Le azioni di maggiore impatto per salvare il pianeta: ridurre i viaggi in aereo, vivere senza macchina e non avere troppi figli

12 luglio – The Telegraph riporta in un articolo di Sarah Knapton, i modi più efficaci per salvare il pianeta dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.

Si fa riferimento ad un nuovo studio dell’Università svedese di Lund, che ha dimostrato come viaggiare in aereo elimini i vantaggi di 20 anni di riciclaggio in termini di riscaldamento globale e che nonostante siamo incentivati a riciclare questo avrà un impatto molto inferiore rispetto al ridurre i voli aerei, al passare ad una dieta vegetariana e al vivere senza automobile.

Lo studio pubblicato su Environmental Research Letters, sostiene che i governi e le scuole debbano comunicare in maniera più efficace i modi migliori per ridurre l’impatto dei gas serra, piuttosto che concentrarsi su pratiche poco utili; le persone devono sapere quali azioni hanno il massimo impatto sull’inquinamento e il cambiamento climatico.

Aggiungendo che invece di incoraggiare il riciclaggio dei rifiuti o il passaggio a lampadine a risparmio energetico, si dovrebbe consigliare di evitare viaggi aerei, vivere senza auto, passare ad una dieta su base vegetale e avere famiglie meno numerose. Vivere senza auto infatti consente di risparmiare circa 2,4 tonnellate di anidride carbonica all’anno, mentre passare ad una dieta vegetale salva 0,8 tonnellate, queste azioni hanno un potenziale molto maggiore di riduzione delle emissioni rispetto alle strategie comunemente promosse come il riciclaggio globale e l’uso di lampadine domestiche che sono quattro e otto volte rispettivamente meno efficaci del cambiamento verso una dieta a base vegetale. Anche avere una famiglia numerosa si è dimostrato di grande impatto sul clima, creando quasi 60 tonnellate di C02 ogni anno per ogni bambino. Evitare un volo transatlantico di sola andata potrebbe risparmiare invece circa 1,6 tonnellate di emissioni di anidride carbonica e stendere i vestiti all’aperto, invece di utilizzare un’asciugatrice, consente di risparmiare 200 kg all’anno, a differenza dell’uso di lampadine a risparmio energetico, molto pubblicizzato, che riduce solo 100 kg di CO2 ogni anno.

Hannah Martin, capo dell’energia e clima di Greenpeace ha dichiarato: “è sempre più importante fare scelte informate, sia che si tratti dell’auto che guidiamo, che del trasporto che prendiamo, che del cibo che consumiamo o dei prodotti che acquistiamo”.

I ricercatori comprendono che consigliare di cambiare modo di mangiare o di avere meno figli possa sembrare controverso, ma è fondamentale per il futuro del pianeta.

Il co-autore di studio Kimberly Nicholas, dell’Università di Lund, ha dichiarato: “Riconosciamo che queste sono scelte profondamente personali, ma non possiamo ignorare l’effetto climatico che ha il nostro stile di vita. È particolarmente importante per i giovani stabilire modelli a lungo termine per essere consapevoli di quali scelte abbiano il maggior impatto sull’ambiente”.

Quindi, nonostante la responsabilità più grande alla sfida del cambiamento climatico debba venire dall’industria e dai governi, il cambiamento di stile di vita del singolo soggetto e la conoscenza delle scelte che compiamo può condurre a piccoli, ma sostanziali cambiamenti per salvare il pianeta.

di B.A.

Collegamento tra disinfettanti domestici e antibiotico-resistenza: nuove evidenze contro il Triclosan

Triclosan

Il 3 luglio 2017 il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui si parla dei timori suscitati da una ricerca condotta nel Regno Unito, che sembra correlare l’esposizione ad un comune disinfettante a meccanismi di antibiotico-resistenza. Qui ne riportiamo la traduzione integrale.

Gli scienziati hanno trovato nuove prove di un collegamento tra un comune disinfettante domestico e la resistenza agli antibiotici. I ricercatori hanno scoperto una relazione tra uno dei principali meccanismi di antibiotico-resistenza e il disinfettante triclosan, spesso contenuto in prodotti di uso comune come dentifrici e make-up. Lo studio, condotto presso Institute of Microbiology and Infection dell’Università di Birmingham, in collaborazione con il Quadram Institute e il John Innes Centre di Norwich, è stato pubblicato lunedì sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’anno scorso ha descritto le resistenze agli antimicrobici come “una minaccia crescente per la salute pubblica globale, che richiede un’azione trasversale in tutti i settori del governo e della società”. L’ultima ricerca ha scoperto che batteri mutati per diventare resistenti ai chinoloni – un’importante classe di antibiotici – diventavano più resistenti anche al triclosan. Il Dr Mark Webber, del Quadram Institute e professore all’Università di Birmingham, ha dichiarato che in qualche modo i batteri venivano ingannati e convinti di essere sempre sotto attacco e poi innescati ad affrontare altre minacce, incluso il triclosan. “La preoccupazione è che questo possa accadere anche in senso contrario e l’esposizione al triclosan possa favorire la crescita di popolazioni batteriche resistenti ad antibiotici” ha dichiarato. I ricercatori hanno affermato che nell’ultimo decennio, nel mercato, c’è stata una vera e propria ondata di prodotti etichettati come “antimicrobici”, nonostante la mancanza di evidenza di un’effettiva superiorità rispetto ai tradizionali prodotti per la pulizia, come la candeggina o l’acqua e sapone. Il triclosan in particolare, utilizzato anche in prodotti per l’igiene delle mani e del corpo, ha causato preoccupazioni ed è ora vietato in tutta l’Unione Europea e negli Stati Uniti. La scorsa settimana, oltre 200 tra scienziati e medici hanno firmato una dichiarazione, pubblicata dalla rivista Environmental Health Perspectives, per mettere in guardia dai pericoli e dalla mancanza di reali benefici derivanti dagli usi comuni del triclosan.

La professoressa Laura Piddock, dell’Università di Birmingham, ha dichiarato che il collegamento tra chinoloni e resistenza al triclosan trovato nell’ultima ricerca è molto importante, perché “il triclosan è diventato ubiquitario nell’ambiente e nei tessuti umani negli ultimi 20 anni”. Data la sua prevalenza, era necessario avere una miglior comprensione della sua relazione con l’antibiotico-resistenza. “Non tutti i disinfettanti casalinghi portano a selezionare batteri resistenti agli antibiotici, ma sembra che il triclosan lo faccia” ha affermato Jody Lindsay, professore all’Institute of Infection and Immunity del St.George’s Hospital di Londra. “Dovremmo considerare una limitazione nell’uso di questi prodotti”.

Kim Hardie, professoressa associata in microbiologia molecolare all’Università di Nottingham, ha suggerito che la rilevanza di questa ricerca nella vita quotidiana deve essere oggetto di ulteriore ricerca. “Lo studio evidenzia come siano necessarie più informazioni per poter prendere una decisione consapevole riguardo al cambiamento delle pratiche quotidiane nelle case e negli ospedali del Regno Unito, in linea con gli altri paesi che hanno già bandito il triclosan”.

 

Traduzione di Lorenzo De Min

foto: wikimedia

L’impatto del consumo di alimenti sui cambiamenti climatici. Il cibo sostenibile per un pianeta sostenibile

Il 7 luglio è stato pubblicato su The Lancet Planetary Health l’articolo “Sustainable food for a sustainable planet in cui si parla dell’impatto della produzione e del consumo di alimenti sull’ambiente, come essi contribuiscano al cambiamento climatico e quali siano le migliori strategie per sviluppare un’alimentazione sostenibile.

Il settore alimentare rappresenta circa il 30% del consumo totale di energia mondiale e circa il 22% delle emissioni totali di gas a effetto serra. Con la popolazione mondiale che dovrebbe raggiungere circa i 9 miliardi entro il 2050 e con il deterioramento continuo delle risorse planetarie, diventa essenziale controllare e gestire la produzione e il consumo di cibo per la salvaguardia del nostro pianeta.

Il 20 maggio 2017, è stata pubblicata una relazione sulle linee guida sostenibili in Europa dall’Associazione europea per la salute pubblica (EUPHA). Sulla base di un’analisi pubblicata nel 2016, la relazione ha rilevato che solo due paesi in Europa – Germania e Svezia – includono raccomandazioni sostenibili nei loro orientamenti alimentari, mentre Brasile e Qatar sono i migliori paesi al di fuori dell’Europa. Altri, come il Regno Unito e gli USA, forniscono consigli su diete sostenibili, ma non dispongono di politiche a sostegno.

Se finora, gli esperti di sanità pubblica in materia di nutrizione hanno studiato come l’alimentazione incida sulla salute e possa essere un fattore di rischio per lo svilupparsi di malattie, soprattutto quelle cardiovascolari, tumori, diabete di tipo 2 e malattie renali croniche, oggi si trovano ad affrontare nuovi problemi posti da un sistema alimentare globalizzato. Il cibo che mangiamo infatti ha un forte impatto ambientale, come il cambiamento climatico e le emissioni di gas a effetto serra, l’uso eccessivo dell’acqua, i rifiuti alimentari e lo sfruttamento degli ecosistemi.

Si parla quindi di cibo sostenibile per un pianeta sostenibile.

Quando parliamo di cibo sostenibile non si intende il mangiare bene, che spesso coincide esclusivamente con il buon gusto del cibo, ma anche e soprattutto una migliore comprensione di come e dove il cibo è prodotto, quali sono le condizioni delle persone che lo producono e il viaggio dei prodotti alimentari prima di raggiungere la nostra tavola.

Nello studio tra le strategie per ridurre l’impatto ambientale vengono menzionate l’agricoltura naturale, che utilizza tecnologie per aumentare l’efficienza dell’acqua, come l’irrigazione a goccia, e l’uso di energia solare. Si parla anche di agricoltura diversificata che aumenta la biodiversità, protegge il suolo e preserva gli ecosistemi, rispetto ad un’agricoltura convenzionale, che impiega pesticidi e fertilizzanti. Inoltre, nonostante il passaggio da sistemi agricoli tradizionali verso quelli alternativi – come l’agricoltura biologica – offrirà benefici ambientali, la strategia che apporterà maggiori risultati sarà l’indirizzamento dell’alimentazione verso cibi a basso impatto ambientale – come quelli vegetali – proprio come emerge in Lettere di ricerca ambientale di Clark e Tilman.

Per ottenere un impatto positivo sull’ambiente bisogna quindi aumentare il consumo di alimenti vegetali, promuovere gli alimenti locali, nonché ridurre i rifiuti alimentari, consumare pesce proveniente da fonti sostenibili e ridurre il consumo di carni rosse e lavorate.

Nonostante la nutrizione e la sostenibilità siano tematiche di alta priorità nell’agenda politica globale, l’alimentazione sostenibile dovrebbe essere maggiormente promossa attraverso l’attuazione di strategie e politiche sia a livello dell’Unione Europea che a livello nazionale. I governi, le autorità locali, gli agricoltori, gli ambientalisti, i rappresentanti dell’industria alimentare, le organizzazioni di vendita al dettaglio e le organizzazioni non governative dovrebbero lavorare insieme per sviluppare un’alimentazione sostenibile per una popolazione in continua crescita.

di B.A.

Giornata Mondiale dell’Ambiente – USCITE, CONNETTETEVI CON IL MONDO

6 Giugno 2017 – Si è svolta ieri la Giornata Mondiale dell’Ambiente “Collegare le persone alla natura”, volta a mettere in evidenza i benefici per la salute fisica e mentale in relazione al contatto con la natura.

“Questo è il nostro ambiente, è la chiave di volta per un futuro sostenibile. Senza un ambiente sano non possiamo eliminare la povertà o costruire prosperità “, ha affermato il segretario generale António Guterres in un video messaggio per questa giornata.

Indicando la terra, gli oceani d’acqua, le foreste e l’aria che respiriamo, il capo delle Nazioni Unite ha ribadito che “ognuno ha un ruolo da svolgere per proteggere la nostra sola casa, come utilizzare meno materie plastiche, guidare meno e sprecare meno cibo.”

“Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente – e ogni giorno – riconnettiamoci alla natura”, ha concluso.

L’edizione 2017, inoltre, coincide con l’apertura alla sede dell’ONU a New York della Conferenza Oceano, la prima riunione mondiale di alto livello sulla conservazione e l’uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile.

“Tutta la nostra vita moderna, con i suoi grattacieli e gli smartphone, sta su un delicato fondamento di sistemi naturali”, ha dichiarato il capo dell’ambiente dell’ONU Erik Solheim nelle osservazioni del giorno. “Oggi queste fondamenta si scuotono, minacciate dai cambiamenti climatici creati dagli uomini, dalla deforestazione e dalle estinzioni. Nessuna quantità di tecnologia avanzata ci farà risparmiare se distruggiamo e contaminiamo la nostra vita naturale “.

Migliaia di persone che vivono in zone rurali trascorrono ogni giorno lavorativo “legato alla natura” e apprezzano la loro dipendenza dalle risorse idriche naturali e come la natura supporta il proprio sostentamento sotto forma di terreno fertile. Sono tra i primi a soffrire quando gli ecosistemi sono minacciati, sia dall’inquinamento, dal cambiamento climatico o dall’eccessivo sfruttamento.

“Connettiamoci con la natura intorno a noi che dà bellezza, significato e armonia alle vite che conduciamo”, ha affermato Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO.

di B.F.