HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

L’OMS lancia l’allarme: diffusi e in aumento gli abusi agli anziani

15 Giugno 2017 – Oggi è la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sugli abusi agli anziani.

In un mondo che continua ad invecchiare, circa 1 anziano su 6 sperimenta una qualche forma di abuso, cifra in crescita rispetto a quanto stimato e previsto in precedenza.

In un nuovo studio, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato su The Lancet Global Health, è emerso che quasi il 16% degli over 60 anni sono soggetti ad abusi psicologici (11,6%), abusi finanziari (6,8%), stato di abbandono (4,2%), abuso fisico (2,6%) o abuso sessuale (0,9%). La ricerca raccoglie i dati da 52 studi di 28 Paesi, di cui 12 sono Paesi a basso e medio reddito.

“L’abuso di persone anziane è in aumento, questo ha gravi costi individuali e sociali per i 141 milioni di anziani in tutto il mondo”, afferma Alana Officer, consulente di salute dell’OMS. “Dobbiamo fare molto di più per prevenire e rispondere all’aumento delle diverse forme di abuso”, che hanno un impatto sulla salute e il benessere dell’anziano. Sottolineando che “Nonostante la frequenza e le gravi conseguenze sanitarie, l’abuso degli anziani rimane uno dei tipi di violenza meno studiati ed affrontati nelle indagini e nei piani nazionali”.

Vi è quindi la necessità di informare e sensibilizzare su questo argomento, considerato finora un tabù.

Secondo le stime, entro il 2050, nel mondo il numero di persone ultra 60enni raddoppierà, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, raggiungendo i 2 miliardi. Se la percentuale di anziani vittima di abusi rimanesse costante, il numero di persone interessate aumenterà rapidamente a causa dell’invecchiamento della popolazione, crescendo a 320 milioni di vittime entro il 2050.

Il Dr Etienne Krug, direttore del Dipartimento di gestione delle malattie non comunicabili, disabilità, violenza e prevenzione delle lesioni dell’OMS dichiara che “i governi devono proteggere tutte le persone dalla violenza. Dobbiamo lavorare per mettere in evidenza questa sfida sociale e per attuare le necessarie misure preventive”.

In questi termini, nel maggio del 2016 – durante l’Assemblea Mondiale della Sanità – i ministri della sanità hanno promosso il piano d’azione dell’OMS per l’Invecchiamento e la Salute.

La strategia comprende il miglioramento degli studi epidemiologici, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, dove i dati sono ancora scarsi e lo sviluppo di azioni preventive per rispondere efficacemente a questa tematica.

di B.A.

Avvelenamento alimentare colpisce 800 sfollati in un campo profughi di Mosul

13 giugno 2017 – In un campo per sfollati presso la città irachena di Mosul, centinaia di persone sono state intossicate e un bambino è morto a causa di un sospetto avvelenamento alimentare. I sintomi, quali vomito e disidratazione, sono accorsi al termine della cena consumata dopo la giornata di digiuno per il Ramadan.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha dichiarato circa 800 casi registrati, 200 dei quali sono stati portati in ospedale.

“Abbiamo sentito forti dolori allo stomaco non appena abbiamo mangiato, ci mancava il respiro e poi abbiamo visto che anche tutti i nostri vicini erano sofferenti allo stesso modo” ha testimoniato una donna del campo.

L’UNHCR ha dichiarato di essere estremamente preoccupato. “Il personale sta lavorando per coordinare la risposta con altre agenzie e le autorità competenti al fine di assicurare un trattamento sanitario rapido,” ha affermato.

Il cibo consumato in quell’occasione, contenente fagioli, pollo e yogurt, è stato preparato in un ristorante di Irbil e portato in campo da una organizzazione benefica del Qatar, ha specificato l’agenzia di stampa Rudaw. Il proprietario del ristorante è stato arrestato.

Il campo è uno dei 13 costruiti dall’UNHCR nella zona di Mosul per far fronte alle persone che fuggono dalle città e dai villaggi circostanti, attualmente ospita 6.235 persone.

NUOVA LISTA FARMACI ESSENZIALI OMS: novità importanti per gli antibiotici

Trenta nuovi farmaci sono stati aggiunti alla lista dei farmaci essenziali per gli adulti -giunta alla ventesima versione – e venticinque sono stati aggiunti alla lista pediatrica – giunta alla sesta edizione.

Alcune importanti aggiunte includono antibiotici (tra cui cefalosporine di quarta e quinta generazione), due trattamenti  per leucemia da assumere per via orale, una nuova combinazione a dose fissa per l’epatite C, un nuovo trattamento per l’HIV l’associazione Atazanavir + ritonavir) e un farmaco più antico, il tenofovir, che può essere assunto per prevenire l’infezione da HIV in persone ad alto rischio. Inoltre vengono aggiunte nuove formulazioni pediatriche di medicinali per la tubercolosi e due farmaci da usare nella terapia del dolore in caso di cancro.

La novità più importante riguarda gli antibiotici, che in questa nuova edizione compaiono classificati in tre diverse categorie di nuova creazione al fine di attuare una gestione più consapevole e di ridurre la resistenza antimicrobica:

  • “ACCESS” – antibiotici di prima e seconda scelta per il trattamento empirico delle più comuni sindromi infettive;
  • “WATCH” – antibiotici con potenzialità di resistenza più elevata, il cui utilizzo come prima e seconda scelta terapeutica dovrebbe essere limitato e
  • “RISERVA” – antibiotici da utilizzare principalmente come opzioni di trattamento in extrema ratio.

di A.C.

Siria: riportati nuovi casi di Poliomielite

Un focolaio di Poliomielite è stato confermato in Siria, nell’area di Deir al-Zor, in parte sotto il controllo dello Stato Islamico. Si tratta dei primi casi segnalati in Siria dal 2014, come dichiarato giovedì 8 giugno da un portavoce dell’Iniziativa Globale per l’Eradicazione della Poliomielite e dall’OMS.

Si tratta di una notizia che colpisce duramente le speranze di giungere in tempi brevi all’eradicazione della malattia a livello globale.

La poliomielite è una grave patologia virale che colpisce il sistema nervoso centrale, in particolare i motoneuroni del midollo spinale, e può causare paralisi irreversibile nel giro di poche ore.

L’iniziativa Globale di Eradicazione della Polio è stata lanciata nel 1988, anno in cui furono registrati circa 350 000 casi di polio, in oltre 125 paesi del mondo. Da allora, molti sforzi sono stati compiuti per portare il numero dei casi a zero. Nel 2001 sono 20 i paesi polio-endemici, mentre, ad oggi, il virus selvaggio circola solo in due paesi: Pakistan e Afghanistan. Tuttavia, in aree di guerra dove sono indeboliti i servizi di prevenzione e in aree dove la copertura sanitaria è comunque scarsa possono emergere casi di polio da vaccino, dato che le feci delle persone vaccinate possono infettare soggetti non vaccinati.

Il virus è stato trovato nelle feci di due persone che avevano iniziato a mostrare segni di paralisi e in quelle di un bambino sano.

Nei mesi di marzo ed aprile erano state condotte due campagne vaccinali proprio nella zona di Deir al-Zor, ma la copertura era stata limitata, a causa dei problemi di sicurezza dell’area.

di L.d.M.

OMS. Trasparenza e acceso ai dati, inaugurato il nuovo portale

6 giugno 2017 – è stato lanciato in questi giorni il nuovo portale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che consente di avere accesso in modo dettagliato al programma di bilancio dell’organizzazione.

Il sito, con aggiornamenti trimestrali, presenta il lavoro svolto dall’OMS, consentendo la navigazione tra categorie, programmi di lavoro in corso, budget e finanziamenti, diverse organizzazioni e paesi finanziatori. Nel corso degli ultimi anni si è infatti assistito a diverse iniziative nazionali e globali che chiedevano alle organizzazioni, ai paesi donatori e in via di sviluppo, maggiore trasparenza e facilità di accesso ai dati.

Una più ampia disponibilità di informazioni è un elemento essenziale per il coinvolgimento dei cittadini, dei governi e dei donatori favorendone la collaborazione e l’impegno.

Il sito permette di verificare l’analisi dei flussi economici dell’organizzazione, individuando i finanziatori e specificando come e dove vengono utilizzati i fondi. È disponibile inoltre una panoramica generale del programma di finanziamento globale (GPW), un sommario dei finanziamenti e budget e l’analisi dettagliata per ogni programma in corso.

Tutto ciò favorisce la trasparenza e l’accessibilità ai dati dell’OMS per soddisfare il requisito della conformità all’ iniziativa internazionale per la trasparenza degli aiuti (IATI), standard per la pubblicazione di informazioni sulle attività di cooperazione allo sviluppo in modo tempestivo e globale. Lo IATI riunisce i dati dei paesi donatori e beneficiari, delle organizzazioni del settore privato e quelle non governative nazionali e internazionali, per aumentare la trasparenza degli aiuti e massimizzare la loro efficacia. Il portale dell’OMS, facendo seguito all’ impegno preso dall’ organizzazione di diventare conforme a IATI nel 2017, contribuisce allo sviluppo dello standard stesso favorendo l’accesso alle pagine dei singoli paesi e organizzazioni nelle quali vengono presentate le informazioni inerenti ai rispettivi budget, finanziamenti e risultati.

di D.Z.

 

 

9.000 bambini scappati dalla RDC necessitano di assistenza

6 giugno 2017 – Più di 9.000 bambini provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) e arrivati ​​in due centri di accoglienza temporanei in una città dell’Angola, necessitano urgentemente di aiuto, ha dichiarato il Fondo delle Nazioni Unite per i bambini (UNICEF).

“Le azioni immediate per l’UNICEF sono state la protezione dei minori, un’adeguata nutrizione, l’accesso all’acqua potabile e la fornitura dell’assistenza sanitaria necessaria”, ha dichiarato Abubacar Sultan, rappresentante dell’UNICEF Angola.

UNICEF, autorità provinciali e altri partner stanno fornendo assistenza ai bambini e alle loro famiglie, arrivati dopo giorni o spesso settimane, di cammino. Ad oggi, più di 25.000 persone sono giunte in Angola, scappate dalla violenza nella provincia di Kasai in RDC.

Giornata Mondiale dell’Ambiente – USCITE, CONNETTETEVI CON IL MONDO

6 Giugno 2017 – Si è svolta ieri la Giornata Mondiale dell’Ambiente “Collegare le persone alla natura”, volta a mettere in evidenza i benefici per la salute fisica e mentale in relazione al contatto con la natura.

“Questo è il nostro ambiente, è la chiave di volta per un futuro sostenibile. Senza un ambiente sano non possiamo eliminare la povertà o costruire prosperità “, ha affermato il segretario generale António Guterres in un video messaggio per questa giornata.

Indicando la terra, gli oceani d’acqua, le foreste e l’aria che respiriamo, il capo delle Nazioni Unite ha ribadito che “ognuno ha un ruolo da svolgere per proteggere la nostra sola casa, come utilizzare meno materie plastiche, guidare meno e sprecare meno cibo.”

“Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente – e ogni giorno – riconnettiamoci alla natura”, ha concluso.

L’edizione 2017, inoltre, coincide con l’apertura alla sede dell’ONU a New York della Conferenza Oceano, la prima riunione mondiale di alto livello sulla conservazione e l’uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile.

“Tutta la nostra vita moderna, con i suoi grattacieli e gli smartphone, sta su un delicato fondamento di sistemi naturali”, ha dichiarato il capo dell’ambiente dell’ONU Erik Solheim nelle osservazioni del giorno. “Oggi queste fondamenta si scuotono, minacciate dai cambiamenti climatici creati dagli uomini, dalla deforestazione e dalle estinzioni. Nessuna quantità di tecnologia avanzata ci farà risparmiare se distruggiamo e contaminiamo la nostra vita naturale “.

Migliaia di persone che vivono in zone rurali trascorrono ogni giorno lavorativo “legato alla natura” e apprezzano la loro dipendenza dalle risorse idriche naturali e come la natura supporta il proprio sostentamento sotto forma di terreno fertile. Sono tra i primi a soffrire quando gli ecosistemi sono minacciati, sia dall’inquinamento, dal cambiamento climatico o dall’eccessivo sfruttamento.

“Connettiamoci con la natura intorno a noi che dà bellezza, significato e armonia alle vite che conduciamo”, ha affermato Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO.

di B.F.

OMS: vecchie e nuove sfide per Tedros

Si è conclusa il 31 maggio a Ginevra la 70ma Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), storica perché segnata dall’elezione del nuovo direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il primo africano a guidare l’agenzia internazionale. Il candidato etiope ha stracciato i suoi avversari, vincendo con il netto distacco di 133 voti (su 193 stati membri), contro i 50 voti a favore dell’inglese David Nabarro (uomo dell’Onu per la lotta all’Ebola e per il negoziato sui Sustainable Development Goals), e i 38 di Sania Nishtar, la candidata dal Pakistan, eliminata nel primo passaggio elettorale della settimana. Già ministro della salute in Etiopia dal 2005 al 2012, e poi ministro degli esteri dal 2012 al 2016, Tedros Adhanom Ghebreyesus è uomo di mondo, saldamente affermato nel circuito della diplomazia internazionale che si occupa di rapporti nord-sud.  In un tempo in cui l’agenda della salute globale ha sempre più voce in capitolo nella politica internazionale, il prestigio di Tedros (così ormai lo chiamano tutti) attinge prima di tutto alle riforme sanitarie introdotte nel suo paese a favore delle fasce più vulnerabili e soprattutto dei bambini, poi al fatto di aver presieduto il board del Fondo Globale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. In qualità di ministro degli esteri ha esercitato un ruolo decisivo nel negoziato internazionale noto come Addis Abeba Action Agenda, il faticoso round che nel 2015 ha anticipato di poche settimane l’accordo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, con l’intento di blindare un piano di impegno globale per il finanziamento, appunto,  dello sviluppo sostenibile fino al 2030.  

L’elezione del nuovo direttore generale demarca una novità procedurale, che è uno degli esiti positivi del processo di riforma dell’Oms. Per la prima volta, in settanta anni di storia, l’intera assemblea generale degli stati membri ha partecipato con voto segreto all’elezione della leadership dell’organizzazione. Fino all’elezione di Margaret Chan, dieci anni fa, solo i 33 membri del Consiglio Esecutivo erano delegati a questa responsabilità. Il margine amplissimo di vittoria di Tedros si presta a diverse e inedite letture, ma rimanda con forte probabilità alla convergenza di tutti i governi del sud del mondo sul candidato africano. Una sorta di alleanza transcontinentale del sud del mondo che nessun analista aveva previsto o in qualche modo anticipato. Forse, una indicazione neppure troppo obliqua di una reazione alle insistenti, prolungate e non sempre eleganti incursioni dei pochi paesi donatori (generalmente dell’emisfero nord) nelle dinamiche geopolitiche e nella definizione delle priorità dell’Oms.

Il combinato disposto della riforma manageriale dell’Oms (ancora in atto dal 2011), della devastante epidemia di Ebola in Africa occidentale (2014-2015)  e del pericoloso virus Zika che dall’ America Latina è risalito fino ai paesi dell’America Centrale e agli Stati Uniti (2015-2016), ha fortemente contribuito a rimodulare negli ultimi anni la strategia dell’Oms. Più volte la capacità d’impatto dell’agenzia è stata messa in discussione in particolar modo dai paesi donatori, alle cui scelte programmatiche tuttavia è vincolato l’80% del finanziamento dell’Oms, a discapito di attività rispondenti al mandato normativo, vitali per l’ autorevolezza e la rilevanza dell’organizzazione.

I numerosi errori e ritardi nella gestione dell’Ebola hanno dato all’agenzia il colpo di grazia. A onor del vero, il fallimento è stato più volte conclamato dalla stessa ex direttrice Margaret Chan, incluso nel suo ultimo intervento alla 70ma assemblea il 22 maggio. Solo in parte però sono state chiamate per nome le ragioni distali che hanno determinato l’inerzia dell’Oms, tra priorità di ricerca trascurate in passato ed esiguità di risorse e di personale competente – lo staff dell’agenzia dal 2011 ha subito ridimensionamenti fino al 40%.  Come un personaggio in cerca di autore, l’Oms oggi si dimena in cerca di una nuova appetibilità che le porti prestigio di risposte misurabili nel breve tempo e, così, fondi per colmare il buco finanziario che la depotenzia (500 milioni di dollari solo nel 2017). Non sorprende pertanto che la narrazione intergovernativa sulle priorità di salute globale veda affermarsi sempre di più la cultura della sicurezza sanitaria (health security) e della preparazione agli interventi di emergenza (emergency preparedness) come forma di rassicurazione per gli stati membri, malgrado il rischio per l’Oms di dover riorientare tratti del mandato e delle scelte organizzative.

Molti delegati hanno inasprito l’apprensione diplomatica rispetto alle conseguenze sanitarie della globalizzazione, come si è visto a più riprese nel corso dei dibattiti di Ginevra. Nuove crisi sanitarie potrebbero maturare in tempi non troppo lontani, è sotto gli occhi di tutti. Che l’amministrazione Trump lo riconosca oppure no, gli effetti dei cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare l’ascesa già incontrollata delle malattie non trasmissibili, e ad accanirsi sulle fasce più a rischio della popolazione come i bambini, le persone anziane, le donne in gravidanza, le persone economicamente più vulnerabili. Gli studiosi americani stanno conducendo ricerche molto qualificate in merito. D’altro canto, gli inarrestabili flussi migratori già oggi determinati dai fenomeni del riscaldamento globale contribuiscono a favorire in molti governi la logica del cordone sanitario come altro muro di protezione necessaria, rispetto ai nuovi rischi all’orizzonte.

Oltre al legame fra ambiente e salute, una delle priorità della 70ma assemblea ha riguardato la resistenza dei virus ai farmaci antibiotici (antimicrobial resistance, AMR), un fenomeno complesso che colpisce inesorabilmente, seppure con dinamiche diverse, il nord e il sud del pianeta. L’azione su AMR richiede interventi urgenti di natura politica, oltre che tecnico-scientifica, su più fronti. Ci sono le 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’insorgenza di ceppi virali sempre più impertinenti e resistenti (se ne prevedono 10 milioni nel 2050), e dell’inefficacia degli antibiotici dovuta anche a cattive pratiche di somministrazione, certo. Ma ancora più cogenti solo le implicazioni legate all’uso parossistico di antibiotici nell’allevamento industriale degli animali, che poggia sui profitti delle grandi multinazionali, non solo quelle farmaceutiche.  A meno di un drastico cambio di rotta, il mondo potrebbe ritrovarsi catapultato in un’era pre-antibiotica, nei prossimi 20-30 anni.

Il nuovo direttore dovrà cimentarsi sul difficile terreno di queste vecchie e nuove sfide, nella declinazione di un mandato oggettivamente ostico – un mix funambolico di capacità diplomatica, coraggio politico e sapienza gestionale – e per di più in un organismo davvero complesso che abbraccia uffici regionali nei cinque continenti. Alcuni delicati dossier hanno esasperato i rapporti di forza dentro l’organizzazione. Ad esempio il tema che potremmo definire dei determinanti commerciali della salute e la crescente prevalenza su scala globale di malattie croniche come il diabete e l’obesità, e quello tutto da verificare dei rapporti fra Oms e attori non statali – il mondo del settore corporate globale e i potenti attori del filantrocapitalismo (Bill Gates e non solo). Per non parlare della vecchia e sempre spinosa questione dell’accesso ai farmaci essenziali: una liturgia di risoluzioni e raccomandazioni che ancora oggi, dopo venti anni, il Segretariato dell’Oms spinge sotto il tappeto come la polvere, per non irritare sensibilità di paesi influenti.  Intanto, il prezzo dei nuovi farmaci svetta sempre più in alto, e le condizioni dell’accesso si restringono, questa volta anche nei paesi ricchi.

E’ un caso che la prima dichiarazione di impegno politico di Tedros sia stata quella di portare finalmente anche dentro l’Oms la discussione sul rapporto dell’High Level Panel del Segretario Generale dell’ONU, proprio sul tema dell’accesso ai farmaci?  Forse l’elezione del nuovo direttore dell’Oms sottende all’attesa di nuovi equilibri da mettere in campo. Chissà. Con l’aria che tira nei circuiti ristretti della diplomazia mondiale resta difficile prefigurare se la nuova leadership africana sarà in grado di incarnare la discontinuità necessaria, alla luce del sorprendente e fragoroso risultato elettorale. Anche l’effettiva tenuta della presunta e inedita unità transcontinentale dal sud del mondo è tutta da verificare, nel momento in cui gli stati membri dell’Oms si troveranno a duellare per l’ennesima volta intorno alle questioni dirimenti in agenda. Su cui, come sempre avviene, si giocano partite che riguardano solo marginalmente la salute.

di Nicoletta Dentico

Nicoletta Dentico – autrice di questo articolo – in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, è intervenuta in una trasmissione della televisione svizzera, parlando di questi temi e del finanziamento dell’OMS.

https://www.rts.ch/play/tv/toutes-taxes-comprises/video/le-financement-de-loms?id=8660588

MAKE OUR PLANET GREAT AGAIN – L’impatto sulla salute delle scelte climatiche statunitensi

3 giugno 2017 – Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso che gli Stati Uniti si ritireranno dall’Accordo di Parigi.

Quest’ultimo entrato in vigore lo scorso novembre, invita i paesi a combattere il cambiamento climatico e ad accelerare e intensificare le azioni e gli investimenti necessari per un futuro sostenibile a basse emissioni di carbonio. Mira inoltre a rafforzare la capacità dei paesi ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico, chiedendo un ampliamento dei flussi finanziari e un rafforzamento delle azioni nei paesi in via di sviluppo.

Il ritiro statunitense dall’Accordo è una grande sconfitta per gli sforzi globali al fine di promuovere la sicurezza globale e avrà certamente un impatto sulla salute. Con la dott.ssa Maria Neira – direttore del Dipartimento di Ambiente e Determinanti Sociali all’Organizzazione Mondiale della Sanità – intervistata durante la 70ma Assemblea Mondiale della Sanità –abbiamo parlato di come il cambiamento climatico stia influenzando la salute e le conseguenze su quest’ultima della decisione statunitense.

“Il cambiamento climatico influisce notevolmente sulla salute, specialmente sulle basi che sostengono la nostra salute – l’acqua, il cibo e la localizzazione geografica in cui viviamo.” afferma la Neira, che continua: “tra le conseguenze dirette del cambiamento climatico, da associare soprattutto ai disastri naturali, troviamo la distruzione dei raccolti agricoli, con conseguenze gravi sull’alimentazione, e il limitato accesso all’acqua. Un altro importante impatto riguarda la necessità delle persone di migrare a causa dei disastri naturali e il cambiamento climatico. È emerso infatti che nei prossimi anni le cause principali degli spostamenti saranno proprio la ricerca di fonti di acqua e cibo. Inoltre il riscaldamento globale sta creando condizioni ambientali che facilitano la trasmissione di malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la dengue, in zone che precedentemente non ne erano colpite. Bisogna inoltre menzionare l’impatto dell’inquinamento dell’aria, che si stima essere correlato con la morte di 6,5 milioni di persone l’anno.”

Alla domanda quali sono i Paesi che sono intervenuti con misure strategiche per gestire la problematica del clima, la Neira risponde che: “Gli Stati Europei si sono impegnati notevolmente in ambito ambientale e la firma dell’Accordo di Parigi è stata cruciale. Adesso è necessario vigilare perché questo accordo venga mantenuto e perché ci si impegni ad applicarlo”. Riguardo l’eventuale recessione dell’Accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti e dell’eventuale influenza di quest’ultimi su altri Paesi la dott.ssa Neira una settimana fa dichiarava: La posizione degli USA sta indubbiamente generando dibattito, ma allo stesso tempo sta creando un fronte comune tra coloro che credono che sia importante e urgente fare qualcosa per il cambiamento climatico. Penso inoltre che le idee del presidente Donald Trump non rappresentino il pensiero comune degli americani e di altri esponenti politici, che in molti casi non torneranno indietro sulle linee politiche riguardo il cambiamento climatico. In ogni modo, penso sia doveroso rimanere ottimisti e pensare che queste teorie siano principalmente questioni politiche, che mi auguro supereremo”.

La dott.ssa Neira ricorda inoltre la necessità di intervenire e di applicare misure strategiche, per evitare che il cambiamento climatico abbia un impatto negativo sulla salute. Dichiara inoltre che “dovremmo spiegare ai politici, e in questo ambito la società civile riveste un ruolo fondamentale facendo pressione politica, che è importante investire sul tema del cambiamento climatico. Nonostante l’investimento economico sia oneroso, questo produrrà un ritorno quasi quattro volte superiore all’investimento iniziale e ridurrà notevolmente il costo sanitario dell’ospedalizzazione per malattie croniche associate all’inquinamento”.