Philip Morris: la campagna di lotta alla povertà mondiale rende più potente l’industria del tabacco

17 luglio – Forbes pubblica un articolo in cui evidenzia come la campagna della Philip Morris di lotta alla povertà globale sia una strategia per ottenere vantaggi nel rapporto con i grandi interlocutori.

L’articolo citando il report pubblicato a inizio luglio dal sito Reuters mostra come la Philip Morris abbia cercato di sovvertire il trattato sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC). Lo scorso novembre un gruppo di dirigenti delle compagnie del tabacco, tra i quali Japan Tobacco International and British American Tobacco Plc (BATS.L) e Philip Morris, si è incontrato a Nuova Delhi, in attesa di ottenere le credenziali per poter entrare alla conferenza internazionale del tabacco dell’OMS. La Philip Morris e le altre aziende erano impegnate in una campagna finalizzata ad indebolire le disposizioni del trattato FCTC.

Il dottor Vera da Costa e Silva, capo del segretariato del FCTC, ha accusato le aziende del tabacco di adottare un atteggiamento cinico, con il quale fingono di essere cittadini socialmente impegnati per ottenere favori con i funzionari del governo.”Si sono mascherati da partner per programmi significativi destinati a migliorare la lotta dei più poveri e vulnerabili del mondo”, ha detto. “E si può vedere ciò che hanno guadagnato: un invito a parlare ai decisori ai più alti livelli, con un’aura di rispettabilità e rafforzando l’idea del partenariato responsabile. Egli ha inoltre aggiunto “Questa è una bugia. In realtà, queste aziende vendono prodotti tossici che uccidono 7 milioni di persone l’anno. È un’industria legata al profitto e priva di responsabilità “.
Philip Morris ha usato un vecchio trucco aziendale per cercare di eviscerare l’FCTC dichiarando pubblicamente il suo supporto al trattato. In questo modo ha guadagnato un posto al tavolo dei decisori che gli consente di ottenere vantaggi altrimenti impensabili.

Philp Morris ha inoltre cercato di rovesciare le leggi antifumo australiane e uruguaiane, che prevedevano confezioni di sigarette con uno spazio più ampio relativo alle informazioni per la salute a discapito del brand, attraverso il Settore di contestazione degli investitori e degli Stati (ISDS), incluso nella maggior parte degli accordi commerciali. I 12 paesi che hanno negoziato il partenariato Trans-Pacifico (TPP)  hanno accettato di impedire all’industria del tabacco di utilizzare ISDS nella TPP.

Nel continente australiano, Philip Morris non ha potuto presentare la sua domanda nell’ambito dell’accordo di libero scambio USA-Australia, in quanto non dispone di un capitolo ISDS. Quindi, l’azienda ha istituito un ufficio a Hong Kong, che ha un trattato di investimento bilaterale con l’Australia – trattato che contiene ISDS – ed ha presentato la sua richiesta da lì.

Philip Morris ha perso nelle contestazioni verso Australia e Uruguay, aprendo le porte per altri paesi che vogliono emanare imballaggi semplici e altre leggi anti-fumo, come hanno già fatto Nuova Zelanda, Irlanda, Francia e Regno Unito.  Nonostante ciò il prezzo delle azioni di Philip Morris, così come delle altre aziende del tabacco, è salito in valore da $ 49 a $ 118 in 10 anni, a dimostrazione che ciò che non ti distrugge ti può rendere più forte economicamente.

 

di DZ

OMS – Il costo globale della sanità entro il 2030 potrebbe raggiungere i 371 miliardi di dollari l’anno

17 luglio – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che per il raggiungimento dei target sanitari globali che rientrano negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) entro il 2030 potrebbero essere necessari investimenti da donatori e governi nazionali fino a 58 dollari per persona all’anno, ovvero 371 miliardi di dollari l’anno.

Il The Lancet Global Health Journal pubblica un rapporto dal titolo “SDG Health Price Tag” in cui stima i costi di espansione dei servizi sanitari per raggiungere i target sanitari dei 16 OSS in 67 paesi a basso e medio reddito, che rappresentano il 95% della popolazione nei suddetti paesi e il 75% della popolazione mondiale.

Il modello “SDG Health Tag” sviluppa due scenari: uno scenario A “ambizioso” in cui gli investimenti sono sufficienti per i paesi per raggiungere gli obiettivi sanitari degli OSS entro il 2030 e uno scenario B “in progressione” in cui i paesi raggiungono due terzi o più degli obiettivi.

Lo scenario “ambizioso” richiede per il raggiungimento degli obiettivi sanitari OSS che gli investimenti crescano nel tempo da 134 miliardi di dollari all’anno a 371 miliardi di dollari, o 58 dollari a persona, entro il 2030. L’analisi mostra che l’85% di questi costi può essere raggiunto con risorse nazionali, anche se ben 32 dei paesi più poveri del mondo affrontano un divario annuo di 54 miliardi di dollari e continueranno ad avere bisogno di assistenza esterna. Lo scenario A prevede inoltre l’aggiunta di oltre 23 milioni di operatori sanitari e la costruzione di oltre 415.000 nuovi servizi sanitari, nel 91% dei casi  si tratterebbe di un centro sanitario per le cure primarie.

Anche se questo piano “ambizioso” aumenterebbe la spesa sanitaria in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) in tutti i 67 paesi, passando da una media del 5,6% al 7,5%, questa rimarrebbe ancora inferiore alla media mondiale per la spesa sanitaria del 9,9% il PIL.

L’investimento permetterebbe di prevenire 97 milioni di morti premature, tra cui oltre 50 milioni di morti alla nascita o prima dei 5 anni, 20 milioni di morti per malattie non trasmissibili – cardiovascolari, diabete e cancro – e l’aspettativa di vita nei 67 paesi interessati aumenterebbe di 8,4 anni.

Lo scenario “in progressione”, invece richiederebbe un aumento di nuovi investimenti da 104 miliardi di dollari l’anno a 274 miliardi di dollari, o 41 dollari per persona entro il 2030.

Questo piano potrebbe impedire circa 71 milioni di morti premature e aumentare la spesa sanitaria in percentuale del PIL portandola in in media al 6,5%. Aggiungerebbe 14 milioni di operatori sanitari e costruirà 378.000 nuovi servizi sanitari, il 93% dei quali sarebbero centri sanitari per le cure primarie.

Il “SDG Health Price Tag” è inteso come uno strumento per informare ed elaborare ulteriori ricerche. Inoltre, sottolinea che il raggiungimento della copertura sanitaria universale e gli altri obiettivi sanitari impongono non solo il finanziamento, ma la volontà politica e il rispetto dei diritti umani.

“La copertura sanitaria universale è in ultima analisi una scelta politica. È responsabilità di ogni paese e governo nazionale perseguirla”, come dichiara il nuovo direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un commento che accompagna il documento in The Lancet Global Health.

di B.A.

Venezuela – Nella drammatica crisi le cure spirituali diventano speranza di salvezza

Venezuela – In un recente reportage National Geographic descrive la drammatica situazione in corso in Venezuela e il crescente ricorso a riti spirituali per sconfiggere le malattie.

La grave crisi economica sta avendo delle inevitabili ripercussioni sull’intero sistema sociale e sanitario del Paese.

E’ in atto una vera e propria crisi umanitaria: scarseggiano infatti medicinali e generi alimentari.

I dati raccolti dall’Osservatorio venezuelano della salute sono allarmanti: dal 1998 quasi 500 mila aziende hanno chiuso; gli stipendi nel settore pubblico e privato sono tra i più bassi nell’America Latina e ciò comporta il dilagare del lavoro nero; sono 9 milioni le persone che non riescono a mangiare due pasti al giorno.

Così racconta Maria Luisa Ungreda, segretaria del Directorio Internacional dell’Associacion Damas Salesianas (ADS), un’organizzazione con sede a Caracas impegnata nell’assistenza sociale, nell’ambito educativo e formativo e in quello sanitario: «È normale vedere molte persone, specialmente bambini e anziani per la strada. Ogni giorno ci sono persone, anche famiglie o gruppi, che frugano nei rifiuti per trovare qualcosa da mangiare. Si formano lunghe file davanti ai supermercati e alle panetterie per comprare qualche prodotto a prezzo controllato, mentre altri alimenti possono essere acquistati solo a prezzi altissimi, al di fuori della portata della maggioranza delle persone».

A questa situazione va associato il gravissimo problema sanitario. Il governo Chavez  aveva aumentato considerevolmente la spesa pubblica per la sanità, l’educazione e i servizi sociali, con risultati molto significativi in termini di accesso all’assistenza sanitaria di base e di miglioramento di indicatori sanitari. Con la crisi, gli stessi indicatori sono drasticamente peggiorati e si è ormai giunti alla diffusa mancanza di medicinali, sia quelli di base che quelli specifici per la cura di malattie croniche, degenerative o il cancro, alle condizioni di assoluto degrado degli ospedali pubblici e al sovraffollamento di quelli privati. Inoltre, le politiche del governo, tese ad avere un controllo diretto sui cambi di valuta, l’acquisto di medicinali dall’estero è fortemente limitato, e nei rari casi in cui sia fattibile può avvenire solo dopo l’approvazione governativa.

Secondo il Venezuelan Pharmaceutical Federation più dell’85% dei medicinali di base è impossibile o difficile da trovare. Nelle farmacie scaffali e ripiani sono vuoti e come riportato da un sondaggio condotto nel marzo 2017 su 92 ospedali vi è una grave situazione di penuria di medicinali. L’89% degli ospedali non è in grado di eseguire regolarmente l’RX e il 97% dei laboratori medici non sono funzionanti. A complicare ulteriormente è l’impegno limitato del governo venezuelano nel richiedere aiuti esterni, negando che la crisi sanitaria abbia assunto dimensioni tali da rendere necessaria aiuti umanitari, di fatto frenando l’iniziativa dell’Assemblea Nazionale dove l’opposizione ha la maggioranza.

In questo contesto continua a crescere il numero di venezuelani che, confidando nelle capacità salvifiche dello spirito Emeregildo, ricorrono ai guaritori spirituali (sciamani). La gente si sottopone a rituali, presso la montagna dedicata al culto di María Lionza, che prevedono l’uso di piante medicinali e del fumo di tabacco, ritenuto capace di “assorbire” la malattia. Per queste persone, come la sig.ra Díaz, di soli 28 anni e con una diagnosi di tumore al seno, la montagna di María Lionza in cui avvengono tali rituali, sembra costituire davvero l’ultima speranza di salvezza.

Come afferma lo sciamano Edward Guidice: «La montagna di María Lonza è la nostra casa, la nostra chiesa e il nostro ospedale».

di L.G.

 

Un primo passo per mandare in fumo le sigarette

Il 21 giugno 2017 Simon Jessop ha riportato sull’Insurance Journal la decisione di Aviva, una delle compagnie assicurative più importanti nel Regno Unito, di vendere circa 1 miliardo di sterline (circa 1,3 miliardi di dollari) di titoli e azioni detenute nelle società del tabacco. In questo modo Aviva aderisce alla campagna mondiale di cessione dall’industria del tabacco, in cui sono coinvolte anche le “rivali” francesi Aza e Covea e l’olandese Achmea.

Tale mossa nasce dalle numerosissime pressioni esercitate dai governi sulle aziende nell’impegnarsi maggiormente nel limitare i danni causati dal tabacco. Aviva ha deciso di vendere le proprie partecipazioni nelle società del tabacco a novembre 2016 e da allora sta esaminando la propria posizione di investimenti. L’articolo riporta le parole di un portavoce di Aviva: “Abbiamo deciso di smettere di investire nel settore del tabacco, perché lo riteniamo dannoso se usato come previsto finora: una grandissima minaccia per la salute pubblica mondiale”. A maggio, 50 principali finanziatori di ulteriori imprese hanno annunciato il loro sostegno pubblico negli sforzi per ridurre l’uso tabacco, il cui costo per l’economia mondiale secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno è di mille miliardi. Tali decisioni costituiscono un primo importante sforzo per abbattere il consumo del tabacco e proteggere la salute delle persone da malattie come il cancro e le malattie cardiovascolari.

Ogni anno nel mondo sei milioni di persone muoiono a causa di malattie associate all’uso di tabacco e qualora non venisse messa in atto una significativa inversione di tendenza nel 2030 il numero potrebbe salire a otto milioni. Sono questi i dati inseriti nel rapporto “The economics of tobacco and tobacco control” pubblicato lo scorso gennaio dall’OMS in collaborazione con l’Istituto Nazionale contro il cancro degli Stati Uniti d’America. A livello globale i fumatori sopra i 15 anni sono 1,1 miliardi, l’80% di questi vive nei paesi a basso e medio reddito, e circa 226 milioni vive in condizioni di povertà.

Per sconfiggere la dipendenza dal fumo, che rappresenta una delle principali cause di morte evitabili, la strategia dell’OMS è molto chiara: politiche di controllo adeguate con cui si preveda un aumento delle tasse sul tabacco e sul prezzo delle sigarette. Solo in questo modo gli Stati potrebbero risparmiare quasi mille miliardi di dollari ogni anno, abbattendo così costi sanitari e perdita di produttività, oltre a salvare milioni di vite.

A livello globale la più importante disposizione normativa è il Framework Convention on Tobacco Control (FCTC). La Convenzione quadro per il controllo del tabacco è il primo trattato internazionale per la tutela della salute pubblica giuridicamente vincolante sottoscritto ad oggi da 175 paesi nel mondo.

Tale convenzione, riconoscendo danni provocati dai prodotti del tabacco e dalle aziende che li fabbricano, stabilisce obiettivi e principi giuridicamente vincolanti che i firmatari (paesi ed organizzazioni per l’integrazione economica come la Comunità Europea) sono tenuti a rispettare al fine di tutelare le generazioni presenti e future dalle conseguenze devastanti dell’esposizione al fumo e del consumo di tabacco a livello sanitario, sociale, ambientale ed economico. Le principali disposizioni riguardano in primis l’industria del tabacco: sono previste infatti delle misure specifiche atte a tutelare la convenzione dai tentativi dell’industria del tabacco di esercitare la propria influenza economica e politica, nella convinzione secondo la quale tale industria non debba avere alcuna voce in capitolo per quanto concerne la definizione di politiche in campo sanitario.

In base all’articolo 8 di FCTC le parti sono tenute ad attuare misure efficaci per tutelare i non fumatori dal fumo passivo nei luoghi pubblici, compresi i posti di lavoro e i mezzi di trasporto. Gli articoli 9 e 10 inoltre prevedono che i produttori di tabacco debbano rendere noto ai governi il contenuto dei propri prodotti, in conformità con la legge nazionale. L’articolo 11 disciplina l’etichettatura dei prodotti del tabacco, prevedendo che le avvertenze per la salute (testo, immagini o entrambi) debbano coprire almeno il 30% della superficie disponibile sull’imballaggio del prodotto. Per quanto concerne la pubblicità le parti dovranno attivarsi nella direzione di un divieto generale della pubblicità di prodotti del tabacco entro il 2010. Sono previste ulteriori disposizioni che riguardano nello specifico le responsabilità imputate alle aziende produttrici e per la lotta e il contrasto al traffico illecito di prodotti del tabacco.

Proprio a tali disposizioni giuridiche sembra allinearsi la decisione di Aviva.

di L.G.

Radiazioni, salute globale e conflitti d’interesse

Il 21 giugno 2017 è stato pubblicato, sull’International Journal of Oncology, un articolo di Lennart Hardell – del dipartimento di Oncologia dell’Università svedese di Örebro – in cui l’autore sostiene che nonostante esistano evidenze scientifiche circa il rischio per la salute derivante da radiazioni a radiofrequenza (RF), la presenza di forti interessi in conflitto con quell’informazione impedisce che a quel rischio sia dato il risalto dovuto.

L’uso della tecnologia digitale wireless è cresciuto rapidamente negli ultimi due decenni. I cellulari e i telefoni cordless emettono radiazioni RF ed il cervello risulta essere il principale organo colpito.

Nel maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC) – l’Agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) finanziata in maniera indipendente e diretta da un proprio consiglio direttivo e scientifico – ha valutato il rischio tumorale associato alle RF.

Gli studi epidemiologici hanno dato prova di un rischio aumentato di tumori cerebrali, come il glioma e il neurinoma acustico. Giungendo alla conclusione che le radiazioni RF – da dispositivi che emettono radiazioni RF non ionizzanti nella gamma di frequenze da 30 kHz a 300 GHz – rientrino nel gruppo 2B, cioè un “possibile” cancerogeno umano. Studi successivi hanno confermato questi risultati e hanno quindi rafforzato le prove.

Nonostante ciò, nella maggior parte dei paesi non è stata presa alcuna misura per ridurre l’esposizione alle radiazioni o per educare le persone sui pericoli per la salute, mentre ne continuano ad aumentare i livelli ambientali.

Nel 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato il progetto per la stesura di una  “Monografia sui campi RF e l’associazione con la salute”. Cinque dei sei membri del gruppo responsabile (Core group) del progetto sono risultati affiliati alla Commissione Internazionale sulla Protezione delle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) –un’organizzazione non governativa (ONG) fedele all’industria e quindi in forte conflitto di interesse a detta di Hardell.

Sebbene gli effetti termici a breve termine delle radiazioni RF siano accettati come dannosi per la salute, quelli biologici non termici vengono ancora ignorati. Nel progetto della Monografia sono state respinte una grande quantità di pubblicazioni scientifiche rivolte ad osservare gli effetti non termici, evidenziando piuttosto la mancanza di conseguenze negative sulla salute delle radiazioni RF. I risultati sono stati contestati in molti commenti inviati all’OMS, a cui la stessa OMS ha reagito il 3 marzo 2017 confermando la presenza nel Core Group di esperti affiliati dell’ICNIRP. Ciò consente all’ICNIRP di influenzare i risultati e le informazioni fornite dal progetto Monografia. Dato il coinvolgimento economico dell’ICNIRP e di alcuni dei suoi membri nell’industria, per Hardell si è in presenza di un enorme conflitto di interesse che pregiudicherà notevolmente la credibilità del progetto Monografia nonché quella dell’OMS, che dovrebbe invece salvaguardare la salute mondiale. 

La Monografia, pensata come  uno strumento fondamentale per la valutazione dei rischi per la salute delle radiazioni RF potrebbe così aprire la strada ad un incontrastato aumento di radiazioni RF con crescente esposizione delle persone (ad esempio alle radiazioni associate al 5G). 

L’OMS ha il dovere di riferire tutti i risultati di ricerche scientifiche e invitare gli esperti dei campi correlati, come l’ingegneria, la sanità e la medicina, ad impegnarsi nel rivalutare gli effetti delle radiazioni RF sulla salute, assicurando la trasparenza di tutte le Agenzie e tutti gli studi ad esse associati. Per il momento proteste e commenti provenienti da diversi ambienti scientifici e da diverse organizzazioni sono stati ignorati, permettendo a Hardell di asserire che il progetto Monografia sostiene più la politica e l’industria che la scienza e la promozione della salute.

Come conclude Hardell nell’articolo sarebbe necessaria una revisione più approfondita di tutto il progetto e una valutazione accurata delle competenze delle persone che ne fanno parte. Sarebbe inoltre importante esercitare pressioni sui politici per cambiare l’agenda dell’OMS sulle radiazioni RF e sui rischi per la salute, insistendo sull’obiettivo principale dell’Organizzazione, che è quello di sostenere la salute globale e non gli interessi del settore.

Se da un lato l’OMS non sembra incentivare pubblicazioni scientifiche che riportino gli effetti negativi sulla salute e l’ambiente dalle radiazioni RF, “per ironia della sorte” sottolinea ancora Hardell “lo staff dell’OMS si protegge dagli alti livelli involontari di radiazioni RF almeno nelle aree all’interno dell’edificio di Ginevra”.

di B.A.

 

 

Le NCDs un potpourri di malattie che potrebbero cambiare nome

14 Giugno – ieri è stato pubblicato su The Lancet Global Health un articolo di L. Allen e A. Feigl che propone di rinominare le malattie non trasmissibili (NCDs).

In molti sostengono che contrassegnare le differenti patologie a carattere non contagioso nello stesso gruppo denominato “malattie non trasmissibili” determina confusione, allontanando gli sforzi atti a far prendere coscienza e sviluppare interventi efficaci.

A tal riguardo, è emerso globalmente come la terminologia di “malattie non trasmissibili” sia vista come impropria e fuorviante, definendola infatti come una “prolissa non definizione” che indica solo ciò che questo gruppo di malattie non include e per questo sono state avanzate richieste per rinominarle.

Le NCDs – che includono cancro, diabete, malattie polmonari croniche ostruttive, malattie cardiovascolari e malattie mentali – sono la principale causa di morte nel mondo e affliggono sproporzionatamente i paesi in via di sviluppo. Le NCDs sono costate all’economia globale 47000 miliardi di dollari negli ultimi due decenni e continuano ad indurre milioni di persone alla povertà. Inoltre, nei paesi in via di sviluppo gli interventi e gli investimenti della sanità nazionale in tale ambito sono insufficienti e questo mina i progressi verso l’assistenza sanitaria universale e il miglioramento del capitale umano. In questi termini le NCDs condividono tutte le questioni di giustizia ideologica e sociale dell’HIV, causano 30 volte più decessi, ma ricevono finanziamenti 17 volte inferiori.

I bassi livelli di attenzione nazionale e internazionale per le NCDs, in termini di piani d’azione e finanziamenti potrebbero essere in parte imputabili all’inquadramento di queste malattie. Dopotutto, chiamandole malattie non trasmesse potrebbero indurre a considerarle come un non problema.

Rinominare le NCDs non è una questione di pedanteria, ma un mezzo importante per consolidare il crescente sostegno a queste condizioni, per rilanciare il dibattito sugli interventi che hanno le migliori possibilità di ridurre la loro incidenza. In tal senso, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) hanno accresciuto l’importanza delle malattie non trasmissibili nell’Agenda globale e nei prossimi mesi la comunità sanitaria internazionale sceglierà indicatori appropriati per l’obiettivo. Se questa lunga discussione di ridenominazione venisse affrontata in modo completo, si potrebbe portare avanti un effettivo e regolare progresso in materia.

Anche se si è certi che il nome NCDs deve essere cambiato, ancora non si ha un’alternativa convincente. Le nuove denominazioni suggerite variano da “malattie a lungo termine” a “malattie insidiose” abbreviate con IKDs – dall’inglese Insidious Killer Diseases. Altro nome proposto è “Condizioni Socialmente Trasmesse”, andando a sottolineare il peso che assumono i determinanti sociali su questo gruppo di patologie e mettendo in evidenza la loro parziale o totale trasmissibilità.

Nel complesso, questo processo consultivo globale dovrebbe includere non solo la presentazione di nuovi nomi, ma anche una discussione sostanziale sulle specifiche malattie. La nuova classificazione potrebbe essere adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020, dopo la scadenza del Piano d’Azione Globale per le NCDs.

Questa iniziativa potenzierà l’innovazione, l’azione multisettoriale e il finanziamento di queste condizioni che causano 38 milioni di morti ogni anno.

 

di B.A.

http://thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(17)30001-3/fulltext

EFSA – Le nuove linee guida tutelano ancora di più i lattanti

La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato le nuove linee guida che delineano un nuovo metodo per valutare le sostanze presenti negli alimenti destinati ai lattanti di età inferiore a 16 settimane.

Il Comitato Scientifico dell’EFSA ha sviluppato il nuovo approccio conseguentemente alla valutazione dello stato dell’arte dello sviluppo infantile, prima e dopo la nascita. Nel documento viene proposta una dettagliata descrizione di come i processi fisiologici del neonato rispondono allo stimolo di sostanze introdotte con gli alimenti.

Nel suo approccio allo sviluppo di questa guida, il Comitato Scientifico  ha preso in considerazione (i) una valutazione dell’esposizione basata sulla formula infantile come unica fonte di nutrizione; ii) la conoscenza dello sviluppo dell’organismo nei neonati umani, compreso lo sviluppo delle capacità intestinali, delle capacità metaboliche ed escretorie, delle barriere cerebrali e cerebrali, del sistema immunitario, dei sistemi endocrini e riproduttivi; (iii) il profilo tossicologico complessivo della sostanza identificata attraverso i test tossicologici standard, compresi gli effetti critici; (iv) la rilevanza per il neonato umano dei modelli animali sperimentali neonatali utilizzati.

Per una corretta verifica, è necessario prendere in considerazione se la sostanza sia naturalmente presente nell’alimento, o se sia aggiunta intenzionalmente.

Si propone, in questo modo, un approccio “ad albero” che consente una valutazione dei rischi delle sostanze presenti nei prodotti alimentari destinati ai neonati di età inferiore a 16 settimane.

di A.C.

http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/4849
http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/170531

G7 di Taormina: cambiamenti climatici e salute delle donne e degli adolescenti al centro dei dibattiti

28 Maggio 2017 – ha avuto luogo nei giorni scorsi, 26-27 Maggio, il G7 di Taormina. I leader si sono riuniti per determinare, in uno spirito di cooperazione, le sfide globali da affrontare, ponendosi l’obiettivo di coordinare gli sforzi verso la promozione di un ordine internazionale basato sullo sviluppo sostenibile.

Tra le tematiche trattate il cambiamento climatico riviste un ruolo importante. In questo ambito i Paesi si impegnano a rafforzare la sicurezza energetica collettiva e ad assicurare mercati globali aperti, trasparenti e sicuri per le risorse energetiche e per le tecnologie. In questo contesto sono tutti d’accordo sull’importanza di sostenere i paesi in via di sviluppo. Il Canada, la Francia, la Germania, l’Italia, il Giappone e il Regno Unito, insieme ai presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea, hanno ribadito il loro impegno ad applicare rapidamente l’Accordo di Parigi. Emerge invece il cambiamento di rotta degli Stati Uniti che, trovandosi in una fase di revisione delle proprie politiche sul cambiamento climatico, non aderiscono al consenso su questi temi.

In ambito di salute c’è l’impegno a promuovere la sicurezza sanitaria globale e a perseguire politiche che favoriscano il benessere fisico e psichico, fondamentale per ottenere maggiori benefici economici e sociali.

Si è inoltre parlato dell’importanza di investire sulla salute delle donne e degli adolescenti, dell’impatto dei fattori ambientali sulla salute umana e dell’impegno a rafforzare i sistemi sanitari nell’elaborazione di una risposta tempestiva, efficace e coordinata alle emergenze sanitarie e alle sfide a lungo termine.

Queste tematiche verranno trattate dai Ministri della Sanità durante il G7 di Milano del 5-6 novembre.

di B.A.

Le parole chiave per lo sviluppo sostenibile: speranza, partecipazione attiva e sviluppo umano integrale

Bari, 12 maggio 2017. A chiusura del Forum Internazionale “Economia e povertà: politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile e la salute globale” è stato promulgato il manifesto “Economia al servizio della promozione umana-Human Promoting Economy”.

La parola chiave del manifesto è speranza, fondata sulla consapevolezza dell’enorme patrimonio di idee e di energie ancora vive nel cuore della nostra Italia, nonostante lo scenario di crisi economica ed istituzionale.

Nel manifesto viene espresso l’obiettivo di dare vita a un grande patto federativo tra persone, movimenti ed associazioni, con lo scopo di rinnovare la società italiana e fondarla su una più ampia partecipazione sociale dei cittadini – con particolare riferimento a tematiche di economia, salute e ambiente. Si mira a creare un nuovo patto tra generazioni ponendo come unico fine il bene comune, riprogettando il presente e l’avvenire in un’ottica di sostenibilità.

Su questa base, tutti sono chiamati a contribuire a uno sviluppo economico che promuova la dignità e la persona, tutelando l’ambiente e la salute (articolo 4 della Costituzione). Questo può essere effettuato puntando su uno sviluppo sostenibile e rispettoso della persona, come occasione di rinascita economico culturale dell’Italia e dell’Europa.

Si vuole quindi sostenere una società rappresentativa e fondata sull’interconnessione fra persone e sul reciproco scambio di valori e beni immateriali dove ciascuno contribuisca a fare in modo che “la Repubblica rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (articolo 3 della Costituzione Italiana).

Viene inoltre riportato come sia fondamentale promuovere uno sviluppo umano integrale, cioè l’allargamento dello spazio di dignità e di libertà delle persone. L’idea di base è che la libertà sia interconnessa con la responsabilità di proteggere il bene comune e promuovere la dignità, la libertà e il benessere degli altri, tanto da raggiungere i poveri, gli esclusi e le generazioni future.

Vengono sintetizzati in 3 punti le modalità con cui realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile:

  • Creare innovazione in campo economico, sociale e ambientale nel quadro di un nuovo modello di Società Sostenibile. L’innovazione sostenibile infatti è l’unico modo per superare l’attuale crisi economica e sociale che sta investendo il Paese. “La sostenibilità nelle sue dimensioni inscindibili – quella economica e quella sociale (che include la tutela dell’ambiente, la promozione della salute e della dignità della persona) – è la grande sfida del XXI secolo”. Lo scopo è quello di sviluppare una vera Green economy per fermare il consumo del territorio, per difendere l’ambiente e per aumentare i livelli di salute e di qualità di vita (che non sono misurabili in termini di PIL).
  • Promuovere la cultura della sostenibilità. “In tal senso è necessario sostenere il mondo della scuola a trovare percorsi d’innovazione; promuovere la cultura, intesa come sviluppo di nuove competenze, diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche”. Fondamentale è promuovere la cultura della sostenibilità tra i cittadini, in tutti gli strati sociali, con un approccio interdisciplinare, soffermandosi sui temi della salute e dell’ambiente.
  • Favorire in ogni modo la partecipazione attiva dei cittadini ai processi decisionali. Come enunciato dall’articolo 118 della nostra Costituzione, la Repubblica in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche deve “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Bisogna quindi creare una cittadinanza attiva, immaginando una Repubblica di cittadini, in cui non sia possibile prescindere dal coinvolgimento della popolazione in ogni decisione, specialmente in materia di tutela della salute e dell’ambiente.

L’obiettivo per il quale si deve lottare è quindi il “Rinnovare la società ripartendo dalla cittadinanza attiva in un’ottica di sostenibilità”.

di Benedetta Armocida

#G7 finanziario. Un forum su economia e povertà sfida il G7 sui temi dello sviluppo sostenibile e della salute globale

Bari, 12 maggio 2017. Si svolge quest’oggi nella capitale pugliese il Forum internazionale “Economia e povertà: politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile e la salute globale”;  apre i lavori il presidente della regione Puglia Michele Emiliano che in conferenza stampa ha presentato l’incontro come un evento totalmente scientifico che intende indurre il G7 a ragionamenti di alto profilo politico, come l’eliminazione delle diseguaglianze nel mondo, rispettando ambiente, diritti e giustizia: aspetti che spesso vengono trascurati rispetto alla contabilità generale degli Stati”.

Il forum è stato pensato al fine di cogliere l’opportunità offerta dal G7 Finanziario per porre l’attenzione dei governatori locali e nazionali sull’Economia reale dell’Italia, dell’Europa e del Mondo.

Si è voluto inserire dunque, all’interno dell’evento economico, una riflessione su fenomeni diventati sempre più attuali quali disagio e povertà, così da far emergere prospettive e proposte di nuovi modelli economici e di welfare e attuare politiche pubbliche che promuovano uno sviluppo rispettoso delle persone e dell’ambiente.

I lavori del forum si compongono di due sessioni, la prima affronta il tema dell’economia e della povertà, la seconda quello dello sviluppo sostenibile e salute globale. Particolarmente atteso è l’intervento dell’economista James Kenneth Galbraith, della Lyndon Johnson School of public affairs, presidente di “Economists for Peace and security” e direttore del “Joint Economy Committee” del Congresso Usa. Nella sessione che intende mettere in relazione salute globale e sviluppo sostenibile, intervengono tra gli altri Maria Neira, direttrice del dipartimento di salute e ambiente della Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e Eduardo Missoni, uno dei massimi esperti del settore.

Al termine dei lavori è prevista la promulgazione del Manifesto di Bari, per un’economia al servizio della promozione umana, con l’adesione di comuni, scuole, imprese, enti di ricerca, cittadinanza attiva e terzo settore.

http://www.affaritaliani.it/puglia/g7-finanze-galbraith-al-vertice-di-br-emiliano-su-economia-poverta-477758.html?refresh_ce

di Debora Zucca