OMS – Il costo globale della sanità entro il 2030 potrebbe raggiungere i 371 miliardi di dollari l’anno

17 luglio – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che per il raggiungimento dei target sanitari globali che rientrano negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) entro il 2030 potrebbero essere necessari investimenti da donatori e governi nazionali fino a 58 dollari per persona all’anno, ovvero 371 miliardi di dollari l’anno.

Il The Lancet Global Health Journal pubblica un rapporto dal titolo “SDG Health Price Tag” in cui stima i costi di espansione dei servizi sanitari per raggiungere i target sanitari dei 16 OSS in 67 paesi a basso e medio reddito, che rappresentano il 95% della popolazione nei suddetti paesi e il 75% della popolazione mondiale.

Il modello “SDG Health Tag” sviluppa due scenari: uno scenario A “ambizioso” in cui gli investimenti sono sufficienti per i paesi per raggiungere gli obiettivi sanitari degli OSS entro il 2030 e uno scenario B “in progressione” in cui i paesi raggiungono due terzi o più degli obiettivi.

Lo scenario “ambizioso” richiede per il raggiungimento degli obiettivi sanitari OSS che gli investimenti crescano nel tempo da 134 miliardi di dollari all’anno a 371 miliardi di dollari, o 58 dollari a persona, entro il 2030. L’analisi mostra che l’85% di questi costi può essere raggiunto con risorse nazionali, anche se ben 32 dei paesi più poveri del mondo affrontano un divario annuo di 54 miliardi di dollari e continueranno ad avere bisogno di assistenza esterna. Lo scenario A prevede inoltre l’aggiunta di oltre 23 milioni di operatori sanitari e la costruzione di oltre 415.000 nuovi servizi sanitari, nel 91% dei casi  si tratterebbe di un centro sanitario per le cure primarie.

Anche se questo piano “ambizioso” aumenterebbe la spesa sanitaria in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) in tutti i 67 paesi, passando da una media del 5,6% al 7,5%, questa rimarrebbe ancora inferiore alla media mondiale per la spesa sanitaria del 9,9% il PIL.

L’investimento permetterebbe di prevenire 97 milioni di morti premature, tra cui oltre 50 milioni di morti alla nascita o prima dei 5 anni, 20 milioni di morti per malattie non trasmissibili – cardiovascolari, diabete e cancro – e l’aspettativa di vita nei 67 paesi interessati aumenterebbe di 8,4 anni.

Lo scenario “in progressione”, invece richiederebbe un aumento di nuovi investimenti da 104 miliardi di dollari l’anno a 274 miliardi di dollari, o 41 dollari per persona entro il 2030.

Questo piano potrebbe impedire circa 71 milioni di morti premature e aumentare la spesa sanitaria in percentuale del PIL portandola in in media al 6,5%. Aggiungerebbe 14 milioni di operatori sanitari e costruirà 378.000 nuovi servizi sanitari, il 93% dei quali sarebbero centri sanitari per le cure primarie.

Il “SDG Health Price Tag” è inteso come uno strumento per informare ed elaborare ulteriori ricerche. Inoltre, sottolinea che il raggiungimento della copertura sanitaria universale e gli altri obiettivi sanitari impongono non solo il finanziamento, ma la volontà politica e il rispetto dei diritti umani.

“La copertura sanitaria universale è in ultima analisi una scelta politica. È responsabilità di ogni paese e governo nazionale perseguirla”, come dichiara il nuovo direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un commento che accompagna il documento in The Lancet Global Health.

di B.A.

G20 – Resilienza, sostenibilità e responsabilità per costruire un mondo interconnesso. Per la salute globale focus su copertura universale e sistemi sanitari

g20

9 Luglio 2017 – Si è chiuso ieri il G20 di Amburgo.

Ieri, al termine dei lavori, è stata siglata la dichiarazione conclusiva da parte dei leader mondiali, che mette nero su bianco gli impegni presi nella lotta alle diseguaglianze e ai principali problemi della comunità globale. “Possiamo ottenere di più insieme, che non agendo come singoli” si legge nel preambolo. “La nostra priorità è quella di una crescita forte, sostenibile, bilanciata e inclusiva”.

Per quanto riguarda la salute globale, sono stati presi impegni a sostegno della copertura sanitaria universale e del rafforzamento dei sistemi sanitari, come prima barriera per rilevare potenziali minacce allo stato di salute della popolazione. E’ stata ribadita l’importanza della cooperazione tra paesi e della formazione del personale sanitario. In primo piano la lotta all’antibiotico-resistenza, segnalata come una crescente minaccia alla salute pubblica e alla crescita economica.

“Ricordiamo che la copertura sanitaria universale è un obiettivo adottato nell’Agenda 2030 e riconosciamo che l’esistenza di sistemi sanitari forti è essenziale per poter affrontare in maniera efficace le crisi sanitarie. Chiediamo alle Nazioni Unite di mantenere la Salute Globale al primo piano nell’agenda politica e ci impegniamo a cooperare per rafforzare i sistemi sanitari in tutto il mondo, anche attraverso la formazione di personale qualificato” – si legge nel documento congiunto. E ancora, riguardo al problema dell’antibiotico-resistenza: “Rafforzeremo la consapevolezza, la prevenzione e il controllo delle infezioni e miglioreremo la percezione del problema degli antibiotici nell’ambiente. […] Chiediamo uno sforzo per creare un nuovo Hub internazionale di Ricerca e Sviluppo al fine di massimizzare l’impatto degli antibiotici esistenti e nuovi, di promuovere iniziative di ricerca di base e clinica e di sviluppare nuovi prodotti”.

Più in generale, gli impegni presi dai rappresentanti del G20 riguardano una vasta serie di tematiche, oltre a quelle di tipo economico-finanziario e di salute globale: lotta al terrorismo, alla povertà, alla fame, al lavoro minorile, alla corruzione e alle diseguaglianze, inclusa quella di genere; attenzione per l’ambiente, in particolare al cambiamento climatico, all’uso di fonti energetiche sostenibili, all’inquinamento degli oceani.

Nessun colpo di scena per quanto riguarda il tema del cambiamento climatico: gli accordi di Parigi verranno portati avanti senza gli Stati Uniti, che tuttavia hanno dichiarato di voler lavorare a stretto contatto con gli altri paesi per aiutarli nell’utilizzo di combustibili fossili in maniera più efficiente e per promuovere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Nel documento siglato dai leader del G20, si legge: “Un’economia forte e un pianeta in buona salute si rafforzano l’un l’altro. […] Continuiamo a impegnarci collettivamente per ridurre le emissioni dei gas serra attraverso, tra l’altro, il supporto di energie sostenibili e pulite e l’efficienza energetica, lavorando per lo sviluppo di sistemi energetici a basso impatto ambientale. Collaboreremo per facilitare strategie a lungo termine, equilibrate e praticabili, per trasformare le nostre economie e i sistemi energetici secondo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. […] Sosteniamo la cooperazione internazionale nello sviluppo, distribuzione e commercializzazione di tecnologie energetiche pulite e sostenibili e supportiamo il finanziamento di Banche Multilaterali per lo Sviluppo, ai fini di promuovere un accesso universale ad energie convenienti, affidabili, sostenibili e pulite. Prendiamo nota della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dagli Accordi di Parigi. […] I leader degli altri paesi del G20 concordano nell’affermare che gli Accordi di Parigi sono irreversibili”.

Infine, un altro importante impegno siglato ad Amburgo è l’”Africa Partnership”, una serie di iniziative volte a contrastare povertà e diseguaglianze nel continente africano, indicate come radici dei fenomeni migratori. Tale documento include iniziative a favore dell’educazione, del lavoro – in particolare per i giovani e nel settore agricolo – e dell’uso di energie rinnovabili, oltre allo sviluppo di regolamentazioni volte a facilitare gli investimenti nei paesi africani.

L.G. e L.D