Radiazioni, salute globale e conflitti d’interesse

Il 21 giugno 2017 è stato pubblicato, sull’International Journal of Oncology, un articolo di Lennart Hardell – del dipartimento di Oncologia dell’Università svedese di Örebro – in cui l’autore sostiene che nonostante esistano evidenze scientifiche circa il rischio per la salute derivante da radiazioni a radiofrequenza (RF), la presenza di forti interessi in conflitto con quell’informazione impedisce che a quel rischio sia dato il risalto dovuto.

L’uso della tecnologia digitale wireless è cresciuto rapidamente negli ultimi due decenni. I cellulari e i telefoni cordless emettono radiazioni RF ed il cervello risulta essere il principale organo colpito.

Nel maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC) – l’Agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) finanziata in maniera indipendente e diretta da un proprio consiglio direttivo e scientifico – ha valutato il rischio tumorale associato alle RF.

Gli studi epidemiologici hanno dato prova di un rischio aumentato di tumori cerebrali, come il glioma e il neurinoma acustico. Giungendo alla conclusione che le radiazioni RF – da dispositivi che emettono radiazioni RF non ionizzanti nella gamma di frequenze da 30 kHz a 300 GHz – rientrino nel gruppo 2B, cioè un “possibile” cancerogeno umano. Studi successivi hanno confermato questi risultati e hanno quindi rafforzato le prove.

Nonostante ciò, nella maggior parte dei paesi non è stata presa alcuna misura per ridurre l’esposizione alle radiazioni o per educare le persone sui pericoli per la salute, mentre ne continuano ad aumentare i livelli ambientali.

Nel 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato il progetto per la stesura di una  “Monografia sui campi RF e l’associazione con la salute”. Cinque dei sei membri del gruppo responsabile (Core group) del progetto sono risultati affiliati alla Commissione Internazionale sulla Protezione delle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) –un’organizzazione non governativa (ONG) fedele all’industria e quindi in forte conflitto di interesse a detta di Hardell.

Sebbene gli effetti termici a breve termine delle radiazioni RF siano accettati come dannosi per la salute, quelli biologici non termici vengono ancora ignorati. Nel progetto della Monografia sono state respinte una grande quantità di pubblicazioni scientifiche rivolte ad osservare gli effetti non termici, evidenziando piuttosto la mancanza di conseguenze negative sulla salute delle radiazioni RF. I risultati sono stati contestati in molti commenti inviati all’OMS, a cui la stessa OMS ha reagito il 3 marzo 2017 confermando la presenza nel Core Group di esperti affiliati dell’ICNIRP. Ciò consente all’ICNIRP di influenzare i risultati e le informazioni fornite dal progetto Monografia. Dato il coinvolgimento economico dell’ICNIRP e di alcuni dei suoi membri nell’industria, per Hardell si è in presenza di un enorme conflitto di interesse che pregiudicherà notevolmente la credibilità del progetto Monografia nonché quella dell’OMS, che dovrebbe invece salvaguardare la salute mondiale. 

La Monografia, pensata come  uno strumento fondamentale per la valutazione dei rischi per la salute delle radiazioni RF potrebbe così aprire la strada ad un incontrastato aumento di radiazioni RF con crescente esposizione delle persone (ad esempio alle radiazioni associate al 5G). 

L’OMS ha il dovere di riferire tutti i risultati di ricerche scientifiche e invitare gli esperti dei campi correlati, come l’ingegneria, la sanità e la medicina, ad impegnarsi nel rivalutare gli effetti delle radiazioni RF sulla salute, assicurando la trasparenza di tutte le Agenzie e tutti gli studi ad esse associati. Per il momento proteste e commenti provenienti da diversi ambienti scientifici e da diverse organizzazioni sono stati ignorati, permettendo a Hardell di asserire che il progetto Monografia sostiene più la politica e l’industria che la scienza e la promozione della salute.

Come conclude Hardell nell’articolo sarebbe necessaria una revisione più approfondita di tutto il progetto e una valutazione accurata delle competenze delle persone che ne fanno parte. Sarebbe inoltre importante esercitare pressioni sui politici per cambiare l’agenda dell’OMS sulle radiazioni RF e sui rischi per la salute, insistendo sull’obiettivo principale dell’Organizzazione, che è quello di sostenere la salute globale e non gli interessi del settore.

Se da un lato l’OMS non sembra incentivare pubblicazioni scientifiche che riportino gli effetti negativi sulla salute e l’ambiente dalle radiazioni RF, “per ironia della sorte” sottolinea ancora Hardell “lo staff dell’OMS si protegge dagli alti livelli involontari di radiazioni RF almeno nelle aree all’interno dell’edificio di Ginevra”.

di B.A.

 

 

In Rwanda si sperimentano i droni salvavita

8 Giugno 2017, Jonathan W. Rosen riporta sul MIT technology Review la sperimentazione di droni – Zipline – per il trasporto di sacche di sangue, iniziata a fine 2016, nel Distretto Ospedaliero di Kabgayi in Rwanda.

La sperimentazione in atto, sviluppatasi grazie ad un accordo tra il governo del Rwanda e l’impresa della Silicon Valley produttrice del drone Zipline, prevede la consegna via aerea di sacche di sangue, impiegate per le trasfusioni durante operazioni chirurgiche, parti complicati o per il trattamento delle anemie gravi, comuni nelle zone malariche.

Le consegne delle sacche di sangue effettuate mediante i droni costituiscono uno dei tanti possibili impieghi di questo nuovo mezzo ad alta tecnologia, la cui produzione e commercio stanno avendo un notevole sviluppo. Dopo il loro uso per le consegne di prodotti alimentari principalmente, il mondo dei droni si è aperto all’ambito medico, promuovendo la consegna regolare di prodotti medici di emergenza, divenendo quindi utili strumenti salvavita.

I droni Zipline sono dotati di ali fisse per resistere a condizioni meteo avverse, nonché di un navigatore satellitare per dirigerlo correttamente. Accuratezza e precisione sono indispensabili, per evitare il rischio di caduta dei pacchi.

Benché la sperimentazione sia solo agli inizi i risultati sono già visibili. In passato per l’approvvigionamento delle sacche di sangue si compivano lunghi ed estenuanti viaggi di quattro ore per raggiungere Kigali, la capitale, distante circa 60 chilometri dalla sede del Distretto di Kabgayi. Ciò comportava notevoli ritardi o ancor peggio l’impossibilità di prestare assistenza sanitaria. Oggi è sufficiente che i tecnici di laboratorio effettuino un ordine con uno smartphone al centro di distribuzione di Zipline, situato a soli cinque chilometri dall’ospedale, e entro quindici minuti avviene la consegna tramite il drone.

Espori Kajibwami, chirurgo e direttore dell’Ospedale di Kabgayi si dimostra molto soddisfatto di questo efficiente metodo di consegna e dichiara: “prima dello Zipline avere disponibilità di sangue era un problema. Nei casi di emergenza infatti l’Ospedale era costretto a trasferire il paziente o nella struttura più vicina a Kigali o farlo attendere fino all’arrivo della sacca per trasfondere”.

Attraverso una rete di operatori sanitari che cooperano insieme in diverse attività – monitoraggio del drone, ricezione delle sacche di sangue e il loro impiego in sala operatoria – è possibile tracciare centinaia di emergenze sanitarie in tutto il paese. Finora riuscire a raggiungere questi pazienti ed effettuare per tempo il corretto trattamento risultava economicamente proibitivo e logisticamente impossibile. Il progetto di Zipline per il Rwanda prevede oltre alla consegna di sacche di sangue, anche quella di vaccini, di farmaci per il trattamento dell’HIV, della tubercolosi e della malaria, di contraccettivi e di kit per test diagnostici.

Di recente una lista di Governi ha espresso interesse per la tecnologia Zipline e la compagnia ha già concluso un accordo con il Ministro della Difesa e dell’Aviazione Civile della Tanzania per la promozione e il lancio del progetto.

Zipline sceglie con attenzione le future destinazioni dei suoi progetti, dando priorità ai paesi che offrano la possibilità di garantire un notevole impatto sociale, siano disposti ad effettuare i cambiamenti normativi e che possano sostenere l’impegno finanziario.

di L.G.