LE VACCINAZIONI FUNZIONANO!

Tra il 24 e il 30 aprile l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) celebra la “Settimana Mondiale dell’Immunizzazione”, un’iniziativa che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’utilizzo delle vaccinazioni come sistema di prevenzione di numerose malattie, anche in funzione del raggiungimento degli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo Sostenibile fissato per il 2030.

Piani appropriati di vaccinazioni possono prevenire l’insorgenza di numerose patologie infettive tra cui  tetano, difterite, morbillo, pertosse e poliomielite.  L ’immunizzazione è per diverse malattie l’intervento di salute pubblica che con il miglior rapporto costo-efficacia e rappresenta a tutt’oggi uno strumento di centrale importanza anche per affrontare altre questioni materia di sanità tra cui la riduzione della resistenza antimicrobica, il miglioramento delle cure antenatali e neonatali e il controllo dell’epatite virale. Ad oggi, più di 20 milioni di bambini non vengono vaccinati o non terminano il piano vaccinale per loro previsto, specialmente nei Paesi a risorse limitate: la ragione di ciò risiede nella scarsità di risorse, in sistemi sanitari fragili e in un’insufficiente attività di sorveglianza.

Lanciata nel 2012 dall’Assemblea Mondiale della Sanità con l’obiettivo di raggiungere l’accesso universale alle vaccinazioni entro il 2020, l’iniziativa giunge quest’anno alla sua sesta edizione. Tra i risultati più incoraggianti raggiunti sinora c’è il dato sulla copertura mondiale del vaccino contro il morbilo, che è aumentata del 12% dal 2000 ad oggi.

Ogni anno, la settimana ha uno slogan e un tema diverso, sempre inerente al tema delle vaccinazioni. Il tema di quest’anno è “Le vaccinazioni funzionano” (Vaccination works), un titolo sicuramente molto appropriato considerando il contesto attuale in cui teorie anti scientifiche minacciano il benessere della salute pubblica. L’importanza delle vaccinazioni è sottolineata dagli importantissimi traguardi raggiunti negli ultimi anni: la Poliomielite, ad esempio, è diminuita del 99% in tutti i Paesi del Mondo ed è, al momento, endemica soltanto in Pakistan, Nigeria e Afghanistan. Come spiegato dal sito ufficiale dell’Organizzazione Mondiale Sanità  “ l’OMS e i suoi partner mirano a: evidenziare l’importanza dell’immunizzazione come una priorità assoluta dell’investimento sanitario globale, promuovere la comprensione dei passi d’azione necessari per raggiungere il piano d’azione globale sui vaccini, sottolineare il ruolo della vaccinazione  nello sviluppo sostenibile e nella sicurezza sanitaria globale”.

http://www.who.int/campaigns/immunization-week/2017/en/

http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs378/en/

di Andrea Casale

Studio su The Lancet quantifica l’aumento della spesa sanitaria globale nei prossimi vent’anni, con notevoli differenze tra i Paesi

Secondo l’analisi dei due studi pubblicati online il 19 aprile 2017 su The Lancet la spesa per l’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi due decenni, ma i tassi di aumento e le fonti di spesa differiranno notevolmente.

Nelle pubblicazioni, condotte dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, si stima che se le tendenze attuali fossero confermate le spese complessive aumenterebbero da 9200 miliardi di dollari del 2014 a 24500 miliardi di dollari nel 2040, includendo la spesa sanitaria pubblica, la spesa privata – sia le spese non rimborsabili che quelle anticipate, come le assicurazioni – e l’assistenza allo sviluppo per la salute.

Le percentuali di spesa rispetto al prodotto interno lordo nazionale (PIL) pro capite oscillano notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che raggiungeranno livelli simili di PIL nel 2040, probabilmente investiranno importi significativamente diversi sulla salute, si stima il 18,5% per gli Stati Uniti e solo il 4,7% per gli EAU.

Lo studio “L’evoluzione e le tendenze del finanziamento sanitario globale, 1995-2014″ analizza le tendenze globali del finanziamento sanitario ed esamina la provenienza dei fondi, i servizi acquistati, l’assistenza allo sviluppo per la salute e come questa cambia con lo sviluppo economico de Paesi destinatari, identificando anche i paesi che si discostano dalle tendenze. L’altro studio “La spesa futura e potenziale sulla salute, 2015-2040” esamina invece come nonostante la spesa sanitaria tenda ad aumentare con lo sviluppo economico, esistano enormi diversità tra i sistemi di finanziamento sanitario. Vengono effettuate allora delle stime di spesa futura che possano essere utili per i responsabili politici e per i pianificatori e che possano identificare le lacune finanziarie confrontando la spesa futura attesa con la spesa futura potenziale.

“Il nostro studio dimostra che è probabile che la spesa sanitaria cresca rapidamente nei paesi ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito, dove sarebbe più necessario, si prevede una crescita relativamente lenta”, ha affermato il dottor Joseph Dieleman, assistente professore presso IHME e l’autore principale degli studi.

Inoltre, rileva che l’assistenza internazionale per i servizi sanitari, che puntava al raggiungimento di 37,6 miliardi di dollari nel 2016, cresce lentamente dal 2010.

“L’assistenza allo sviluppo per la salute non è più un ammortizzatore in espansione per i bilanci sanitari dei paesi a basso reddito”, ha dichiarato il dottor Christopher Murray, direttore dell’IHME. “Dopo un decennio di impressionante espansione a livello mondiale, la crescita dei finanziamenti è rimasta stagnante”.

Il dottor Murray osserva che dal 2000 al 2010 la spesa per l’assistenza allo sviluppo per la salute è cresciuta dell’11,4% annualmente, ma dal 2010 è aumentata solo dell’1,8% l’anno; in particolare segnala la diminuzione dei finanziamenti per l’HIV/AIDS, che da molti anni assorbe la maggioranza degli investimenti.

È preoccupante inoltre l’aumento del pagamento diretto da parte dei pazienti delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei Paesi che stanno divenendo a reddito medio. In questi la riduzione degli aiuti per lo sviluppo da parte dei Paesi donatori sta determinando, in molti casi, l’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con la conseguente difficoltà di accesso alle cure per le parti più povere della società.

“È fondamentale identificare, capire e gestire questo problema”, ha dichiarato il dottor Murray. “Più del 70% dei poveri del mondo vive in paesi a reddito medio e proprio i paesi a reddito medio sono quelli la cui spesa sanitaria è finanziata maggiormente dal pagamento diretto delle prestazioni da parte dei pazienti (spesa out of pocket)”.

Sembrerebbe dunque che nei paesi a basso reddito e in quelli a reddito medio-basso la spesa aumenterà minimamente in termini assoluti basandosi fortemente sulla spesa out of pocket e sull’assistenza allo sviluppo. Nonostante un cambiamento di direzione politica possa portare ad un incremento della spesa sanitaria nei paesi più poveri, per quei Paesi, il sostegno internazionale rimarrebbe quindi indispensabile.

http://www.healthdata.org/news-release/widely-disparate-spending-health-forecast-through-2040

di Benedetta Armocida

 

OMS: Dalle cure primarie per la salute alla copertura universale. Il sogno realizzabile – “10 anni nella sanità pubblica 2007-2017”

Dopo il lancio del rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato il primo di vari capitoli in cui si valutano i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Il primo capitolo ripercorre la strada compiuta dalle cure primarie per la salute alla copertura universale.

Nel 1978 la Dichiarazione di Alma-Ata lanciò un pensiero rivoluzionario, individuando  le cure primarie per la salute  (Primary Health Care) come la strategia per raggiungere l’obiettivo della  Salute per tutti entro il 2000, stabilito l’anno prima dalla Assemblea Mondiale della Sanità.
La conferenza internazionale sulle cure primarie per la salute, tenutasi nell’allora capitale della Repubblica socialista sovietica del Kazhakistan e che coinvolse 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, sollecitava un’urgente azione per assicurare a tutti le cure primarie per la salute, in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo.

Il cambio di paradigma fu da subito ostacolato e tacciato di utopistico. Poi, con l’emergere di HIV/AIDS, l’aggravarsi della tubercolosi e l’aumento dei casi di malaria, l’attenzione della salute pubblica internazionale si è andata concentrando progressivamente sulla gestione di quelle tre malattie.

Nel 2000, i capi di Stato e di Governo dei 193 stati membri delle Nazioni Unite sottoscrissero gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), impegnandosi a raggiungere gli otto obiettivi entro il 2015.
Le iniziative sanitarie globali messe in atto  nel perseguire specificamente gli obiettivi di salute, hanno raggiunto importanti risultati, facilmente misurabili nel numero di interventi erogati, morti evitate, e prolungata aspettativa di vita.
Le strategie seguite, al fine di ottenere un impatto più rapido, invece di rafforzare i deboli sistemi sanitari di quei paesi hanno: sviluppato sistemi paralleli, prodotto un’onerosa duplicazione degli interventi, spesso erogati da enti diversi con approcci differenti, e frammentato i servizi.
Per rendere gli aiuti più efficaci si richiedeva piuttosto: il rispetto delle priorità e delle strategie fissate da ciascun Paese, l’allineamento delle iniziative internazionali con i sistemi nazionali, nonché l’armonizzazione degli interventi e delle responsabilità e il reciproco rendiconto degli attori coinvolti.
I paesi beneficiari dichiararono di aver bisogno di competenza, non di carità.
Sostenere e rafforzare i servizi nazionali è considerata la miglior strategia di assistenza allo sviluppo.

Una significativa spinta per il cambiamento arrivò nel 2008, quando il Rapporto mondiale della sanità pubblicò Primary Health Care. Now more then ever – Cure primarie per la salute. Ora più che mai, in occasione del 30° anniversario della dichiarazione di Alma-Ata. Da quel rapporto emergevano dati impietosi riguardanti l’organizzazione, l’appropriatezza e l’efficacia dei sistemi sanitari, mentre si  richiamavano le cure primarie come la miglior strada da percorrere al fine di costruire sistemi sanitari che garantissero il diritto universale alle cure.
Dal confronto tra paesi di uguale livello di sviluppo economico si evince come, quelli con il sistema sanitario organizzato in funzione ai principi di assistenza primaria, abbiano un più alto livello di salute.
La copertura sanitaria universale è dunque promossa anche come strategia per la lotta contro le disuguaglianze.
In ultima analisi, la distribuzione della salute all’interno di una popolazione è correlata all’equità assicurata dalle strategie politiche, economiche e sociali.

In quello stesso anno, con la pubblicazione dei risultati dei lavori della Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, l’accento venne posto sull’importanza dei determinanti sociali nella produzione della salute, superando una visione centrata sugli interventi medici.
Seguendo questa linea, la Commissione suggeriva sistemi di salute che agissero sui determinanti sociali della salute. In un momento di crescente allarme per l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione attuata in settori non sanitari divenne un nuovo importante obiettivo.

Simultaneamente, la crisi finanziaria globale del 2008, condizionò un passaggio rapido dalla prosperità all’austerità, riportando in auge la ricerca di risultati rapidi e misurabili, propri di un approccio basato sul prodotto (il farmaco, il vaccino, etc.).

Una serie di articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet concludevano però, ricordando ancora una volta, che le cure primarie per la salute rimanevano il modo migliore per ridurre gli sprechi e per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi.

Su questa linea si va dunque affermando l’idea della copertura sanitaria universale, principio fondante delle cure sanitarie primarie e strategia correttiva potente, in grado di determinare un fondamentale riorientamento dei sistemi sanitari.

Con il Rapporto OMS sulla Salute Mondiale del 2010, Finanziamento del sistema sanitario: il percorso verso la copertura universale quell’approccio acquisì rinnovato consenso.

In un momento di aumento dei costi era fondamentale che i paesi prima di tagliare le spese sanitarie riducessero gli sprechi e le inefficienze; il rapporto stimava infatti che gli sprechi costituivano tra il 20% e il 40% di tutta la spesa sanitaria.

Tutti i paesi, qualunque fosse la loro fase di sviluppo, avrebbero potuto adottare misure immediate per procedere verso una copertura universale. Un commento su The Lancet descrive il movimento verso la copertura sanitaria universale come una “grande transizione” che sta “investendo il pianeta, cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria è finanziata e in cui sono organizzati i sistemi sanitari.”

Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’obiettivo di copertura sanitaria universale mediante una risoluzione sponsorizzata da più di 90 paesi, di tutte le regioni del mondo.

La copertura sanitaria universale è stata definita dal premio Nobel Amartya Sen un “sogno realizzabile” anche per i paesi più poveri. In quest’ultimi l’assistenza sanitaria di base può essere fornita ad un notevole livello con costi molto bassi sempreché la società, ivi inclusa la leadership politica e intellettuale, s’impegnasse con forza in tal senso. Veniva quindi smentita l’ipotesi comune che un paese povero dovesse prima diventare ricco per sostenere i costi di assistenza sanitaria per tutti.

L’inclusione della copertura sanitaria universale come obiettivo nell’Agenda globale per lo Sviluppo Sostenibile 2030 ne sintetizza lo spirito per cui: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Viene inoltre definita come la piattaforma unificante per l’espressione di tutti gli altri obiettivi di salute. È la massima espressione di equità e uno dei più grandi equalizzatori sociali tra tutte le opzioni politiche, contribuendo alla coesione sociale e alla stabilità – in tutti i paesi.

“La copertura sanitaria universale è l’unico e il più potente strumento che la salute pubblica ha da offrire”, ha dichiarato il direttore della OMS, Margareth Chan.

In un momento storico in cui le politiche, in così tanti settori, tendono ad aumentare le disuguaglianze sociali, è particolarmente gratificante immaginare che la salute possa guidare il mondo verso una maggiore equità.

http://www.who.int/publications/10-year-review/universal-coverage/en/

di Beatrice Formenti e Benedetta Armocida

OMS – MALATTIE TROPICALI NEGLETTE. UN NUOVO RAPPORTO ANALIZZA I PROGRESSI

19 aprile 2017- Ginevra – l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che dal 2007 sono stati raggiunti notevoli risultati nella lotta contro le cosiddette “malattie tropicali neglette” (NTDs). Si stima che 1 miliardo di persone abbiano ricevuto un trattamento nel solo 2015.

“Collaborare. Accelerare. Eliminare”, i risultati di questa strategia sono stati celebrati oggi a Ginevra nel corso della riunione dei Partner Globali, a cui hanno partecipato ministri della sanità, rappresentanti dell’industria, filantropi e donatori.

“Negli ultimi 10 anni, milioni di persone sono state salvate dalla disabilità e dalla povertà, grazie ad uno dei più efficaci partenariati globali della salute pubblica moderna” ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS.

Dal 2007, quando un gruppo di partner globali si incontrarono con lo scopo comune di contrastare le NTDs, una serie di partner locali e internazionali hanno lavorato insieme ai ministeri della salute dei paesi più colpiti per fornire farmaci, cure e gestione a lungo termine. Giungendo, nel 2012, all’approvazione di una tabella di marcia dell’OMS sulle NTDs, in cui si impegnavano ad eliminare le 10 malattie neglette più comuni.

Oggi, nel 5° anniversario della tabella di marcia dell’OMS sulle NTDs, è stato lanciato il rapporto L’integrazione delle malattie tropicali neglette nella salute e nello sviluppo globale.

Il rapporto osserva i progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi della tabella di marcia per il 2020, sottolinea le sfide che persistono e considera le implicazioni di integrazione di queste malattie nella più ampia agenda per lo sviluppo sostenibile del 2030.

L’integrazione delle malattie tropicali neglette nella salute e nello sviluppo globale dimostra come il forte sostegno politico, le generose donazioni di farmaci e il miglioramento delle condizioni di vita possono portare allo sviluppo di programmi di controllo delle NTDs nei paesi in cui queste sono più diffuse.

Viene inoltre mostrato che con l’attuazione dei cinque interventi raccomandati dall’OMS si sia verificato, nel 2015, un significativo progresso nel raggiungimento delle mete della tabella di marcia. I 5 interventi, descritti dettagliatamente nel rapporto, sono:

  • chemioterapia preventiva;
  • gestione innovativa e intensificata della malattia;
  • ecologia vettoriale e gestione;
  • servizi di sanità pubblica veterinaria;
  • fornitura di acqua potabile e servizi igienici

Tra questi spicca la chemioterapia preventiva, sia in termini di efficacia che in termini di risorse impiegate ed investite. Tuttavia va sottolineato che tutti e cinque i provvedimenti sono di vitale importanza e che andando avanti sarà essenziale garantire a ciascuno di essi la giusta attenzione per ottenere risorse necessarie al conseguimento degli obiettivi.

I risultati che secondo il Rapporto sono stati raggiunti includono:

  • 1 miliardo di persone trattate per almeno una malattia negletta nel solo 2015.
  • 556 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento preventivo per la filariosi linfatica (elefantiasi).
  • Più di 114 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento per l’oncocercosi
  • Solo 25 casi umani della malattia del verme di Guinea sono stati segnalati nel 2016, mettendo l’eradicazione a portata di mano
  • I casi di tripanosomiasi africana umana (malattia del sonno) sono stati ridotti da 37,000 nuovi casi nel 1999 a meno di 3000 casi nel 2015.
  • Il tracoma – prima causa infettiva di cecità a livello mondiale – è stato eliminato come un problema di salute pubblica in Messico, Marocco e Oman. In tutto il mondo più di 185,000 pazienti affetti da tracoma sono stati sottoposti ad intervento chirurgico per trichiasi e più di 56 milioni di persone hanno ricevuto antibiotici nel solo 2015.
  • Nel 2015 la leishmaniosi viscerale è stata eliminata nell’82% dei subdistretti in India, nel 97% dei subdistretti in Bangladesh e nel 100% dei distretti in Nepal.
  • Nel 2015, sono stati segnalati solo 12 decessi umani attribuibili alla rabbia nella Regione OMS delle Americhe, portando la regione vicino all’obiettivo di eliminare la rabbia negli esseri umani entro il 2015.

Molto è stato fatto e come detto da Dirk Engels, Direttore del Dipartimento di Controllo delle Malattie Tropicali Neglette “L’ulteriore crescita nella lotta contro le malattie neglette dipenderà da un più ampio progresso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Tuttavia, come mette in guardia il rapporto, rimangono sfide significative. Alcuni obiettivi di eradicazione da raggiungere entro il 2015 non sono stati raggiunti, nonostante la disponibilità di validi interventi. La lotta più difficile dei programmi delle NTDs è quella contro le limitate risorse finanziarie, le capacità inadeguate, compresa quella di attuare una sorveglianza efficace, e le importanti barriere per l’accesso ai servizi sanitari necessari, che vanno dalla povertà alla stigmatizzazione.

Viene lanciata la sfida oltre il 2020, definita nel rapporto nelle due grandi missioni di eliminare la trasmissione di NTDs e di garantire che la fornitura dei servizi sanitari soddisfi le esigenze di coloro che ne soffrono. La probabilità di raggiungere entrambi gli obiettivi dipenderà dall’integrazione delle attività e degli interventi inter e intra-settoriali dei programmi NTDs che dovranno essere in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di copertura sanitaria universale.

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/ntd-report/en/

http://www.who.int/neglected_diseases/resources/9789241565448/en/

di Benedetta Armocida

OMS: “I dieci anni di Margaret Chan”

A metà maggio l’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS) eleggerà il suo nuovo direttore generale. In vista del passaggio del testimone, il 13 aprile 2017 l’OMS ha pubblicato il rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017” che analizza l’evoluzione della salute globale nel decennio che ha visto la Dr.ssa Margaret Chan alla guida dell’Organizzazione.

Il rapporto si svilupperà in una serie di capitoli, che verranno pubblicati nel corso delle prossime sei settimane, valutando i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Nella lettera con cui introduce il rapporto la Dr.ssa Chan ricorda: “Insieme abbiamo fatto enormi progressi. La salute e l’aspettativa di vita sono migliorate un po’ ovunque. Milioni di vite sono state salvate. Il numero di morti per malaria ed HIV è stato dimezzato. Gli sforzi dell’OMS per fermare la tubercolosi hanno salvato 49 milioni di vite dall’inizio di questo secolo. Nel 2015, il numero di decessi infantili è sceso sotto 6 milioni all’anno per la prima volta, una diminuzione del 50% dei decessi annuali dal 1990. Ogni giorno muoiono 19’000 bambini in meno. Siamo in grado di contare questi numeri grazie alla cultura della misurazione e della responsabilità instillato nell’OMS.”

Chan segnala anche le sfide per la salute che caratterizzano il XXI secolo; senza precedenti per la complessità e per l’universalità del loro impatto. Eppure, è possibile fronteggiarle, come nel caso dell’epidemia di Ebola del 2014, che si è riuscita ad affrontare e superare nonostante l’eccezionale complessità, portando allo sviluppo di un programma di Emergenze, che consentirà una risposta più veloce ed efficace alle epidemie e alle emergenze.

Il rapporto rivela poi l’altra fondamentale priorità dell’OMS: l’equità nell’accesso alle cure come imperativo etico. A nessuno dovrebbe essere negato l’accesso alle cure salva-vita o ad interventi di promozione della salute, come invece avviene a causa delle ingiustizie economiche o sociali che continuano a caratterizzare le nostre società.

Il principio di equità è riaffermato dal lavoro dell’OMS per la copertura sanitaria universale, indicata come la massima espressione di equità sociale e che sarà il tema preso in esame nel primo capitolo del rapporto.

“In un mondo di fronte a profonde incertezze, lo sviluppo della salute internazionale è una forza unificante – ed edificante – per il bene dell’umanità. Sono orgogliosa di aver assistito a questo suggestivo spirito di collaborazione e solidarietà globale.” dice la Chan.

http://www.who.int/publications/10-year-review/dg-letter/en/

di Benedetta Armocida

UNICEF: 200,000 bambini in Ucraina orientale necessitano di supporto urgente per superare il trauma del conflitto

Il 7 aprile 2017 l’UNICEF ha riportato che più di 200,000 bambini, 1 su 4, nelle due regioni di Donetsk e Luhansk, zone più colpite dal conflitto in corso in Ucraina orientale, necessitano di un sostegno psico-sociale urgente e sostenuto per affrontare il trauma di vivere da più di tre anni in un contesto di violenza.

Il mondo ha dimenticato questa crisi invisibile in Ucraina orientale, ma centinaia di migliaia di bambini stanno pagando un prezzo pesante, che potrebbe durare una vita senza un sostegno adeguato,” ha detto in un comunicato stampa la rappresentante UNICEF Ucraina Giovanna Barberis, sottolineando la necessità urgente di un finanziamento.

Questi bambini vivono nella paura cronica e nell’incertezza, a causa di bombardamenti sporadici, combattimenti imprevedibili e pericoli di mine ed altri ordigni inesplosi. Sono stati osservati cambiamenti di comportamento nei bambini dai tre anni di età, con sintomi quali grave ansia, enuresi notturna, incubi e comportamenti aggressivi.

Molti per ricevere un’istruzione mettono a rischio la loro sicurezza. Sette scuole sono state danneggiate durante la più recente escalation di violenza tra febbraio e marzo 2017, e più di 740 scuole – 1 su 5 – in Ucraina orientale sono state danneggiate o distrutte dall’inizio del conflitto nel 2014.

La maggior parte dei 200,000 bambini non riceve cure adeguate nonostante la presenza di assistenti sociali, psicologi ed insegnanti; a causa del persistere del conflitto, ulteriori e urgenti investimenti sono quindi necessari per garantire loro un sostegno solido in nome del diritto alla salute.

A questo scopo l’UNICEF ha lanciato un appello di $31.2 milioni per sostenere i bambini e le famiglie colpite dal conflitto.

I bambini non dovrebbero vivere con le cicatrici emotive di un conflitto di cui non hanno avuto alcuna parte nella creazione. Ulteriore supporto è ora necessario, in modo che i giovani a Donetsk e Luhansk possano crescere come adulti sani e ricostruire le loro comunità”, ha detto Barberis invitando tutte le parti del conflitto ad impegnarsi nuovamente nel cessare il fuoco e porre fine a questa violenza insensata.

https://www.unicef.org/media/media_95531.html

di Benedetta Armocida

 

 

UNICEF: Sì alla nuova legge italiana sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati

Complimenti al Parlamento Italiano, primo in Europa, per aver compiuto un importante passo nel rinnovare il suo impegno all’accoglienza.

L’UNICEF accoglie con soddisfazione l’approvazione in via definitiva del disegno di legge C 1658-B avvenuta il 29 Marzo 2017 “Disposizioni in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
“È un importante passo avanti per i bambini migranti e rifugiati che sono fuggiti da situazioni invivibili e sono arrivati in Italia pieni di speranza per il loro futuro”, dichiara il presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.

Solo nel 2016 i minori non accompagnati approdati sulle coste italiane erano circa 26.000, più del doppio rispetto al 2015.
Questi dati dimostrano l’urgenza di delineare un disegno nazionale che rafforzi i sistemi di protezione e accoglienza.

Tra le misure previste:

  • i minorenni stranieri non accompagnati e/o separati non possono essere soggetti al respingimento alla frontiera, senza alcuna eccezione
  • è ridotto il termine massimo di trattenimento dei minori nelle strutture di prima accoglienza (da 60 a 30 giorni)
  • le procedure per l’accertamento dell’età vengono migliorate e uniformate
  • viene stabilito un sistema organico di accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, che soddisfi gli standard minimi delle strutture residenziali per minorenni
  • viene esteso l’utilizzo di mediatori culturali qualificati col compito di comunicare e tradurre i bisogni di questa categoria di minorenni particolarmente vulnerabili
  • viene promossa la figura dell’affido familiare così come la nomina puntuale di tutori volontari per questi minorenni
  • vengono rafforzati alcuni dei diritti riconosciuti ai bambini non accompagnati, come quello all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla piena attuazione delle garanzie processuali
  • viene istituito un Sistema informativo nazionale dei minori non accompagnati presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

“Questa nuova legge non serve solo a dare ai migranti un senso di sicurezza dopo aver corso enormi rischi per raggiungere l’Europa, ma è anche un modello che altri paesi Europei possono seguire al fine di delineare una cornice legislativa a supporto della protezione”  afferma Afshan Khan, UNICEF Regional Director and Special Coordinator for the Refugee and Migrant Crisis in Europe.

https://www.unicef.org/media/media_95485.html

https://www.unicef.it/doc/7324/approvata-la-legge-zampa-per-minori-stranieri-non-accompagnati.htm

di Beatrice Formenti

Il mondo è coeso nel difendere la salute per tutti. Once again #health4all

E’ stata numerosa la partecipazione alla giornata di azione contro la commercializzazione e la privatizzazione della salute, #health4all, svoltasi ieri in tutta Europa e nel mondo. Movimenti, reti ed organizzazioni della società civile si sono mobilitati alla difesa della sanità pubblica e della salute per tutti.

Sono state molteplici le manifestazioni, i presidi, le conferenze e le assemblee organizzate in diverse città italiane ed europee, arrivando oltre oceano fino in Argentina ed India.

Ampia partecipazione al corteo di Firenze, al presidio di Bologna in Piazza Re Enzo e agli eventi di Milano, Brescia e Rimini. A Roma si è svolta l’assemblea cittadina, nella Sala del Carroccio, in Campidoglio, promossa dal Forum per il diritto alla salute e dal People’s Health Movement; conferenze e flashmob a Torino e molta sensibilizzazione anche al presidio di Napoli in Piazza Dante e a Ferrara nell’atrio del Policlinico S.Anna.

Tra le città europee grande adesione a Barcellona e Bruxelles, dove con cortei, flashmob e presidi si è gridato “La salute non è in vendita”.

Le manifestazioni per il diritto a una salute pubblica ed equa si sono svolte anche ad Andhra Pradesh in India e Buenos Aires, dove diverse organizzazioni sociali hanno manifestato davanti al Ministero della Salute contro la privatizzazione del sistema sanitario.

Riportiamo di seguito delle testimonianze fotografiche della giornata.

 

di Benedetta Armocida

Depression: Let’s talk!

La depressione colpisce soggetti di tutte le età, di ogni estrazione sociale, in tutti i paesi del mondo. Si stima che il 4.4% della popolazione globale, equivalente a più di 300 milioni di persone, soffra di depressione. È stato inoltre osservato un aumento del più del 18% dei casi tra il 2005 e 2015 e tra questi più dell’80% occorre nei paesi a basso-medio reddito.

L’impatto sulla vita quotidiana causa conseguenze devastanti sulle relazioni affettive, sociali e sulla capacità concreta di vivere.

La depressione può essere però prevenuta e trattata, come spiega Shekhar Saxena, direttore del dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Oms: “Lo stigma continuo associato alle malattie mentali è la ragione per cui abbiamo chiamato la nostra campagna ‘let’s talk’. Per qualcuno che convive con la depressione, parlare con una persona di cui si fida è spesso il primo passo verso la terapia e la guarigione”.

Una migliore comprensione del suo significato aiuterà a diminuire lo stigma che comporta e porterà ad una maggiore richiesta d’aiuto da parte delle persone che ne soffrono.

http://www.who.int/campaigns/world-health-day/2017/en/

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/world-health-day/en/

http://who.int/campaigns/world-health-day/2017/campaign-essentials/en/

di Beatrice Formenti