Tra grandi disuguaglianze nel 2023 saremo 8 miliardi

21 giugno – Il The Guardian ha pubblicato un articolo in cui, riferendosi ad uno studio elaborato dalle Nazioni Unite (UN), analizza le future tendenze di crescita della popolazione.
Secondo l’ultimo prospetto sulla popolazione mondiale delle Nazioni Unite, nel 2023 la popolazione globale supererà gli 8 miliardi a fronte dei 7.5 miliardi attuali, e l’anno prossimo assisteremo per la prima volta a più di 1 miliardo di persone con età superiore ai 60 anni.

In accordo con lo studio, entro il 2050 più della metà della crescita mondiale della popolazione verrà dall’Africa sub-sahariana, dove i tassi di fertilità continueranno ad aumentare rispetto a quelli del resto del mondo. 7 delle 20 nazioni più popolate del mondo saranno infatti africane.

Al contrario, in tutti i paesi europei che già oggi soffrono di un basso tasso di natalità, la popolazione tenderà a diminuire se non soggetta ad un’immigrazione su larga scala.
L’Europa orientale è particolarmente colpita da un trend in diminuzione, con numeri che potrebbero diminuire del 15% in Bulgaria, Croazia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica moldova, Romania, Serbia e Ucraina.

“In alcuni paesi con bassi livelli di natalità, il flusso immigratorio ha rappresentato la principale fonte di crescita della popolazione”, ha osservato John Wilmoth, direttore della divisione Popolazione del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (DESA) delle Nazioni Unite.

In un contesto simile, dovremmo interrogarci sui grandi divari che caratterizzano oggi le nostre società e su come muteranno in futuro.

 di B.F.

Il Global Burden of Disease 2010: stime, previsioni e implicazioni per la governance della salute

salute5_bassaGiorgio Tamburlini e Lorenzo Monasta

La pubblicazione dello studio sul Global Burden of Disease 2010 (GBD 2010) è stata, secondo Richard Horton, direttore della rivista Lancet, “un evento storico per il nostro giornale e, speriamo, per la sa- lute globale”.1 La presentazione dello studio è avvenuta, con grande clamore mediatico, il 15 dicembre 2012 a Londra presso la Royal So- ciety, alla presenza di oltre 500 studiosi e rappresentanti del mondo della sanità e della ricerca. Lo studio, suddiviso in sette articoli e altret- tanti commenti editoriali, con oltre duemila pagine di appendici web, è stato pubblicato in un numero speciale, triplo, del Lancet, dedicato a questo solo progetto. Anche da questo punto di vista si tratta di un evento storico. Dei risultati di questo enorme lavoro sono qui riassunti i punti salienti, ricordando che è possibile accedere all’informazione dal sito del Lancet,b e cercando soprattutto di discuterne quelle che po- trebbero essere le implicazioni per la salute globale e la sua governance….. Leggi il seguito

Scarica il ventunesimo capitolo del 5º Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale!

Di prossima uscita: “Governance ed efficienza: sfide per la gestione del sistema unico di salute in Brasile”

Le stime globali e regionali della violenza contro le donne

WHO Il Dipartimento di salute riproduttiva e ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha lanciato un nuovo rapporto sulla violenza contro le donne.

Il massiccio lavoro di ricerca contenuto nel rapporto, sviluppato insieme alla London School of Hygiene and Tropical Medicine e al South African Medical Research Council, consolida per la prima volta in maniera sistematica tutti i dati sia a livello globale sia a livello regionale sulla prevalenza di due forme di violenza contro le donne: la violenza esercitata dal partner e la violenza sessuale dovuta a persone che non sono il partner. I precedenti rapporti dell’OMS sul tema non avevano preso in esame questa duplicità di tipologia della violenza.

Lo studio analizza gli effetti sanitari che la violenza di natura sessuale da parte dei partner e non partner provoca sulle donne. Mostra come le donne che hanno avuto esperienza di violenza sessuale siano più soggette alla depressione, al contagio del virus HIV, a ferite gravi e alla morte, particolarmente quando questa violenza viene dal partner. Inoltre le loro gravidanze danno origine a nascite con un rischio di vulnerabilità molto più alto rispetto alle donne che non hanno subito questa violenza. Lo studio sugli effetti della violenza procurata da persone non partner è più limitato, e tuttavia conferma le conseguenze profondamente debilitanti che la violenza esercitata contro le donne produce, e che assume le proporzioni di una vera e propria epidemia globalizzata. Il rapporto dell’OMS stila linee guida per il settore sanitario, soprattutto per la formazione al problema del personale sanitario, in modo da assicurare una risposta più efficace su questo problema.

Il rapporto è scaricabile qui.

Numeri e Salute

StatisticsNon è solo che i dati attendibili sono difficili da trovare, quanto che è difficile misurare l’inattendibilità dei dati” – H. Rosling, Gapminder Foundation

Health by numbers: A statistician’s challenge, pubblicato da Reuters U.S. il 14 maggio scorso, propone la tesi seguente: miliardi di dollari vengono allocati e intere politiche cambiano sulla base di dati delle Agenzie delle Nazioni Unite, come l’OMS e L’UNICEF o la Banca Mondiale. Tuttavia – continua l’articolo – i dati attendibili sono difficili da trovare, come sanno bene gli esperti di analisi statistica dell’OMS, ed estrapolare dati significativi a livello globale da scarse documentazioni grezze può essere insidioso.

Lo stesso articolo riporta un commento di Ties Boerma, Direttore del Health and Statistic Information System dell’OMS: “a livello mondiale due terzi dei decessi e un terzo delle nascite non vengono registrati”. A rincarare la dose sono ultimamente apparse ricerche che divergono dai dati della stessa OMS: ad esempio, l’United States Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) affermava nel febbraio scorso che la malaria procura ogni anno nel mondo il doppio dei decessi di quanto riportato dalle Nazioni Unite.

Gli studi dell’IHME (finanziati da The Bill & Melinda Gates Foundation) sono stati riportati anche da The Lancet.

A ridosso dalla pubblicazione del World Health Report 2012, che avrà come tema principale proprio la ricerca in ambito sanitario, il dibattito merita quantomeno di essere seguito. (GB)