DISPONIBILE IN ITALIANO IL RAPPORTO SUI DETERMINANTI SOCIALI DELLA SALUTE MENTALE

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30/07/2017 – E’ disponibile in italiano il rapporto sui determinanti sociali della salute mentale, redatto dall’Institute of Health Equity dell’University College London, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La traduzione in Italiano è stata curata dal Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte (DoRS), con l’aiuto di esponenti della Rete Sostenibilità e Salute e del People’s Health Movement.

In un mondo dominato dalle disuguaglianze sociali, il contesto in cui l’individuo nasce e vive la propria quotidianità esercita un’enorme influenza sullo sviluppo dei disturbi mentali. Come scrivono gli autori – “Questo documento mette in evidenza le possibili azioni efficaci attuabili per ridurre il rischio di disturbi mentali lungo il corso della vita, a livello della comunità e a livello nazionale, e include interventi ambientali, strutturali e locali. Tali azioni hanno un’elevata probabilità di prevenire l’insorgenza di disturbi mentali e dunque di promuovere la salute mentale nell’intera popolazione”.

Il testo completo è reperibile a questo link.

                                                                                                                                                                                                        di L.D.

 

foto: carlacastagno/fotolia

Turchia – PHM a sostegno degli accademici turchi: “non saremo parte di questo crimine”

Il 29 giugno 2017, presso la Dokuz Eylül University di Izmir, sono stati licenziati gli accademici firmatari della Petizione per la pace. Tra questi il Prof. Cem Terzi, attivista di People’s Health Movement Europe (PHM) e importante partecipante della recente conferenza di PHM Europe tenutasi a Istanbul il 24-25 giugno.

Il PHM, già molto attivo nel denunciare la violazione dei diritti umani in atto in Turchia, a seguito del licenziamento del Prof. Cem Terzi, sta cercando concretamente di divulgare e condividere informazioni sulla situazione, ormai fuori controllo, che vige nel mondo accademico turco – dove dal settembre 2016 sono stati licenziati 5.295 accademici attraverso sette decreti applicati sotto lo stato di emergenza.

L’11 gennaio 2016 in due conferenze stampa tenutesi contemporaneamente ad Ankara e a Istanbul è stata resa pubblica la dichiarazione degli Accademici per la Pace (Barış İçin Akademisyenler, BAK) intitolata Non saremo parte di questo crimine“, sottoscritta da 1128 accademici, la maggioranza dei quali lavorava in istituti di istruzione superiore in Turchia. Con questa dichiarazione gli Accademici per la Pace hanno invitato lo Stato turco a porre fine alla violenza e a preparare le condizioni per la negoziazione. Nei giorni successivi alla conferenza stampa, con delle dichiarazioni pubbliche il Presidente della Repubblica, Tayyip Erdoğan, ha accusato i firmatari di essere “sostenitori del terrorismo” e “traditori”. Nonostante ciò, altri accademici si sono uniti a firmare la dichiarazione, arrivando ad un totale di 2212. Alcune delle amministrazioni universitarie hanno così avviato interrogazioni disciplinari contro i firmatari, intraprendendo azioni legali come la “sospensione preventiva” o il divieto di entrare nel campus universitario, violando così il diritto al lavoro di molti professori, associati, assistenti e ricercatori.

L’intero processo ha visto l’ulteriore deterioramento e dissoluzione della libertà di espressione, dell’autonomia accademica e della libertà in Turchia, con detenzioni, incursioni negli uffici e case e cancellazione dei passaporti, con la conseguente impossibilità di uscire dal territorio turco. I firmatari sono stati portati in tribunale ai sensi dell’articolo 7 della Legge anti terrore (Terörle Mücadele Kanunu, TMK) per “aver propagandato a favore di organizzazioni terroristiche” e/o ai sensi degli articoli 301 del codice penale turco (Türk Ceza Kanunu, TCK) per aver “offeso la Turchia”.

La situazione si è inoltre venuta ad intensificare in seguito al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, che anche se superato, ha visto aumentare il livello e la frequenza di violenza e instabilità, e ha sviluppato un ambiente sociale e politico che si allontana sempre più dalla pace.

Per fronteggiare questa situazione si è venuta a creare una fitta rete di solidarietà giudiziaria per quegli accademici a cui sono in corso indagini legali. Si sta cercando un forte sostegno giudiziario per monitorare attentamente le indagini disciplinari illegalmente emesse dalle presidenze universitarie e per sostenere gli accademici che hanno ricevuto o riceveranno una “sospensione condizionale” o saranno licenziati. Le campagne di solidarietà e petizioni portate avanti da molte organizzazioni accademiche e ONG non si fermano solo a livello nazionale, ma si stanno diffondendo a livello internazionale, con un numero di firme che superano ormai le decine di migliaia.

Come riportato dal PHM risulta fondamentale diffondere notizie e attuare azioni concrete per far luce su questa situazione. Viene proposto il boicottaggio delle Università turche, cercando l’appoggio di istituzioni universitarie, ONG e singoli membri. Tra queste menzioniamo l’Université Libre de Bruxelles (ULB), che ha in corso una campagna di solidarietà e che vede come attore principale il Prof. Thomas Berns.

Una prima azione concreta di PHM è la divulgazione di una lettera di solidarietà in sostegno agli Accademici per la Pace che di seguito riportiamo tradotta:

“In solidarietà con gli Accademici per la Pace e con tutti coloro che sono perseguitati in Turchia, invitiamo le università, i consigli di finanziamento e le associazioni accademiche a livello globale a tagliare tutti i legami con il Consiglio di Istruzione Superiore e con il Consiglio di ricerca scientifica e tecnologica della Turchia e con tutte le istituzioni universitarie coinvolte nella persecuzione degli accademici turchi, (The Guardian, We’ve lost democracy: 30 giugno 2017). Questo prendere di mira gli accademici turchi è iniziato nel gennaio del 2016, quando più di 2.000 accademici hanno firmato una petizione che chiedeva la fine della guerra nella regione curda e il permesso per gli osservatori internazionali di monitorare le città curde. Da allora, i firmatari hanno affrontato la diffamazione, le incursioni nelle loro case e negli uffici, la cancellazione dei passaporti, la detenzione e l’arresto. Il tutto amplificato dal colpo di stato fallito nel luglio scorso. Fino ad oggi oltre 5000 accademici sono stati licenziati e uno tra loro, il Dr Mehmet Fatih Traş, ha perso tragicamente la vita. Un boicottaggio è necessario per inviare un messaggio forte e chiaro alle istituzioni turche, evidenziando che le loro attività sono osservate in tutto il mondo e che questa persecuzione di accademici non sarà tollerata.”

di Benedetta Armocida

PHM – La salute si può raggiungere solo con la pace

People’s Health Movement (PHM), un movimento globale a tutela del diritto alla salute, gratuita e accessibile a tutti, si schiera a fianco degli amici e delle popolazioni turche, soggetti alle oppressioni del regime di Erdogan. Ribadendo il loro ruolo a difesa della salute come diritto umano fondamentale, a seguito dell’incontro del 24-25 giugno ad Istanbul, riassumono in una dichiarazione le azioni concrete da compiere per sensibilizzare e sostenere la lotta per i diritti civili e politici in Turchia.

 

Incontro europeo di People’s Health Movement (PHM)

Istanbul, 24-25 giugno 2017

Difendere i diritti umani per proteggere la salute

Nell’ultimo incontro del PHM Europa, svoltosi a Londra a Ottobre 2016, abbiamo deciso di schierarci in solidarietà con gli accademici turchi per la pace (Turkish Academics for Peace, AFP), vittime di una grave repressione da parte del regime di Erdogan per la sola ragione di essersi posti a difesa del diritto umano fondamentale alla salute. Ci riuniamo a Istanbul oggi per dire insieme che la salute si può raggiungere solo attraverso la pace. Ci opporremo sempre alle guerre che opprimono e uccidono persone innocenti.

In solidarietà con AFP, e con tutte le persone turche vittime di repressione per essersi posti a difesa dei diritti umani, facciamo appello alle realtà e alle persone singole che fanno parte del People’s Health Movement (PHM) in Europa e in tutto il mondo perché intraprendano azioni concrete volte sensibilizzare e sostenere la lotta per i diritti civili e politici in Turchia. In particolare, invitiamo a:

  • Condividere informazioni, aumentare la consapevolezza e sostenere le richieste di AFP, ovvero il ripristino delle posizioni di lavoro, dei passaporti e della libertà di movimento:
    • diffondere dichiarazioni di solidarietà e/o organizzare interviste via skype con AFP durante conferenze ed eventi accademici;
    • promuovere dichiarazioni di solidarietà da parte di università, sindacati, società scienti che e accademiche, etc.;
    • organizzare missioni ed eventi di solidarietà in Turchia;
    • supportare le richieste di Nuriye Gulmen e Semih Ozakca, due funzionari pubblici licenziati, che hanno cominciato lo sciopero della fame e ora sono detenuti in carcere in gravi condizioni di salute, chiedendo la loro immediata scarcerazione.
  • Offrire aiuto concreto:
    • offrire sostegno economico per chi è stato licenziato;
    • mettere a disposizione programmi di insegnamento a distanza per giovani ricercatori e ricercatrici, posizioni di insegnamento a distanza per docenti e posizioni in università straniere per coloro che possono viaggiare;
    • garantire accesso ai database scienti ci per chi è stato licenziato;
    • invitare AFP a condividere le loro ricerche in conferenze di persona o via skype.
  • Costruire alleanze nella lotta:
    • promuovere il boicottaggio delle università turche da parte di università straniere che hanno collaborazioni in atto;
    • contattare giornalisti, organizzare interviste e aumentare la copertura mediatica;
    • scrivere al commissario europeo Johannes Hahn, responsabile dei negoziati sull’allargamento dell’UE, che visiterà la Turchia il 6 luglio 2017.

Resistere alla commercializzazione della salute in Europa

Abbiamo deciso di continuare e di rafforzare la campagna per un’assistenza sanitaria pubblica gratuita e accessibile a tutte e tutti, che abbia al centro il 7 Aprile come giornata mondiale della salute. Il 2018 segnerà il 40° anniversario della Dichiarazione di Alma Ata, e indiremo per il 7 Aprile una giornata per la salute dei popoli, per opporci a qualsiasi tipo di commercializzazione della salute nei nostri Paesi e in tutta Europa.

I governi nazionali, così come le istituzioni europee, devono essere chiamati alle loro responsabilità. Inoltre, ra orzare la solidarietà internazionale contribuirà a sostenere le lotte nei nostri Paesi. Dobbiamo denunciare il ruolo che l’Europa svolge nel sostenere la privatizzazione dell’assistenza sanitaria nei Paesi all’interno e all’esterno dell’UE, anche attraverso nanziamenti dei programmi di riforma del settore sanitario e promozione di accordi di libero scambio.

Le seguenti decisioni informeranno la nostra campagna per la giornata per la salute dei popoli:

  • Intendiamo promuovere lo scambio di informazioni e la creazione di reti tra le mobilizzazioni locali che si oppongono alla commercializzazione della salute, per rafforzare la solidarietà internazionale.
  • Ci mobiliteremo nei nostri Paesi per sostenere le azioni locali che culmineranno il 7 aprile 2018, a partire dalla partecipazione alla consultazione online promossa dalla Rete europea contro la commercializzazione della salute per identificare i temi chiave di mobilitazione.
  • Utilizzeremo diverse forme di azione, comprese manifestazioni di piazza, costruzione di alleanze con operatori e operatrici della salute per incoraggiare chi ha responsabilità decisionali a opporsi all’agenda di privatizzazione, denuncia del ruolo predatorio svolto dalle grandi multinazionali (fornitori privati di servizi sanitari e assicurazioni sanitarie) nei nostri Paesi e dell’azione di lobby a livello europeo.
  • Cercheremo alleanze con i sindacati, le organizzazioni e le reti che condividono la nostra piattaforma d’azione.
  • Rafforzeremo i legami con le mobilizzazioni nei Paesi della regione mediterranea.

     

    Proteggere la salute delle persone immigrate e rifugiate

    Abbiamo ricevuto aggiornamenti dal PHM Turchia in merito alla situazione delle persone immigrate e rifugiate, aggravata dai con itti in corso nella regione e dalla mancanza di politiche adeguate dell’Unione Europea. Come denunciato da tempo, l’accordo UE-Turchia è una politica dannosa che ha trasformato la Turchia in una prigione a cielo aperto per le persone rifugiate, a ttata dall’UE. A quattro milioni di persone in Turchia non vengono garantiti tutti i diritti. La maggior parte di loro vive in condizioni compromesse per quanto riguarda i determinanti sociali della salute e ha limitato accesso all’assistenza sanitaria. La situazione delle persone immigrate prive di documenti, il cui numero è in rapida crescita, è ancora peggiore in termini di accesso alle cure, per l’applicazione di onerosi “ticket turistici” anche per ricevere cure urgenti ed essenziali.

    La situazione in altri Paesi come Belgio, Francia, Germania, Italia e Regno Unito presenta caratteristiche comuni in termini di discriminazione, xenofobia, disuguaglianze nell’ambito dei determinanti sociali della salute e dell’accesso all’assistenza sanitaria.

    Come PHM Europa:

  • Denunciamo l’approccio che informa le politiche migratorie nella nostra regione, costruito su misure di emergenza, una visione capitalistica delle persone immigrate come lavoratori e lavoratrici a basso costo, e la tendenziosa associazione tra migrazione e terrorismo che alimenta paura e xenofobia.
  • Ci opponiamo ai centri di detenzione per chi è senza documenti, sempre più   frequentemente gestiti da società for pro t come G4S, dove le persone vengono illegalmente private dei propri diritti.
  • Chiediamo che vengano a rontate le cause alla radice della migrazione (politiche commerciali ingiuste, cambiamento climatico, insicurezza alimentare, conflitti …)
  • Ci impegniamo a continuare a monitorare e informare sulla situazione dei diritti delle persone immigrate e rifugiate.
  • Rafforzeremo lo scambio di pratiche ed esperienze sul coinvolgimento della società civile nella protezione e nella promozione della salute delle persone immigrate e rifugiate, con azioni di solidarietà, difesa, resistenza e protesta.

 

Contatti: Chiara Bodini (chiara@phmovement.org), portavoce PHM Europa

 

Il People’s Health Movement a Bologna

PHMSi è svolto il 3 settembre 2011, a Bologna, un incontro pubblico dal titolo “Globalisation, crisis and activism: the role of the People’s Health Movement”.

L’evento, promosso dal Centro di Salute Internazionale di Bologna nell’ambito della Summer School “Global Health and Migration”, ha visto intervenire David Sanders, professore di sanità pubblica all’Università di Western Cape (Città del Capo, Sudafrica) che ha presentato la storia del People’s Health Movement (PHM). Con lui, Alexis Benos, membro del PHM e docente di sanità pubblica presso l’università di Salonicco, che ha descritto gli effetti che la crisi globale ha avuto sulla salute della popolazione greca e la mobilizzazione sociale che ne è conseguita, e Feride Aksu, dell’università di Izmir (Turchia) e segretaria generale dell’Ordine dei Medici turco, che ha riportato la storia della mobilizzazione sociale e professionale turca in difesa del diritto alla salute.

Il People’s Health Movement è un movimento globale per il diritto alla salute che fonda le sue radici nella gente; nato dalla preoccupazione per il crescere delle disuguaglianze nella salute nel corso degli ultimi 25 anni, il movimento chiama all’azione per una riscoperta dei principi di Alma-Ata, nella prospettiva della Health for All.

Come recentemente testimoniato da giovani medici italiani che hanno preso parte, nel luglio 2012, alla terza People’s Health Assembly in sud-Africa, “nella visione del PHM, la salute delle persone è gravemente minacciata dall’attuale crisi del sistema economico dominante, che si articola in crisi finanziaria, politica, economica e alimentare e che è responsabile della crescita delle disuguaglianze sia all’interno che tra i Paesi”. (GB)