OMS: aumentano del 3% i contributi fissi erogati dagli Stati Membri

Ginevra, 25 Maggio 2017 – I delegati dell’Assemblea mondiale hanno approvato ieri il bilancio di 4421.5 milioni di dollari per il biennio 2018-2019, proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il bilancio prevede un aumento del 3% (28 milioni di dollari) dei contributi fissi erogati dagli Stati Membri.

Il nuovo bilancio definisce le priorità dell’OMS in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, includendo maggiori investimenti nel programma di Emergenza (69,1 milioni di dollari) e in quello di resistenza antimicrobica (23,2 milioni di dollari).

I bilanci dei programmi dell’OMS sono finanziati attraverso una combinazione di contributi fissi e volontari, con questi ultimi provenienti da contribuenti statali e non statali. Nei primi decenni dell’esistenza dell’Organizzazione i contributi fissi costituivano la maggioranza dei finanziamenti. Poiché a partire dagli anni ’80 del secolo scorso il bilancio regolare è stato congelato, i contributi volontari hanno presto superato quelli fissi, costituendo attualmente circa l’80% del bilancio totale. Inoltre va menzionato che i contributi volontari possono essere vincolati dal donatore ad uso specifico, influenzando di conseguenza le scelte dell’Organizzazione.

I contributi fissi erano rimasti sostanzialmente stabili fino all’incremento di ieri.

L’OMS nella sua interazione con le Organizzazioni non governative: PINGO contro BINGO

salute5_bassaIna Verzivolli

Le agenzie dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU) sono una- nimi nel riconoscere il contributo importante che le Organizzazioni della società civile (OSC) apportano nel campo della sanità pubblica, dei diritti umani e dello sviluppo. La società civile è stata essenziale nell’incrementare il miglioramento nel campo della salute sia attraverso mobilitazioni e pressioni esercitate dai militanti verso politici e legislatori, sia attraverso le collaborazioni con i governi e le organizzazioni internazionali che hanno permesso a queste ultime di sfruttare il loro potere. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riconosce il contributo delle OSC nella promozione e nel consolidamento delle po- litiche sanitarie pubbliche. Le OSC sono state molto attive nel portare all’attenzione di un vasto pubblico i temi della sanità pubblica e nel sostenere i problemi sanitari della popolazione più marginalizzata e vulnerabile, portando i problemi all’attenzione degli attori internazionali e denunciando la sproporzionata influenza sui legislatori da parte di atto- ri privati commerciali. Il sostegno e la partecipazione delle OSC è an- cora più cruciale quando le politiche sanitarie internazionali si trovano in una situazione di conflitto con gli interessi del settore commerciale e industriale, come durante l’approvazione della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, o l’adozione del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno…… Leggi il seguito

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Di prossima uscita: “Il People’s Health Movement e l’azione dal basso: il metodo e/è il messaggio”

La Commissione su macroeconomia e salute

salute5_bassaSara Barsanti, Federico Vola

Nel gennaio del 2000 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) istituì la Commissione su macroeconomia e salute (CMS) al fine di ap- profondire la relazione tra salute e sviluppo economico a livello inter- nazionale. La CMS era composta da 18 membri provenienti da diversi Paesi, tra cui USA, Gran Bretagna, Francia, India, Cile, Giappone, Burkina Faso, Messico, ed era presieduta dall’economista Jeffrey Sa- chs, dell’Università di Harvard. I principali risultati del lavoro della CMS furono pubblicati a dicembre del 2001 nel Report on Macroeco- nomis and Health: investing in health for economic development. Se fino ad allora nel panorama internazionale la salute era vista come con- seguenza della crescita economica e di condizioni socio-economiche favorevoli, il rapporto della CMS ribaltava tale visione con il messag- gio centrale secondo cui la salute è condizione ineluttabile per la cre- scita economica e lo sviluppo di un Paese, considerando quindi la ma- lattia quale maggiore determinante di povertà. Il rapporto proponeva una serie di raccomandazioni chiave, quali una copertura sanitaria uni- versale come priorità di intervento, un incremento consistente della spesa sanitaria a livello globale, lo sviluppo di meccanismi di finan- ziamento innovativi, la riduzione dei prezzi di medicinali essenziali e il finanziamento pubblico di pacchetti di servizi sanitari di base nei Paesi in via di sviluppo (PVS). La Tabella riassume le principali raccoman- dazioni e i principali risultati raggiunti a distanza di 10 anni dalla pub- blicazione del rapporto…… Leggi il seguito

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Di prossima uscita: “Interrompere il disinteresse per la malatie tropicali: a quale prezzo?”

Le malattie non trasmissibili tra salute pubblica e interessi privati: l’affermarsi del modello multistakeholder

salute5_bassaChiara Di Girolamo, Alice Fabbri

“Preferirei essere malato di AIDS piuttosto che di diabete”. Con queste sconvolgenti parole pronunciate da un uomo cambogiano Deborah Co- hen, editor del British Medical Journal, apre un articolo sul tema delle malattie non trasmissibili svelando il paradosso che le caratterizza. Se da un lato tali patologie rappresentano ormai il principale carico di ma- lattia a livello globale e sono largamente responsabili delle crescenti disuguaglianze in salute, dall’altro ricevono ancora limitata attenzione e scarsi finanziamenti – soprattutto nei Paesi a risorse limitate – rispet- to alle più famose big three: AIDS, malaria e tubercolosi. Dai dati del Global Status Report on Non-Communicable Diseases si apprende in- fatti che “dei 57 milioni di decessi che si sono verificati a livello mon- diale nel 2008, 36 milioni – quasi due terzi – erano dovuti a malattie non trasmissibili, principalmente patologie cardiovascolari, tumori, diabete e malattie polmonari croniche”. Il rapporto sottolinea inoltre come il carico di malattie non trasmissibili stia crescendo più veloce- mente tra i Paesi a basso reddito; significativo in questo senso il fatto che in Africa Subsahariana le donne hanno una probabilità di morire o andare incontro a disabilità a causa di malattie non trasmissibili quattro volte maggiore rispetto alle donne che vivono in Paesi ad alto reddito.3
Questi dati contribuiscono a scardinare il luogo comune secondo il quale le malattie croniche sono tipiche dei Paesi ricchi e legate all’opu- lenza e al benessere, e richiamano l’attenzione sul fatto che i Paesi a basso reddito si trovano oggi ad affrontare il cosiddetto “doppio carico di malattia”, rappresentato da una critica combinazione di malattie tra- smissibili e non trasmissibili……. Leggi il seguito

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Di prossima uscita: “La Commissione su macroeconomia e salute”