Wolbachia ci libererà dalle zanzare in 10 anni: uno studio condotto nella Polinesia francese mira ad eliminarle attraverso i batteri

5 agosto –  La rivista Nature ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo che presenta il lavoro svolto dal laboratorio biomedico dell’Istituto Louis Malardé  Paea di Tahiti, impegnato a sradicare le zanzare in una piccola isola dell’arcipelago.

Hervé Bossin, entomologo presso il laboratorio dell’Istituto e principale ricercatore del progetto, sostiene che il problema delle zanzare potrebbe essere risolto, entro dieci anni, nelle Îles de la Société (arcipelago situato in Oceania che comprende diverse isole tra le quali Tahiti).

Il team di scienziati, che attualmente lavora su cinque siti,  intende utilizzare una tecnica che infetta le zanzare con un ceppo specifico del batterio Wolbachia. Circa il 65% degli insetti in tutto il mondo trasporta Wolbachia, ma i ceppi variano. Se zanzare con ceppi diversi si accoppiano, le uova risultanti si sviluppano in modo errato e non si schiudono.

L’obiettivo finale è quello di eliminare le vie di trasmissione per le malattie di cui sono portatrici zanzare come Dengue, Chikungunya e Zika, presenti nel Pacifico.

Esperimenti simili sono stati effettuati in Brasile e negli Stati Uniti, dove in tre Stati si è assistito alla riduzione del 70% delle popolazioni di Aedes albopictus (zanzare tigre) selvagge, in tre anni.

L’approccio di Wolbachia, che si basa sull’impiego di un batterio naturale, ha ottenuto tra gli studiosi maggiori consensi rispetto ai metodi sperimentali che utilizzano zanzare geneticamente modificate.

Il metodo Wolbachia ha ottenuto il sostegno di Zhiyong Xi, entomologo medico all’università di East Lansing nel Michigan, che con il suo gruppo di ricercatori ha usato la tecnica per eliminare quasi tutte le zanzare tigre da due piccole isole abitate a Guangzhou, in Cina.

Una posizione differente è stata espressa da Giovanni Benelli, entomologo italiano dell’Università di Pisa, dubbioso sulla prospettiva dell’eradicazione continentale. Secondo Benelli “Il ruolo ecologico della zanzara è ancora importante, alcuni animali acquatici mangiano le larve di zanzara e aiutano a regolare le popolazioni di mammiferi e uccelli trasmettendo malattie tra di loro”.

di D.Z.

Il doppio carico d’inquinamento atmosferico e domestico. Indispensabile monitorare la situazione

Con il termine “doppio carico dell’inquinamento atmosferico” si intende l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico (AAP) e dell’inquinamento atmosferico domestico non risolto (HAP), che sta assumendo un ruolo significativo sia nei paesi ad alto reddito che nei paesi a basso e medio reddito (LMIC). L’AAP deriva principalmente dalla combustione di combustibili fossili per la produzione di energia, l’industria pesante o i veicoli mobili, mentre l’HAP si sviluppa principalmente dall’uso domestico di combustibile solido per la cottura e il riscaldamento.

Nell’ultimo studio sui rischi globali di malattia – pubblicato su The Lancet – l’inquinamento atmosferico ambientale e domestico sono stati classificati il 4° fattore di rischio di malattia (dopo la dieta, il tabacco e l’ipertensione) e nel 2015 sono stati causa di 6,5 milioni di morti premature, di cui circa il 90% si è verificato nei LMIC.

Come riportato nell’articolo pubblicato su PLOS da Ka Hung Chan, nonostante l’inquinamento atmosferico sia ormai considerato nell’agenda globale un grave problema di salute pubblica, gli studi e i dati epidemiologici sono ancora limitati ed insufficienti, soprattutto quelli dei LIMC.

Per l’AAP, i metodi convenzionali di valutazione dell’esposizione dipendono fortemente dai dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, che sono costosi (200.000 dollari ciascuno) e quindi impensabili in molti LIMC. Inoltre, i metodi convenzionali si basano sulla modellazione predittiva che assegna i livelli di esposizione a livello comunitario, che non rispecchia esattamente l’esposizione personale.

Per l’HAP, la misura diretta dell’esposizione è impossibile senza la distribuzione di monitor di qualità dell’aria a livello domestico o individuale. Ciò impone enormi sfide finanziarie e logistiche per valutare con precisione l’esposizione personale all’HAP su vasta scala e la disponibilità di monitor pratici e affidabili.

In questo ambito aziende specializzate hanno sviluppato dei monitor ad alta precisione che controllano la qualità dell’aria. Tuttavia, questi prodotti sono ancora costosi, di grandi dimensioni e hanno una batteria di corta durata. C’è quindi uno sforzo emergente a sviluppare monitor personali, a basso costo, leggeri e portatili, attraverso due modelli di sviluppo primario.

Un tipico modello è quello della progettazione da parte di ricercatori accademici di un dispositivo che poi verrà commercializzato, un esempio di questo è il Particle and Temperature Sensor , sviluppato presso la scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Berkeley; mentre l’altro modello è su base commerciale, l’aumentata preoccupazione pubblica per la qualità dell’aria ha creato un fiorente mercato di prodotti personalizzati di monitoraggio, attirando così attori come Xiaomi e Huaiwei, nonché piccole start-up.

Per i limiti riscontrati in entrambi i modelli, risulta fondamentale un approccio di partnership integrativo, tra competenze di ricerca accademiche e capacità finanziarie e tecnologiche delle imprese imprenditoriali per lo sviluppo, la valutazione e l’applicazione di moderni monitor di qualità dell’aria, che potrebbero essere significativamente semplificati, garantendone la qualità. Tuttavia, tale dispositivo sarebbe un prodotto commercializzato che le popolazioni più povere non potrebbero permettersi. Per attenuare questa disuguaglianza, è necessario raggiungere un accordo tra accademici, ONG e partner commerciali per garantire un uso non commerciale in ambienti con risorse limitate a un costo accessibile.

La collaborazione costruttiva tra i vari soggetti interessati è urgente per creare una nuova era di monitoraggio dell’esposizione personale, migliorare le nostre conoscenze sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute e mettere in atto azioni politiche per affrontare il doppio carico dell’inquinamento atmosferico.

di B.A.

 

 

Giornata Internazionale dei Medici per l’Ambiente

L’ISDE, l’International Society of Doctors for the Environment, promuove la Giornata Internazionale dei Medici per l’Ambiente con varie iniziative che si svolgeranno il 25 Novembre o in date contigue e che avranno come tema: “Biodistretti ed agricoltura sostenibile”.

F.O.

Le azioni di maggiore impatto per salvare il pianeta: ridurre i viaggi in aereo, vivere senza macchina e non avere troppi figli

12 luglio – The Telegraph riporta in un articolo di Sarah Knapton, i modi più efficaci per salvare il pianeta dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.

Si fa riferimento ad un nuovo studio dell’Università svedese di Lund, che ha dimostrato come viaggiare in aereo elimini i vantaggi di 20 anni di riciclaggio in termini di riscaldamento globale e che nonostante siamo incentivati a riciclare questo avrà un impatto molto inferiore rispetto al ridurre i voli aerei, al passare ad una dieta vegetariana e al vivere senza automobile.

Lo studio pubblicato su Environmental Research Letters, sostiene che i governi e le scuole debbano comunicare in maniera più efficace i modi migliori per ridurre l’impatto dei gas serra, piuttosto che concentrarsi su pratiche poco utili; le persone devono sapere quali azioni hanno il massimo impatto sull’inquinamento e il cambiamento climatico.

Aggiungendo che invece di incoraggiare il riciclaggio dei rifiuti o il passaggio a lampadine a risparmio energetico, si dovrebbe consigliare di evitare viaggi aerei, vivere senza auto, passare ad una dieta su base vegetale e avere famiglie meno numerose. Vivere senza auto infatti consente di risparmiare circa 2,4 tonnellate di anidride carbonica all’anno, mentre passare ad una dieta vegetale salva 0,8 tonnellate, queste azioni hanno un potenziale molto maggiore di riduzione delle emissioni rispetto alle strategie comunemente promosse come il riciclaggio globale e l’uso di lampadine domestiche che sono quattro e otto volte rispettivamente meno efficaci del cambiamento verso una dieta a base vegetale. Anche avere una famiglia numerosa si è dimostrato di grande impatto sul clima, creando quasi 60 tonnellate di C02 ogni anno per ogni bambino. Evitare un volo transatlantico di sola andata potrebbe risparmiare invece circa 1,6 tonnellate di emissioni di anidride carbonica e stendere i vestiti all’aperto, invece di utilizzare un’asciugatrice, consente di risparmiare 200 kg all’anno, a differenza dell’uso di lampadine a risparmio energetico, molto pubblicizzato, che riduce solo 100 kg di CO2 ogni anno.

Hannah Martin, capo dell’energia e clima di Greenpeace ha dichiarato: “è sempre più importante fare scelte informate, sia che si tratti dell’auto che guidiamo, che del trasporto che prendiamo, che del cibo che consumiamo o dei prodotti che acquistiamo”.

I ricercatori comprendono che consigliare di cambiare modo di mangiare o di avere meno figli possa sembrare controverso, ma è fondamentale per il futuro del pianeta.

Il co-autore di studio Kimberly Nicholas, dell’Università di Lund, ha dichiarato: “Riconosciamo che queste sono scelte profondamente personali, ma non possiamo ignorare l’effetto climatico che ha il nostro stile di vita. È particolarmente importante per i giovani stabilire modelli a lungo termine per essere consapevoli di quali scelte abbiano il maggior impatto sull’ambiente”.

Quindi, nonostante la responsabilità più grande alla sfida del cambiamento climatico debba venire dall’industria e dai governi, il cambiamento di stile di vita del singolo soggetto e la conoscenza delle scelte che compiamo può condurre a piccoli, ma sostanziali cambiamenti per salvare il pianeta.

di B.A.

Collegamento tra disinfettanti domestici e antibiotico-resistenza: nuove evidenze contro il Triclosan

Triclosan

Il 3 luglio 2017 il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui si parla dei timori suscitati da una ricerca condotta nel Regno Unito, che sembra correlare l’esposizione ad un comune disinfettante a meccanismi di antibiotico-resistenza. Qui ne riportiamo la traduzione integrale.

Gli scienziati hanno trovato nuove prove di un collegamento tra un comune disinfettante domestico e la resistenza agli antibiotici. I ricercatori hanno scoperto una relazione tra uno dei principali meccanismi di antibiotico-resistenza e il disinfettante triclosan, spesso contenuto in prodotti di uso comune come dentifrici e make-up. Lo studio, condotto presso Institute of Microbiology and Infection dell’Università di Birmingham, in collaborazione con il Quadram Institute e il John Innes Centre di Norwich, è stato pubblicato lunedì sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’anno scorso ha descritto le resistenze agli antimicrobici come “una minaccia crescente per la salute pubblica globale, che richiede un’azione trasversale in tutti i settori del governo e della società”. L’ultima ricerca ha scoperto che batteri mutati per diventare resistenti ai chinoloni – un’importante classe di antibiotici – diventavano più resistenti anche al triclosan. Il Dr Mark Webber, del Quadram Institute e professore all’Università di Birmingham, ha dichiarato che in qualche modo i batteri venivano ingannati e convinti di essere sempre sotto attacco e poi innescati ad affrontare altre minacce, incluso il triclosan. “La preoccupazione è che questo possa accadere anche in senso contrario e l’esposizione al triclosan possa favorire la crescita di popolazioni batteriche resistenti ad antibiotici” ha dichiarato. I ricercatori hanno affermato che nell’ultimo decennio, nel mercato, c’è stata una vera e propria ondata di prodotti etichettati come “antimicrobici”, nonostante la mancanza di evidenza di un’effettiva superiorità rispetto ai tradizionali prodotti per la pulizia, come la candeggina o l’acqua e sapone. Il triclosan in particolare, utilizzato anche in prodotti per l’igiene delle mani e del corpo, ha causato preoccupazioni ed è ora vietato in tutta l’Unione Europea e negli Stati Uniti. La scorsa settimana, oltre 200 tra scienziati e medici hanno firmato una dichiarazione, pubblicata dalla rivista Environmental Health Perspectives, per mettere in guardia dai pericoli e dalla mancanza di reali benefici derivanti dagli usi comuni del triclosan.

La professoressa Laura Piddock, dell’Università di Birmingham, ha dichiarato che il collegamento tra chinoloni e resistenza al triclosan trovato nell’ultima ricerca è molto importante, perché “il triclosan è diventato ubiquitario nell’ambiente e nei tessuti umani negli ultimi 20 anni”. Data la sua prevalenza, era necessario avere una miglior comprensione della sua relazione con l’antibiotico-resistenza. “Non tutti i disinfettanti casalinghi portano a selezionare batteri resistenti agli antibiotici, ma sembra che il triclosan lo faccia” ha affermato Jody Lindsay, professore all’Institute of Infection and Immunity del St.George’s Hospital di Londra. “Dovremmo considerare una limitazione nell’uso di questi prodotti”.

Kim Hardie, professoressa associata in microbiologia molecolare all’Università di Nottingham, ha suggerito che la rilevanza di questa ricerca nella vita quotidiana deve essere oggetto di ulteriore ricerca. “Lo studio evidenzia come siano necessarie più informazioni per poter prendere una decisione consapevole riguardo al cambiamento delle pratiche quotidiane nelle case e negli ospedali del Regno Unito, in linea con gli altri paesi che hanno già bandito il triclosan”.

 

Traduzione di Lorenzo De Min

foto: wikimedia

L’impatto del consumo di alimenti sui cambiamenti climatici. Il cibo sostenibile per un pianeta sostenibile

Il 7 luglio è stato pubblicato su The Lancet Planetary Health l’articolo “Sustainable food for a sustainable planet in cui si parla dell’impatto della produzione e del consumo di alimenti sull’ambiente, come essi contribuiscano al cambiamento climatico e quali siano le migliori strategie per sviluppare un’alimentazione sostenibile.

Il settore alimentare rappresenta circa il 30% del consumo totale di energia mondiale e circa il 22% delle emissioni totali di gas a effetto serra. Con la popolazione mondiale che dovrebbe raggiungere circa i 9 miliardi entro il 2050 e con il deterioramento continuo delle risorse planetarie, diventa essenziale controllare e gestire la produzione e il consumo di cibo per la salvaguardia del nostro pianeta.

Il 20 maggio 2017, è stata pubblicata una relazione sulle linee guida sostenibili in Europa dall’Associazione europea per la salute pubblica (EUPHA). Sulla base di un’analisi pubblicata nel 2016, la relazione ha rilevato che solo due paesi in Europa – Germania e Svezia – includono raccomandazioni sostenibili nei loro orientamenti alimentari, mentre Brasile e Qatar sono i migliori paesi al di fuori dell’Europa. Altri, come il Regno Unito e gli USA, forniscono consigli su diete sostenibili, ma non dispongono di politiche a sostegno.

Se finora, gli esperti di sanità pubblica in materia di nutrizione hanno studiato come l’alimentazione incida sulla salute e possa essere un fattore di rischio per lo svilupparsi di malattie, soprattutto quelle cardiovascolari, tumori, diabete di tipo 2 e malattie renali croniche, oggi si trovano ad affrontare nuovi problemi posti da un sistema alimentare globalizzato. Il cibo che mangiamo infatti ha un forte impatto ambientale, come il cambiamento climatico e le emissioni di gas a effetto serra, l’uso eccessivo dell’acqua, i rifiuti alimentari e lo sfruttamento degli ecosistemi.

Si parla quindi di cibo sostenibile per un pianeta sostenibile.

Quando parliamo di cibo sostenibile non si intende il mangiare bene, che spesso coincide esclusivamente con il buon gusto del cibo, ma anche e soprattutto una migliore comprensione di come e dove il cibo è prodotto, quali sono le condizioni delle persone che lo producono e il viaggio dei prodotti alimentari prima di raggiungere la nostra tavola.

Nello studio tra le strategie per ridurre l’impatto ambientale vengono menzionate l’agricoltura naturale, che utilizza tecnologie per aumentare l’efficienza dell’acqua, come l’irrigazione a goccia, e l’uso di energia solare. Si parla anche di agricoltura diversificata che aumenta la biodiversità, protegge il suolo e preserva gli ecosistemi, rispetto ad un’agricoltura convenzionale, che impiega pesticidi e fertilizzanti. Inoltre, nonostante il passaggio da sistemi agricoli tradizionali verso quelli alternativi – come l’agricoltura biologica – offrirà benefici ambientali, la strategia che apporterà maggiori risultati sarà l’indirizzamento dell’alimentazione verso cibi a basso impatto ambientale – come quelli vegetali – proprio come emerge in Lettere di ricerca ambientale di Clark e Tilman.

Per ottenere un impatto positivo sull’ambiente bisogna quindi aumentare il consumo di alimenti vegetali, promuovere gli alimenti locali, nonché ridurre i rifiuti alimentari, consumare pesce proveniente da fonti sostenibili e ridurre il consumo di carni rosse e lavorate.

Nonostante la nutrizione e la sostenibilità siano tematiche di alta priorità nell’agenda politica globale, l’alimentazione sostenibile dovrebbe essere maggiormente promossa attraverso l’attuazione di strategie e politiche sia a livello dell’Unione Europea che a livello nazionale. I governi, le autorità locali, gli agricoltori, gli ambientalisti, i rappresentanti dell’industria alimentare, le organizzazioni di vendita al dettaglio e le organizzazioni non governative dovrebbero lavorare insieme per sviluppare un’alimentazione sostenibile per una popolazione in continua crescita.

di B.A.

MAKE OUR PLANET GREAT AGAIN – L’impatto sulla salute delle scelte climatiche statunitensi

3 giugno 2017 – Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso che gli Stati Uniti si ritireranno dall’Accordo di Parigi.

Quest’ultimo entrato in vigore lo scorso novembre, invita i paesi a combattere il cambiamento climatico e ad accelerare e intensificare le azioni e gli investimenti necessari per un futuro sostenibile a basse emissioni di carbonio. Mira inoltre a rafforzare la capacità dei paesi ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico, chiedendo un ampliamento dei flussi finanziari e un rafforzamento delle azioni nei paesi in via di sviluppo.

Il ritiro statunitense dall’Accordo è una grande sconfitta per gli sforzi globali al fine di promuovere la sicurezza globale e avrà certamente un impatto sulla salute. Con la dott.ssa Maria Neira – direttore del Dipartimento di Ambiente e Determinanti Sociali all’Organizzazione Mondiale della Sanità – intervistata durante la 70ma Assemblea Mondiale della Sanità –abbiamo parlato di come il cambiamento climatico stia influenzando la salute e le conseguenze su quest’ultima della decisione statunitense.

“Il cambiamento climatico influisce notevolmente sulla salute, specialmente sulle basi che sostengono la nostra salute – l’acqua, il cibo e la localizzazione geografica in cui viviamo.” afferma la Neira, che continua: “tra le conseguenze dirette del cambiamento climatico, da associare soprattutto ai disastri naturali, troviamo la distruzione dei raccolti agricoli, con conseguenze gravi sull’alimentazione, e il limitato accesso all’acqua. Un altro importante impatto riguarda la necessità delle persone di migrare a causa dei disastri naturali e il cambiamento climatico. È emerso infatti che nei prossimi anni le cause principali degli spostamenti saranno proprio la ricerca di fonti di acqua e cibo. Inoltre il riscaldamento globale sta creando condizioni ambientali che facilitano la trasmissione di malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la dengue, in zone che precedentemente non ne erano colpite. Bisogna inoltre menzionare l’impatto dell’inquinamento dell’aria, che si stima essere correlato con la morte di 6,5 milioni di persone l’anno.”

Alla domanda quali sono i Paesi che sono intervenuti con misure strategiche per gestire la problematica del clima, la Neira risponde che: “Gli Stati Europei si sono impegnati notevolmente in ambito ambientale e la firma dell’Accordo di Parigi è stata cruciale. Adesso è necessario vigilare perché questo accordo venga mantenuto e perché ci si impegni ad applicarlo”. Riguardo l’eventuale recessione dell’Accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti e dell’eventuale influenza di quest’ultimi su altri Paesi la dott.ssa Neira una settimana fa dichiarava: La posizione degli USA sta indubbiamente generando dibattito, ma allo stesso tempo sta creando un fronte comune tra coloro che credono che sia importante e urgente fare qualcosa per il cambiamento climatico. Penso inoltre che le idee del presidente Donald Trump non rappresentino il pensiero comune degli americani e di altri esponenti politici, che in molti casi non torneranno indietro sulle linee politiche riguardo il cambiamento climatico. In ogni modo, penso sia doveroso rimanere ottimisti e pensare che queste teorie siano principalmente questioni politiche, che mi auguro supereremo”.

La dott.ssa Neira ricorda inoltre la necessità di intervenire e di applicare misure strategiche, per evitare che il cambiamento climatico abbia un impatto negativo sulla salute. Dichiara inoltre che “dovremmo spiegare ai politici, e in questo ambito la società civile riveste un ruolo fondamentale facendo pressione politica, che è importante investire sul tema del cambiamento climatico. Nonostante l’investimento economico sia oneroso, questo produrrà un ritorno quasi quattro volte superiore all’investimento iniziale e ridurrà notevolmente il costo sanitario dell’ospedalizzazione per malattie croniche associate all’inquinamento”.

G7 di Taormina: cambiamenti climatici e salute delle donne e degli adolescenti al centro dei dibattiti

28 Maggio 2017 – ha avuto luogo nei giorni scorsi, 26-27 Maggio, il G7 di Taormina. I leader si sono riuniti per determinare, in uno spirito di cooperazione, le sfide globali da affrontare, ponendosi l’obiettivo di coordinare gli sforzi verso la promozione di un ordine internazionale basato sullo sviluppo sostenibile.

Tra le tematiche trattate il cambiamento climatico riviste un ruolo importante. In questo ambito i Paesi si impegnano a rafforzare la sicurezza energetica collettiva e ad assicurare mercati globali aperti, trasparenti e sicuri per le risorse energetiche e per le tecnologie. In questo contesto sono tutti d’accordo sull’importanza di sostenere i paesi in via di sviluppo. Il Canada, la Francia, la Germania, l’Italia, il Giappone e il Regno Unito, insieme ai presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea, hanno ribadito il loro impegno ad applicare rapidamente l’Accordo di Parigi. Emerge invece il cambiamento di rotta degli Stati Uniti che, trovandosi in una fase di revisione delle proprie politiche sul cambiamento climatico, non aderiscono al consenso su questi temi.

In ambito di salute c’è l’impegno a promuovere la sicurezza sanitaria globale e a perseguire politiche che favoriscano il benessere fisico e psichico, fondamentale per ottenere maggiori benefici economici e sociali.

Si è inoltre parlato dell’importanza di investire sulla salute delle donne e degli adolescenti, dell’impatto dei fattori ambientali sulla salute umana e dell’impegno a rafforzare i sistemi sanitari nell’elaborazione di una risposta tempestiva, efficace e coordinata alle emergenze sanitarie e alle sfide a lungo termine.

Queste tematiche verranno trattate dai Ministri della Sanità durante il G7 di Milano del 5-6 novembre.

di B.A.

WHA70 – Salute e ambiente: come prevenire 12.6 milioni di morti l’anno?

Ginevra, 26 Maggio 2017 – si è tenuta oggi la riunione tecnica “Ereditando un mondo sostenibile” sulla Salute e sull’Ambiente.

Il Direttore Generale Margaret Chan apre l’evento dichiarando: “il mondo sta perdendo la capacità di sostenere la salute del pianeta”. “La specie umana è la più colpita dai cambiamenti climatici”, sottolineando quanto sia importante uno sforzo collettivo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).

Si è parlato della possibilità di prevenire 12.6 milioni di morti l’anno, circa il 23% delle morti globali, costruendo delle società attente alla salute ambientale. L’impatto del cambiamento climatico e dell’inquinamento sulla salute globale è notevole, considerando che l’inquinamento atmosferico concorre alla morte di 6.5 milioni di persone.

Moderatrici della riunione sono state la Dr.ssa Flavia Bustreo, Assistente Direttore Generale dell’OMS, e la Dott.ssa Maria Neira, direttore del Dipartimento di Ambiente e Determinanti Sociali.

 

 

 

Convenzione Minamata: un grande passo globale nella lotta all’avvelenamento da mercurio

18 maggio 2017 – Il mondo ha compiuto un grande passo nella lotta all’avvelenamento da mercurio.

L’Unione europea e sette dei suoi Stati membri (Bulgaria, Danimarca, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Romania e Svezia) hanno ratificato la Convenzione Minamata sul mercurio, che entrerà dunque in vigore in 90 giorni, il 16 agosto 2017, essendo stato raggiunto oggi il numero minimo di adesioni.

Il mercurio è elencato dall’ONU come uno dei 10 principali prodotti chimici pericolosi per la salute umana e l’ambiente. Le miniere espongono all’avvelenamento da mercurio 15 milioni di lavoratori, tra cui 5 milioni di donne e bambini, in 70 paesi diversi. Ogni anno vengono emessi circa 8.900 tonnellate di mercurio, che possono essere rilasciate naturalmente attraverso l’alterazione di rocce contenenti mercurio, incendi boschivi ed eruzioni vulcaniche, ma le emissioni più significative provengono da processi umani, in particolare la combustione del carbone e l’estrazione d’oro artigianale e su piccola scala.

La Convenzione, che prende il nome dal più grave disastro di avvelenamento da mercurio avvenuto a Minamata, in Giappone, nel maggio 1956, impegna i governi a misure specifiche per controllare l’inquinamento artificiale di mercurio promuovendo: l’abolizione di nuove miniere di mercurio, l’eliminazione di quelle esistenti, la regolazione dell’estrazione artigianale e di piccole dimensioni e la riduzione delle emissioni e dell’uso di mercurio. Inoltre, poiché l’elemento è indistruttibile, prevede anche le condizioni per lo stoccaggio e lo smaltimento temporaneo dei rifiuti di mercurio.

“La Convenzione Minamata dimostra l’impegno globale a tutela della salute umana e dell’ambiente”, ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

di B.A.