Convenzione di Minamata: entra in vigore il trattato che controlla l’inquinamento da mercurio

16 agosto 2017 – È entrata in vigore la Convenzione di Minamata, un trattato che impegna i governi a misure specifiche per controllare l’inquinamento artificiale da mercurio.

L’obiettivo primario della Convenzione è “proteggere la salute umana e l’ambiente” dalle emissioni di mercurio. Il trattato internazionale è stato sottoscritto da 128 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite (ONU) e ratificato da 74 paesi, che sono ora legalmente obbligati a rispettare le disposizioni. Esso contiene obblighi critici che incidono sull’uso globale, sul commercio, sulle emissioni e sullo smaltimento del mercurio. Nel breve termine, tali disposizioni includono un divieto di qualsiasi nuova miniera primaria di mercurio e la graduale eliminazione di prodotti di mercurio, entro il 2020. La Convenzione contiene quindi misure di controllo volte a limitare e ridurre in modo significativo l’offerta globale di mercurio, ad esempio le disposizioni dell’articolo 3 limitano le fonti di mercurio disponibili per l’uso e il commercio e specificano le procedure da seguire quando tale commercio è permesso. Infine, poiché i consumi di mercurio diminuiranno, attraverso le diverse disposizioni della Convenzione, diminuiranno con essi la produzione e l’esportazione di mercurio primario delle miniere.

Il protocollo è stato accolto con favore anche dal gruppo di lavoro Zero Mercury (ZMWG), una coalizione internazionale di oltre 95 organizzazioni non governative (ONG) composto da più di 50 paesi, che chiedeva un trattato giuridicamente vincolante da oltre un decennio.

Secondo ZMWG, il mercurio è un inquinante globale che percorre lunghe distanze. La sua forma più tossica – metilmercurio – si accumula nei grandi pesci predatori ed è poi assimilata dall’uomo tramite il consumo di pesce, con un impatto notevole sulle donne in gravidanza, i neonati e i bambini.

Come dichiarato da Michael Bender e Elena Lymberidi-Settimo, coordinatori di ZMWG, in un’intervista per IPS news: ”ZMWG attende l’attuazione del trattato e fornisce il sostegno, ove possibile, soprattutto ai paesi in via di sviluppo e ai paesi con economie in transizione”. Nell’intervista, riguardo al monitoraggio dell’attuazione della convezione, i coordinatori di ZMWG rispondono: “La Convenzione stabilisce requisiti di segnalazione da parte delle Parti, inoltre, entro sei anni dalla sua entrata in vigore, la Conferenza Delle Parti (COP) è incaricata a valutare l’efficacia della Convenzione. La valutazione si basa sulle relazioni disponibili e sulle informazioni di monitoraggio, sulle relazioni presentate in base alle informazioni e sulle raccomandazioni previste dal comitato di attuazione e di conformità. I requisiti di segnalazione dell’articolo 21 forniranno informazioni critiche sulla situazione globale del mercurio e sull’efficacia della Convenzione nel conseguimento delle riduzioni di mercurio e nella tutela della salute pubblica.”

di B.A.

L’EPIDEMIA DI COLERA IN YEMEN HA RAGGIUNTO PIÙ DI MEZZO MILIONE DI CASI – AGGIORNAMENTO

14 Agosto 2017 –  Nonostante gli sforzi attuati per fronteggiare quella che ad oggi viene definita “la peggiore epidemia al mondo”, l’ultimo aggiornamento delle Nazioni Unite sull’epidemia di colera in Yemen è agghiacciante.

Più di mezzo milione sono i casi sospetti e da fine aprile sono stati registrati 2000 decessi.

Lo Yemen è oggi tra i paesi più poveri al mondo. Due anni di conflitto armato hanno acuito le preesistenti vulnerabilità del paese, portandolo al collasso. L’epidemia di colera (infezione diarroica acuta causata dall’ingestione di cibo o acqua contaminati dal batterio Vibrio cholerae) si è diffusa rapidamente a causa del deterioramento delle condizioni igienico sanitarie, dell’interruzioni dell’approvvigionamento idrico e del sovraffollamento della popolazione sfollata. Il sistema sanitario nazionale, con più della metà delle strutture distrutte e con gravi carenze di farmaci, attrezzature ed elettricità, è ormai incapace di rispondere.

“Per salvare le vite in Yemen dobbiamo sostenere il sistema sanitario, in particolare gli operatori sanitari che stanno operando in condizioni impossibili: migliaia di persone sono malate, ma non ci sono ospedali, non ci sono farmaci, non c’è acqua pulita”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’OMS e partner stanno lavorando per istituire cliniche ad hoc per il trattamento del colera, riabilitare le strutture sanitarie, fornire attrezzature mediche e sostenere lo sforzo di risposta nazionale.

“Esortiamo le autorità dello Yemen – e tutti quelli che possono svolgere un ruolo – a trovare una soluzione politica per porre fine a questo conflitto. Il popolo dello Yemen non può sopportare molto più a lungo – ha bisogno di pace per ricostruire la propria vita e il proprio paese”, ha concluso A. Tedros.

Di B.F.

#Breastfeeding – Un investimento intelligente

2 agosto – È iniziata ieri la Settimana Mondiale dell’allattamento al seno, che quest’anno ha come tema “Sosteniamo insieme l’allattamento al seno“, con lo scopo di rafforzare la collaborazione dei partenariati esistenti e forgiare nuovi modi di investire e sostenere l’allattamento al seno per un futuro più sostenibile.

Secondo la relazione dell’UNICEF e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con la Global Breastfeeding Collective, una nuova iniziativa per aumentare i tassi di allattamento a livello globale, nessun paese del mondo soddisfa pienamente gli standard raccomandati per l’allattamento al seno.

La Global Breastfeeding Scorecard, valutando 194 nazioni, ha mostrato che la percentuale di allattamento esclusivo al seno nei bambini di età inferiore ai sei mesi è del 40% e solo in 23 paesi supera il 60%.

L’allattamento al seno è una pratica con effetti benefici a livello cognitivo e di salute sia per i neonati che per le madri. È particolarmente importante durante i primi sei mesi di vita, aiutando a prevenire la diarrea e la polmonite – le due principali cause di morte nei neonati – e riducendo il rischio di cancro alle ovaie e al seno ­– le due cause principali di decesso tra le donne. Inoltre, è un fattore che consente di porre fine alla povertà, promuovere la crescita economica e ridurre le disuguaglianze.

La nuova analisi del Global Breastfeeding Scorecard dimostra come anche solo l’investimento di 4.70$ l’anno potrebbe portare al 50% entro il 2025 il tasso globale di allattamento esclusivo al seno tra i bambini al di sotto dei sei mesi. Potrebbe inoltre salvare la vita di 520.000 bambini sotto i cinque anni e potenzialmente generare 300 miliardi di dollari di risparmio economico in 10 anni, grazie alla riduzione delle malattie e dei costi di assistenza sanitaria.

“L’allattamento al seno è uno dei migliori investimenti che le nazioni possano fare per la vita e il futuro dei più piccoli – e a lungo termine per la forza delle loro società “, afferma Anthony Lake, Direttore Esecutivo UNICEF.

di B.A.

 

 

#Nutrizione – Alimenti sani, acqua pulita e servizi sanitari accessibili a tutti sono le basi per sconfiggere la malnutrizione. Lo afferma il direttore del dipartimento per la nutrizione dell’OMS, Dr. Francesco Branca

In occasione della 70esima Assemblea Mondiale della Sanità abbiamo intervistato il Dr. Francesco Branca, direttore del dipartimento di Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha delineato i piani dell’Organizzazione per fronteggiare le varie forme di malnutrizione e le prospettive future in ambito di nutrizione.

Dottor Branca, quale pensa sia l’impatto e il ruolo della globalizzazione e dei determinanti sociali sul double burden1 (doppio carico di malattia) in tema di malnutrizione?

Siamo passati da una situazione in cui le forme di malnutrizione erano in qualche modo polarizzate nelle diverse zone del modo – denutrizione cronica e acuta nei paesi poveri e sovrappeso e obesità in quelli ricchi – ad un rapido incremento del sovrappeso e dell’obesità a partire dalle prime fasi della vita anche nei paesi a medio e basso reddito. Quindi per effetto della globalizzazione abbiamo assistito ad un cambiamento dei sistemi alimentari, con il manifestarsi di una coesistenza di varie forme di malnutrizione non solo nello stesso paese, ma spesso anche nelle stesse comunità.

In passato avevamo paesi che, per motivi di reddito, di sistema produttivo e di efficienza del sistema di salute, avevano una maggiore prevalenza di forme di malnutrizione acuta (come lo stunting2, il wasting3), legate prevalentemente all’insufficienza e all’insicurezza alimentare, alle malattie trasmissibili – soprattutto quelle che provocano diarree – e ai problemi legati all’inadeguatezza delle cure parentali. Separatamente avevamo la parte di mondo ad alto reddito dove è cresciuta rapidamente la prevalenza del sovrappeso, dell’obesità e delle malattie correlate ad una dieta poco salutare.

Attualmente, per effetto della globalizzazione i sistemi alimentari si sono modificati. L’aumento dell’urbanizzazione, anche nei paesi poveri, la crescente dipendenza da alimenti trasformati industrialmente e in generale l’adozione di modelli alimentari e stili di vita più simili a quelli occidentali hanno determinato un rapido incremento del sovrappeso e dell’obesità anche nei paesi a medio e basso reddito.

A ciò va aggiunta la dimensione biologica. Come è emerso da diversi studi un bambino nato con basso peso – per effetto di una malnutrizione in utero – o che abbia sofferto di denutrizione cronica nei primi mesi di vita se esposto ad un ambiente alimentare più ricco di energie, in particolare di grassi e zuccheri, è più facilmente predisposto a sviluppare uno squilibrio metabolico e malattie croniche, tra cui ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e obesità.

È inoltre necessario parlare di una terza forma di malnutrizione, la carenza di vitamine e minerali – che può coesistere con gli altri due tipi. Infatti, nonostante la dieta possa essere sufficiente in termini di calorie, se poco varia e insufficiente in alimenti animali, frutta e verdura, svilupperà una malnutrizione da insufficienza di ferro, di zinco, di acido folico e dei precursori della vitamina A.

È importante quindi far passare il messaggio che attualmente nella lotta alla malnutrizione non si agisce solo sulla quantità di cibo, ma soprattutto sulla qualità.

 Ad oggi, qual è la preoccupazione maggiore in ambito di doppio carico di malattia riferito alla malnutrizione e dove è più difficile agire?

In primis, la comprensione del problema. Il riconoscimento del problema permette di descriverlo, soprattutto perché siamo abituati a lavorare con agenzie per lo sviluppo o con governi che si sono specializzati nel trattare una sola forma di malnutrizione, quella per difetto.

Poi è fondamentale la descrizione delle soluzioni. In una situazione in cui le risorse sono limitate c’è la tentazione di concentrarsi su un solo aspetto considerandolo il prevalente. Questo però a scapito della possibilità e dell’opportunità di lavorare sulle due forme simultaneamente – azione che in realtà sarebbe possibile intraprendere. In questo ambito vanno menzionati tutti quegli interventi che determinano e generano una sana alimentazione nei primi mesi di vita, come l’allattamento al seno – importante sia per prevenire la denutrizione acuta che l’obesità. Segue, l’adeguata alimentazione tra i 6 e i 24 mesi di vita, la cosiddetta alimentazione complementare, che deve avere un contenuto di nutrienti sufficienti a soddisfare i bisogni, senza eccedere. Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza, in quanto nei paesi a medio reddito e in quelli in transizione anche l’alimentazione complementare è eccessivamente ricca in zuccheri, grassi e sale, con il conseguente rischio di compromettere lo stato nutrizionale fin dai primi anni di vita.

Inoltre, bisogna monitorare e correggere quegli interventi che erano stati concepiti per una forma di malnutrizione, ma che possono creare problemi all’altra, come quelli messi in atto in America Latina che avevano lo scopo di correggere la denutrizione, soprattutto quella moderata o cronica. Tra questi rientrava la distribuzione di alimenti ad alto contenuto energetico e ciò ha determinato facilmente l’aumento della prevalenza dell’obesità.

Altri esempi sono i programmi di distribuzione di alimenti nelle scuole primarie, realizzati per correggere il ritardo di crescita, ma che purtroppo hanno portato all’aumento del sovrappeso in quanto, in quella fascia di età, le possibilità di recupero per il ritardo di crescita sono più limitate. C’è allora la necessità di sviluppare programmi di trattamento della malnutrizione in maniera diversificata, a partire dal bisogno specifico.

È necessario lavorare sulla qualità e sul contenuto di vitamine e minerali, piuttosto che concentrarsi sull’apporto calorico e sulla composizione in macronutrienti, che ha portato a utilizzare cibi ad alta densità energetica ricchi di zuccheri e di grassi.

Un’altra considerazione riguarda il cambiamento del sistema alimentare. È necessario evitare la deriva verso un sistema alimentare che dipenda eccessivamente dagli alimenti industrialmente trasformati, con l’abbandono delle tradizioni alimentari, del consumo di alimenti freschi e di prodotti fatti in casa, come si è assistito nei paesi ad alto reddito.

In questo ambito il Brasile, ad esempio, sta attuando una politica strategica atta a ridurre la crescita della quota di alimenti ultra processati, che attualmente è pari a circa il 30%. A differenza di paesi come Regno Unito e Stati Uniti d’America in cui la percentuale si aggira al 50-60%.

Rimanendo su questo argomento quali sono le strategie che i governi stanno mettendo in atto per ridurre il doppio carico di malattia proprio della malnutrizione?

Non c’è una concreta strategia di azione sul doppio carico di malattia da parte di alcuni paesi, ma c’è una crescente consapevolezza che sia necessario agire.

Potremmo portare l’esempio del Bangladesh, dove oltre ai gravi problemi di malnutrizione cronica sono presenti anche sovrappeso e obesità e attualmente è stata capita l’importanza di agire su quest’ultime.

Per quanto concerne l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il primo problema da affrontare è stato quello di creare una visione comune sulle soluzioni da proporre. Bisognava infatti cambiare prospettiva e non parlare più soltanto di malnutrizione per difetto, ma agire su tutte le sue forme. In tal senso, un grande incentivo è stato dato nel 2012 dall’approvazione da parte dell’Assemblea Mondiale della Sanità di 6 obiettivi globali per la riduzione dello stunting, del wasting, del sovrappeso, del basso peso alla nascita, dell’anemia e dell’allattamento al seno. Successivamente, nel 2014 con la Conferenza Internazionale sulla Nutrizione i governi si sono impegnati a ridurre la malnutrizione attraverso azioni sul sistema agroalimentare, sul sistema sanitario, sulla sicurezza sociale, sull’ambiente; e nel 2015 i governi hanno inserito tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili (OSS) l’eliminazione della malnutrizione in tutte le sue forme. Nel 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che il 2016-2025 sara’ il Decennio di Azione per la Nutrizione, nel quale i governi e le istituzioni internazionali si impegneranno a moltiplicare le azioni e gli investimenti per eliminare la malnutrizione.

L’altro aspetto era comprendere se ci fossero delle risposte possibili e quindi dimostrare che si possono sviluppare progetti in maniera diversa. In questo ambito, l’OMS insieme ad altre Organizzazioni delle Nazioni Unite, come il Programma Alimentare Mondiale (PAM), stanno lavorando per formulare diversamente i programmi di alimentazione nelle scuole.

Per quanto concerne i Paesi si sta assistendo ad un aumento del controllo del sistema alimentare. Fino a poco tempo fa vigeva l’idea che il sistema alimentare dovesse essere regolato dalle leggi di mercato e non si dovesse intervenire direttamente, mentre oggi c’è una maggiore consapevolezza della necessità di un intervento, ad esempio ci sono oltre 20 paesi che hanno stabilito forme di tassazione su bevande e cibi. Altre metodiche attuate e che possono essere ulteriormente sviluppate si basano sui controlli della pubblicità e dell’etichettatura dei prodotti. Risulta fondamentale informare il consumatore, non solo dando dei messaggi generici, ma fornendo il messaggio giusto nel momento in cui si compiono le scelte. Diversi paesi tra cui l’Ecuador, l’Iran, il Cile, la Gran Bretagna stanno lavorando in questi ambiti.

Inoltre è emersa l’idea che attraverso la riformulazione dei prodotti si possa avere una dieta sana, ad esempio ci sono state diverse esperienze sulla riduzione del sale, degli acidi grassi trans e recentemente dello zucchero aggiunto, ma c’è ancora moltissimo da fare.

intervista di Benedetta Armocida

  1. Double burden della malnutrizione: è l’impatto combinato di denutrizione e sovrappeso/obesità, o altre malattie associate alla dieta, tra individui, all’interno di famiglie e nelle popolazioni.
  2. Stunting: ridotta crescita in altezza per l’età. Questo riflette un processo di mancato raggiungimento del potenziale di crescita lineare a causa di condizioni di salute e/o nutrizionali non ottimali. Secondo gli standard di crescita del bambino dell’OMS ci si riferisce ai bambini di età compresa tra 0 e 59 mesi, la cui altezza per età è inferiore a due deviazioni standard (moderata e grave) e meno di tre deviazioni standard (grave) rispetto la mediana.
  3. Wasting: ridotto peso per l’altezza. Il wasting indica nella maggior parte dei casi un recente e grave processo di perdita di peso, spesso associato alla carestia o a gravi malattie.

 

 

OMS – Il costo globale della sanità entro il 2030 potrebbe raggiungere i 371 miliardi di dollari l’anno

17 luglio – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che per il raggiungimento dei target sanitari globali che rientrano negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) entro il 2030 potrebbero essere necessari investimenti da donatori e governi nazionali fino a 58 dollari per persona all’anno, ovvero 371 miliardi di dollari l’anno.

Il The Lancet Global Health Journal pubblica un rapporto dal titolo “SDG Health Price Tag” in cui stima i costi di espansione dei servizi sanitari per raggiungere i target sanitari dei 16 OSS in 67 paesi a basso e medio reddito, che rappresentano il 95% della popolazione nei suddetti paesi e il 75% della popolazione mondiale.

Il modello “SDG Health Tag” sviluppa due scenari: uno scenario A “ambizioso” in cui gli investimenti sono sufficienti per i paesi per raggiungere gli obiettivi sanitari degli OSS entro il 2030 e uno scenario B “in progressione” in cui i paesi raggiungono due terzi o più degli obiettivi.

Lo scenario “ambizioso” richiede per il raggiungimento degli obiettivi sanitari OSS che gli investimenti crescano nel tempo da 134 miliardi di dollari all’anno a 371 miliardi di dollari, o 58 dollari a persona, entro il 2030. L’analisi mostra che l’85% di questi costi può essere raggiunto con risorse nazionali, anche se ben 32 dei paesi più poveri del mondo affrontano un divario annuo di 54 miliardi di dollari e continueranno ad avere bisogno di assistenza esterna. Lo scenario A prevede inoltre l’aggiunta di oltre 23 milioni di operatori sanitari e la costruzione di oltre 415.000 nuovi servizi sanitari, nel 91% dei casi  si tratterebbe di un centro sanitario per le cure primarie.

Anche se questo piano “ambizioso” aumenterebbe la spesa sanitaria in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) in tutti i 67 paesi, passando da una media del 5,6% al 7,5%, questa rimarrebbe ancora inferiore alla media mondiale per la spesa sanitaria del 9,9% il PIL.

L’investimento permetterebbe di prevenire 97 milioni di morti premature, tra cui oltre 50 milioni di morti alla nascita o prima dei 5 anni, 20 milioni di morti per malattie non trasmissibili – cardiovascolari, diabete e cancro – e l’aspettativa di vita nei 67 paesi interessati aumenterebbe di 8,4 anni.

Lo scenario “in progressione”, invece richiederebbe un aumento di nuovi investimenti da 104 miliardi di dollari l’anno a 274 miliardi di dollari, o 41 dollari per persona entro il 2030.

Questo piano potrebbe impedire circa 71 milioni di morti premature e aumentare la spesa sanitaria in percentuale del PIL portandola in in media al 6,5%. Aggiungerebbe 14 milioni di operatori sanitari e costruirà 378.000 nuovi servizi sanitari, il 93% dei quali sarebbero centri sanitari per le cure primarie.

Il “SDG Health Price Tag” è inteso come uno strumento per informare ed elaborare ulteriori ricerche. Inoltre, sottolinea che il raggiungimento della copertura sanitaria universale e gli altri obiettivi sanitari impongono non solo il finanziamento, ma la volontà politica e il rispetto dei diritti umani.

“La copertura sanitaria universale è in ultima analisi una scelta politica. È responsabilità di ogni paese e governo nazionale perseguirla”, come dichiara il nuovo direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un commento che accompagna il documento in The Lancet Global Health.

di B.A.

#OMS. In Siria sono state donate delle cliniche mobili che assistono 4500 famiglie

Il 16 giugno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha comunicato che l’ufficio da campo di Gaziantep ha donato 5 unità sanitarie mobili alle organizzazioni partner che offrono assistenza sanitaria nel nord della Siria. A causa della guerra in atto in questa regione molti ospedali sono stati distrutti e manca totalmente l’assistenza sanitaria.

Le cliniche mobili opereranno nella zona di Aleppo meridionale, dove sono presenti numerosi piccoli villaggi, molti sfollati e dove le persone vivono in condizione di estremo bisogno.

Come afferma il Dr. Tamer Hasan, della Sirian American Medical Society (SAMS): “la clinica ricevuta dall’OMS è stata subito utilizzata per servire la comunità. Non è la prima volta che i medici hanno a disposizione una clinica mobile, ma la nuova unità consentirà un intervento differente rispetto al passato, garantendo maggiore riservatezza e dignità alle persone”.

Attraverso le cliniche mobili vengono visitati circa 6 villaggi alla settimana e si presta assistenza a circa 4500 famiglie. In un mese sono stati visitati quasi 2000 pazienti. La popolazione ora è a conoscenza dell’unità mobile e si registra regolarmente per sottoporsi ai check-up. Le cliniche forniscono molti servizi dalle cure primarie per malattie respiratorie, cutanee o degli occhi all’esecuzione di test di laboratorio, come la glicemia o il test delle urine. Le cliniche mobili consentono di raggiungere direttamente chi ne ha bisogno e ciò risulta fondamentale in una zona dove non esistono i trasporti pubblici. 

L’acquisto da parte dell’OMS di cliniche mobili per la Siria settentrionale è stato sostenuto dalla Direzione Generale della Protezione Civile europea e delle operazioni di aiuto umanitario e dal governo norvegese.

di D.Z.

Tra grandi disuguaglianze nel 2023 saremo 8 miliardi

21 giugno – Il The Guardian ha pubblicato un articolo in cui, riferendosi ad uno studio elaborato dalle Nazioni Unite (UN), analizza le future tendenze di crescita della popolazione.
Secondo l’ultimo prospetto sulla popolazione mondiale delle Nazioni Unite, nel 2023 la popolazione globale supererà gli 8 miliardi a fronte dei 7.5 miliardi attuali, e l’anno prossimo assisteremo per la prima volta a più di 1 miliardo di persone con età superiore ai 60 anni.

In accordo con lo studio, entro il 2050 più della metà della crescita mondiale della popolazione verrà dall’Africa sub-sahariana, dove i tassi di fertilità continueranno ad aumentare rispetto a quelli del resto del mondo. 7 delle 20 nazioni più popolate del mondo saranno infatti africane.

Al contrario, in tutti i paesi europei che già oggi soffrono di un basso tasso di natalità, la popolazione tenderà a diminuire se non soggetta ad un’immigrazione su larga scala.
L’Europa orientale è particolarmente colpita da un trend in diminuzione, con numeri che potrebbero diminuire del 15% in Bulgaria, Croazia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica moldova, Romania, Serbia e Ucraina.

“In alcuni paesi con bassi livelli di natalità, il flusso immigratorio ha rappresentato la principale fonte di crescita della popolazione”, ha osservato John Wilmoth, direttore della divisione Popolazione del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (DESA) delle Nazioni Unite.

In un contesto simile, dovremmo interrogarci sui grandi divari che caratterizzano oggi le nostre società e su come muteranno in futuro.

 di B.F.

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO – 65 milioni di persone hanno dovuto abbandonare la propria casa nel 2016

20 giugno – Oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato.

Il numero di persone che nel 2016 sono state costrette ad abbandonare la propria terra rappresenta un vero e proprio record negativo: 65,6 milioni.

Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, ha chiamato la comunità internazionale ad impegnarsi attivamente per fornire supporto e solidarietà a chi, per colpa di guerre, disastri naturali e persecuzioni è costretto ad abbandonare tutto.

“Riflettiamo sul coraggio delle persone che sono dovute fuggire e sulla benevolenza di chi le accoglie” ha dichiarato Guterres.

Secondo un report rilasciato ieri dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR), l’anno scorso, nella sola Siria 12 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, 7,7 milioni in Colombia, 4,7 in Afghanistan, 4,2 in Iraq.

Filippo Grandi, Alto Commissario dell’UNHCR, ha affermato che questa giornata rappresenta anche un’occasione per ricordare le comunità e le persone che in tutto il mondo accolgono i rifugiati e i profughi, offrendo loro una sistemazione sicura ed aiutandoli ad inserirsi nella loro società. “La paura e l’esclusione non ci porteranno verso un mondo migliore, ma possono condurre solo a barriere, alienazione e sofferenza. […] L’inclusione rende necessaria l’apertura delle nostre menti, dei nostri cuori, delle nostre comunità” ha sottolineato Grandi.

La Giornata Mondiale del Rifugiato è quindi un momento per chiedere a noi stessi cosa possiamo fare, in prima persona, per superare l’indifferenza e la paura ed abbracciare l’idea dell’inclusione.

di L.D.

 

HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

L’OMS lancia l’allarme: diffusi e in aumento gli abusi agli anziani

15 Giugno 2017 – Oggi è la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sugli abusi agli anziani.

In un mondo che continua ad invecchiare, circa 1 anziano su 6 sperimenta una qualche forma di abuso, cifra in crescita rispetto a quanto stimato e previsto in precedenza.

In un nuovo studio, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato su The Lancet Global Health, è emerso che quasi il 16% degli over 60 anni sono soggetti ad abusi psicologici (11,6%), abusi finanziari (6,8%), stato di abbandono (4,2%), abuso fisico (2,6%) o abuso sessuale (0,9%). La ricerca raccoglie i dati da 52 studi di 28 Paesi, di cui 12 sono Paesi a basso e medio reddito.

“L’abuso di persone anziane è in aumento, questo ha gravi costi individuali e sociali per i 141 milioni di anziani in tutto il mondo”, afferma Alana Officer, consulente di salute dell’OMS. “Dobbiamo fare molto di più per prevenire e rispondere all’aumento delle diverse forme di abuso”, che hanno un impatto sulla salute e il benessere dell’anziano. Sottolineando che “Nonostante la frequenza e le gravi conseguenze sanitarie, l’abuso degli anziani rimane uno dei tipi di violenza meno studiati ed affrontati nelle indagini e nei piani nazionali”.

Vi è quindi la necessità di informare e sensibilizzare su questo argomento, considerato finora un tabù.

Secondo le stime, entro il 2050, nel mondo il numero di persone ultra 60enni raddoppierà, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, raggiungendo i 2 miliardi. Se la percentuale di anziani vittima di abusi rimanesse costante, il numero di persone interessate aumenterà rapidamente a causa dell’invecchiamento della popolazione, crescendo a 320 milioni di vittime entro il 2050.

Il Dr Etienne Krug, direttore del Dipartimento di gestione delle malattie non comunicabili, disabilità, violenza e prevenzione delle lesioni dell’OMS dichiara che “i governi devono proteggere tutte le persone dalla violenza. Dobbiamo lavorare per mettere in evidenza questa sfida sociale e per attuare le necessarie misure preventive”.

In questi termini, nel maggio del 2016 – durante l’Assemblea Mondiale della Sanità – i ministri della sanità hanno promosso il piano d’azione dell’OMS per l’Invecchiamento e la Salute.

La strategia comprende il miglioramento degli studi epidemiologici, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, dove i dati sono ancora scarsi e lo sviluppo di azioni preventive per rispondere efficacemente a questa tematica.

di B.A.