’Obiettivo 3.8 – raggiungere la copertura sanitaria universale, inclusa la protezione dei rischi finanziari, l’accesso ai servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità e l’accesso a tutti i medicinali essenziali e ai vaccini sicuri, efficaci, di qualità e accessibili – si è assistito ad un incremento nella diagnosi e trattamento delle persone affette da tubercolosi passando dal 23% del 2000 al 49% del 2015. Inoltre, l’86% dei bambini riceve tre dosi di vaccino contro la difterite-tetano-pertosse, rispetto al 72% nel 2000.

Analizzando altri Obiettivi correlati alla salute, si evince che:

  • OSS 2.2 – entro il 2030, porre fine a tutte le forme di malnutrizione, compreso il raggiungimento, entro il 2025, degli obiettivi stabiliti a livello internazionale in materia di malnutrizione nei bambini di età inferiore a 5 anni e affrontare le esigenze nutrizionali delle adolescenti, delle donne in gravidanza, in allattamento e delle persone anziane – Il 22,9% dei bambini al di sotto dei 5 anni è malnutrito, percentuale che varia in base alla regione geografica, dal 6,1% nella regione europea al 33,8% nella regione del Sud-Est asiatico. Il 6,0% dei bambini sotto i 5 anni è in sovrappeso, 4,1% nella regione africana al 12,8% nella regione europea.
  • OSS 16.1 – ridurre in modo significativo ogni forma di violenza e tassi di mortalità ad essa correlati – Nel 2015 sono stati stimati 468.000 omicidi, che vanno da 1,7 per 100 000 nella regione del Pacifico occidentale a 18,6 per 100 000 nella regione delle Americhe.
  • OSS 17.19 – basarsi su iniziative esistenti per sviluppare misure di progresso sullo sviluppo sostenibile che integrino il prodotto interno lordo e sostengano la creazione di capacità statistiche nei paesi in via di sviluppo -Nel 2015, il 48% delle morti sono state registrate identificando la causa di morte; questo con una variabilità del 5% dei decessi nella regione africana e del 95% nella regione europea.

Rimane la necessità di incentivare la raccolta regolare di dati di alta qualità per continuare a monitorare gli indicatori OSS correlati alla salute e per poter agire efficacemente sul raggiungimento degli obiettivi.

di B.A.