Studio su The Lancet quantifica l’aumento della spesa sanitaria globale nei prossimi vent’anni, con notevoli differenze tra i Paesi

Secondo l’analisi dei due studi pubblicati online il 19 aprile 2017 su The Lancet la spesa per l’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi due decenni, ma i tassi di aumento e le fonti di spesa differiranno notevolmente.

Nelle pubblicazioni, condotte dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, si stima che se le tendenze attuali fossero confermate le spese complessive aumenterebbero da 9200 miliardi di dollari del 2014 a 24500 miliardi di dollari nel 2040, includendo la spesa sanitaria pubblica, la spesa privata – sia le spese non rimborsabili che quelle anticipate, come le assicurazioni – e l’assistenza allo sviluppo per la salute.

Le percentuali di spesa rispetto al prodotto interno lordo nazionale (PIL) pro capite oscillano notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che raggiungeranno livelli simili di PIL nel 2040, probabilmente investiranno importi significativamente diversi sulla salute, si stima il 18,5% per gli Stati Uniti e solo il 4,7% per gli EAU.

Lo studio “L’evoluzione e le tendenze del finanziamento sanitario globale, 1995-2014″ analizza le tendenze globali del finanziamento sanitario ed esamina la provenienza dei fondi, i servizi acquistati, l’assistenza allo sviluppo per la salute e come questa cambia con lo sviluppo economico de Paesi destinatari, identificando anche i paesi che si discostano dalle tendenze. L’altro studio “La spesa futura e potenziale sulla salute, 2015-2040” esamina invece come nonostante la spesa sanitaria tenda ad aumentare con lo sviluppo economico, esistano enormi diversità tra i sistemi di finanziamento sanitario. Vengono effettuate allora delle stime di spesa futura che possano essere utili per i responsabili politici e per i pianificatori e che possano identificare le lacune finanziarie confrontando la spesa futura attesa con la spesa futura potenziale.

“Il nostro studio dimostra che è probabile che la spesa sanitaria cresca rapidamente nei paesi ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito, dove sarebbe più necessario, si prevede una crescita relativamente lenta”, ha affermato il dottor Joseph Dieleman, assistente professore presso IHME e l’autore principale degli studi.

Inoltre, rileva che l’assistenza internazionale per i servizi sanitari, che puntava al raggiungimento di 37,6 miliardi di dollari nel 2016, cresce lentamente dal 2010.

“L’assistenza allo sviluppo per la salute non è più un ammortizzatore in espansione per i bilanci sanitari dei paesi a basso reddito”, ha dichiarato il dottor Christopher Murray, direttore dell’IHME. “Dopo un decennio di impressionante espansione a livello mondiale, la crescita dei finanziamenti è rimasta stagnante”.

Il dottor Murray osserva che dal 2000 al 2010 la spesa per l’assistenza allo sviluppo per la salute è cresciuta dell’11,4% annualmente, ma dal 2010 è aumentata solo dell’1,8% l’anno; in particolare segnala la diminuzione dei finanziamenti per l’HIV/AIDS, che da molti anni assorbe la maggioranza degli investimenti.

È preoccupante inoltre l’aumento del pagamento diretto da parte dei pazienti delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei Paesi che stanno divenendo a reddito medio. In questi la riduzione degli aiuti per lo sviluppo da parte dei Paesi donatori sta determinando, in molti casi, l’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con la conseguente difficoltà di accesso alle cure per le parti più povere della società.

“È fondamentale identificare, capire e gestire questo problema”, ha dichiarato il dottor Murray. “Più del 70% dei poveri del mondo vive in paesi a reddito medio e proprio i paesi a reddito medio sono quelli la cui spesa sanitaria è finanziata maggiormente dal pagamento diretto delle prestazioni da parte dei pazienti (spesa out of pocket)”.

Sembrerebbe dunque che nei paesi a basso reddito e in quelli a reddito medio-basso la spesa aumenterà minimamente in termini assoluti basandosi fortemente sulla spesa out of pocket e sull’assistenza allo sviluppo. Nonostante un cambiamento di direzione politica possa portare ad un incremento della spesa sanitaria nei paesi più poveri, per quei Paesi, il sostegno internazionale rimarrebbe quindi indispensabile.

http://www.healthdata.org/news-release/widely-disparate-spending-health-forecast-through-2040

di Benedetta Armocida

 

7 fatti sorprendenti e preoccupanti per la salute globale

Esperti e specialisti di salute globale si sono riuniti lo scorso weekend a Washington D.C. per la conferenza annuale Consortium of Universities for Global Health.

La conferenza, che ha analizzato diverse tematiche di salute globale, è stata un momento di importante condivisione di conoscenze, dati epidemiologici e notizie. Tra questi “7 fatti sorprendenti e preoccupanti” sono stati messi in evidenza da Brian W. Simpson e Dayna Kerecman Myers su Global Health NOW:

  1. Le malattie infettive rimangono le grandi killers: sono infatti responsabili di quasi 9 milioni di morti l’anno, il 16% dei circa 56 milioni di decessi totali nel mondo in un anno.
  2. Le lesioni e la violenza sono cause importanti ma neglette di morte; causano 5 milioni di morti l’anno.
  3. Le malattie cardiache, il cui tasso di mortalità negli Stati Uniti si è ridotto del 70% dalla metà del XX secolo, grazie alla migliore conoscenza dei fattori di rischio e alle campagne di prevenzione, sono invece in aumento nei paesi in via di sviluppo. Come stimato in un report della Columbia University infatti, tra il 1990 e il 2020, ci si aspetta in questi paesi un incremento delle patologie coronariche del 120% nelle donne e del 137% negli uomini.
  4. La salute globale è un mondo maschile. Nei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), solo il 28% dei funzionari ai vertici delle istituzioni sanitarie sono donne.
  5. Il cambiamento climatico sta assumendo un ruolo importante sulla salute. Con l’innalzamento della temperatura del mare, ad esempio, il vibrione del colera, tradizionalmente diffuso solo in climi caldi, è ormai capace di proliferare e vivere nei molluschi in Alaska e causare infezioni delle ferite tra i pescatori.
  6. Il tasso di violenza coniugale è preoccupante. L’OMS informa che a livello globale il 35.6% delle donne è stata vittima di violenza fisica o sessuale. In Mozambico si tratta di più della metà delle donne, dice Ana Baptista, che lavora per la Johns Hopkins Program for International Education in Gynecology and Obstetrics.
  7. La storia dimostra che non è mai facile fare pronostici e quandanche il problema appaia impossibile da risolvere si può spesso trovare una soluzione. È l’opinione di Bruce Friedrich, direttore del The Good Food Istitute, che per sostenere il concetto spiega come nel tardo XIX secolo a New York ogni mese si accumulavano 50,000 tonnellate di letame di cavallo sulle strade. Le strade erano invase da mosche, erano congeste e presentavano un elevato rischio di incidenti. Allora gli esperti consideravano questo problema impossibile da risolvere, poi però Henry Ford ha introdotto l’automobile, relegando le carrozze trainate da cavalli ad attrazione turistica.

 

https://www.globalhealthnow.org/2017-04/cugh2017

di Benedetta Armocida

 

OMS: I governi non si facciano intimidire dalle case farmaceutiche

pills-drugs-perscription-healthcare-health-doctors-sick-medicineE’ la storia che si ripete, come spesso succede. La tensione astiosa tra diritto alla salute e regole del commercio che ha assunto i contorni di una guerra. Di una guerra senza tregua.

Correva l’anno 2000 quando la comunità internazionale riunita a Ginevra nella sala del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la stessa in cui questa settimana è convocata una porzione non irrilevante di paesi, prendeva posizione a sostegno del Sudafrica di Nelson Mandela. Una brutta storia.  139 case farmaceutiche si erano associate in un micidiale cartello per sfidare il governo sudafricano impugnando in tribunale il Medicines Act  del 1997, ovvero la legge con cui il Sudafrica – in quel momento la nazione al mondo più colpita dall’HIV/AIDS e dalla tubercolosi – intendeva assicurare maggiore accesso per i pazienti alle terapie salvavita, e controllare così gli effetti dirompenti le sue emergenze sanitarie.  Lo faceva con una legge che, pionieristicamente, dava piena attuazione a tutte le clausole di salvaguardia adottate solo due anni prima in seno all’Organizzazione del Commercio, con l’accordo TRIPS sulla proprietà intellettuale, a parziale difesa di alcuni fondamentali diritti umani, salute inclusa. Il costo di una terapia antiretrovirale, nel 2000, era di oltre 10.000 dollari all’anno per paziente.  A partire da quella prima vicenda di scontro fra profitto e diritto alla salute, il movimento globale per l’accesso ai farmaci essenziali prese il via, nel 1999. Solo alla fine del 2001 il cartello delle industrie, sotto pressione da parte della Corte Suprema sudafricana, decisero di ritirarsi dall’azione legale. Fu quello, anche, l’inizio della guerra fra i portatori degli interessi collettivi – professionisti della salute, associazioni nazionali, gruppi di pazienti, organizzazioni non governative – e i titolari d’interessi commerciali.

Quindici anni sono passati, e ci risiamo. Nel settembre 2013, il ministero del commercio sudafricano ha aperto una consultazione pubblica su un disegno di legge  contenente nuove norme in materia di proprietà intellettuale (i brevetti). La nuova proposta legislativa include una ampia gamma di clausole compatibili con il quadro normativo internazionale (accordo TRIPs) volte ad evitare quello che in termini tecnici va sotto il nome di frivolous patenting, cioè la brevettazione di processi o prodotti che innovativi non sono: l’introduzione della possibilità di impugnare una applicazione brevettuale prima o dopo il suo esame (pre-grant e post-grant patent opposition); alti standard di brevettabilità per premiare l’innovazione ed limitare il prolungamento dei lunghi monopoli brevettuali (evergreening); limitazione del brevetto ad un massimo di 20 anni, senza eccezione; no all’esclusività dei dati clinici; la semplificazione dei meccanismi di importazione parallela e licenza obbligatoria previsti dai TRIPs; un meccanismo di cautela per scongiurare il coinvolgimento del Sudafrica in qualunque accordo commerciale e sugli investimenti bilaterale che limiti il ricorso alle norme di flessibilità contenute nei trattati multilaterali (la UE preme per un accordo bilaterale con Angola, Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Swaziland e Sudafrica, come Southern African Development Community).

L’industria farmaceutica non si è fatta attendere, con una strategia di deragliamento del piano di governo che il ministro della salute sudafricano, Aaron Motsoaledi, non ha esitato a qualificare “genocidio”, “cospirazione di magnitudine satanica”. I primi dettagli sono emersi dalla stampa sudafricana, l’autorevole Mail and Guardian, il 17 gennaio. A questi si sono aggiunti i dettagli di un documento fatto pervenire a Knoweledge Ecology International (KEI), ad oggi di dominio pubblico, in cui si descrive come la farmindustria sudafricana (Innovative Pharmaceutical Association of South Africa, IPASA) e l’omologa associazione americana PhRAMA (Pharmaceutical Researchers & Manufacturers of America) abbiano commissionato ad un’agenzia di consulenza “di alto calibro” con sede negli Stati Uniti, la Public Affairs Engagement (PAE) il compito di sovvertire il percorso del disegno di legge.  Il piano consiste in un investimento di 600.000 dollari (ripartiti fra farmaceutiche americane e sudafricane) destinati a una campagna volta a “mobilitare le voci nazionali ed internazionali” in un unico messaggio: la riforma della proprietà intellettuale è una svolta pericolosa per la più grande economia dell’Africa. L’iniziativa spauracchio, breve ed “energica”, è stata congegnata nel solco della campagna politica per le elezioni in Sudafrica, con l’intento appunto di ritardare l’approvazione del disegno di legge almeno fino a dopo il voto, previsto a maggio. Nell’analizzare i contenuti della corrispondenza fra IPASA e PhRMA, il prof. Brook Baker della associazione americana Health GAP, ha confermato che sotto l’accattivante titolo di “Forward South Africa”, la campagna pilotata oltre oceano da un ex funzionario del governo americano, uomini dell’imprenditoria e del mondo accademico, garantiva un rigoroso scrutinio di tutte le attività di ricerca e di comunicazione sull’argomento della riforma sudafricana.

La vicenda ha suscitato non poca fibrillazione nella comunità delle ONG, ed è scoppiata giovedì pomeriggio nel consiglio esecutivo dell’OMS, in margine al dibattito sull’accesso ai farmaci. Prendendo la parola, la direttora del Ministero della Salute Precious Matsoso, ex coordinatrice del dipartimento OMS-Salute Pubblica, Innovazione e Proprietà Intellettuale (PHI), ha ricordato non senza emozione gli attacchi senza scrupoli di Big Pharma negli anni passati, in un Sudafrica devastato dalla co-infezione HIV e tubercolosi. Spiegando le ragioni di questa riforma, che si ispira ai modelli di Stati Uniti, Europa, Brasile e India, Matsoso ha contestato che “la nuova politica sui brevetti intende modernizzare il Sudafrica e allineare il paese alle norme internazionali, fissando un esempio per  gli altri paesi africani impegnati nella riforma del regime brevettuale”. Si tratta appunto di promuovere la salute pubblica e nel contempo premiare l’innovatività delle imprese sudafricane. “Il Sudafrica brevetta ciecamente senza esaminare la qualità dei prodotti industriali, e somministra più brevetti nel campo farmaceutico di Stati Uniti e Europa; per questo i farmaci generici non sono disponibili nel mio paese (se non contro l’HIV/Aids). Per il farmaco antitumorale Imatinib, il Sudafrica paga 35 volte di più degli altri paesi, in cui la concorrenza dei farmaci equivalenti è un dato di mercato acquisito”.

Alle sue parole è seguito un lungo applauso, ma in plenaria solo i paesi del sud hanno sostenuto Pretoria apertamente, pronti ad appoggiare iniziative contro l’indebita influenza del settore privato nelle politiche di un governo sovrano. Margaret Chan, che non ha voluto prendere posizione contro Big Pharma apertamente, si è limitata al generico commento che “nessun governo dovrebbe essere intimidito dai portatori di interessi per il fatto di fare la cosa giusta in salute” .

Un silenzio rumoroso, invece, dai paesi industrializzati.  Dopo anni di dibattiti, iniziative, dichiarazioni, la storia non si ripete soltanto. Marcia a ritroso.

Nicoletta Dentico

Presidente Osservatorio sulla Salute Globale

Le riforme dei sistemi sanitari e la crisi finanziaria

salute5_bassaSara Barsanti, Gavino Maciocco

Negli ultimi settant’anni, a partire dal dopoguerra a oggi, si sono suc- cedute tre differenti stagioni di riforme sanitarie, fortemente influenza- te dal contesto politico, economico e sociale.
La stagione dei diritti
La prima, che potremmo definire “la stagione dei diritti”, è quella che prende l’avvio con l’istituzione del National Health Service (NHS) in Gran Bretagna (1948), un sistema sanitario universalistico, finanziato attraverso la fiscalità generale e gestito quasi unicamente da strutture pubbliche. La nozione che l’accesso ai servizi ritenuti socialmente in- dispensabili debba essere garantito a tutti viene incorporata nella Di- chiarazione universale dei diritti umani (Nazioni unite, Parigi 10 dicembre 1948). Il principio della salute come diritto si diffonde rapidamente e diventa elemento fondante di numerose costituzioni, come nel caso della Costituzione Italiana (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, Art. 32). Dal 1948 al 1978 l’espansione del welfare in senso universalistico diventa un tratto comune dei governi di quasi tutti i paesi industrializzati parte dei quali (per esempio, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Giappone) adottano il modello “Bismarck”, basato sulle assi- curazioni sociali ma rafforzato da un intervento sostanzioso dello stato per la copertura assicurativa dei gruppi più vulnerabili (disoccupati, disabili, pensionati, eccetera.), mentre altri (per esempio, Paesi scandi- navi, Canada, Australia, Nuova Zelanda) optano per la soluzione britannica del modello “Beveridge”. Anche negli USA l’assoluta ostilità verso ogni intervento dello stato nel campo dell’assistenza sanitaria viene in parte superata con l’istituzione, nel 1965, di due programmi assicurativi pubblici, Medicare (assistenza agli anziani) e Medicaid (assistenza ad alcune categorie di poveri). In Italia, il passaggio verso la forma più integrale di assistenza universalistica (modello “Beveridge”) avviene il 23 dicembre 1978, con l’approvazione della legge 833. Si tratta della piena applicazione del principio della salute come diritto, come sancito dal citato articolo 32 della Costituzione…. Leggi il seguito

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Anche l’OISG alla 1a conferenza nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute

conferenza decrescitaCOMUNICATO STAMPA

1a conferenza nazionale
Decrescita, Sostenibilità e Salute:
associazioni e politica a confronto

Roma, 28 ottobre 2013 Camera dei Deputati

(Roma, 29.10.2013). Ieri, lunedì 28 ottobre 2013, presso la Camera dei Deputati (aula dei gruppi parlamentari) si è tenuta dalle 9 alle ore 18, con grandi riscontri positivi la “1° Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: associazioni e politica a confronto”, organizzata dal Movimento per la Decrescita Felice, in collaborazione con i circoli territoriali MDF di Roma e dei Castelli Romani.
L’evento, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone in sala e di 500 in diretta streaming sul sito http://www.decrescitafelice.it, è stato organizzato per far sì che le principali associazioni italiane, che si occupano di temi legati alla salute/sostenibilità, potessero dialogare fra loro e con il mondo nella politica, nell’ottica di promuovere il cambiamento e la creazione di una rete collaborativa.
Hanno partecipato all’incontro esponenti di varie forze politiche: On. Filippo Fossati (PD), On. Massimo Baroni (M5S) e l’On. Serena Pellegrino (Sel).
L’incontro è stato totalmente finanziato tramite una campagna di crowdfunding che ha permesso di raccogliere 2.489 euro di donazioni.
Tutti i video degli interventi sono visibili cliccando il link http://decrescitafelice.it/2013/10/decrescita-sostenibilita-e-salute-diretta-streaming/

Le associazioni, realtà e movimenti, che hanno aderito e partecipato alla giornata al fine di un confronto con il mondo della politica, hanno messo in evidenza plurime criticità inerenti la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo nell’ambito della salute.
Jean-Louis Aillon, vice-presidente del Movimento per la Decrescita Felice e principale organizzatore dell’evento, ha riportato che nel corso della conferenza “Si è discusso dell’importanza, nell’ottica della promozione della salute, della tutela dell’ambiente di vita e di lavoro, della promozione di maggiore equità (determinanti socio-economici di salute), della produzione e dell’utilizzo di cibo salutare, dell’appropriatezza delle cure, della demedicalizzazione della salute, di una maggiore indipendenza dal mercato dei farmaci e dei dispositivi medici, della libertà dal conflitto di interessi, delle medicine non convenzionali e dell’importanza della partecipazione dei cittadini nelle scelte inerenti la salute.”

Per far fronte a tali sfide è stato deciso di sviluppare forme di collaborazione fra le varie realtà, allo scopo di avviare la costruzione di una rete volta alla creazione di sinergie e di iniziative condivise, nonché un percorso di discussione e riflessione sulle tematiche inerenti la sostenibilità e la salute.

Movimento per la Decrescita Felice
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Centro Salute Internazionale, Università di Bologna
People’s Health Movement
Medicina democratica
Slow Food Italia
Osservatorio italiano sulla Salute Globale
Associazione Frantz Fanon
Giù le mani dai bambini
No Grazie pago io
Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus-Ente Morale
Psichiatria Democratica
Slow medicine
Andria

La riforma dell’OMS: tutta una questione di soldi

salute5_bassaNicoletta Dentico

Questo capitolo affronta il nodo gordiano della riforma dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la crisi finanziaria dell’agenzia. Detta così, sembrerebbe una circostanza seria ma per nulla originale, visti i tempi di crisi economica generalizzata a livello planetario, e il fatto che l’OMS non sia certo la sola realtà istituzionale impigliata in una strettoia finanziaria. La patologia finanziaria dell’OMS precede però di diversi anni la stretta economica globale. La persistente carenza di fondi è stata la miccia che ha dato avvio al processo stesso della riforma, la motivazione ufficiale dell’iniziativa, presa in mano con un certo piglio dalla Direttrice generale (DG) Margaret Chan nel gennaio 2011, dopo un primo passaggio di consultazioni informali nel gennaio 2010 per discutere su come allineare al meglio le priorità stabilite con le risorse disponibili, e assicurare maggiore stabilità futura. Il finanziamento è in effetti il principale problema dell’agenzia….. Leggi il seguito

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Di prossima uscita: “C’è bisogno di una riforma. Ma di che riforma? L’OMS di fronte alla sfida di una ricollocazione strategica”

Summit mondiale sulla salute. Nasce anche la Federazione Mondiale delle Istituzioni Accademiche per la Salute Globale

WHS2013Berlino, 22 ottobre – Si conclude oggi a Berlino il quinto World Health Summit evento che si tiene annualmente nella capitale tedesca sotto gli auspici e con il supporto finanziario (non esclusivo) di quel governo, ma originato e sostenuto sul piano tecnico  da una rete di sedici istituzioni accademiche di tutti i continenti autonominate M8Alliance, dal numero originario dei suoi membri (concettualmente speculare all’idea del G8).   “Voglio discutere di economia come se le persone contino qualcosa” ha sottolineato  Sir Michael Marmot, Direttore dell’Istituto per l’equità in salute, dell’universtà di Londra, dirigendosi al pubblico nella seduta inaugurale del Summit. Denunciando le iniquità del sistema globale, Marmot ha anche attaccato i promotori delle misure di austerity, indicandoli tra le cause della crisi finnaziaria globale. Alla cerimonia inaugurale conclusa dall’intervento di José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, Annette Grüters-Kieslich,  presidente di Charité Berlin, il più grande ospedale pubblico tedesco che continua ad esserne la principale delle istituzioni promotrici, ha fatto un emozionato rierimento anche Lampedusa e il dramma dei migranti che trovano la morte nel Mediterraneo sollecitando la coscienza e la responsabilità di tutti gli europei sul fatto che “Lampedusa è la porta d’Europa”. Tra le molte conferenze, seminari e tavole rotonde della tre giorni di Berlino, una sessione è stata dedicata anche alla costituzione della Federazione Mondiale delle Istituzioni Accademiche per la Salute Globale (World Federation of Academic Institutions for Global Health – WOFAIGH) volta a collegare le reti accademiche continentali e nazionali di Salute Globali già esistenti. Con l’occasione è stata segnalata ai convenuti la Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG), uno dei pochi esempi di reti nazionali (cui aderisce anche l’OISG). (EM)

La Commissione su macroeconomia e salute

salute5_bassaSara Barsanti, Federico Vola

Nel gennaio del 2000 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) istituì la Commissione su macroeconomia e salute (CMS) al fine di ap- profondire la relazione tra salute e sviluppo economico a livello inter- nazionale. La CMS era composta da 18 membri provenienti da diversi Paesi, tra cui USA, Gran Bretagna, Francia, India, Cile, Giappone, Burkina Faso, Messico, ed era presieduta dall’economista Jeffrey Sa- chs, dell’Università di Harvard. I principali risultati del lavoro della CMS furono pubblicati a dicembre del 2001 nel Report on Macroeco- nomis and Health: investing in health for economic development. Se fino ad allora nel panorama internazionale la salute era vista come con- seguenza della crescita economica e di condizioni socio-economiche favorevoli, il rapporto della CMS ribaltava tale visione con il messag- gio centrale secondo cui la salute è condizione ineluttabile per la cre- scita economica e lo sviluppo di un Paese, considerando quindi la ma- lattia quale maggiore determinante di povertà. Il rapporto proponeva una serie di raccomandazioni chiave, quali una copertura sanitaria uni- versale come priorità di intervento, un incremento consistente della spesa sanitaria a livello globale, lo sviluppo di meccanismi di finan- ziamento innovativi, la riduzione dei prezzi di medicinali essenziali e il finanziamento pubblico di pacchetti di servizi sanitari di base nei Paesi in via di sviluppo (PVS). La Tabella riassume le principali raccoman- dazioni e i principali risultati raggiunti a distanza di 10 anni dalla pub- blicazione del rapporto…… Leggi il seguito

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Di prossima uscita: “Interrompere il disinteresse per la malatie tropicali: a quale prezzo?”