La salute da diritto a profitto? La privatizzazione strisciante dei servizi sanitari in Europa

Corporate Europe ha appena pubblicato “Creeping Privatisation of Health Care in the European Union” una attenta analisi dei meccanismi politici e di mercato  che stanno accrescendo le disuguaglianze e conducndo alla privatizzazione delle cure di base.

Tra le questioni più dibattute in tema di salute vi è quella relativa al progressivo processo di trasformazione dei sistemi sanitari in seguito alla promozione e alla successiva implementazione di politiche cosiddette neoliberiste o neomanageriali, le quali si basano sui seguenti capisaldi: privatizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione.

Tali politiche, che si rifanno all’approccio del New Management, si fondano sul principio secondo cui “il privato è meglio”. Con questa teoria stanno “colpendo” numerosi settori del sistema dei servizi pubblici (oltre alla sanità, pensiamo per esempio al sistema dei trasporti, all’assistenza sociale, per arrivare addirittura all’istruzione) mirando a indebolire e confinare il potere dello Stato, finora riconosciuto come principale soggetto garante di protezione sociale nonché promotore di servizi per i cittadini.

Efficienza, efficacia, economicità sono divenute le tre parole chiave che guidano il complesso sistema che va dalla costruzione di strutture, alla fornitura di servizi, passando per la progettazione e successiva implementazione di progetti ed interventi.

All’interno dell’Unione Europea i paesi membri differiscono per la configurazione dei loro sistemi sanitari e si distinguono tra quelli basati sugli schemi di assicurazione sanitaria e quelli definiti universalistici, ossia finanziati dalla fiscalità generale. Entrambi sono stati oggetto di politiche e pressioni politiche a livello europeo che hanno creato le condizioni favorevoli per una progressiva affermazione e dominio nel settore sanitario di imprese del settore privato.

La tendenza comune sembra dunque essere un orientamento verso la privatizzazione dell’assistenza sanitaria, realizzato prima di tutto mediante il processo di “mercatizzazione” (“marketisation”) dei servizi, con il potere sempre più influente detenuto dalle lobby del mercato sanitario, nonché attraverso la configurazione di partenariati pubblico-privati (i cosiddetti PPP).

Il processo di “mercatizzazione” consiste nella creazione di mercati interni in materia di salute a livello nazionale o nell’ambito del mercato unico UE. Esso comprende l’outsourcing, ovvero l’esternalizzazione di servizi e la concorrenza tra i vari fornitori dei servizi.

I PPP riguardano invece delle vere e proprie collaborazioni, alleanze tra il settore pubblico e le aziende private promosse con l’intenzione dichiarata di tagliare la spesa pubblica per la sanità e aumentare la qualità dei servizi forniti, fondate sull’idea secondo la quale “il business sa e sa fare meglio”.

Quale ruolo riveste l’Unione Europea in tale contesto economico-politico? Ma soprattutto quali sono gli effetti, le conseguenze che tale profondo cambiamento in atto ha comportato e sta comportando?

Con riferimento alla prima questione l’aspetto problematico che sta alla base riguarda la duplice accezione attribuibile alla sanità, la quale si può definire sia come garanzia di promozione del diritto alla salute, sia come una vera e propria attività economica a tutti gli effetti: comporta un profitto, ed è soggetta, al pari di ogni altra attività economica alle norme europee che disciplinano il mercato interno (libera circolazione, delle merci, delle persone, dei capitali e dei servizi). È proprio su questa sua “natura” di attività economica che le imprese del settore privato fanno leva, sentendosi libere e legittimate ad intervenire, aprendo un annoso dibattito che riguarda l’attribuzione della competenza in materia di sanità: nazionale, europea o dei privati.

Nel contesto contemporaneo di forte crisi economica si è modificata radicalmente la natura dell’intervento dell’Unione Europea nell’ambito delle riforme del settore sanitario: come evidenziato da molti commentatori e studiosi si è passati da una soft law di semplici “consigli” e raccomandazioni per promuovere pratiche di condivisione, a vere e proprie “istruzioni” e al ruolo sempre più determinante delle riforme sanitarie imposte ai singoli stati membri per tagliare la spesa pubblica, vincolate alla concessione di fondi strutturali e di investimento.

Per quanto concerne l’insieme degli effetti che conseguono al processo di trasformazione della sanità si possono fare le seguenti considerazioni.

Anzitutto i primi “segni” di tale cambiamento sono visibili nelle condizioni di lavoro di professionisti e operatori sanitari: si registrano infatti una notevole riduzione e a volte veri e propri tagli al personale, carichi di lavoro maggiori, riduzione delle retribuzioni, nonché maggior condizioni di stress che incidono in modo negativo sulla qualità della cura fornita.

Gli effetti più consistenti riguardano l’aumento della diseguaglianza tra i pazienti rispetto alla possibilità di cura, nell’accesso alle cure e in generale l’erosione della natura pubblica delle cure sanitarie.

Si sta assistendo ad un meccanismo profondamente ingiusto per cui hanno meno possibilità di curarsi i pazienti a più alto rischio o che necessitano di cure di emergenza e poveri (solitamente sono anziani, o persone molto giovani, persone con malattie mentali o malati cronici). Questi sono inoltre meno propensi (in quanto non dotati di risorse sufficienti) a ricorrere all’assistenza sanitaria transfrontaliera, garantita e promossa dalle condizioni e dalle regole di libero mercato esistenti.

A fronte della prospettiva di creazione di un mercato unico dei servizi sanitari profondamente concorrenziale e per evitare la progressiva configurazione di un sistema che pone i profitti prima dei pazienti, e la concorrenza prima della cooperazione, a scapito della cura delle persone è necessario quindi salvaguardare e promuovere la salute come diritto universale e non come una merce per il business e il mercato da cui trarre profitto.

A questo proposito sembra esserci a livello globale qualche movimento di resistenza: il 7 aprile 2017 in occasione della Giornata Mondiale della Salute si sono tenute numerose mobilitazioni promosse dalla Rete europea contro la privatizzazione e la commercializzazione della salute e della protezione sociale.

I principali messaggi veicolati sono stati: “la nostra salute non è in vendita” e “la salute è per tutti e non soltanto di coloro che possono pagare”.

Oltre ai messaggi sono state rivendicate le seguenti esigenze: fine delle politiche di austerità, finanziamento pubblico e collettivo dei servizi sanitari, promozione di investimenti nella sanità pubblica, esclusione dei servizi pubblici (come la sanità) dalla liberalizzazione.

La speranza è che tali esigenze trovino in qualche modo ascolto, rispetto, riscontro e risposta nel complesso panorama politico-economico europeo e mondiale, o il rischio di un disfacimento della sanità pubblica potrebbe diventare sempre più alto.

Tale disfacimento infatti sembra essere molto “semplice” da realizzare, come spiegato da Noam Chomsky, “la tecnica standard per la privatizzazione della sanità è: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente e la consegnerai al capitale privato”.

di L.G.

Stati Uniti. Passa alla Camera la legge voluta da Trump contro l’Obamacare

4 Maggio 2017 – Oggi, con una stretta maggioranza (217 sì, 213 no), è stata approvata dalla Camera americana una legge per abrogare l’Obamacare.

Un successo per Trump, che tuttavia dovrà attendere il risultato del voto in Senato. Proprio in Senato, i Repubblicani godono di una maggioranza ancor più esigua (52 seggi su 100) e non sarà pertanto semplice replicare la vittoria ottenuta quest’oggi.

L’abrogazione dell’Obamacare, auspicata da sette anni dal partito Repubblicano, è stato uno dei punti fondamentali della campagna elettorale di Donald Trump.

La Riforma Sanitaria voluta da Obama nel 2010 ha permesso a milioni di cittadini, appartenenti alle fasce più povere della popolazione, di avere un’assicurazione sanitaria. Tale riforma è stata aspramente criticata dal blocco Repubblicano, soprattutto con l’accusa di aver incrementato i costi del sistema sanitario.

Se Trump dovesse ottenere la maggioranza anche al Senato, milioni di persone si ritroveranno senza assicurazione sanitaria, con conseguenze incalcolabili ai danni dei gruppi più vulnerabili della popolazione.

di Lorenzo De Min

Save

OMS: Dalle cure primarie per la salute alla copertura universale. Il sogno realizzabile – “10 anni nella sanità pubblica 2007-2017”

Dopo il lancio del rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato il primo di vari capitoli in cui si valutano i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Il primo capitolo ripercorre la strada compiuta dalle cure primarie per la salute alla copertura universale.

Nel 1978 la Dichiarazione di Alma-Ata lanciò un pensiero rivoluzionario, individuando  le cure primarie per la salute  (Primary Health Care) come la strategia per raggiungere l’obiettivo della  Salute per tutti entro il 2000, stabilito l’anno prima dalla Assemblea Mondiale della Sanità.
La conferenza internazionale sulle cure primarie per la salute, tenutasi nell’allora capitale della Repubblica socialista sovietica del Kazhakistan e che coinvolse 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, sollecitava un’urgente azione per assicurare a tutti le cure primarie per la salute, in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo.

Il cambio di paradigma fu da subito ostacolato e tacciato di utopistico. Poi, con l’emergere di HIV/AIDS, l’aggravarsi della tubercolosi e l’aumento dei casi di malaria, l’attenzione della salute pubblica internazionale si è andata concentrando progressivamente sulla gestione di quelle tre malattie.

Nel 2000, i capi di Stato e di Governo dei 193 stati membri delle Nazioni Unite sottoscrissero gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), impegnandosi a raggiungere gli otto obiettivi entro il 2015.
Le iniziative sanitarie globali messe in atto  nel perseguire specificamente gli obiettivi di salute, hanno raggiunto importanti risultati, facilmente misurabili nel numero di interventi erogati, morti evitate, e prolungata aspettativa di vita.
Le strategie seguite, al fine di ottenere un impatto più rapido, invece di rafforzare i deboli sistemi sanitari di quei paesi hanno: sviluppato sistemi paralleli, prodotto un’onerosa duplicazione degli interventi, spesso erogati da enti diversi con approcci differenti, e frammentato i servizi.
Per rendere gli aiuti più efficaci si richiedeva piuttosto: il rispetto delle priorità e delle strategie fissate da ciascun Paese, l’allineamento delle iniziative internazionali con i sistemi nazionali, nonché l’armonizzazione degli interventi e delle responsabilità e il reciproco rendiconto degli attori coinvolti.
I paesi beneficiari dichiararono di aver bisogno di competenza, non di carità.
Sostenere e rafforzare i servizi nazionali è considerata la miglior strategia di assistenza allo sviluppo.

Una significativa spinta per il cambiamento arrivò nel 2008, quando il Rapporto mondiale della sanità pubblicò Primary Health Care. Now more then ever – Cure primarie per la salute. Ora più che mai, in occasione del 30° anniversario della dichiarazione di Alma-Ata. Da quel rapporto emergevano dati impietosi riguardanti l’organizzazione, l’appropriatezza e l’efficacia dei sistemi sanitari, mentre si  richiamavano le cure primarie come la miglior strada da percorrere al fine di costruire sistemi sanitari che garantissero il diritto universale alle cure.
Dal confronto tra paesi di uguale livello di sviluppo economico si evince come, quelli con il sistema sanitario organizzato in funzione ai principi di assistenza primaria, abbiano un più alto livello di salute.
La copertura sanitaria universale è dunque promossa anche come strategia per la lotta contro le disuguaglianze.
In ultima analisi, la distribuzione della salute all’interno di una popolazione è correlata all’equità assicurata dalle strategie politiche, economiche e sociali.

In quello stesso anno, con la pubblicazione dei risultati dei lavori della Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, l’accento venne posto sull’importanza dei determinanti sociali nella produzione della salute, superando una visione centrata sugli interventi medici.
Seguendo questa linea, la Commissione suggeriva sistemi di salute che agissero sui determinanti sociali della salute. In un momento di crescente allarme per l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione attuata in settori non sanitari divenne un nuovo importante obiettivo.

Simultaneamente, la crisi finanziaria globale del 2008, condizionò un passaggio rapido dalla prosperità all’austerità, riportando in auge la ricerca di risultati rapidi e misurabili, propri di un approccio basato sul prodotto (il farmaco, il vaccino, etc.).

Una serie di articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet concludevano però, ricordando ancora una volta, che le cure primarie per la salute rimanevano il modo migliore per ridurre gli sprechi e per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi.

Su questa linea si va dunque affermando l’idea della copertura sanitaria universale, principio fondante delle cure sanitarie primarie e strategia correttiva potente, in grado di determinare un fondamentale riorientamento dei sistemi sanitari.

Con il Rapporto OMS sulla Salute Mondiale del 2010, Finanziamento del sistema sanitario: il percorso verso la copertura universale quell’approccio acquisì rinnovato consenso.

In un momento di aumento dei costi era fondamentale che i paesi prima di tagliare le spese sanitarie riducessero gli sprechi e le inefficienze; il rapporto stimava infatti che gli sprechi costituivano tra il 20% e il 40% di tutta la spesa sanitaria.

Tutti i paesi, qualunque fosse la loro fase di sviluppo, avrebbero potuto adottare misure immediate per procedere verso una copertura universale. Un commento su The Lancet descrive il movimento verso la copertura sanitaria universale come una “grande transizione” che sta “investendo il pianeta, cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria è finanziata e in cui sono organizzati i sistemi sanitari.”

Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’obiettivo di copertura sanitaria universale mediante una risoluzione sponsorizzata da più di 90 paesi, di tutte le regioni del mondo.

La copertura sanitaria universale è stata definita dal premio Nobel Amartya Sen un “sogno realizzabile” anche per i paesi più poveri. In quest’ultimi l’assistenza sanitaria di base può essere fornita ad un notevole livello con costi molto bassi sempreché la società, ivi inclusa la leadership politica e intellettuale, s’impegnasse con forza in tal senso. Veniva quindi smentita l’ipotesi comune che un paese povero dovesse prima diventare ricco per sostenere i costi di assistenza sanitaria per tutti.

L’inclusione della copertura sanitaria universale come obiettivo nell’Agenda globale per lo Sviluppo Sostenibile 2030 ne sintetizza lo spirito per cui: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Viene inoltre definita come la piattaforma unificante per l’espressione di tutti gli altri obiettivi di salute. È la massima espressione di equità e uno dei più grandi equalizzatori sociali tra tutte le opzioni politiche, contribuendo alla coesione sociale e alla stabilità – in tutti i paesi.

“La copertura sanitaria universale è l’unico e il più potente strumento che la salute pubblica ha da offrire”, ha dichiarato il direttore della OMS, Margareth Chan.

In un momento storico in cui le politiche, in così tanti settori, tendono ad aumentare le disuguaglianze sociali, è particolarmente gratificante immaginare che la salute possa guidare il mondo verso una maggiore equità.

http://www.who.int/publications/10-year-review/universal-coverage/en/

di Beatrice Formenti e Benedetta Armocida

SOLIDARITY WITH GREECE

As doctors and citizens, we have the obligation to respond and to advocate for the protection of health and health care. As a consequence, we cannot ignore the fact that the health of people in Greece has worsened to unacceptable levels. The statistics are appalling and clearly show that the collapse of the Greek economy and of its health system, and the impoverishment of people,  is hitting the most vulnerable and those who cannot be held responsible for the crisis. Children are dying; according to the Lancet, infant mortality went up by 43% between 2008 and 2010, while the rate of low birth weight increased by 19%, due to the reduction of antenatal care and the consequent worsening of maternal health. Medicines are in short supply, HIV steps up again, life expectancy goes down.

We cannot keep quiet; we must speak up and clearly state that people’s health comes first. Greek citizen must be defended, protected, treated, rehabilitated, cured, for a society that grows healthy.

We call for the highest priority to wariness and action upon the current health tragedy in the ongoing negotiations between the Greek government and the EU institutions. We urge that the former be given the possibility to act for the recovery of fundamental rights, such as the right to health, as promised to and wished by the Greek people.

We refer also to article 35 of the EU Charter of Fundamental Rights, ratified by all the Member States, when it states that:

“A high level of human health protection shall be ensured in the definition and implementation of all the Union’s policies and activities.”

Italian Global Health Watch

March 10, 2015

Il People’s Health Movement a Bologna

PHMSi è svolto il 3 settembre 2011, a Bologna, un incontro pubblico dal titolo “Globalisation, crisis and activism: the role of the People’s Health Movement”.

L’evento, promosso dal Centro di Salute Internazionale di Bologna nell’ambito della Summer School “Global Health and Migration”, ha visto intervenire David Sanders, professore di sanità pubblica all’Università di Western Cape (Città del Capo, Sudafrica) che ha presentato la storia del People’s Health Movement (PHM). Con lui, Alexis Benos, membro del PHM e docente di sanità pubblica presso l’università di Salonicco, che ha descritto gli effetti che la crisi globale ha avuto sulla salute della popolazione greca e la mobilizzazione sociale che ne è conseguita, e Feride Aksu, dell’università di Izmir (Turchia) e segretaria generale dell’Ordine dei Medici turco, che ha riportato la storia della mobilizzazione sociale e professionale turca in difesa del diritto alla salute.

Il People’s Health Movement è un movimento globale per il diritto alla salute che fonda le sue radici nella gente; nato dalla preoccupazione per il crescere delle disuguaglianze nella salute nel corso degli ultimi 25 anni, il movimento chiama all’azione per una riscoperta dei principi di Alma-Ata, nella prospettiva della Health for All.

Come recentemente testimoniato da giovani medici italiani che hanno preso parte, nel luglio 2012, alla terza People’s Health Assembly in sud-Africa, “nella visione del PHM, la salute delle persone è gravemente minacciata dall’attuale crisi del sistema economico dominante, che si articola in crisi finanziaria, politica, economica e alimentare e che è responsabile della crescita delle disuguaglianze sia all’interno che tra i Paesi”. (GB)

Conclusa a Città del Capo la Terza Assemblea dei Popoli per la Salute

ImageCon cinque giorni di presentazioni e discussioni, la Terza Assemblea dei Popoli per la Salute tenutasi  a Città del Capo dal 6 all’11 luglio 2012, ha tracciato la mappa della continua espansione del pensiero neoliberista nei diversi paesi e continenti del mondo e il suo impatto sulle persone e gruppi più poveri e emarginati. Con più di 150 relazioni e testimonianze nelle sessioni e nei laboratori, e altri centinaia di workshop indipendenti, i rappresentati di molteplici paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America hanno ripetutamente denunciato le responsabilità delle grandi multinazionali nel mettere costantemente a rischio il diritto alla salute delle persone.

All’Assemblea tenutasi presso l’università di Western Cape – creata durante gli anni dell’apartheid  per gli studenti neri – hanno partecipato circa 800 delegati provenienti da 90 paesi. Mentre la crisi economica sembrerebbe aver influenzato negativamente la partecipazione dall’Europa, Asia e America Latina.  La presenza numerosa di gruppi africani molto attivi è stata una novità rispetto alle precedenti assemblee.

Un gruppo di guaritori tradizionali africani e latino americani hanno dato il via all’Assemblea con la cerimonia del Circolo dell’armonia. All’inaugurazione hanno parlato il Prof. David Sanders, responsabile del comitato organizzativo, e Aaron Motsoaledi, il ministro della sanità del Sud Africa.

Le testimonianze hanno raccontato della espansione delle nuove miniere, della promozione di prodotti come tabacco e alcolici, di attacchi alla sovranità alimentare, ai sistemi sanitari e ai farmaci generici, l’epidemia della privatizzazione,  la corsa delle industrie agroalimentari all’acquisto di interi territori nei paesi poveri e la crescente emarginazione e espropriazione delle terre dei gruppi indigeni e delle minoranze emarginate.

Alcune esperienze sono apparse in controtendenza rispetto a questo bollettino di guerra. Tra queste quelle della Tailandia, dove il governo ha scelto di privilegiare la sanità di base e l’accesso universale alla salute e quelle dei  paesi dove le comunità sono riuscite a mobilitarsi e porre resistenza agli  attacchi al diritto alla salute. Il dott. Wibulpolprasert della Tailandia ha concluso la sua presentazione con la frase, “Non è detto che perché siamo poveri, non possiamo avere la sanità di base basata sul concetto del accesso universale alla salute.”

L’Assemblea si è conclusa con una “Chiamata all’azione”, che sarà messa online per invitare commenti e suggestioni sul sito de Movimento dei Popoli per la Salute  (People Health Movement – PHM), prima di essere lanciata entro la fine di agosto 2012.

Alcuni video e newsletter della PHA3 sono già disponibili sul sito della PHM (http://www.phmovement.org/en/pha3/ ).(SD)