Malaria: viaggiare informati

Nel 2015, secondo le stime elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i casi di malaria nel mondo sono stati 212 milioni e hanno portato alla morte di circa 429 mila persone, principalmente tra gli abitanti delle aree tropicali del mondo, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana.

Per l’alta incidenza della patologia in queste aree geografiche-definite endemiche per malaria- e per i rischi per la salute ad essa correlati, risulta necessario che ogni viaggiatore che intenda recarsi in queste zone sia adeguatamente informato e conosca le misure preventive da attuare per ridurre il rischio di infezione.

A seconda del luogo del viaggio, della durata della permanenza, del periodo dell’anno in cui il viaggiatore si trova nella zona endemica, della sistemazione che avrà nel paese tropicale e delle condizioni di salute pre-esistenti, potrà essere definito il profilo di rischio di ogni viaggiatore, che determinerà il tipo di profilassi che dovrà mettere in atto.

L’area geografica di destinazione è uno dei maggiori determinanti di rischio. L’OMS divide i paesi tropicali in paesi ad alto, basso o minimo rischio a seconda dell’incidenza della malaria- misurata come i casi di malaria su 1000 abitanti in un anno- e del numero di viaggiatori infettati in un anno su 100.000.

Le linee guida della Società Italiana di Medicina Tropicale e salute Globale (SIMET), sottolineano che l’entità della trasmissione della malaria può essere molto variabile all’interno della stessa zona geografica o dello stesso Paese, per esempio è maggiore nelle zone rurali- solitamente più umide- che nelle aree urbane. I dati relativi alla distribuzione geografica della malaria e i profili di rischio di ogni paese possono essere reperiti sul sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Un altro importante determinante di rischio è il periodo dell’anno in cui il viaggiatore si recherà nella zona endemica; infatti la stagione umida o delle piogge (periodo estivo) espone il viaggiatore a un maggior rischio di infezione poiché il clima umido è più favorevole alla riproduzione della zanzara Anopheles (vettore della malaria e responsabile dell’infezione). Anche la durata di permanenza e la sistemazione scelta dal viaggiatore incidono sul rischio di infezione: i viaggi di breve durata e la sistemazione all’interno di un albergo con aria condizionata, zanzariere impregnate al letto e zanzariere fisse, espongono il viaggiatore a un minor rischio.

Oltre ai determinanti ambientali esistono anche fattori individuali che predispongono maggiormente al rischio di infezione e di complicanze gravi e che dunque devono essere presi in considerazione. Tra le persone esposte a un rischio maggiore, le linee guida SIMET inseriscono le donne in gravidanza, i bambini, gli anziani e i portatori di patologie croniche nonché gli individui originari di zona endemica che si sono stabiliti in area non endemica; infatti “questi individui hanno perso la loro pur parziale protezione immunitaria, e possono avere minore accesso a corrette informazioni sulla prevenzione, soggiornare in sistemazioni meno protette, ed avere una ridotta percezione del rischio” [SIMET 2013].

Partendo dal profilo di rischio del viaggiatore, risulta di importanza fondamentale personalizzare la strategia di prevenzione della malaria, che, secondo l’OMS, si basa su 5 punti fondamentali: la consapevolezza del rischio, la prevenzione delle punture d’insetto, la chemioprofilassi, la diagnosi e il trattamento presuntivo di emergenza.

La consapevolezza e la prevenzione delle punture devono essere considerati indipendentemente dal rischio a cui si espone il viaggiatore; infatti la consapevolezza di soggiornare o di aver soggiornato in una zona dove la malaria è presente permette di adottare misure pratiche di prevenzione adeguate e di sospettare l’infezione nel caso di episodi febbrili e garantire una cura tempestiva, mentre la prevenzione dalle punture riduce l’esposizione al vettore infettante.

La prevenzione può essere fatta attraverso l’adozione di comportamenti atti a evitare la puntura, come la protezione durante le ore notturne nel caso in cui si trascorra del tempo all’aperto o si dorma in ambienti non protetti- indossando indumenti a maniche lunghe, calze spesse e di colore chiaro o utilizzando prodotti chimici insetto-repellenti- oppure tramite l’utilizzo di zanzariere da letto a maglie strette, zanzariere fisse alle finestre e di aria condizionata.

La chemioprofilassi antimalarica, la diagnosi e il trattamento presuntivo d’emergenza devono essere considerate a seconda dell’entità del rischio.

In un paese ad alto rischio le linee guida raccomandano la chemioprofilassi come prima scelta e la diagnosi o il trattamento presuntivo nel caso in cui la prima scelta non sia possibile, mentre in un paese a basso rischio viene indicata come prima scelta la diagnosi e/o il trattamento presuntivo d’emergenza. Per i viaggiatori che si recano in una zona in cui il rischio è minimo viene raccomandato solamente di rivolgersi a un presidio medico per l’eventuale diagnosi.

Nel caso in cui un viaggiatore presenti segni e sintomi compatibili con una malaria (in primis la febbre) deve farsi valutare da un medico entro 24 ore dalla loro insorgenza, anche nel caso in cui stia assumendo la chemioprofilassi antimalarica o sia tornato da meno di un anno dal viaggio.  La diagnosi deve essere effettuata in un centro in cui sia disponibile l’esame microscopico (goccia spessa) o, nel caso in cui non sia presente, un kit per il test immunologico.

Il trattamento presuntivo d’emergenza o autotrattamento, che consiste nell’assunzione di un ciclo completo di terapia, è una misura temporanea che il viaggiatore può utilizzare nel caso in cui non possa recarsi dal medico entro 24 ore dalla comparsa della febbre.

Per rendere l’aderenza effettiva tutte le misure elencate dovranno essere modellate sulle esigenze del viaggiatore.

di Sara Gaiera

UNICEF: Sì alla nuova legge italiana sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati

Complimenti al Parlamento Italiano, primo in Europa, per aver compiuto un importante passo nel rinnovare il suo impegno all’accoglienza.

L’UNICEF accoglie con soddisfazione l’approvazione in via definitiva del disegno di legge C 1658-B avvenuta il 29 Marzo 2017 “Disposizioni in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
“È un importante passo avanti per i bambini migranti e rifugiati che sono fuggiti da situazioni invivibili e sono arrivati in Italia pieni di speranza per il loro futuro”, dichiara il presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.

Solo nel 2016 i minori non accompagnati approdati sulle coste italiane erano circa 26.000, più del doppio rispetto al 2015.
Questi dati dimostrano l’urgenza di delineare un disegno nazionale che rafforzi i sistemi di protezione e accoglienza.

Tra le misure previste:

  • i minorenni stranieri non accompagnati e/o separati non possono essere soggetti al respingimento alla frontiera, senza alcuna eccezione
  • è ridotto il termine massimo di trattenimento dei minori nelle strutture di prima accoglienza (da 60 a 30 giorni)
  • le procedure per l’accertamento dell’età vengono migliorate e uniformate
  • viene stabilito un sistema organico di accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, che soddisfi gli standard minimi delle strutture residenziali per minorenni
  • viene esteso l’utilizzo di mediatori culturali qualificati col compito di comunicare e tradurre i bisogni di questa categoria di minorenni particolarmente vulnerabili
  • viene promossa la figura dell’affido familiare così come la nomina puntuale di tutori volontari per questi minorenni
  • vengono rafforzati alcuni dei diritti riconosciuti ai bambini non accompagnati, come quello all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla piena attuazione delle garanzie processuali
  • viene istituito un Sistema informativo nazionale dei minori non accompagnati presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

“Questa nuova legge non serve solo a dare ai migranti un senso di sicurezza dopo aver corso enormi rischi per raggiungere l’Europa, ma è anche un modello che altri paesi Europei possono seguire al fine di delineare una cornice legislativa a supporto della protezione”  afferma Afshan Khan, UNICEF Regional Director and Special Coordinator for the Refugee and Migrant Crisis in Europe.

https://www.unicef.org/media/media_95485.html

https://www.unicef.it/doc/7324/approvata-la-legge-zampa-per-minori-stranieri-non-accompagnati.htm

di Beatrice Formenti

Prosegue la raccolta di adesioni all’Appello OISG-SIMM-ASGI.

18 luglio 2013. Prosegue la raccolta di adesioni all’Appello OISG-SIMM-ASGI. Vista la grande partecipazione (ad oggi oltre 250 organizzazioni e, nonostante non fosse una raccolta per singoli, tantissimi cittadini hanno aderito) SIMM, OISG e ASGI hanno deciso di continuare la raccolta di adesioni di gruppi, enti e organizzazioni fin tanto che la situazione non si sarà sbloccata per l’Appello presentato durante il Convegno  organizzato per il lancio del V Rapporto OISG: “OMS e diritto alla salute: quale futuro” e consegnato alla senatrice Nerina Dirindin della Commissione salute del Senato. Nel pomeriggio l’Appello è stato consegnato al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Per aderire, da parte di associazioni, gruppi, enti inviare una mail a  aderiscoappello@simmweb.it
specificando il nome dell’associazione, gruppo.

Personale sanitario, cervelli in fuga tra Sud e Nord del mondo

Comunicato stampa

Personale sanitario, cervelli in fuga tra Sud e Nord del mondo
La società civile presenta le sue raccomandazioni per consolidare l’impegno che l’Italia ha assunto con l’adesione al Codice di Condotta dell’OMS

Medico AMREF

Roma, 16 maggio 2012 – Enti, Associazioni, Ordini delle professioni sanitarie e ONG firmatari del Manifesto per il Rafforzamento del Personale Sanitario si sono riuniti oggi a Roma in occasione del seminario Personale sanitario per tutti. Nel corso dell’incontro il Comitato promotore – forte del sostegno delle 70 organizzazioni firmatarie, raggiunto in poco meno di due mesi – ha dichiarato il proprio impegno e la mobilitazione della rete per la diffusione e l’attuazione in Italia del Codice di Condotta per il Reclutamento Internazionale del Personale Sanitario. Il Comitato promotore ha inoltre chiesto lo stesso impegno alle istituzioni italiane con responsabilità di politica sanitaria, formativa, migratoria, del lavoro e di politica estera, a livello nazionale e regionale.

 Il Codice di Condotta dell’OMS, emanato nel 2010, mira a evitare che la concorrenza internazionale in materia di “attrazione di personale sanitario” si faccia a spese dei Paesi a risorse più scarse. Nel maggio 2012 l’OMS inizierà il monitoraggio della sua applicazione da parte dei paesi firmatari, tra i quali l’Italia, che aderendo al Codice ha assunto l’impegno di applicarlo a livello nazionale.

Il seminario odierno è stato occasione, per il Comitato Promotore del Manifesto, di offrire la piena disponibilità al Ministero della Salute – in quanto autorità nazionale responsabile di monitorare l’applicazione del Codice in Italia – nel sostenere l’applicazione e il monitoraggio del Codice di Condotta, nella prospettiva dei prossimi appuntamenti internazionali di monitoraggio previsti dall’OMS a maggio 2012 e maggio 2015.  In particolare sono state identificate quattro priorità di lavoro:

  • Sostenere il monitoraggio e l’applicazione del Codice di Condotta in Italia, anche attraverso un più attento censimento del personale sanitario formato all’estero e attivo in Italia.
  • Promuovere azioni di sensibilizzazione e promozione dei temi sollevati dal Codice di Condotta, anche sulla base dei risultati di progetti di ricerca esistenti e includere i temi dell’intercultura nei programmi di aggiornamento del personale sanitario.
  • Promuovere vigorosi programmi di cooperazione internazionale che prevedano anche un ritorno di investimenti italiani verso selezionati Paesi di origine del personale sanitario migrante, in riconoscimento del beneficio che la presenza di questi ultimi in Italia offre al nostro sistema sanitario.
  • Sostenere, in Italia, il rafforzamento del personale sanitario – incluso quello formato all’estero – tramite riforme normative che tutelino i professionisti e garantiscano agli utenti l’alta qualità delle cure e dell’assistenza.

Al seminario odierno hanno preso parte rappresentanti di OMS, del Ministero della Salute, della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, della Direzione Centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo del Ministero dell’Interno, dell’Assessorato Diritto alla Salute della Regione Toscana, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni IOM e tanti rappresentanti di Aziende Sanitarie pubbliche, mondo accademico, associazioni di settore e ONG.

Il “Manifesto per il rafforzamento del personale sanitario” è stato lanciato nell’aprile 2012 da un gruppo di organizzazioni impegnate nell’ambito del diritto alla salute, per monitorare l’applicazione del Codice in Italia.

I promotori: AMREF Italia Onlus, Associazione Medici di origine Straniera in Italia-AMSI, Centro Studi di Politica Internazionale-CeSPI, Federazione Nazionale Collegi Infermieri-IPASVI, Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri-FNOMCeO, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale-OISG, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni-SIMM.

Ufficio stampa: Valeria Sabato, cell. 339 4145669, 06 99704660 – valeria.sabato@amref.it

Personale sanitario per tutti

nifesto Personale SanitarioSu impulso di un gruppo di organizzazioni impegnate nell’ambito del diritto alla salute, è nato il “Manifesto per il rafforzamento del personale sanitario”, per monitorare l’applicazione in Italia del Codice di Condotta sul Reclutamento Internazionale di Personale Sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In Italia non ci sono operatori sanitari in numero sufficiente per far fronte all’invecchiamento della popolazione, al prossimo pensionamento di molti professionisti e ai mutati modelli di cura. Del resto la carenza di personale sanitario è globale e si manifesta in forme drammatiche in molti paesi del Sud del mondo. Il reclutamento unilaterale di operatori sanitari qualificati all’estero, praticato da molti paesi europei, Italia compresa, non può essere una soluzione senza una politica cooperativa comune. In Italia il dato sul personale infermieristico è emblematico della misura del problema: mancano ad oggi 71.000 infermieri e, a fronte di questa carenza, i posti per la formazione in questo ambito non solo non sono aumentati, ma sono anzi diminuiti. Per contro, il numero degli infermieri stranieri attivi in Italia è aumentato di quasi 15 volte tra il 2002 e il 2010, arrivando a rappresentare oltre il 10% del totale.

Il Codice di Condotta dell’OMS, approvato nel maggio 2010, vuole evitare che la concorrenza internazionale nel reclutamento di personale sanitario venga fatta a spese dei paesi a risorse più scarse, e nel maggio 2012 ci sarà il primo monitoraggio dell’applicazione del Codice da parte dei paesi firmatari, Italia compresa.

In questo contesto un gruppo di organizzazioni promotrici, fra cui anche l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (AMREF Italia Onlus, Associazione Medici di origine Straniera in Italia-AMSI, Centro Studi di Politica Internazionale-CeSPI, Federazione Nazionale Collegi Infermieri-IPASVI, Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri-FNOMCeO, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale-OISG, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni-SIMM) ha stilato il “Manifesto per il rafforzamento del personale sanitario”. L’obiettivo è sostenere il monitoraggio dell’applicazione del Codice e promuovere a livello nazionale il dibattito ad esso collegato. L’auspicio è che da un lato l’Italia investa maggiori risorse nella formazione di un numero sufficiente di operatori, per rispondere in modo autonomo ai propri bisogni di personale sanitario senza ricorrere al reclutamento attivo di operatori nei paesi che già ne hanno una grave scarsità; dall’altro che siano garantiti i diritti del personale sanitario straniero attivo in Italia e nello stesso tempo rafforzati i sistemi sanitari di origine attraverso interventi di cooperazione internazionale.

Il Manifesto sta raccogliendo adesioni fra tutti gli enti e organizzazioni impegnati nel settore e interessate al tema. E’ possibile aderire direttamente sul sito http://www.manifestopersonalesanitario.it (VC)