WHA 70: Nuovo piano di azione globale contro la demenza

Ginevra, 30 Maggio 2017 – ieri l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato il nuovo piano di azione globale contro la demenza 2017 – 2025, con l’impegno di sviluppare strategie nazionali ambiziose e piani di attuazione.

Il piano globale ha lo scopo di migliorare la vita delle persone affette da demenza, delle loro famiglie e dei loro caregiver, riducendo l’impatto di questa patologia a livello di comunità e paese. Le aree d’azione includono: diagnosi, trattamento e supporto, ricerca e tecnologie innovative e sviluppo di ambienti di supporto per chi si prende cura delle persone affette. I delegati hanno riconosciuto l’importanza dell’Osservatorio Globale sulla Demenza come sistema per monitorare i progressi sia nei vari paesi sia a livello globale, mettendo in evidenza la necessità di un approccio integrato socio-sanitario.
E’ stata inoltre sottolineata l’importanza di assicurare i diritti umani delle persone affette da demenza, aspetto da tenere in considerazione sia durante lo sviluppo di strategie nazionali, sia durante la loro implementazione.

Nel mondo, circa 47 milioni di persone sono affette da demenza, con circa 9.9 milioni di nuovi casi ogni anno. Circa il 60% delle persone con demenza vive in paesi a basso e medio reddito.

di L.d.M.

WHA70 – Bisogna rafforzare le collaborazioni internazionali per affrontare globalmente il problema della droga

Ginevra, 30 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha discusso ieri la necessità di intensificare gli sforzi per affrontare globalmente il problema della droga, prendendo decisioni in merito dopo 26 anni di silenzio.

Secondo le ultime stime dell’OMS, l’uso di droghe psicoattive è responsabile di oltre 450000 decessi ogni anno. Il rischio di malattia associato alla droga rappresenta circa l’1,5% dei rischi globali di malattia. Inoltre, l’uso di droga iniettabile rappresenta la causa di circa il 30% delle nuove infezioni da HIV in Africa Sub-sahariana e contribuisce in modo significativo alle epidemie di epatite B e C in tutte le regioni.

Dall’Assemblea emerge l’importanza di rafforzare la collaborazione tra il Segretariato dell’OMS, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e il Crimine e il Comitato Internazionale per il Controllo dei Narcotici, allo scopo di implementare le raccomandazioni in ambito di salute indicate nel Documento Mondiale del 2016 riguardante la droga – redatto nella Sessione Speciale sulle droghe dell’Assemblea delle Nazioni Unite (UNGASS).

 di B.A.

WHA70 – Salute e ambiente: come prevenire 12.6 milioni di morti l’anno?

Ginevra, 26 Maggio 2017 – si è tenuta oggi la riunione tecnica “Ereditando un mondo sostenibile” sulla Salute e sull’Ambiente.

Il Direttore Generale Margaret Chan apre l’evento dichiarando: “il mondo sta perdendo la capacità di sostenere la salute del pianeta”. “La specie umana è la più colpita dai cambiamenti climatici”, sottolineando quanto sia importante uno sforzo collettivo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).

Si è parlato della possibilità di prevenire 12.6 milioni di morti l’anno, circa il 23% delle morti globali, costruendo delle società attente alla salute ambientale. L’impatto del cambiamento climatico e dell’inquinamento sulla salute globale è notevole, considerando che l’inquinamento atmosferico concorre alla morte di 6.5 milioni di persone.

Moderatrici della riunione sono state la Dr.ssa Flavia Bustreo, Assistente Direttore Generale dell’OMS, e la Dott.ssa Maria Neira, direttore del Dipartimento di Ambiente e Determinanti Sociali.

 

 

 

Attivista etiope interrompe l’Assemblea mondiale della Sanità

Ginevra, 23 Maggio 2017. “No Tedros, No Tedros”, gridava ieri un attivista etiope dalla galleria di stampa dell’Assemblea annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mentre i suoi connazionali stavano protestando al di fuori del Palazzo delle Nazioni Unite.

“È una farsa! Africa apri gli occhi!” gridava l’attivista Zelalem Tesema, all’apertura dell’assemblea dell’OMS, che oggi voterà per il prossimo direttore generale.

La protesta era rivolta contro il Dr. Adhanom Tedros, etiope, in corsa per la dirigenza OMS insieme al Dr. David Nabarro, britannico, e a Sania Nishtar, pakistana.

 

“Ascoltate la società civile. Le organizzazioni sociali sono la vera coscienza della società.” Ultimo discorso di Margaret Chan

Ginevra, 22 Maggio 2017- Si conclude il decennio di dirigenza Chan all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Si è concluso ora l’ultimo discorso di Margaret Chan, nel quale risalta il ruolo dell’OMS come rete sicura che abbraccia l’intero globo, che si fonda sulle persone, sul pianeta, sulla pace e sulla partnership.

E’ il momento dei saluti, dei bilanci e dell’eredità.

La Dr.ssa Chan riconosce umilmente gli errori compiuti nella gestione dell’epidemia 2014 di Ebola, che – seppur con ritardo – ha condotto allo sviluppo di un programma di emergenza e alla formulazione di un vaccino.

La Chan lascia consigli non solo al suo successore, ma all’intera comunità.

Raccomanda all’OMS di essere sempre promotrice di equità e principi etici.

Sottolinea l’importanza della società civile, come vera e propria “coscienza della società”

Afferma inoltre: “Ricordatevi delle persone… dietro ad ogni numero c’è una persona che definisce la nostra umanità e che merita la nostra attenzione.”

Per ultimo, ringrazia David (qualcuno sospetta un endorsement al candidato come nuovo Direttore Generale, il britannico David Nabarro? – in effetti uno dei momenti più attesi di questa Assemblea è l’elezione della/del successore; in lizza anche la pakistana Dr Sania Nishtar, e l’etiope Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus ).
Poi specifica: “David è il nome di mio marito”.

Convenzione Minamata: un grande passo globale nella lotta all’avvelenamento da mercurio

18 maggio 2017 – Il mondo ha compiuto un grande passo nella lotta all’avvelenamento da mercurio.

L’Unione europea e sette dei suoi Stati membri (Bulgaria, Danimarca, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Romania e Svezia) hanno ratificato la Convenzione Minamata sul mercurio, che entrerà dunque in vigore in 90 giorni, il 16 agosto 2017, essendo stato raggiunto oggi il numero minimo di adesioni.

Il mercurio è elencato dall’ONU come uno dei 10 principali prodotti chimici pericolosi per la salute umana e l’ambiente. Le miniere espongono all’avvelenamento da mercurio 15 milioni di lavoratori, tra cui 5 milioni di donne e bambini, in 70 paesi diversi. Ogni anno vengono emessi circa 8.900 tonnellate di mercurio, che possono essere rilasciate naturalmente attraverso l’alterazione di rocce contenenti mercurio, incendi boschivi ed eruzioni vulcaniche, ma le emissioni più significative provengono da processi umani, in particolare la combustione del carbone e l’estrazione d’oro artigianale e su piccola scala.

La Convenzione, che prende il nome dal più grave disastro di avvelenamento da mercurio avvenuto a Minamata, in Giappone, nel maggio 1956, impegna i governi a misure specifiche per controllare l’inquinamento artificiale di mercurio promuovendo: l’abolizione di nuove miniere di mercurio, l’eliminazione di quelle esistenti, la regolazione dell’estrazione artigianale e di piccole dimensioni e la riduzione delle emissioni e dell’uso di mercurio. Inoltre, poiché l’elemento è indistruttibile, prevede anche le condizioni per lo stoccaggio e lo smaltimento temporaneo dei rifiuti di mercurio.

“La Convenzione Minamata dimostra l’impegno globale a tutela della salute umana e dell’ambiente”, ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

di B.A.

3000 adolescenti muoiono ogni giorno per cause prevenibili

16 maggio 2017 – Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei suoi partner, più di 3000 adolescenti muoiono ogni giorno per cause prevenibili ed evitabili, per un totale di 1,2 milioni di morti all’anno.

Gli incidenti stradali, le infezioni respiratorie e il suicidio sono tra le principali cause di morte; più di due terzi di questi decessi, nel 2015, si sono verificati nei paesi a basso e medio reddito – Africa e Sud-Est asiatico.

I dati del rapporto, Global accelerated action for the health of adolescents (AA-HA!): Guidance to support country implementation, rilevano nette differenze nelle cause di morte soprattutto se si separa il gruppo di adolescenti in base all’età (tra i 10 e i 14 anni e tra i 15 ei 19 anni) e al sesso. Ad esempio mentre gli incidenti stradali rappresentano la causa principale di morte degli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, soprattutto di sesso maschile, nella popolazione femminile tra i 10-14 anni le principali cause sono le infezioni respiratorie inferiori; distinguendole ulteriormente dal gruppo di ragazze tra i 15-19 anni i cui decessi sono associati maggiormente a gravidanze complicate.

Il rapporto AA-HA! porta un cambiamento di paradigma su come pensare e pianificare la salute degli adolescenti. Emerge come sia indispensabile fare prevenzione attraverso servizi sanitari adeguati, istruzione e sostegno sociale. Si raccomandano interventi in settori diversi, tra cui l’educazione sessuale nelle scuole, l’aumento dei limiti di età per il consumo di alcol, l’obbligatorietà dell’utilizzo delle cinture di sicurezza e dei caschi, la riduzione dell’inquinamento atmosferico e un migliorato accesso all’acqua e servizi igienici.

Viene sottolineato inoltre che molti dei fattori di rischio di malattie che si sviluppano in età adulta iniziano, o si consolidano, proprio nell’età giovanile. Da qui la necessità di educare, sin dall’adolescenza, ad assumere comportamenti che influenzeranno la salute e la qualità della vita a lungo termine.

“Gli adolescenti sono stati completamente assenti dai piani sanitari nazionali per decenni”, afferma la Dr Flavia Bustreo, vicedirettore generale dell’OMS per la salute della famiglia, della donna e dei bambini. “Investire sugli adolescenti non solo porterà ad avere degli adulti sani ed in grado di contribuire positivamente nelle loro comunità, ma determinerà anche la creazione di generazioni future più sane, producendo ritorni ingenti”.

Quindi, gli investimenti nella salute e nell’istruzione non solo trasformeranno la vita degli adolescenti in ambienti poveri di risorse, ma genereranno anche elevati rendimenti economici e sociali.

Sottolinea la Dr Bustreo: “Gli investimenti nella salute degli adolescenti portano triplici benefici: per gli adolescenti, per la loro futura vita adulta e per la prossima generazione. La loro salute e il loro benessere sono motori di cambiamento nel tentativo di creare società più sane e più sostenibili”.

di B.A.

Le parole chiave per lo sviluppo sostenibile: speranza, partecipazione attiva e sviluppo umano integrale

Bari, 12 maggio 2017. A chiusura del Forum Internazionale “Economia e povertà: politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile e la salute globale” è stato promulgato il manifesto “Economia al servizio della promozione umana-Human Promoting Economy”.

La parola chiave del manifesto è speranza, fondata sulla consapevolezza dell’enorme patrimonio di idee e di energie ancora vive nel cuore della nostra Italia, nonostante lo scenario di crisi economica ed istituzionale.

Nel manifesto viene espresso l’obiettivo di dare vita a un grande patto federativo tra persone, movimenti ed associazioni, con lo scopo di rinnovare la società italiana e fondarla su una più ampia partecipazione sociale dei cittadini – con particolare riferimento a tematiche di economia, salute e ambiente. Si mira a creare un nuovo patto tra generazioni ponendo come unico fine il bene comune, riprogettando il presente e l’avvenire in un’ottica di sostenibilità.

Su questa base, tutti sono chiamati a contribuire a uno sviluppo economico che promuova la dignità e la persona, tutelando l’ambiente e la salute (articolo 4 della Costituzione). Questo può essere effettuato puntando su uno sviluppo sostenibile e rispettoso della persona, come occasione di rinascita economico culturale dell’Italia e dell’Europa.

Si vuole quindi sostenere una società rappresentativa e fondata sull’interconnessione fra persone e sul reciproco scambio di valori e beni immateriali dove ciascuno contribuisca a fare in modo che “la Repubblica rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (articolo 3 della Costituzione Italiana).

Viene inoltre riportato come sia fondamentale promuovere uno sviluppo umano integrale, cioè l’allargamento dello spazio di dignità e di libertà delle persone. L’idea di base è che la libertà sia interconnessa con la responsabilità di proteggere il bene comune e promuovere la dignità, la libertà e il benessere degli altri, tanto da raggiungere i poveri, gli esclusi e le generazioni future.

Vengono sintetizzati in 3 punti le modalità con cui realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile:

  • Creare innovazione in campo economico, sociale e ambientale nel quadro di un nuovo modello di Società Sostenibile. L’innovazione sostenibile infatti è l’unico modo per superare l’attuale crisi economica e sociale che sta investendo il Paese. “La sostenibilità nelle sue dimensioni inscindibili – quella economica e quella sociale (che include la tutela dell’ambiente, la promozione della salute e della dignità della persona) – è la grande sfida del XXI secolo”. Lo scopo è quello di sviluppare una vera Green economy per fermare il consumo del territorio, per difendere l’ambiente e per aumentare i livelli di salute e di qualità di vita (che non sono misurabili in termini di PIL).
  • Promuovere la cultura della sostenibilità. “In tal senso è necessario sostenere il mondo della scuola a trovare percorsi d’innovazione; promuovere la cultura, intesa come sviluppo di nuove competenze, diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche”. Fondamentale è promuovere la cultura della sostenibilità tra i cittadini, in tutti gli strati sociali, con un approccio interdisciplinare, soffermandosi sui temi della salute e dell’ambiente.
  • Favorire in ogni modo la partecipazione attiva dei cittadini ai processi decisionali. Come enunciato dall’articolo 118 della nostra Costituzione, la Repubblica in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche deve “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Bisogna quindi creare una cittadinanza attiva, immaginando una Repubblica di cittadini, in cui non sia possibile prescindere dal coinvolgimento della popolazione in ogni decisione, specialmente in materia di tutela della salute e dell’ambiente.

L’obiettivo per il quale si deve lottare è quindi il “Rinnovare la società ripartendo dalla cittadinanza attiva in un’ottica di sostenibilità”.

di Benedetta Armocida

Salva le vite: #rallenta. Settimana Mondiale sulla sicurezza stradale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lancia la IV Settimana Mondiale sulla Sicurezza Stradale dall’8 al 14 maggio.

La settimana e la sua campagna correlata, Salva le Vite: #rallenta, hanno lo scopo di mettere in evidenzia i pericoli della velocità alla guida e le misure da adottare per affrontare i rischi ad essa associati.

Durante la settimana, attraverso eventi, campagne di sensibilizzazione, simposi e attività di coinvolgimento politico, l’OMS vuole porre l’attenzione sulle misure da adottare per ridurre i comportamenti di guida pericolosi, sottolineandone l’importanza per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) legati alla sicurezza stradale.

L’OMS nel nuovo rapporto, Managing speed, riporta come l’eccessiva o inadeguata velocità contribuisca a 1 su 3 vittime degli incidenti stradali, per i quali si stimano circa 1,25 milioni di morti nel mondo l’anno. Gli studi indicano che tipicamente il 40-50% degli automobilisti superino i limiti di velocità consentiti e i conducenti maschi, giovani e sotto l’influenza dell’alcool abbiano maggiori probabilità ad essere coinvolti in incidenti legati alla velocità. Gli incidenti stradali rimangono la causa principale di morte tra i giovani tra i 15-29 anni e costano ai paesi dal 3 al 5% del PIL e conducono molte famiglie verso la povertà.

“La velocità è al centro del problema globale degli incidenti stradali”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Dr. Margaret Chan, “Se i paesi riuscissero ad affrontare questo problema, potrebbero ottenere i vantaggi dell’avere strade più sicure, sia in termini di vite salvate, che di effetti profondi e duraturi sulla salute, per l’uso di biciclette e l’accesso ad aree pedonali”, riducendo di conseguenza le malattie non trasmesse, cardiovascolari, diabete e cancro.

Le misure di gestione della velocità suggeriti dall’OMS includono:

  • la costruzione o modificazione di strade con l’inclusione di rotatorie e altri mezzi per ridurre la velocità;
  • l’introduzione di limiti di velocità adeguati;
  • l’applicazione dei limiti di velocità mediante l’uso di comandi manuali e automatizzati;
  • l’installazione di tecnologie nelle automobili, come l’assistenza e la frenata d’emergenza automatica;
  • l’aumentare la consapevolezza dei pericoli della velocità.

Oltre che sulla gestione della velocità, il piano si concentra sulla leadership, sulla progettazione, sul miglioramento dell’infrastrutture, sulle norme di sicurezza dei veicoli e sull’applicazione di leggi stradali.

In occasione della Settimana mondiale sulla sicurezza stradale, l’OMS ha inoltre pubblicato Salva le vite: un pacchetto tecnico di sicurezza stradale, nel quale vengono descritte le 22 misure considerate avere un impatto importante sulla riduzione delle morti e delle lesioni da incidenti stradali, dedicando una sezione alla velocità.

di Benedetta Armocida

 

Kaiser/economist survey: In fin di vita gli americani si preoccupano dei costi delle cure, i giapponesi dei funerali e gli italiani dell’affetto dei propri cari

Il 27 aprile 2017 la Kaiser Family Foundation ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta in collaborazione con The Economist, che mette a confronto  esperienze e opinioni relative all’invecchiamento e alle cure mediche di fine vita in Giappone, Italia, Stati Uniti e Brasile.

L’inchiesta è stata condotta per telefono tra marzo e novembre 2016, usando campioni di telefonia (fissi e cellulari)  negli Stati Uniti (1.006), Italia (1.000), Giappone (1.000) e Brasile (1.233).
I quattro Paesi presi in esame attraversano un differente stadio di evoluzione in relazione all’invecchiamento della popolazione. Il Giappone, è il paese più “vecchio” del mondo, con un’aspettativa di vita lunga e il 27% della popolazione di età superiore ai 65 anni.
Anche l’Italia presenta un’aspettativa di vita lunga e il 21 % della popolazione anziana; la percentuale più alta fra le nazioni europee.

Gli Stati Uniti sono in una fase intermedia di invecchiamento, con una quota di popolazione sopra i 65 anni di età che si prevede crescerà dal 15 % (nel 2015) al 24 % entro il 2060.

Il Brasile ha invece a tutt’oggi una popolazione relativamente giovane, ma a causa dei mutamenti relativi ai tassi di mortalità e fertilità, si stima che la quota degli anziani possa raddoppiare (dal 7 al 14%) entro il 2031.
Dallo studio emerge come le differenze demografiche e culturali dei quattro Paesi influiscano sui modelli  istituzionali  e sulle modalità di cura legate al fine vita. La qualità delle cure disponibili e la percezione individuale delle cure ricevute sono fattori determinanti rispetto alle scelte e all’orientamento delle prestazioni di assistenza.
La maggior parte dei cittadini italiani, giapponesi e brasiliani affermano che spetta al governo la responsabilità primaria di prestare attenzione alla salute delle persone e ai bisogni di assistenza a lungo termine. Diversa è  la posizione degli americani che attribuiscono tale responsabilità, in parti pressoché uguali al governo (42%) e ai singoli/famiglie (44%).
Nello specifico, la maggior parte degli americani (62%) ritiene che il governo degli Stati Uniti “non è abbastanza preparato” o “non è affatto preparato” per affrontare l’invecchiamento della popolazione, mentre un terzo (35%) sostiene lo sia “molto” o “un po’”. Una maggiore differenziazione viene evidenziata, nelle opinioni degli americani, rispetto alla reale e concreta capacità del sistema sanitario e delle famiglie di far fronte alle richieste di cura e assistenza legate all’invecchiamento.
Emerge inoltre che nei quattro Paesi, la morte continua ad esser considerata un tabù del quale non si può parlare liberamente. Tuttavia, negli USA sono presenti quote più elevate di cittadini che hanno condiviso con i propri cari i desideri legati alle cure del fine della vita. Circa un quarto (27%) del totale della popolazione americana, tra cui la metà (51%) degli adulti di età superiore ai 65 anni, afferma di aver scritto i propri desideri per le cure legate a situazioni di grave malattia; tale pratica è molto più diffusa negli Stati Uniti rispetto a quanto avviene negli altri Paesi presi in considerazione.
Il sondaggio evidenzia che poco più della metà degli americani (56%) dice di aver avuto una conversazione seria con il coniuge, un genitore, un figlio o un’altra persona significativa circa i propri desideri per le cure di fine vita.  Ciò avviene maggiormente negli Stati Uniti rispetto a Italia (48%), Giappone (31%) e Brasile (34%).
Laddove esista la possibilità di scelta, la maggior parte degli americani (71%) afferma di preferire morire nella propria abitazione che in un ospedale, ma solo una quota più piccola (41%) si aspetta realmente di poterlo fare. Anche gli italiani, i brasiliani e i giapponesi si trovano ad affrontare simili divergenze tra i loro desideri e le loro aspettative.
Tra le persone che sono state coinvolte nel prendere decisioni mediche per una persona cara che è morta negli ultimi cinque anni, una grande maggioranza degli americani (89%) ha affermato di sapere ciò che i loro cari volevano rispetto alle cure di fine vita. Al contrario, in Italia, Giappone e Brasile, almeno un terzo di coloro che hanno preso decisioni mediche per una persona cara ha dichiarato di non sapere davvero quali fossero i desideri del loro amato.
Altro elemento posto in evidenza dalla ricerca riguarda l’aspetto percepito come più preoccupante dalle persone gravemente malate, che risulta essere strettamente connesso con il luogo nel quale si vive: negli Stati Uniti  (dove per via del modello sanitario le spese mediche possono essere estremamente elevate ) si considera fondamentale non far gravare sulle famiglie i costi delle cure mentre i giapponesi sembrerebbero più preoccupati per gli oneri derivanti dai funerali. In Brasile, dove il cattolicesimo è fortemente radicato, la priorità principale è quella di essere in pace spiritualmente, mentre per gli italiani la preoccupazione maggiore riguarderebbe la garanzia di essere circondati dall’affetto dei propri cari.

di Debora Zucca