Le NCDs un potpourri di malattie che potrebbero cambiare nome

14 Giugno – ieri è stato pubblicato su The Lancet Global Health un articolo di L. Allen e A. Feigl che propone di rinominare le malattie non trasmissibili (NCDs).

In molti sostengono che contrassegnare le differenti patologie a carattere non contagioso nello stesso gruppo denominato “malattie non trasmissibili” determina confusione, allontanando gli sforzi atti a far prendere coscienza e sviluppare interventi efficaci.

A tal riguardo, è emerso globalmente come la terminologia di “malattie non trasmissibili” sia vista come impropria e fuorviante, definendola infatti come una “prolissa non definizione” che indica solo ciò che questo gruppo di malattie non include e per questo sono state avanzate richieste per rinominarle.

Le NCDs – che includono cancro, diabete, malattie polmonari croniche ostruttive, malattie cardiovascolari e malattie mentali – sono la principale causa di morte nel mondo e affliggono sproporzionatamente i paesi in via di sviluppo. Le NCDs sono costate all’economia globale 47000 miliardi di dollari negli ultimi due decenni e continuano ad indurre milioni di persone alla povertà. Inoltre, nei paesi in via di sviluppo gli interventi e gli investimenti della sanità nazionale in tale ambito sono insufficienti e questo mina i progressi verso l’assistenza sanitaria universale e il miglioramento del capitale umano. In questi termini le NCDs condividono tutte le questioni di giustizia ideologica e sociale dell’HIV, causano 30 volte più decessi, ma ricevono finanziamenti 17 volte inferiori.

I bassi livelli di attenzione nazionale e internazionale per le NCDs, in termini di piani d’azione e finanziamenti potrebbero essere in parte imputabili all’inquadramento di queste malattie. Dopotutto, chiamandole malattie non trasmesse potrebbero indurre a considerarle come un non problema.

Rinominare le NCDs non è una questione di pedanteria, ma un mezzo importante per consolidare il crescente sostegno a queste condizioni, per rilanciare il dibattito sugli interventi che hanno le migliori possibilità di ridurre la loro incidenza. In tal senso, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) hanno accresciuto l’importanza delle malattie non trasmissibili nell’Agenda globale e nei prossimi mesi la comunità sanitaria internazionale sceglierà indicatori appropriati per l’obiettivo. Se questa lunga discussione di ridenominazione venisse affrontata in modo completo, si potrebbe portare avanti un effettivo e regolare progresso in materia.

Anche se si è certi che il nome NCDs deve essere cambiato, ancora non si ha un’alternativa convincente. Le nuove denominazioni suggerite variano da “malattie a lungo termine” a “malattie insidiose” abbreviate con IKDs – dall’inglese Insidious Killer Diseases. Altro nome proposto è “Condizioni Socialmente Trasmesse”, andando a sottolineare il peso che assumono i determinanti sociali su questo gruppo di patologie e mettendo in evidenza la loro parziale o totale trasmissibilità.

Nel complesso, questo processo consultivo globale dovrebbe includere non solo la presentazione di nuovi nomi, ma anche una discussione sostanziale sulle specifiche malattie. La nuova classificazione potrebbe essere adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020, dopo la scadenza del Piano d’Azione Globale per le NCDs.

Questa iniziativa potenzierà l’innovazione, l’azione multisettoriale e il finanziamento di queste condizioni che causano 38 milioni di morti ogni anno.

 

di B.A.

http://thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(17)30001-3/fulltext

NUOVA LISTA FARMACI ESSENZIALI OMS: novità importanti per gli antibiotici

Trenta nuovi farmaci sono stati aggiunti alla lista dei farmaci essenziali per gli adulti -giunta alla ventesima versione – e venticinque sono stati aggiunti alla lista pediatrica – giunta alla sesta edizione.

Alcune importanti aggiunte includono antibiotici (tra cui cefalosporine di quarta e quinta generazione), due trattamenti  per leucemia da assumere per via orale, una nuova combinazione a dose fissa per l’epatite C, un nuovo trattamento per l’HIV l’associazione Atazanavir + ritonavir) e un farmaco più antico, il tenofovir, che può essere assunto per prevenire l’infezione da HIV in persone ad alto rischio. Inoltre vengono aggiunte nuove formulazioni pediatriche di medicinali per la tubercolosi e due farmaci da usare nella terapia del dolore in caso di cancro.

La novità più importante riguarda gli antibiotici, che in questa nuova edizione compaiono classificati in tre diverse categorie di nuova creazione al fine di attuare una gestione più consapevole e di ridurre la resistenza antimicrobica:

  • “ACCESS” – antibiotici di prima e seconda scelta per il trattamento empirico delle più comuni sindromi infettive;
  • “WATCH” – antibiotici con potenzialità di resistenza più elevata, il cui utilizzo come prima e seconda scelta terapeutica dovrebbe essere limitato e
  • “RISERVA” – antibiotici da utilizzare principalmente come opzioni di trattamento in extrema ratio.

di A.C.

OMS: vecchie e nuove sfide per Tedros

Si è conclusa il 31 maggio a Ginevra la 70ma Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), storica perché segnata dall’elezione del nuovo direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il primo africano a guidare l’agenzia internazionale. Il candidato etiope ha stracciato i suoi avversari, vincendo con il netto distacco di 133 voti (su 193 stati membri), contro i 50 voti a favore dell’inglese David Nabarro (uomo dell’Onu per la lotta all’Ebola e per il negoziato sui Sustainable Development Goals), e i 38 di Sania Nishtar, la candidata dal Pakistan, eliminata nel primo passaggio elettorale della settimana. Già ministro della salute in Etiopia dal 2005 al 2012, e poi ministro degli esteri dal 2012 al 2016, Tedros Adhanom Ghebreyesus è uomo di mondo, saldamente affermato nel circuito della diplomazia internazionale che si occupa di rapporti nord-sud.  In un tempo in cui l’agenda della salute globale ha sempre più voce in capitolo nella politica internazionale, il prestigio di Tedros (così ormai lo chiamano tutti) attinge prima di tutto alle riforme sanitarie introdotte nel suo paese a favore delle fasce più vulnerabili e soprattutto dei bambini, poi al fatto di aver presieduto il board del Fondo Globale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. In qualità di ministro degli esteri ha esercitato un ruolo decisivo nel negoziato internazionale noto come Addis Abeba Action Agenda, il faticoso round che nel 2015 ha anticipato di poche settimane l’accordo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, con l’intento di blindare un piano di impegno globale per il finanziamento, appunto,  dello sviluppo sostenibile fino al 2030.  

L’elezione del nuovo direttore generale demarca una novità procedurale, che è uno degli esiti positivi del processo di riforma dell’Oms. Per la prima volta, in settanta anni di storia, l’intera assemblea generale degli stati membri ha partecipato con voto segreto all’elezione della leadership dell’organizzazione. Fino all’elezione di Margaret Chan, dieci anni fa, solo i 33 membri del Consiglio Esecutivo erano delegati a questa responsabilità. Il margine amplissimo di vittoria di Tedros si presta a diverse e inedite letture, ma rimanda con forte probabilità alla convergenza di tutti i governi del sud del mondo sul candidato africano. Una sorta di alleanza transcontinentale del sud del mondo che nessun analista aveva previsto o in qualche modo anticipato. Forse, una indicazione neppure troppo obliqua di una reazione alle insistenti, prolungate e non sempre eleganti incursioni dei pochi paesi donatori (generalmente dell’emisfero nord) nelle dinamiche geopolitiche e nella definizione delle priorità dell’Oms.

Il combinato disposto della riforma manageriale dell’Oms (ancora in atto dal 2011), della devastante epidemia di Ebola in Africa occidentale (2014-2015)  e del pericoloso virus Zika che dall’ America Latina è risalito fino ai paesi dell’America Centrale e agli Stati Uniti (2015-2016), ha fortemente contribuito a rimodulare negli ultimi anni la strategia dell’Oms. Più volte la capacità d’impatto dell’agenzia è stata messa in discussione in particolar modo dai paesi donatori, alle cui scelte programmatiche tuttavia è vincolato l’80% del finanziamento dell’Oms, a discapito di attività rispondenti al mandato normativo, vitali per l’ autorevolezza e la rilevanza dell’organizzazione.

I numerosi errori e ritardi nella gestione dell’Ebola hanno dato all’agenzia il colpo di grazia. A onor del vero, il fallimento è stato più volte conclamato dalla stessa ex direttrice Margaret Chan, incluso nel suo ultimo intervento alla 70ma assemblea il 22 maggio. Solo in parte però sono state chiamate per nome le ragioni distali che hanno determinato l’inerzia dell’Oms, tra priorità di ricerca trascurate in passato ed esiguità di risorse e di personale competente – lo staff dell’agenzia dal 2011 ha subito ridimensionamenti fino al 40%.  Come un personaggio in cerca di autore, l’Oms oggi si dimena in cerca di una nuova appetibilità che le porti prestigio di risposte misurabili nel breve tempo e, così, fondi per colmare il buco finanziario che la depotenzia (500 milioni di dollari solo nel 2017). Non sorprende pertanto che la narrazione intergovernativa sulle priorità di salute globale veda affermarsi sempre di più la cultura della sicurezza sanitaria (health security) e della preparazione agli interventi di emergenza (emergency preparedness) come forma di rassicurazione per gli stati membri, malgrado il rischio per l’Oms di dover riorientare tratti del mandato e delle scelte organizzative.

Molti delegati hanno inasprito l’apprensione diplomatica rispetto alle conseguenze sanitarie della globalizzazione, come si è visto a più riprese nel corso dei dibattiti di Ginevra. Nuove crisi sanitarie potrebbero maturare in tempi non troppo lontani, è sotto gli occhi di tutti. Che l’amministrazione Trump lo riconosca oppure no, gli effetti dei cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare l’ascesa già incontrollata delle malattie non trasmissibili, e ad accanirsi sulle fasce più a rischio della popolazione come i bambini, le persone anziane, le donne in gravidanza, le persone economicamente più vulnerabili. Gli studiosi americani stanno conducendo ricerche molto qualificate in merito. D’altro canto, gli inarrestabili flussi migratori già oggi determinati dai fenomeni del riscaldamento globale contribuiscono a favorire in molti governi la logica del cordone sanitario come altro muro di protezione necessaria, rispetto ai nuovi rischi all’orizzonte.

Oltre al legame fra ambiente e salute, una delle priorità della 70ma assemblea ha riguardato la resistenza dei virus ai farmaci antibiotici (antimicrobial resistance, AMR), un fenomeno complesso che colpisce inesorabilmente, seppure con dinamiche diverse, il nord e il sud del pianeta. L’azione su AMR richiede interventi urgenti di natura politica, oltre che tecnico-scientifica, su più fronti. Ci sono le 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’insorgenza di ceppi virali sempre più impertinenti e resistenti (se ne prevedono 10 milioni nel 2050), e dell’inefficacia degli antibiotici dovuta anche a cattive pratiche di somministrazione, certo. Ma ancora più cogenti solo le implicazioni legate all’uso parossistico di antibiotici nell’allevamento industriale degli animali, che poggia sui profitti delle grandi multinazionali, non solo quelle farmaceutiche.  A meno di un drastico cambio di rotta, il mondo potrebbe ritrovarsi catapultato in un’era pre-antibiotica, nei prossimi 20-30 anni.

Il nuovo direttore dovrà cimentarsi sul difficile terreno di queste vecchie e nuove sfide, nella declinazione di un mandato oggettivamente ostico – un mix funambolico di capacità diplomatica, coraggio politico e sapienza gestionale – e per di più in un organismo davvero complesso che abbraccia uffici regionali nei cinque continenti. Alcuni delicati dossier hanno esasperato i rapporti di forza dentro l’organizzazione. Ad esempio il tema che potremmo definire dei determinanti commerciali della salute e la crescente prevalenza su scala globale di malattie croniche come il diabete e l’obesità, e quello tutto da verificare dei rapporti fra Oms e attori non statali – il mondo del settore corporate globale e i potenti attori del filantrocapitalismo (Bill Gates e non solo). Per non parlare della vecchia e sempre spinosa questione dell’accesso ai farmaci essenziali: una liturgia di risoluzioni e raccomandazioni che ancora oggi, dopo venti anni, il Segretariato dell’Oms spinge sotto il tappeto come la polvere, per non irritare sensibilità di paesi influenti.  Intanto, il prezzo dei nuovi farmaci svetta sempre più in alto, e le condizioni dell’accesso si restringono, questa volta anche nei paesi ricchi.

E’ un caso che la prima dichiarazione di impegno politico di Tedros sia stata quella di portare finalmente anche dentro l’Oms la discussione sul rapporto dell’High Level Panel del Segretario Generale dell’ONU, proprio sul tema dell’accesso ai farmaci?  Forse l’elezione del nuovo direttore dell’Oms sottende all’attesa di nuovi equilibri da mettere in campo. Chissà. Con l’aria che tira nei circuiti ristretti della diplomazia mondiale resta difficile prefigurare se la nuova leadership africana sarà in grado di incarnare la discontinuità necessaria, alla luce del sorprendente e fragoroso risultato elettorale. Anche l’effettiva tenuta della presunta e inedita unità transcontinentale dal sud del mondo è tutta da verificare, nel momento in cui gli stati membri dell’Oms si troveranno a duellare per l’ennesima volta intorno alle questioni dirimenti in agenda. Su cui, come sempre avviene, si giocano partite che riguardano solo marginalmente la salute.

di Nicoletta Dentico

Nicoletta Dentico – autrice di questo articolo – in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, è intervenuta in una trasmissione della televisione svizzera, parlando di questi temi e del finanziamento dell’OMS.

https://www.rts.ch/play/tv/toutes-taxes-comprises/video/le-financement-de-loms?id=8660588

WHA 70 – Vige la necessità di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. L’accesso alla cura è un diritto, ed è un dovere garantirlo.

Ginevra, 30 Maggio 2017 – è stata dibattuta ieri, durante l’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), l’importanza e l’urgenza di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. Al fine di garantire una migrazione sicura, ordinata e regolare, gli Stati Membri sono stati incoraggiati ad adottare le linee guida, per la promozione della salute dei rifugiati e dei migranti, sviluppate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (IOM) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Attualmente ci sono circa 1 miliardo di migranti – 1/7 della popolazione mondiale.
Questo rapido aumento del movimento della popolazione ha importanti implicazioni per la salute pubblica e richiede quindi una risposta adeguata.
Nonostante siano vigenti norme e convenzioni internazionali per la protezione dei diritti dei migranti e dei rifugiati – compreso il diritto alla salute –  spesso, quest’ultimi non hanno accesso ai servizi sanitari e alla protezione finanziaria della salute.

Tra i problemi di salute più comunemente riscontrati troviamo:
lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, eventi cardiovascolari, gravidanza e le relative complicazioni.
Le donne sono tra i soggetti più vulnerabili, in quanto necessitano di assistenza materna e neonatale. I bambini sviluppano invece infezioni acute, come infezioni respiratorie e diarrea, a causa delle difficili condizioni di vita. Inoltre, alto è il rischio di sviluppo di disturbi psicosociali e di abuso di alcol e droghe.
Le persone affette da patologie croniche, non avendo accesso a un sistema di assistenza, hanno un più elevato rischio di incorrere a complicazioni.

L’accesso alla cura è un diritto per ogni individuo, ed è un dovere garantirlo.

di B.F.

WHA70 – Migliorare la copertura vaccinale globale per prevenire 1,5 milioni di morti l’anno

Ginevra, 30 Maggio 2017 – è stata dibattuta ieri, dall’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), l’importanza di implementare il ruolo dell’immunizzazione per raggiungere gli obiettivi del Piano d’Azione Globale sui Vaccini (GVAP).

La risoluzione di ieri sollecita gli Stati Membri a rafforzare la governance e la leadership dei programmi nazionali di immunizzazione, invita a migliorare i sistemi di monitoraggio e di sorveglianza per garantire che i dati aggiornati guidino le politiche e le decisioni programmatiche per ottimizzare le prestazioni e l’impatto. Propone ai paesi di espandere i servizi di immunizzazione oltre l’infanzia e rafforzare la cooperazione internazionale per raggiungere gli obiettivi del GVAP. Inoltre, richiede al Segretariato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di continuare a sostenere i paesi per raggiungere gli obiettivi di vaccinazione regionali e globali e raccomanda di aumentare gli sforzi per promuovere e migliorare la comprensione del valore dei vaccini.

L’immunizzazione previene la morte per difterite, tetano, pertosse e morbillo di circa 2-3 milioni di persone ogni anno. Se fosse migliorata la copertura vaccinale globale, si stima che si potrebbero evitare ulteriori 1,5 milioni di morti.

di B.A.

 

Veronika Skvortova (Federazione Russa) eletta Presidente della 70a Assemblea Mondiale della Sanità: ignorata l’opposizione della delegazione Ucraina

22 Maggio 2017 – Inizia oggi la 70a Assemblea Mondiale della Sanità.

Veronika Skvortova, Ministro della Sanità della Federazione Russa, dirigerà i lavori della 70a Assemblea Mondiale della Sanità.

La nomina ha suscitato l’opposizione della delegazione Ucraina, che, tramite la propria portavoce, ha ricordato come la Russia sia al centro di una guerra non dichiarata ai danni delle popolazioni Ucraina, Tatara e della Crimea e pertanto non abbia “l’autorità morale per presiedere l’Assemblea”.

ECLAC/WFP. In America Latina un “doppio carico” di denutrizione e obesità che costa miliardi

Il 24 aprile, la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno pubblicato i risultati della ricerca congiunta tesa a stimare le perdite di produttività, salute e istruzione in Cile, Ecuador e Messico.

Secondo la ricerca “The Cost of the Double Burden of Malnutrition: Social and Economic Impact”, l’impatto combinato di denutrizione e sovrappeso/obesità, noto come il “doppio carico della malnutrizione”, è costato miliardi di dollari alle economie dell’America Latina.

Il rapporto evidenzia come la malnutrizione – intesa sia come denutrizione che sovrappeso/obesità -abbia un impatto negativo sulle malattie, sui tassi di mortalità, sulla produttività e sulle prestazioni educative, con enormi conseguenze economiche per i soggetti affetti, per le comunità e i paesi.

Secondo lo studio, come conseguenza della malnutrizione il prodotto interno lordo (PIL) di ciascun paese si starebbe riducendo di anno in anno, con perdite stimate a 500 milioni di dollari in Cile, 4,3 miliardi di dollari in Ecuador e 28,8 miliardi di dollari in Messico, che rappresentano rispettivamente lo 0,2%, il 4,3% e il 2,3% del PIL.

“Negli ultimi dieci anni in molti paesi a reddito medio sono stati fatti grandi progressi nella riduzione della denutrizione. Nonostante il problema persista, adesso assistiamo ad una contemporanea presenza di denutriti e di soggetti in sovrappeso all’interno delle stesse famiglie”, ha detto il Direttore Regionale del WFP, Miguel Barreto.

Le stime sono spaventose: nonostante la denutrizione sia in diminuzione, la sovranutrizione è divenuto un grande problema sociale ed economico nella regione. Tra il 2014 e il 2018 si valuta che, il sovrappeso e l’obesità, costeranno in media all’anno 1 miliardo di dollari in Cile, 3 miliardi di dollari in Ecuador e 13 miliardi di dollari in Messico.

Lo studio raccomanda misure governative di educazione alimentare e programmi di attività fisica. È necessario inoltre incoraggiare l’industria alimentare a lavorare con i governi per garantire la produzione, la disponibilità e l’accessibilità a prodotti alimentari più sani e a svolgere un ruolo positivo e responsabile nell’educare i consumatori a scelte salutari.

https://www.wfp.org/news/news-release/double-burden-undernutrition-and-obesity-cost-latin-america-billions-says-new-repo

di Benedetta Armocida

Health4all: la salute non si vende si difende.

Oggi 7 aprile, giornata mondiale della salute, viene lanciata la mobilizzazione europea #health4all, organizzata dallo Europe Health Network per la difesa dei sistemi sanitari in Europa. Sarà una giornata di rivendicazione dell’universalità di accesso alle cure e una lotta contro la commercializzazione e privatizzazione della salute.

Il 7 aprile del 1948 entrava in vigore la Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che stabilisce che “il godimento del più alto livello di salute che sia possibile raggiungere è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano”.

In quello spirito, la giornata che prenderà luogo in numerosi paesi europei viene sostenuta in Italia dalla Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che aderisce alla mobilitazione mediante la costituzione di un fronte comune che:

  • “contrasti la volontà politica di ridimensionamento della sanità pubblica,
  • favorisca la promozione della salute agendo sul territorio e sui determinanti sociali e ambientali,
  • costruisca una società più equa.”

Le mobilitazioni prenderanno luogo in diverse città italiane tra quali: Firenze, Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, Ferarra, Lamezia Terme, Campobasso, Oristano ed Arezzo,  attraverso flashmob, conferenze ed assemblee, con l’intento di informare e difendere il nostro sistema sanitario e il diritto alla salute.

A quasi 70 anni dall’affermazione del diritto fondamentale alla salute e quasi 40 anni dalla conferenza di Alma Ata, che impegnava al raggiungimento della “salute per tutti entro l’anno 2000”, il concetto di salute universale resta ancora un’utopia e oggi si scontra con una pericolosa regressione del diritto alla salute di fronte a politiche economiche di stampo neoliberale che, anche con la privatizzazione dei servizi continuano ad accentuare  disuguaglianze ed iniquità, non più solo tra Nord e Sud del mondo, ma anche all’interno di ogni  società stessa.

Di qui, la mobilizzazione Health4all a difesa dei sistemi sanitari nazionali, contro la svendita e la commercializzazione della sanità, sempre meno equa.

Gli slogan della RSS “la salute non è una merce” e “la salute non si compra”  intendono sottolineare il diritto universale alla salute sancito anche  nell’articolo 32 della Costituzione italiana.

L’Italia in questo è sempre stata un esempio di democrazia sanitaria e come richiamato nel manifesto del RSS per giornata di mobilitazione:

            Secondo le valutazioni dell’OMS degli ultimi dieci anni, gli indicatori di salute dimostrano che il sistema sanitario in Italia è stato efficace e meno costoso che nella maggior parte dei Paesi occidentali ad alta industrializzazione.

Le varie forme assicurative integrative o sostitutive, invece, rischiano di produrre livelli differenti di copertura sanitaria che colpirebbero profondamente il solidarismo del sistema sanitario basato sulla fiscalità generale, con aumento del consumismo sanitario e riduzione dell’appropriatezza degl’interventi.

La salute non equivale alla quantità di prestazioni erogate: pertanto bisogna favorire l’informazione perché i cittadini non credano che il mantenimento della salute dipenda dal numero di visite specialistiche ed esami diagnostici effettuati o dal consumo di farmaci. Un sistema sanitario sostenibile persegue il fine di determinare la migliore e più adatta risposta ai differenti bisogni di ciascuno, considerando criteri di documentata efficacia.

Tutti possono partecipare a questa giornata di azione del #7aprile appendendo un lenzuolo bianco alla finestra di casa/luogo di lavoro con una frase contro la commercializzazione della salute, scattando e condividendo foto, inserendo l’hashtag #health4all. Rilanciando: “la salute non si vende, si difende”.

 http://setteaprile.altervista.org/sottoscrivi-lappello/

di Benedetta Armocida

Il Global Burden of Disease 2010: stime, previsioni e implicazioni per la governance della salute

salute5_bassaGiorgio Tamburlini e Lorenzo Monasta

La pubblicazione dello studio sul Global Burden of Disease 2010 (GBD 2010) è stata, secondo Richard Horton, direttore della rivista Lancet, “un evento storico per il nostro giornale e, speriamo, per la sa- lute globale”.1 La presentazione dello studio è avvenuta, con grande clamore mediatico, il 15 dicembre 2012 a Londra presso la Royal So- ciety, alla presenza di oltre 500 studiosi e rappresentanti del mondo della sanità e della ricerca. Lo studio, suddiviso in sette articoli e altret- tanti commenti editoriali, con oltre duemila pagine di appendici web, è stato pubblicato in un numero speciale, triplo, del Lancet, dedicato a questo solo progetto. Anche da questo punto di vista si tratta di un evento storico. Dei risultati di questo enorme lavoro sono qui riassunti i punti salienti, ricordando che è possibile accedere all’informazione dal sito del Lancet,b e cercando soprattutto di discuterne quelle che po- trebbero essere le implicazioni per la salute globale e la sua governance….. Leggi il seguito

Scarica il ventunesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Governance ed efficienza: sfide per la gestione del sistema unico di salute in Brasile”