La salute da diritto a profitto? La privatizzazione strisciante dei servizi sanitari in Europa

Corporate Europe ha appena pubblicato “Creeping Privatisation of Health Care in the European Union” una attenta analisi dei meccanismi politici e di mercato  che stanno accrescendo le disuguaglianze e conducndo alla privatizzazione delle cure di base.

Tra le questioni più dibattute in tema di salute vi è quella relativa al progressivo processo di trasformazione dei sistemi sanitari in seguito alla promozione e alla successiva implementazione di politiche cosiddette neoliberiste o neomanageriali, le quali si basano sui seguenti capisaldi: privatizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione.

Tali politiche, che si rifanno all’approccio del New Management, si fondano sul principio secondo cui “il privato è meglio”. Con questa teoria stanno “colpendo” numerosi settori del sistema dei servizi pubblici (oltre alla sanità, pensiamo per esempio al sistema dei trasporti, all’assistenza sociale, per arrivare addirittura all’istruzione) mirando a indebolire e confinare il potere dello Stato, finora riconosciuto come principale soggetto garante di protezione sociale nonché promotore di servizi per i cittadini.

Efficienza, efficacia, economicità sono divenute le tre parole chiave che guidano il complesso sistema che va dalla costruzione di strutture, alla fornitura di servizi, passando per la progettazione e successiva implementazione di progetti ed interventi.

All’interno dell’Unione Europea i paesi membri differiscono per la configurazione dei loro sistemi sanitari e si distinguono tra quelli basati sugli schemi di assicurazione sanitaria e quelli definiti universalistici, ossia finanziati dalla fiscalità generale. Entrambi sono stati oggetto di politiche e pressioni politiche a livello europeo che hanno creato le condizioni favorevoli per una progressiva affermazione e dominio nel settore sanitario di imprese del settore privato.

La tendenza comune sembra dunque essere un orientamento verso la privatizzazione dell’assistenza sanitaria, realizzato prima di tutto mediante il processo di “mercatizzazione” (“marketisation”) dei servizi, con il potere sempre più influente detenuto dalle lobby del mercato sanitario, nonché attraverso la configurazione di partenariati pubblico-privati (i cosiddetti PPP).

Il processo di “mercatizzazione” consiste nella creazione di mercati interni in materia di salute a livello nazionale o nell’ambito del mercato unico UE. Esso comprende l’outsourcing, ovvero l’esternalizzazione di servizi e la concorrenza tra i vari fornitori dei servizi.

I PPP riguardano invece delle vere e proprie collaborazioni, alleanze tra il settore pubblico e le aziende private promosse con l’intenzione dichiarata di tagliare la spesa pubblica per la sanità e aumentare la qualità dei servizi forniti, fondate sull’idea secondo la quale “il business sa e sa fare meglio”.

Quale ruolo riveste l’Unione Europea in tale contesto economico-politico? Ma soprattutto quali sono gli effetti, le conseguenze che tale profondo cambiamento in atto ha comportato e sta comportando?

Con riferimento alla prima questione l’aspetto problematico che sta alla base riguarda la duplice accezione attribuibile alla sanità, la quale si può definire sia come garanzia di promozione del diritto alla salute, sia come una vera e propria attività economica a tutti gli effetti: comporta un profitto, ed è soggetta, al pari di ogni altra attività economica alle norme europee che disciplinano il mercato interno (libera circolazione, delle merci, delle persone, dei capitali e dei servizi). È proprio su questa sua “natura” di attività economica che le imprese del settore privato fanno leva, sentendosi libere e legittimate ad intervenire, aprendo un annoso dibattito che riguarda l’attribuzione della competenza in materia di sanità: nazionale, europea o dei privati.

Nel contesto contemporaneo di forte crisi economica si è modificata radicalmente la natura dell’intervento dell’Unione Europea nell’ambito delle riforme del settore sanitario: come evidenziato da molti commentatori e studiosi si è passati da una soft law di semplici “consigli” e raccomandazioni per promuovere pratiche di condivisione, a vere e proprie “istruzioni” e al ruolo sempre più determinante delle riforme sanitarie imposte ai singoli stati membri per tagliare la spesa pubblica, vincolate alla concessione di fondi strutturali e di investimento.

Per quanto concerne l’insieme degli effetti che conseguono al processo di trasformazione della sanità si possono fare le seguenti considerazioni.

Anzitutto i primi “segni” di tale cambiamento sono visibili nelle condizioni di lavoro di professionisti e operatori sanitari: si registrano infatti una notevole riduzione e a volte veri e propri tagli al personale, carichi di lavoro maggiori, riduzione delle retribuzioni, nonché maggior condizioni di stress che incidono in modo negativo sulla qualità della cura fornita.

Gli effetti più consistenti riguardano l’aumento della diseguaglianza tra i pazienti rispetto alla possibilità di cura, nell’accesso alle cure e in generale l’erosione della natura pubblica delle cure sanitarie.

Si sta assistendo ad un meccanismo profondamente ingiusto per cui hanno meno possibilità di curarsi i pazienti a più alto rischio o che necessitano di cure di emergenza e poveri (solitamente sono anziani, o persone molto giovani, persone con malattie mentali o malati cronici). Questi sono inoltre meno propensi (in quanto non dotati di risorse sufficienti) a ricorrere all’assistenza sanitaria transfrontaliera, garantita e promossa dalle condizioni e dalle regole di libero mercato esistenti.

A fronte della prospettiva di creazione di un mercato unico dei servizi sanitari profondamente concorrenziale e per evitare la progressiva configurazione di un sistema che pone i profitti prima dei pazienti, e la concorrenza prima della cooperazione, a scapito della cura delle persone è necessario quindi salvaguardare e promuovere la salute come diritto universale e non come una merce per il business e il mercato da cui trarre profitto.

A questo proposito sembra esserci a livello globale qualche movimento di resistenza: il 7 aprile 2017 in occasione della Giornata Mondiale della Salute si sono tenute numerose mobilitazioni promosse dalla Rete europea contro la privatizzazione e la commercializzazione della salute e della protezione sociale.

I principali messaggi veicolati sono stati: “la nostra salute non è in vendita” e “la salute è per tutti e non soltanto di coloro che possono pagare”.

Oltre ai messaggi sono state rivendicate le seguenti esigenze: fine delle politiche di austerità, finanziamento pubblico e collettivo dei servizi sanitari, promozione di investimenti nella sanità pubblica, esclusione dei servizi pubblici (come la sanità) dalla liberalizzazione.

La speranza è che tali esigenze trovino in qualche modo ascolto, rispetto, riscontro e risposta nel complesso panorama politico-economico europeo e mondiale, o il rischio di un disfacimento della sanità pubblica potrebbe diventare sempre più alto.

Tale disfacimento infatti sembra essere molto “semplice” da realizzare, come spiegato da Noam Chomsky, “la tecnica standard per la privatizzazione della sanità è: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente e la consegnerai al capitale privato”.

di L.G.

WHA 70 – Vige la necessità di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. L’accesso alla cura è un diritto, ed è un dovere garantirlo.

Ginevra, 30 Maggio 2017 – è stata dibattuta ieri, durante l’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), l’importanza e l’urgenza di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. Al fine di garantire una migrazione sicura, ordinata e regolare, gli Stati Membri sono stati incoraggiati ad adottare le linee guida, per la promozione della salute dei rifugiati e dei migranti, sviluppate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (IOM) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Attualmente ci sono circa 1 miliardo di migranti – 1/7 della popolazione mondiale.
Questo rapido aumento del movimento della popolazione ha importanti implicazioni per la salute pubblica e richiede quindi una risposta adeguata.
Nonostante siano vigenti norme e convenzioni internazionali per la protezione dei diritti dei migranti e dei rifugiati – compreso il diritto alla salute –  spesso, quest’ultimi non hanno accesso ai servizi sanitari e alla protezione finanziaria della salute.

Tra i problemi di salute più comunemente riscontrati troviamo:
lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, eventi cardiovascolari, gravidanza e le relative complicazioni.
Le donne sono tra i soggetti più vulnerabili, in quanto necessitano di assistenza materna e neonatale. I bambini sviluppano invece infezioni acute, come infezioni respiratorie e diarrea, a causa delle difficili condizioni di vita. Inoltre, alto è il rischio di sviluppo di disturbi psicosociali e di abuso di alcol e droghe.
Le persone affette da patologie croniche, non avendo accesso a un sistema di assistenza, hanno un più elevato rischio di incorrere a complicazioni.

L’accesso alla cura è un diritto per ogni individuo, ed è un dovere garantirlo.

di B.F.

UNICEF: Sì alla nuova legge italiana sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati

Complimenti al Parlamento Italiano, primo in Europa, per aver compiuto un importante passo nel rinnovare il suo impegno all’accoglienza.

L’UNICEF accoglie con soddisfazione l’approvazione in via definitiva del disegno di legge C 1658-B avvenuta il 29 Marzo 2017 “Disposizioni in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
“È un importante passo avanti per i bambini migranti e rifugiati che sono fuggiti da situazioni invivibili e sono arrivati in Italia pieni di speranza per il loro futuro”, dichiara il presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.

Solo nel 2016 i minori non accompagnati approdati sulle coste italiane erano circa 26.000, più del doppio rispetto al 2015.
Questi dati dimostrano l’urgenza di delineare un disegno nazionale che rafforzi i sistemi di protezione e accoglienza.

Tra le misure previste:

  • i minorenni stranieri non accompagnati e/o separati non possono essere soggetti al respingimento alla frontiera, senza alcuna eccezione
  • è ridotto il termine massimo di trattenimento dei minori nelle strutture di prima accoglienza (da 60 a 30 giorni)
  • le procedure per l’accertamento dell’età vengono migliorate e uniformate
  • viene stabilito un sistema organico di accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, che soddisfi gli standard minimi delle strutture residenziali per minorenni
  • viene esteso l’utilizzo di mediatori culturali qualificati col compito di comunicare e tradurre i bisogni di questa categoria di minorenni particolarmente vulnerabili
  • viene promossa la figura dell’affido familiare così come la nomina puntuale di tutori volontari per questi minorenni
  • vengono rafforzati alcuni dei diritti riconosciuti ai bambini non accompagnati, come quello all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla piena attuazione delle garanzie processuali
  • viene istituito un Sistema informativo nazionale dei minori non accompagnati presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

“Questa nuova legge non serve solo a dare ai migranti un senso di sicurezza dopo aver corso enormi rischi per raggiungere l’Europa, ma è anche un modello che altri paesi Europei possono seguire al fine di delineare una cornice legislativa a supporto della protezione”  afferma Afshan Khan, UNICEF Regional Director and Special Coordinator for the Refugee and Migrant Crisis in Europe.

https://www.unicef.org/media/media_95485.html

https://www.unicef.it/doc/7324/approvata-la-legge-zampa-per-minori-stranieri-non-accompagnati.htm

di Beatrice Formenti

Prosegue la raccolta di adesioni all’Appello OISG-SIMM-ASGI.

18 luglio 2013. Prosegue la raccolta di adesioni all’Appello OISG-SIMM-ASGI. Vista la grande partecipazione (ad oggi oltre 250 organizzazioni e, nonostante non fosse una raccolta per singoli, tantissimi cittadini hanno aderito) SIMM, OISG e ASGI hanno deciso di continuare la raccolta di adesioni di gruppi, enti e organizzazioni fin tanto che la situazione non si sarà sbloccata per l’Appello presentato durante il Convegno  organizzato per il lancio del V Rapporto OISG: “OMS e diritto alla salute: quale futuro” e consegnato alla senatrice Nerina Dirindin della Commissione salute del Senato. Nel pomeriggio l’Appello è stato consegnato al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Per aderire, da parte di associazioni, gruppi, enti inviare una mail a  aderiscoappello@simmweb.it
specificando il nome dell’associazione, gruppo.

Federalismo all’italiana: ma la salute non ha confini!

A metà del 2013 entrerà in vigore in tutti i paesi dell’Unione Europea una nuova Direttiva sui diritti dei pazienti nelle cure transfrontaliere. Si tratta di una assoluta novità perché il testo prende le mosse da alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea che riconoscono ad alcuni cittadini comunitari (quelli che avevano fatto ricorso) il diritto ad essere rimborsati dal proprio paese in caso di cure all’estero. In pratica l’Europa, partendo dal basso, vale a dire da una azione giuridica intentata dai cittadini, prende atto che non è possibile violare il diritto alla mobilità e alla libera scelta degli individui di ricevere trattamenti sanitari in ognuno degli Stati membri. Addirittura la libertà di movimento non riguarda solo le persone, ma anche i prodotti e i trattamenti, tanto che un cittadino potrà avere accesso a farmaci non ancora distribuiti nel proprio paese e, qualora sia il medico ad indicarne la necessità,  pagare secondo le modalità previste nel proprio paese di origine. (TP) Articolo completo su Civicolab.

Personale sanitario per tutti

nifesto Personale SanitarioSu impulso di un gruppo di organizzazioni impegnate nell’ambito del diritto alla salute, è nato il “Manifesto per il rafforzamento del personale sanitario”, per monitorare l’applicazione in Italia del Codice di Condotta sul Reclutamento Internazionale di Personale Sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In Italia non ci sono operatori sanitari in numero sufficiente per far fronte all’invecchiamento della popolazione, al prossimo pensionamento di molti professionisti e ai mutati modelli di cura. Del resto la carenza di personale sanitario è globale e si manifesta in forme drammatiche in molti paesi del Sud del mondo. Il reclutamento unilaterale di operatori sanitari qualificati all’estero, praticato da molti paesi europei, Italia compresa, non può essere una soluzione senza una politica cooperativa comune. In Italia il dato sul personale infermieristico è emblematico della misura del problema: mancano ad oggi 71.000 infermieri e, a fronte di questa carenza, i posti per la formazione in questo ambito non solo non sono aumentati, ma sono anzi diminuiti. Per contro, il numero degli infermieri stranieri attivi in Italia è aumentato di quasi 15 volte tra il 2002 e il 2010, arrivando a rappresentare oltre il 10% del totale.

Il Codice di Condotta dell’OMS, approvato nel maggio 2010, vuole evitare che la concorrenza internazionale nel reclutamento di personale sanitario venga fatta a spese dei paesi a risorse più scarse, e nel maggio 2012 ci sarà il primo monitoraggio dell’applicazione del Codice da parte dei paesi firmatari, Italia compresa.

In questo contesto un gruppo di organizzazioni promotrici, fra cui anche l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (AMREF Italia Onlus, Associazione Medici di origine Straniera in Italia-AMSI, Centro Studi di Politica Internazionale-CeSPI, Federazione Nazionale Collegi Infermieri-IPASVI, Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri-FNOMCeO, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale-OISG, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni-SIMM) ha stilato il “Manifesto per il rafforzamento del personale sanitario”. L’obiettivo è sostenere il monitoraggio dell’applicazione del Codice e promuovere a livello nazionale il dibattito ad esso collegato. L’auspicio è che da un lato l’Italia investa maggiori risorse nella formazione di un numero sufficiente di operatori, per rispondere in modo autonomo ai propri bisogni di personale sanitario senza ricorrere al reclutamento attivo di operatori nei paesi che già ne hanno una grave scarsità; dall’altro che siano garantiti i diritti del personale sanitario straniero attivo in Italia e nello stesso tempo rafforzati i sistemi sanitari di origine attraverso interventi di cooperazione internazionale.

Il Manifesto sta raccogliendo adesioni fra tutti gli enti e organizzazioni impegnati nel settore e interessate al tema. E’ possibile aderire direttamente sul sito http://www.manifestopersonalesanitario.it (VC)

10° Congresso Mondiale di salute materna e neonatale

UN NUOVO DISPOSITIVO PER L’ASSISTENZA AL PARTO NATURALE

19 dicembre 2011 – Ore 11
Pontificia Università della Santa Croce
Piazza di Sant’Apollinare, 49
00186 Roma (Italia)

Caro collega,

uno straordinario e semplicissimo nuovo dispositivo di parto sarà presentato, per la prima volta in Italia, nell’ambito della sessione mattutina del Congresso Mondiale di Salute Materno Infantile organizzato in collaborazione con la O.M.S. che si terrà a Roma dal 18 al 20 dicembre.
Un dispositivo che ha già ricevuto diversi premi internazionali e che consente di agevolare il parto naturale e di ridurre la necessità di ricorrere al taglio cesareo durante la fase finale del parto.
La sperimentazione è già in corso in altri Paesi, ed a breve il dispositivo sarà disponibile anche in alcune strutture ospedaliere italiane.

Interverranno alla presentazione:

MARIO MERIALDI
Chairman del comitato scientifico internazionale del Congresso
Coordinatore del Dipartimento di Salute della Riproduzione dell’OMS

GIANCARLO DI RENZO
Presidente del Congresso
Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica Ospedale S.M. della Misericordia, Univ. di Perugia

FLAVIA BUSTREO,
Assistente al Direttore Generale, Cluster Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini, Organizzazione Mondiale della Sanità

IGNAZIO MARINO,
Senatore, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale

Al fine di aiutarci ed agevolarti nell’accesso alla sede congressuale, ti chiediamo la cortesia di segnalarci il tuo interesse all’argomento.

Un cordiale saluto
Ufficio stampa CB-Com
Carlo Buffoli
Tel. 349.6355598

Equità ed età pensionabile

La manovra varata ieri dal consiglio dei ministri prevede un innalzamento dell’età pensionabile. Innalzamento uguale per tutti, salvo le dovute differenze tra maschi e femmine e tra pensioni di vecchiaia e di anzianità. Non è previsto un innalzamento modulato per classe sociale. Eppure, la speranza di vita media alla nascita non è uguale per tutti, c’è chi muore prima e chi muore dopo, e non è difficile immaginare chi muoia prima e chi muoia dopo. Lo stesso ragionamento vale per la speranza di vita senza disabilità; c’è chi vive meglio e chi vive peggio gli ultimi anni della vita.

Il rapporto pubblicato dalla commissione sui determinanti sociali della salute, presieduta da Michael Marmot, per conto del governo inglese, mostra chiaramente come vi sia un gradiente dal percentile più basso a quello più alto di reddito in termini di speranza di vita alla nascita e speranza di vita senza disabilità; la differenza tra ricchi e poveri è di circa 9 anni per il primo indicatore, e di circa 17 per il secondo. Aumentare in maniera lineare l’età pensionabile, e non v’è ragione per pensare che la situazione dell’Italia sia diversa da quella dell’Inghilterra, significa penalizzare in misura maggiore i poveri. A 65 anni, per esempio, molte tra le persone sotto il 50° percentile di reddito potrebbero avere ancora qualche anno da vivere, ma potrebbero aver già esaurito la loro speranza di vita senza disabilità.

Il testo completo di questa riflessione scritta da Adriano Cattaneo uscirà il 19 dicembre 2011 su http://saluteinternazionale.info/

Il diritto alla salute corrisponde al diritto alla vita

Cari amici,

siamo particolarmente lieti di presentarvi il nuovo sito dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) , alla creazione del quale abbiamo lavorato con dedicazione negli ultimi tempi. Siamo qui con una nuova veste, a marcare i dieci anni della nostra storia, con il rinnovato intento di utilizzare il nuovo strumento per condurre l’attenzione di quanti ci seguono sui molteplici, diversi ma interconnessi territori che riguardano la salute e i suoi diritti. Il diritto alla salute sul piano globale, come dice il nostro nome, dunque anche il diritto alla salute nel nostro paese, nelle politiche e nel dibattito nazionali.

Sono passati dieci anni e siamo ancora qui, sempre più convinti dell’importanza del nostro cammino. La cosa non è irrilevante, se si pensa che tutte le attività portate avanti fin qui, e le nuove iniziative che OISG ha contribuito a concepire, lanciare e promuovere sul territorio sono state realizzate – a parte un paio di eccezioni – con estrema sobrietà ed autonomia di mezzi. Grazie in pratica ad una convinta azione di autofinanziamento, e forti della passione e della professionalità dei membri che realmente hanno creduto al progetto. Persone con competenze e sguardi diversi sulla salute, per storie ed esperienze individuali. Ma tutte accomunate dal desiderio di fare memoria e fare dibattito sui percorsi della salute, e sulle ragioni delle macroscopiche disuguaglianze in questo settore ridotto a bene di consumo.

Durante i dieci anni di attività l’OISG è stato luogo di scambio, spazio di analisi e confronto fecondo. Molteplici i frutti di questo lavoro di osservazione e di studio, volto a fornire alle istituzioni, agli enti coinvolti nelle politiche sanitarie sul territorio, alle organizzazioni della società civile, alla stampa ed a tutti gli altri soggetti interessati, strumenti di analisi e alcune chiavi di valutazione per la definizione di strategie ed azioni appropriate nel campo della salute.

OISG ha concepito e realizzato quattro rapporti sulla salute globale divenuti strumenti analitici indispensabili per comprendere la realtà che ruota intorno alle politiche sanitarie ed i determinanti sociali della salute, la governance globale della salute, il diritto alla salute nel mondo.  I rapporti periodici hanno inteso raccogliere le analisi ed i dati più autorevoli sui seguenti temi: salute e globalizzazione (2004); le disuguaglianze in materia di salute (2006); la cooperazione sanitaria italiana ed internazionale (2008); la prima indagine su come si faccia informazione e formazione sulla salute globale in Italia, e sulle azioni della cittadinanza inerenti a questi temi (2011).  Ogni rapporto contiene di volta in volta un aggiornamento sulle tematiche classiche di nostra osservazione.

Dalla necessità di aprire spazi di dialogo pubblico e di formazione sulla salute globale,  OISG ha contribuito alla creazione del blog http://saluteinternazionale.info/. OISG ha inoltre promosso e fortemente incentivato la formazione della Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG). Testimonianza del forte interesse dell’osservatorio verso i temi della comunicazione e della formazione in materia di salute globale è stata la scelta di lavorare alla messa a punto di nuovi mezzi per gli studenti ed i formatori. Un interesse particolare è rivolto anche ai mass media naturalmente, ed ai decisori politici, bersaglio privilegiato del nostro impegno.

C’è da lavorare ancora molto, ed il nuovo sito intende rispondere all’obiettivo di un rafforzamento del nostro impegno. La salute è infatti l’indicatore più eloquente dello stato di equità e giustizia di una società. In tempi di collasso finanziario, cambiamenti climatici, insicurezza alimentare, la nostra analisi sulle cause profonde delle crisi  in atto acquista una nuova ragione di essere. E ci impone un nuovo senso di responsabilità. Nel segno della competenza e della partigianeria. Sì, noi membri dell’OISG lo rivendichiamo apertamente il fatto di essere di parte. Siamo partigiani della salute pubblica, stiamo dalla parte del bene comune che la salute interpreta, in contrapposizione a quanti promuovono l’agenda sanitaria in nome del profitto.

Siamo sempre più consapevoli che il diritto alla salute corrisponde al diritto alla vita. Questo è il nostro sguardo, rafforzato nei dieci anni di lavoro di OISG. Il nostro augurio è che questo sito possa servire ad allargare il cerchio, a farci conoscere ancora, a divulgare una cultura del diritto ed una attitudine di cittadinanza che è ingrediente essenziale a rimettere insieme le macerie del paese in cui viviamo.

Grazie!

Seguite le prossime iniziative e le attività su https://saluteglobale.it/

Per informazioni e comunicazioni scriveteci su redazioneoisg@gmail.com

Rispondere ai bisogni e non al potere dei soldi

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha riunito in questi giorni a Ginevra una sessione straordinaria del suo Consiglio esecutivo per affrontare un passaggio che possiamo dire storico: la riforma dell’agenzia, resa pressante dalla sua crisi finanziaria. La sessione ha coinciso con l’apertura del G20 a Cannes, dedicato alla crisi finanziaria internazionale, una sovrapposizione che rimanda al nesso fra i due eventi. L’Oms non sta bene. La sua crisi, sotto le mentite spoglie di un deficit che supera i 300 milioni di dollari quest’anno, è una crisi di identità. Di credibilità. Creata per governare la salute pubblica globale e per assicurare il più elevato standard di salute possibile per tutti i cittadini del mondo, fino al 1990 non aveva problemi ad attrarre finanziamenti pubblici. Da almeno 30 anni però l’Oms ha perso il controllo prima delle proprie politiche e poi delle proprie finanze. Oggi più dell’80% delle risorse disponibili proviene da contributi volontari, pubblici e privati, per specifiche attività decise dai donatori, mentre i contributi regolari dei 193 Stati membri rappresentano meno del 20% del budget. Con una percentuale di contributi regolari così risicata, l’Oms non può più decidere autonomamente quali politiche di salute attuare. Il paradosso è che i fondi per la

salute globale sono aumentati molto negli ultimi decenni, dai 5,7 miliardi di dollari del 1990 ai 26,9 nel 2010; ma questi soldi hanno via via cambiato direzione. Si sono allontanati progressivamente dalla funzione politica dell’Oms per essere dirottati verso la miriade di iniziative pubblico-private (ne esistono ormai oltre un centinaio, e toccano tutti i settori della medicina) sorte negli ultimi quindici anni per l’azione trainante della filantropia imprenditoriale e il connesso boom di interventismo sanitario di pochi Paesi donatori indirizzato, tramite questi nuovi soggetti, ad azioni specifiche su singole patologie (in primis Hiv/Aids, malaria e tubercolosi).

Continua a leggere l’articolo di Nicoletta Dentico, Adriano Cattaneo e Chiara Bodini su Il Sole 24 ore – Speciale Sanità – 15/21 novembre 2011