Un terzo della popolazione mondiale è in sovrappeso e gli USA guidano le classifiche

Il 12 giugno è stato pubblicato dal New England Journal of Medicine lo studio che ha analizzato l’andamento del sovrappeso e dell’obesità in 195 paesi durante gli ultimi 25 anni.

Lo studio ha rilevato come tra il 1980 e il 2015 i tassi di obesità siano raddoppiati in 73 paesi, tra cui la Turchia, il Venezuela e il Bhutan.

Più di 2 miliardi di adulti e bambini nel mondo – l’equivalente di un terzo della popolazione globale – sono in sovrappeso o obesi e soffrono di problemi di salute correlati.

Gli Stati Uniti hanno la più grande percentuale (13%) di bambini e giovani adulti obesi, mentre l’Egitto guida la classifica dell’obesità adulta con quasi il 35%.

Un numero crescente di decessi a livello mondiale è legato al sovrappeso e alle malattie cardiovascolari ad esso associate. Il tasso di mortalità pro capite è aumentato del 28% dal 1990 e il 40% di decessi si sono osservati tra i soggetti in sovrappeso.

I livelli di obesità sono aumentati in tutti i paesi, indipendentemente dal loro livello di reddito, il che significa che non dipende semplicemente dalla ricchezza. Le modifiche nell’ambiente alimentare, nei sistemi alimentari, ma anche nella ridotta attività fisica, associata all’aumento dell’urbanizzazione sono motori importanti di questa “pandemia”.

“Bisogna controllare l’obesità e le sue conseguenze a livello globale, aiutando le persone obese a perdere peso”, afferma Goodarz Danaei, professore di Salute Globale alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, che ribadisce anche la necessità di intervenire con investimenti sia nella ricerca che nella sanità pubblica.

di B.A.

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1614362#t=article

EFSA – Le nuove linee guida tutelano ancora di più i lattanti

La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato le nuove linee guida che delineano un nuovo metodo per valutare le sostanze presenti negli alimenti destinati ai lattanti di età inferiore a 16 settimane.

Il Comitato Scientifico dell’EFSA ha sviluppato il nuovo approccio conseguentemente alla valutazione dello stato dell’arte dello sviluppo infantile, prima e dopo la nascita. Nel documento viene proposta una dettagliata descrizione di come i processi fisiologici del neonato rispondono allo stimolo di sostanze introdotte con gli alimenti.

Nel suo approccio allo sviluppo di questa guida, il Comitato Scientifico  ha preso in considerazione (i) una valutazione dell’esposizione basata sulla formula infantile come unica fonte di nutrizione; ii) la conoscenza dello sviluppo dell’organismo nei neonati umani, compreso lo sviluppo delle capacità intestinali, delle capacità metaboliche ed escretorie, delle barriere cerebrali e cerebrali, del sistema immunitario, dei sistemi endocrini e riproduttivi; (iii) il profilo tossicologico complessivo della sostanza identificata attraverso i test tossicologici standard, compresi gli effetti critici; (iv) la rilevanza per il neonato umano dei modelli animali sperimentali neonatali utilizzati.

Per una corretta verifica, è necessario prendere in considerazione se la sostanza sia naturalmente presente nell’alimento, o se sia aggiunta intenzionalmente.

Si propone, in questo modo, un approccio “ad albero” che consente una valutazione dei rischi delle sostanze presenti nei prodotti alimentari destinati ai neonati di età inferiore a 16 settimane.

di A.C.

http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/4849
http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/170531

LA RD del Congo approva il protocollo vaccinale contro l’Ebola

30 maggio 2017 – Per contenere l’ultima epidemia del virus Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), il Fondo per i bambini delle Nazioni Unite (UNICEF) ha fornito assistenza tecnica a 145 volontari della Croce Rossa congolese e a degli operatori sanitari comunitari, al fine di diffondere informazioni sulla prevenzione alle popolazioni che vivono in località remote.

“Lavorare in stretta collaborazione con gli operatori sanitari e le comunità è stato il modo migliore per informare rapidamente la popolazione sulle misure di protezione contro il virus Ebola e per prevenire la propagazione della malattia”, ha dichiarato Christophe Boulierac, portavoce dell’UNICEF, durante un briefing a Ginevra.

Nell’ambito del coordinamento delle autorità sanitarie nazionali e in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’UNICEF ha insegnato come clorare l’acqua e disinfettare le case per evitare la diffusione della malattia, ha ribadito l’importanza del lavaggio delle mani e ha indicato le modalità di sepoltura per ridurre i rischi di contaminazione.

Il governo della RDC rende gratuitamente disponibili i servizi sanitari nella zona interessata di Likati, incoraggiando in questo modo la comunità a recarsi al centro sanitario locale in caso di sintomi. Inoltre, un volo finanziato dall’Unione Europea ha aiutato l’UNICEF a inviare le forniture di medicinali alle strutture sanitarie della zona.

“A partire dal 29 maggio 2017 si sono verificati 19 casi di Ebola, di cui due sono stati confermati in laboratorio, quattro sono probabili e 13 sospetti”, ha detto il portavoce dell’OMS Christian Lindmeier. “Su quei 19 casi, ci sono stati 4 morti, di cui solo 1 confermato e 1 probabile”.

“Un certo numero di malattie potrebbero essere responsabili, come l’epatite B, l’epatite C, l’epatite E, la febbre gialla, la shigellosi, il tifo, la dengue e la salmonella. I singoli casi nei vari villaggi potrebbero avere diversi agenti patogeni “, ha spiegato.

Alla domanda sulla vaccinazione, il signor Lindmeier ha dichiarato che il protocollo per la possibile vaccinazione è stato formalmente approvato dalle autorità nazionali di regolamentazione e dal governo della RDC insieme a Medici Senza Frontiere (MSF) e al sostegno dell’OMS.

 

di B.F.

OMS: per la prima volta 3 Direttori Generali si riuniscono per discutere di Copertura Sanitaria Universale

Ginevra, 25 Maggio 2017 – Per la prima volta nella storia 3 Direttori Generali dell’OMS si sono riuniti per discutere di Copertura Sanitaria Universale (UHC).

La Dr.ssa Brundtland, la Dr.ssa Chan e il neo eletto Direttore Generale il Dr. Tedros, hanno da poco concluso un dibatto sull’UHC.

“È importante essere qui insieme per affermare con forza che l’UHC è un imperativo etico per l’OMS” dice la Dr.ssa Chan.

“In tutto il mondo si dovrebbe ricevere l’assistenza sanitaria necessaria senza andare incontro a conseguenti difficoltà finanziarie” afferma la Dr.ssa Brundtland.

Prende parola il Dr. Tedros che definisce “un crimine lasciare che la gente muoia per mancanza di assistenza sanitaria”.

Sottolinea la Chan: “La copertura sanitaria universale è un sogno accessibile, anche per i paesi a risorse limitate”.

New York Times: Allevamenti intensivi, una mission per il nuovo direttore generale dell’OMS

 

21 maggio 2017 – L’Assemblea mondiale della sanità ha appena eletto il nuovo direttore generale e dalle pagine del New York Times un gruppo di studiosi propone una nuova sfida per l’OMS: occuparsi degli allevamenti intensivi e del loro impatto sulla salute e sull’ambiente.

La questione non è nuova per l’OMS infatti, l’ex direttore  M. Chan, già lo scorso anno, aveva posto l’attenzione su tali aspetti, definendo il progressivo  diffondersi della resistenza dei mircorganismi agli antibiotici, i cambiamenti climatici e le malattie croniche come lenti disastri per la salute globale.

Dopo la seconda guerra mondiale infatti, su scala mondiale è aumentato drasticamente il numero di animali (mucche, polli e maiali) destinati alla macellazione, con il conseguente aumento del consumo di carne nella dieta. A livello mondiale, negli ultimi dieci anni, il consumo è incrementato del 20 %.

L’assunzione di carne e prodotti caseari a basso costo ha contribuito all’incremento dell’incidenza delle malattie croniche. Questa connessione è comprovata dall’oltre mezzo milione di morti avvenute nel 2015 per cause connesse al consumo di carni lavorate o rosse, definite dall’OMS come cancerogene o potenzialmente cancerogene. L’incremento di malattie croniche ha importanti conseguenze anche sui sistemi sanitari dei diversi paesi sia in termini di costi che di organizzazione.

Altrettanto problematici sono i microrganismi patogeni resistenti agli antibiotici, che proliferano tra gli animali allevati intensivamente. Circa il 75% degli antibiotici presenti negli USA e in Europa sono somministrati a scopo preventivo agli animali da allevamento e vengono dunque inconsapevolmente assunti, in dosi basse, dagli esseri umani attraverso il consumo alimentare di carne e acqua, le cui falde sono spesso inquinate da rifiuti animali. Se i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici il rischio per l’uomo è che quei farmaci diventino progressivamente inefficaci per malattie come la polmonite o le infezioni urinarie.

Preoccupante è l’impatto degli allevamenti intensivi sull’ambiente poiché determinano una maggiore emissione di gas serra, con un conseguente aumento della temperatura mondiale.

Una lettera aperta, scritta nei giorni scorsi da scienziati ed esperti di politica sanitaria, chiede all’OMS di riconoscere l’agricoltura e l’allevamento intensivo come sfida per la salute globale, fornendo ai paesi membri precise indicazioni per ridurne l’impatto.

di Debora Zucca

Tutto pronto per l’elezione del nuovo Direttore Generale dell’OMS: ultime dichiarazioni dei candidati

Ginevra, 23 Maggio 2017. Sono in corso le votazioni per l’elezione del nuovo Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I tre candidati hanno appena tenuto il loro discorso conclusivo di fronte all’Assemblea.

Sania Nishtar dichiara di volersi attivare per creare una nuova strategia di mobilizzazione di risorse, enfatizza il ruolo dell’OMS come guardiano della salute globale, promettendo cambiamenti strutturali e sostenibili. “La mia visione, la nostra visione deve avere l’obiettivo di dare speranza e affrontare problemi”.

David Nabarro afferma di voler assegnare almeno la metà dei ruoli di leadership a donne e di impegnarsi per la trasparenza. Dichiara: “il nostro obiettivo principale è combattere le iniquità in salute”. Si impegna per il raggiungimento di un accesso universale alle cure, centrato sulla persona, seguendo la politica del “nessuno deve esser lasciato indietro”. “La solidarietà è il cuore della nostra causa comune”.

Adhanom Tedros dichiara: “sono pronto a dare il massimo. Vi ascolterò. Sono uno di voi, posso capirvi meglio, sono pronto a servirvi.” Queste alcune delle promesse fatte dal candidato: l’estensione della copertura sanitaria universale, la prontezza di risposta nelle emergenze e la trasparenza e presa di responsabilità da parte dell’OMS.

“Ascoltate la società civile. Le organizzazioni sociali sono la vera coscienza della società.” Ultimo discorso di Margaret Chan

Ginevra, 22 Maggio 2017- Si conclude il decennio di dirigenza Chan all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Si è concluso ora l’ultimo discorso di Margaret Chan, nel quale risalta il ruolo dell’OMS come rete sicura che abbraccia l’intero globo, che si fonda sulle persone, sul pianeta, sulla pace e sulla partnership.

E’ il momento dei saluti, dei bilanci e dell’eredità.

La Dr.ssa Chan riconosce umilmente gli errori compiuti nella gestione dell’epidemia 2014 di Ebola, che – seppur con ritardo – ha condotto allo sviluppo di un programma di emergenza e alla formulazione di un vaccino.

La Chan lascia consigli non solo al suo successore, ma all’intera comunità.

Raccomanda all’OMS di essere sempre promotrice di equità e principi etici.

Sottolinea l’importanza della società civile, come vera e propria “coscienza della società”

Afferma inoltre: “Ricordatevi delle persone… dietro ad ogni numero c’è una persona che definisce la nostra umanità e che merita la nostra attenzione.”

Per ultimo, ringrazia David (qualcuno sospetta un endorsement al candidato come nuovo Direttore Generale, il britannico David Nabarro? – in effetti uno dei momenti più attesi di questa Assemblea è l’elezione della/del successore; in lizza anche la pakistana Dr Sania Nishtar, e l’etiope Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus ).
Poi specifica: “David è il nome di mio marito”.

Stati Uniti. Passa alla Camera la legge voluta da Trump contro l’Obamacare

4 Maggio 2017 – Oggi, con una stretta maggioranza (217 sì, 213 no), è stata approvata dalla Camera americana una legge per abrogare l’Obamacare.

Un successo per Trump, che tuttavia dovrà attendere il risultato del voto in Senato. Proprio in Senato, i Repubblicani godono di una maggioranza ancor più esigua (52 seggi su 100) e non sarà pertanto semplice replicare la vittoria ottenuta quest’oggi.

L’abrogazione dell’Obamacare, auspicata da sette anni dal partito Repubblicano, è stato uno dei punti fondamentali della campagna elettorale di Donald Trump.

La Riforma Sanitaria voluta da Obama nel 2010 ha permesso a milioni di cittadini, appartenenti alle fasce più povere della popolazione, di avere un’assicurazione sanitaria. Tale riforma è stata aspramente criticata dal blocco Repubblicano, soprattutto con l’accusa di aver incrementato i costi del sistema sanitario.

Se Trump dovesse ottenere la maggioranza anche al Senato, milioni di persone si ritroveranno senza assicurazione sanitaria, con conseguenze incalcolabili ai danni dei gruppi più vulnerabili della popolazione.

di Lorenzo De Min

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Studio su The Lancet quantifica l’aumento della spesa sanitaria globale nei prossimi vent’anni, con notevoli differenze tra i Paesi

Secondo l’analisi dei due studi pubblicati online il 19 aprile 2017 su The Lancet la spesa per l’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi due decenni, ma i tassi di aumento e le fonti di spesa differiranno notevolmente.

Nelle pubblicazioni, condotte dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, si stima che se le tendenze attuali fossero confermate le spese complessive aumenterebbero da 9200 miliardi di dollari del 2014 a 24500 miliardi di dollari nel 2040, includendo la spesa sanitaria pubblica, la spesa privata – sia le spese non rimborsabili che quelle anticipate, come le assicurazioni – e l’assistenza allo sviluppo per la salute.

Le percentuali di spesa rispetto al prodotto interno lordo nazionale (PIL) pro capite oscillano notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che raggiungeranno livelli simili di PIL nel 2040, probabilmente investiranno importi significativamente diversi sulla salute, si stima il 18,5% per gli Stati Uniti e solo il 4,7% per gli EAU.

Lo studio “L’evoluzione e le tendenze del finanziamento sanitario globale, 1995-2014″ analizza le tendenze globali del finanziamento sanitario ed esamina la provenienza dei fondi, i servizi acquistati, l’assistenza allo sviluppo per la salute e come questa cambia con lo sviluppo economico de Paesi destinatari, identificando anche i paesi che si discostano dalle tendenze. L’altro studio “La spesa futura e potenziale sulla salute, 2015-2040” esamina invece come nonostante la spesa sanitaria tenda ad aumentare con lo sviluppo economico, esistano enormi diversità tra i sistemi di finanziamento sanitario. Vengono effettuate allora delle stime di spesa futura che possano essere utili per i responsabili politici e per i pianificatori e che possano identificare le lacune finanziarie confrontando la spesa futura attesa con la spesa futura potenziale.

“Il nostro studio dimostra che è probabile che la spesa sanitaria cresca rapidamente nei paesi ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito, dove sarebbe più necessario, si prevede una crescita relativamente lenta”, ha affermato il dottor Joseph Dieleman, assistente professore presso IHME e l’autore principale degli studi.

Inoltre, rileva che l’assistenza internazionale per i servizi sanitari, che puntava al raggiungimento di 37,6 miliardi di dollari nel 2016, cresce lentamente dal 2010.

“L’assistenza allo sviluppo per la salute non è più un ammortizzatore in espansione per i bilanci sanitari dei paesi a basso reddito”, ha dichiarato il dottor Christopher Murray, direttore dell’IHME. “Dopo un decennio di impressionante espansione a livello mondiale, la crescita dei finanziamenti è rimasta stagnante”.

Il dottor Murray osserva che dal 2000 al 2010 la spesa per l’assistenza allo sviluppo per la salute è cresciuta dell’11,4% annualmente, ma dal 2010 è aumentata solo dell’1,8% l’anno; in particolare segnala la diminuzione dei finanziamenti per l’HIV/AIDS, che da molti anni assorbe la maggioranza degli investimenti.

È preoccupante inoltre l’aumento del pagamento diretto da parte dei pazienti delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei Paesi che stanno divenendo a reddito medio. In questi la riduzione degli aiuti per lo sviluppo da parte dei Paesi donatori sta determinando, in molti casi, l’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con la conseguente difficoltà di accesso alle cure per le parti più povere della società.

“È fondamentale identificare, capire e gestire questo problema”, ha dichiarato il dottor Murray. “Più del 70% dei poveri del mondo vive in paesi a reddito medio e proprio i paesi a reddito medio sono quelli la cui spesa sanitaria è finanziata maggiormente dal pagamento diretto delle prestazioni da parte dei pazienti (spesa out of pocket)”.

Sembrerebbe dunque che nei paesi a basso reddito e in quelli a reddito medio-basso la spesa aumenterà minimamente in termini assoluti basandosi fortemente sulla spesa out of pocket e sull’assistenza allo sviluppo. Nonostante un cambiamento di direzione politica possa portare ad un incremento della spesa sanitaria nei paesi più poveri, per quei Paesi, il sostegno internazionale rimarrebbe quindi indispensabile.

http://www.healthdata.org/news-release/widely-disparate-spending-health-forecast-through-2040

di Benedetta Armocida

 

OMS: Dalle cure primarie per la salute alla copertura universale. Il sogno realizzabile – “10 anni nella sanità pubblica 2007-2017”

Dopo il lancio del rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato il primo di vari capitoli in cui si valutano i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Il primo capitolo ripercorre la strada compiuta dalle cure primarie per la salute alla copertura universale.

Nel 1978 la Dichiarazione di Alma-Ata lanciò un pensiero rivoluzionario, individuando  le cure primarie per la salute  (Primary Health Care) come la strategia per raggiungere l’obiettivo della  Salute per tutti entro il 2000, stabilito l’anno prima dalla Assemblea Mondiale della Sanità.
La conferenza internazionale sulle cure primarie per la salute, tenutasi nell’allora capitale della Repubblica socialista sovietica del Kazhakistan e che coinvolse 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, sollecitava un’urgente azione per assicurare a tutti le cure primarie per la salute, in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo.

Il cambio di paradigma fu da subito ostacolato e tacciato di utopistico. Poi, con l’emergere di HIV/AIDS, l’aggravarsi della tubercolosi e l’aumento dei casi di malaria, l’attenzione della salute pubblica internazionale si è andata concentrando progressivamente sulla gestione di quelle tre malattie.

Nel 2000, i capi di Stato e di Governo dei 193 stati membri delle Nazioni Unite sottoscrissero gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), impegnandosi a raggiungere gli otto obiettivi entro il 2015.
Le iniziative sanitarie globali messe in atto  nel perseguire specificamente gli obiettivi di salute, hanno raggiunto importanti risultati, facilmente misurabili nel numero di interventi erogati, morti evitate, e prolungata aspettativa di vita.
Le strategie seguite, al fine di ottenere un impatto più rapido, invece di rafforzare i deboli sistemi sanitari di quei paesi hanno: sviluppato sistemi paralleli, prodotto un’onerosa duplicazione degli interventi, spesso erogati da enti diversi con approcci differenti, e frammentato i servizi.
Per rendere gli aiuti più efficaci si richiedeva piuttosto: il rispetto delle priorità e delle strategie fissate da ciascun Paese, l’allineamento delle iniziative internazionali con i sistemi nazionali, nonché l’armonizzazione degli interventi e delle responsabilità e il reciproco rendiconto degli attori coinvolti.
I paesi beneficiari dichiararono di aver bisogno di competenza, non di carità.
Sostenere e rafforzare i servizi nazionali è considerata la miglior strategia di assistenza allo sviluppo.

Una significativa spinta per il cambiamento arrivò nel 2008, quando il Rapporto mondiale della sanità pubblicò Primary Health Care. Now more then ever – Cure primarie per la salute. Ora più che mai, in occasione del 30° anniversario della dichiarazione di Alma-Ata. Da quel rapporto emergevano dati impietosi riguardanti l’organizzazione, l’appropriatezza e l’efficacia dei sistemi sanitari, mentre si  richiamavano le cure primarie come la miglior strada da percorrere al fine di costruire sistemi sanitari che garantissero il diritto universale alle cure.
Dal confronto tra paesi di uguale livello di sviluppo economico si evince come, quelli con il sistema sanitario organizzato in funzione ai principi di assistenza primaria, abbiano un più alto livello di salute.
La copertura sanitaria universale è dunque promossa anche come strategia per la lotta contro le disuguaglianze.
In ultima analisi, la distribuzione della salute all’interno di una popolazione è correlata all’equità assicurata dalle strategie politiche, economiche e sociali.

In quello stesso anno, con la pubblicazione dei risultati dei lavori della Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, l’accento venne posto sull’importanza dei determinanti sociali nella produzione della salute, superando una visione centrata sugli interventi medici.
Seguendo questa linea, la Commissione suggeriva sistemi di salute che agissero sui determinanti sociali della salute. In un momento di crescente allarme per l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione attuata in settori non sanitari divenne un nuovo importante obiettivo.

Simultaneamente, la crisi finanziaria globale del 2008, condizionò un passaggio rapido dalla prosperità all’austerità, riportando in auge la ricerca di risultati rapidi e misurabili, propri di un approccio basato sul prodotto (il farmaco, il vaccino, etc.).

Una serie di articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet concludevano però, ricordando ancora una volta, che le cure primarie per la salute rimanevano il modo migliore per ridurre gli sprechi e per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi.

Su questa linea si va dunque affermando l’idea della copertura sanitaria universale, principio fondante delle cure sanitarie primarie e strategia correttiva potente, in grado di determinare un fondamentale riorientamento dei sistemi sanitari.

Con il Rapporto OMS sulla Salute Mondiale del 2010, Finanziamento del sistema sanitario: il percorso verso la copertura universale quell’approccio acquisì rinnovato consenso.

In un momento di aumento dei costi era fondamentale che i paesi prima di tagliare le spese sanitarie riducessero gli sprechi e le inefficienze; il rapporto stimava infatti che gli sprechi costituivano tra il 20% e il 40% di tutta la spesa sanitaria.

Tutti i paesi, qualunque fosse la loro fase di sviluppo, avrebbero potuto adottare misure immediate per procedere verso una copertura universale. Un commento su The Lancet descrive il movimento verso la copertura sanitaria universale come una “grande transizione” che sta “investendo il pianeta, cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria è finanziata e in cui sono organizzati i sistemi sanitari.”

Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’obiettivo di copertura sanitaria universale mediante una risoluzione sponsorizzata da più di 90 paesi, di tutte le regioni del mondo.

La copertura sanitaria universale è stata definita dal premio Nobel Amartya Sen un “sogno realizzabile” anche per i paesi più poveri. In quest’ultimi l’assistenza sanitaria di base può essere fornita ad un notevole livello con costi molto bassi sempreché la società, ivi inclusa la leadership politica e intellettuale, s’impegnasse con forza in tal senso. Veniva quindi smentita l’ipotesi comune che un paese povero dovesse prima diventare ricco per sostenere i costi di assistenza sanitaria per tutti.

L’inclusione della copertura sanitaria universale come obiettivo nell’Agenda globale per lo Sviluppo Sostenibile 2030 ne sintetizza lo spirito per cui: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Viene inoltre definita come la piattaforma unificante per l’espressione di tutti gli altri obiettivi di salute. È la massima espressione di equità e uno dei più grandi equalizzatori sociali tra tutte le opzioni politiche, contribuendo alla coesione sociale e alla stabilità – in tutti i paesi.

“La copertura sanitaria universale è l’unico e il più potente strumento che la salute pubblica ha da offrire”, ha dichiarato il direttore della OMS, Margareth Chan.

In un momento storico in cui le politiche, in così tanti settori, tendono ad aumentare le disuguaglianze sociali, è particolarmente gratificante immaginare che la salute possa guidare il mondo verso una maggiore equità.

http://www.who.int/publications/10-year-review/universal-coverage/en/

di Beatrice Formenti e Benedetta Armocida