Il doppio carico d’inquinamento atmosferico e domestico. Indispensabile monitorare la situazione

Con il termine “doppio carico dell’inquinamento atmosferico” si intende l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico (AAP) e dell’inquinamento atmosferico domestico non risolto (HAP), che sta assumendo un ruolo significativo sia nei paesi ad alto reddito che nei paesi a basso e medio reddito (LMIC). L’AAP deriva principalmente dalla combustione di combustibili fossili per la produzione di energia, l’industria pesante o i veicoli mobili, mentre l’HAP si sviluppa principalmente dall’uso domestico di combustibile solido per la cottura e il riscaldamento.

Nell’ultimo studio sui rischi globali di malattia – pubblicato su The Lancet – l’inquinamento atmosferico ambientale e domestico sono stati classificati il 4° fattore di rischio di malattia (dopo la dieta, il tabacco e l’ipertensione) e nel 2015 sono stati causa di 6,5 milioni di morti premature, di cui circa il 90% si è verificato nei LMIC.

Come riportato nell’articolo pubblicato su PLOS da Ka Hung Chan, nonostante l’inquinamento atmosferico sia ormai considerato nell’agenda globale un grave problema di salute pubblica, gli studi e i dati epidemiologici sono ancora limitati ed insufficienti, soprattutto quelli dei LIMC.

Per l’AAP, i metodi convenzionali di valutazione dell’esposizione dipendono fortemente dai dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, che sono costosi (200.000 dollari ciascuno) e quindi impensabili in molti LIMC. Inoltre, i metodi convenzionali si basano sulla modellazione predittiva che assegna i livelli di esposizione a livello comunitario, che non rispecchia esattamente l’esposizione personale.

Per l’HAP, la misura diretta dell’esposizione è impossibile senza la distribuzione di monitor di qualità dell’aria a livello domestico o individuale. Ciò impone enormi sfide finanziarie e logistiche per valutare con precisione l’esposizione personale all’HAP su vasta scala e la disponibilità di monitor pratici e affidabili.

In questo ambito aziende specializzate hanno sviluppato dei monitor ad alta precisione che controllano la qualità dell’aria. Tuttavia, questi prodotti sono ancora costosi, di grandi dimensioni e hanno una batteria di corta durata. C’è quindi uno sforzo emergente a sviluppare monitor personali, a basso costo, leggeri e portatili, attraverso due modelli di sviluppo primario.

Un tipico modello è quello della progettazione da parte di ricercatori accademici di un dispositivo che poi verrà commercializzato, un esempio di questo è il Particle and Temperature Sensor , sviluppato presso la scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Berkeley; mentre l’altro modello è su base commerciale, l’aumentata preoccupazione pubblica per la qualità dell’aria ha creato un fiorente mercato di prodotti personalizzati di monitoraggio, attirando così attori come Xiaomi e Huaiwei, nonché piccole start-up.

Per i limiti riscontrati in entrambi i modelli, risulta fondamentale un approccio di partnership integrativo, tra competenze di ricerca accademiche e capacità finanziarie e tecnologiche delle imprese imprenditoriali per lo sviluppo, la valutazione e l’applicazione di moderni monitor di qualità dell’aria, che potrebbero essere significativamente semplificati, garantendone la qualità. Tuttavia, tale dispositivo sarebbe un prodotto commercializzato che le popolazioni più povere non potrebbero permettersi. Per attenuare questa disuguaglianza, è necessario raggiungere un accordo tra accademici, ONG e partner commerciali per garantire un uso non commerciale in ambienti con risorse limitate a un costo accessibile.

La collaborazione costruttiva tra i vari soggetti interessati è urgente per creare una nuova era di monitoraggio dell’esposizione personale, migliorare le nostre conoscenze sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute e mettere in atto azioni politiche per affrontare il doppio carico dell’inquinamento atmosferico.

di B.A.

 

 

#OMS: in 10 anni la popolazione mondiale protetta da misure globali di controllo del tabacco è incrementata da 1 a 4,7 miliardi (dal 15% al 63%).

Il 17 luglio è stato pubblicato l’ultimo rapporto  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’epidemia globale del tabacco, che rileva l’incremento dei paesi che hanno messo in atto politiche per il controllo del tabacco.

Oggi, circa 4,7 miliardi di persone (il 63% della popolazione mondiale) sono coperti da almeno una misura globale di controllo del tabacco, prevista dalla Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (FCTC), il cui impatto è quadruplicato dal 2007.

Il report dell’OMS, finanziato dalla Bloomberg Philanthropies, punta molto sulle strategie di prevenzione. I governi di molti paesi hanno dimostrato il loro impegno istituendo sistemi completi per il monitoraggio del consumo di tabacco, ma è necessario che continuino ad impegnarsi nell’attuazione dei programmi e nel dare priorità alla lotta contro il fumo.

Le strategie e le politiche attuate hanno salvato milioni di persone dalla morte anticipata a causa del fumo. Tra le principali misure attuate le MPOWER sono state istituite nel 2008 per promuovere l’azione dei governi su sei obiettivi:

 

  • Monitorare le politiche di utilizzo e prevenzione del tabacco.
  • Proteggere le persone dal fumo.
  • Offrire aiuto per smettere di fumare.
  • Avvisare le persone sui pericoli del tabacco.
  • Introdurre divieti sulla pubblicità, la promozione e la sponsorizzazione del tabacco.
  • Alzare le imposte sul tabacco.

 

Il 43% della popolazione mondiale (3,2 miliardi di persone) è coperto da due o più misure MPOWER al livello più alto, quasi sette volte più persone del 2007.

Otto paesi, tra cui cinque paesi a basso e medio reddito, hanno attuato quattro o più misure MPOWER al livello più alto (Brasile, Repubblica Islamica dell’Iran, Irlanda, Madagascar, Malta, Panama, Turchia e Regno Unito di Gran Bretagna e Nord Irlanda).

 

Anche i paesi con risorse limitate infatti possono monitorare l’uso del tabacco e attuare politiche di prevenzione, afferma il dottor Douglas Bettcher, direttore del dipartimento per la prevenzione delle malattie non trasmissibili dell’OMS. Attraverso la raccolta dati su giovani e adulti, i paesi possono promuovere la salute, risparmiare costi sanitari e generare ricavi per servizi governativi che aiutino a proteggere i cittadini, bambini inclusi, dall’industria del tabacco.

Dalla relazione dell’OMS emergere però che nonostante tali sforzi, l’industria del tabacco continua ad ostacolare gli impegni dei governi nella piena attuazione degli interventi.

I governi in tutto il mondo devono essere celeri nell’utilizzare tutte le misure elaborate dal Framework Convention on Tobacco Control dell’Oms  – spiega Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale Oms – e inoltre devono porre un freno sul commercio illegale di tabacco, che sta inasprendo l’epidemia globale del tabacco ed è correlato a conseguenze socioeconomiche e sanitarie. Lavorando insieme i governi possono prevenire milioni di morti all’anno legate a malattie prevenibili correlate all’uso di tabacco, e risparmiare miliardi di dollari in spese mediche e perdita di produttività”.

Una morte su dieci nel mondo è provocata dal tabacco, ma possiamo evitarlo seguendo le misure di controllo del tabacco, che sono molto efficaci”, i progressi fatti nel mondo “dimostrano che è possibile riuscirci”, afferma Michael R. Bloomberg, ambasciatore globale Oms e fondatore della Bloomberg Philanthropies.

 

di DZ

 

 

Philip Morris: la campagna di lotta alla povertà mondiale rende più potente l’industria del tabacco

17 luglio – Forbes pubblica un articolo in cui evidenzia come la campagna della Philip Morris di lotta alla povertà globale sia una strategia per ottenere vantaggi nel rapporto con i grandi interlocutori.

L’articolo citando il report pubblicato a inizio luglio dal sito Reuters mostra come la Philip Morris abbia cercato di sovvertire il trattato sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC). Lo scorso novembre un gruppo di dirigenti delle compagnie del tabacco, tra i quali Japan Tobacco International and British American Tobacco Plc (BATS.L) e Philip Morris, si è incontrato a Nuova Delhi, in attesa di ottenere le credenziali per poter entrare alla conferenza internazionale del tabacco dell’OMS. La Philip Morris e le altre aziende erano impegnate in una campagna finalizzata ad indebolire le disposizioni del trattato FCTC.

Il dottor Vera da Costa e Silva, capo del segretariato del FCTC, ha accusato le aziende del tabacco di adottare un atteggiamento cinico, con il quale fingono di essere cittadini socialmente impegnati per ottenere favori con i funzionari del governo.”Si sono mascherati da partner per programmi significativi destinati a migliorare la lotta dei più poveri e vulnerabili del mondo”, ha detto. “E si può vedere ciò che hanno guadagnato: un invito a parlare ai decisori ai più alti livelli, con un’aura di rispettabilità e rafforzando l’idea del partenariato responsabile. Egli ha inoltre aggiunto “Questa è una bugia. In realtà, queste aziende vendono prodotti tossici che uccidono 7 milioni di persone l’anno. È un’industria legata al profitto e priva di responsabilità “.
Philip Morris ha usato un vecchio trucco aziendale per cercare di eviscerare l’FCTC dichiarando pubblicamente il suo supporto al trattato. In questo modo ha guadagnato un posto al tavolo dei decisori che gli consente di ottenere vantaggi altrimenti impensabili.

Philp Morris ha inoltre cercato di rovesciare le leggi antifumo australiane e uruguaiane, che prevedevano confezioni di sigarette con uno spazio più ampio relativo alle informazioni per la salute a discapito del brand, attraverso il Settore di contestazione degli investitori e degli Stati (ISDS), incluso nella maggior parte degli accordi commerciali. I 12 paesi che hanno negoziato il partenariato Trans-Pacifico (TPP)  hanno accettato di impedire all’industria del tabacco di utilizzare ISDS nella TPP.

Nel continente australiano, Philip Morris non ha potuto presentare la sua domanda nell’ambito dell’accordo di libero scambio USA-Australia, in quanto non dispone di un capitolo ISDS. Quindi, l’azienda ha istituito un ufficio a Hong Kong, che ha un trattato di investimento bilaterale con l’Australia – trattato che contiene ISDS – ed ha presentato la sua richiesta da lì.

Philip Morris ha perso nelle contestazioni verso Australia e Uruguay, aprendo le porte per altri paesi che vogliono emanare imballaggi semplici e altre leggi anti-fumo, come hanno già fatto Nuova Zelanda, Irlanda, Francia e Regno Unito.  Nonostante ciò il prezzo delle azioni di Philip Morris, così come delle altre aziende del tabacco, è salito in valore da $ 49 a $ 118 in 10 anni, a dimostrazione che ciò che non ti distrugge ti può rendere più forte economicamente.

 

di DZ

OMS: aumentano del 3% i contributi fissi erogati dagli Stati Membri

Ginevra, 25 Maggio 2017 – I delegati dell’Assemblea mondiale hanno approvato ieri il bilancio di 4421.5 milioni di dollari per il biennio 2018-2019, proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il bilancio prevede un aumento del 3% (28 milioni di dollari) dei contributi fissi erogati dagli Stati Membri.

Il nuovo bilancio definisce le priorità dell’OMS in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, includendo maggiori investimenti nel programma di Emergenza (69,1 milioni di dollari) e in quello di resistenza antimicrobica (23,2 milioni di dollari).

I bilanci dei programmi dell’OMS sono finanziati attraverso una combinazione di contributi fissi e volontari, con questi ultimi provenienti da contribuenti statali e non statali. Nei primi decenni dell’esistenza dell’Organizzazione i contributi fissi costituivano la maggioranza dei finanziamenti. Poiché a partire dagli anni ’80 del secolo scorso il bilancio regolare è stato congelato, i contributi volontari hanno presto superato quelli fissi, costituendo attualmente circa l’80% del bilancio totale. Inoltre va menzionato che i contributi volontari possono essere vincolati dal donatore ad uso specifico, influenzando di conseguenza le scelte dell’Organizzazione.

I contributi fissi erano rimasti sostanzialmente stabili fino all’incremento di ieri.

L’OMS nella sua interazione con le Organizzazioni non governative: PINGO contro BINGO

salute5_bassaIna Verzivolli

Le agenzie dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU) sono una- nimi nel riconoscere il contributo importante che le Organizzazioni della società civile (OSC) apportano nel campo della sanità pubblica, dei diritti umani e dello sviluppo. La società civile è stata essenziale nell’incrementare il miglioramento nel campo della salute sia attraverso mobilitazioni e pressioni esercitate dai militanti verso politici e legislatori, sia attraverso le collaborazioni con i governi e le organizzazioni internazionali che hanno permesso a queste ultime di sfruttare il loro potere. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riconosce il contributo delle OSC nella promozione e nel consolidamento delle po- litiche sanitarie pubbliche. Le OSC sono state molto attive nel portare all’attenzione di un vasto pubblico i temi della sanità pubblica e nel sostenere i problemi sanitari della popolazione più marginalizzata e vulnerabile, portando i problemi all’attenzione degli attori internazionali e denunciando la sproporzionata influenza sui legislatori da parte di atto- ri privati commerciali. Il sostegno e la partecipazione delle OSC è an- cora più cruciale quando le politiche sanitarie internazionali si trovano in una situazione di conflitto con gli interessi del settore commerciale e industriale, come durante l’approvazione della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, o l’adozione del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno…… Leggi il seguito

Scarica il quindicesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Il People’s Health Movement e l’azione dal basso: il metodo e/è il messaggio”

La Commissione su macroeconomia e salute

salute5_bassaSara Barsanti, Federico Vola

Nel gennaio del 2000 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) istituì la Commissione su macroeconomia e salute (CMS) al fine di ap- profondire la relazione tra salute e sviluppo economico a livello inter- nazionale. La CMS era composta da 18 membri provenienti da diversi Paesi, tra cui USA, Gran Bretagna, Francia, India, Cile, Giappone, Burkina Faso, Messico, ed era presieduta dall’economista Jeffrey Sa- chs, dell’Università di Harvard. I principali risultati del lavoro della CMS furono pubblicati a dicembre del 2001 nel Report on Macroeco- nomis and Health: investing in health for economic development. Se fino ad allora nel panorama internazionale la salute era vista come con- seguenza della crescita economica e di condizioni socio-economiche favorevoli, il rapporto della CMS ribaltava tale visione con il messag- gio centrale secondo cui la salute è condizione ineluttabile per la cre- scita economica e lo sviluppo di un Paese, considerando quindi la ma- lattia quale maggiore determinante di povertà. Il rapporto proponeva una serie di raccomandazioni chiave, quali una copertura sanitaria uni- versale come priorità di intervento, un incremento consistente della spesa sanitaria a livello globale, lo sviluppo di meccanismi di finan- ziamento innovativi, la riduzione dei prezzi di medicinali essenziali e il finanziamento pubblico di pacchetti di servizi sanitari di base nei Paesi in via di sviluppo (PVS). La Tabella riassume le principali raccoman- dazioni e i principali risultati raggiunti a distanza di 10 anni dalla pub- blicazione del rapporto…… Leggi il seguito

Scarica il tredicesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Interrompere il disinteresse per la malatie tropicali: a quale prezzo?”

Le malattie non trasmissibili tra salute pubblica e interessi privati: l’affermarsi del modello multistakeholder

salute5_bassaChiara Di Girolamo, Alice Fabbri

“Preferirei essere malato di AIDS piuttosto che di diabete”. Con queste sconvolgenti parole pronunciate da un uomo cambogiano Deborah Co- hen, editor del British Medical Journal, apre un articolo sul tema delle malattie non trasmissibili svelando il paradosso che le caratterizza. Se da un lato tali patologie rappresentano ormai il principale carico di ma- lattia a livello globale e sono largamente responsabili delle crescenti disuguaglianze in salute, dall’altro ricevono ancora limitata attenzione e scarsi finanziamenti – soprattutto nei Paesi a risorse limitate – rispet- to alle più famose big three: AIDS, malaria e tubercolosi. Dai dati del Global Status Report on Non-Communicable Diseases si apprende in- fatti che “dei 57 milioni di decessi che si sono verificati a livello mon- diale nel 2008, 36 milioni – quasi due terzi – erano dovuti a malattie non trasmissibili, principalmente patologie cardiovascolari, tumori, diabete e malattie polmonari croniche”. Il rapporto sottolinea inoltre come il carico di malattie non trasmissibili stia crescendo più veloce- mente tra i Paesi a basso reddito; significativo in questo senso il fatto che in Africa Subsahariana le donne hanno una probabilità di morire o andare incontro a disabilità a causa di malattie non trasmissibili quattro volte maggiore rispetto alle donne che vivono in Paesi ad alto reddito.3
Questi dati contribuiscono a scardinare il luogo comune secondo il quale le malattie croniche sono tipiche dei Paesi ricchi e legate all’opu- lenza e al benessere, e richiamano l’attenzione sul fatto che i Paesi a basso reddito si trovano oggi ad affrontare il cosiddetto “doppio carico di malattia”, rappresentato da una critica combinazione di malattie tra- smissibili e non trasmissibili……. Leggi il seguito

Scarica il dodicesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “La Commissione su macroeconomia e salute”