#OMS: in 10 anni la popolazione mondiale protetta da misure globali di controllo del tabacco è incrementata da 1 a 4,7 miliardi (dal 15% al 63%).

Il 17 luglio è stato pubblicato l’ultimo rapporto  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’epidemia globale del tabacco, che rileva l’incremento dei paesi che hanno messo in atto politiche per il controllo del tabacco.

Oggi, circa 4,7 miliardi di persone (il 63% della popolazione mondiale) sono coperti da almeno una misura globale di controllo del tabacco, prevista dalla Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (FCTC), il cui impatto è quadruplicato dal 2007.

Il report dell’OMS, finanziato dalla Bloomberg Philanthropies, punta molto sulle strategie di prevenzione. I governi di molti paesi hanno dimostrato il loro impegno istituendo sistemi completi per il monitoraggio del consumo di tabacco, ma è necessario che continuino ad impegnarsi nell’attuazione dei programmi e nel dare priorità alla lotta contro il fumo.

Le strategie e le politiche attuate hanno salvato milioni di persone dalla morte anticipata a causa del fumo. Tra le principali misure attuate le MPOWER sono state istituite nel 2008 per promuovere l’azione dei governi su sei obiettivi:

 

  • Monitorare le politiche di utilizzo e prevenzione del tabacco.
  • Proteggere le persone dal fumo.
  • Offrire aiuto per smettere di fumare.
  • Avvisare le persone sui pericoli del tabacco.
  • Introdurre divieti sulla pubblicità, la promozione e la sponsorizzazione del tabacco.
  • Alzare le imposte sul tabacco.

 

Il 43% della popolazione mondiale (3,2 miliardi di persone) è coperto da due o più misure MPOWER al livello più alto, quasi sette volte più persone del 2007.

Otto paesi, tra cui cinque paesi a basso e medio reddito, hanno attuato quattro o più misure MPOWER al livello più alto (Brasile, Repubblica Islamica dell’Iran, Irlanda, Madagascar, Malta, Panama, Turchia e Regno Unito di Gran Bretagna e Nord Irlanda).

 

Anche i paesi con risorse limitate infatti possono monitorare l’uso del tabacco e attuare politiche di prevenzione, afferma il dottor Douglas Bettcher, direttore del dipartimento per la prevenzione delle malattie non trasmissibili dell’OMS. Attraverso la raccolta dati su giovani e adulti, i paesi possono promuovere la salute, risparmiare costi sanitari e generare ricavi per servizi governativi che aiutino a proteggere i cittadini, bambini inclusi, dall’industria del tabacco.

Dalla relazione dell’OMS emergere però che nonostante tali sforzi, l’industria del tabacco continua ad ostacolare gli impegni dei governi nella piena attuazione degli interventi.

I governi in tutto il mondo devono essere celeri nell’utilizzare tutte le misure elaborate dal Framework Convention on Tobacco Control dell’Oms  – spiega Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale Oms – e inoltre devono porre un freno sul commercio illegale di tabacco, che sta inasprendo l’epidemia globale del tabacco ed è correlato a conseguenze socioeconomiche e sanitarie. Lavorando insieme i governi possono prevenire milioni di morti all’anno legate a malattie prevenibili correlate all’uso di tabacco, e risparmiare miliardi di dollari in spese mediche e perdita di produttività”.

Una morte su dieci nel mondo è provocata dal tabacco, ma possiamo evitarlo seguendo le misure di controllo del tabacco, che sono molto efficaci”, i progressi fatti nel mondo “dimostrano che è possibile riuscirci”, afferma Michael R. Bloomberg, ambasciatore globale Oms e fondatore della Bloomberg Philanthropies.

 

di DZ

 

 

OMS – Il costo globale della sanità entro il 2030 potrebbe raggiungere i 371 miliardi di dollari l’anno

17 luglio – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che per il raggiungimento dei target sanitari globali che rientrano negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) entro il 2030 potrebbero essere necessari investimenti da donatori e governi nazionali fino a 58 dollari per persona all’anno, ovvero 371 miliardi di dollari l’anno.

Il The Lancet Global Health Journal pubblica un rapporto dal titolo “SDG Health Price Tag” in cui stima i costi di espansione dei servizi sanitari per raggiungere i target sanitari dei 16 OSS in 67 paesi a basso e medio reddito, che rappresentano il 95% della popolazione nei suddetti paesi e il 75% della popolazione mondiale.

Il modello “SDG Health Tag” sviluppa due scenari: uno scenario A “ambizioso” in cui gli investimenti sono sufficienti per i paesi per raggiungere gli obiettivi sanitari degli OSS entro il 2030 e uno scenario B “in progressione” in cui i paesi raggiungono due terzi o più degli obiettivi.

Lo scenario “ambizioso” richiede per il raggiungimento degli obiettivi sanitari OSS che gli investimenti crescano nel tempo da 134 miliardi di dollari all’anno a 371 miliardi di dollari, o 58 dollari a persona, entro il 2030. L’analisi mostra che l’85% di questi costi può essere raggiunto con risorse nazionali, anche se ben 32 dei paesi più poveri del mondo affrontano un divario annuo di 54 miliardi di dollari e continueranno ad avere bisogno di assistenza esterna. Lo scenario A prevede inoltre l’aggiunta di oltre 23 milioni di operatori sanitari e la costruzione di oltre 415.000 nuovi servizi sanitari, nel 91% dei casi  si tratterebbe di un centro sanitario per le cure primarie.

Anche se questo piano “ambizioso” aumenterebbe la spesa sanitaria in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) in tutti i 67 paesi, passando da una media del 5,6% al 7,5%, questa rimarrebbe ancora inferiore alla media mondiale per la spesa sanitaria del 9,9% il PIL.

L’investimento permetterebbe di prevenire 97 milioni di morti premature, tra cui oltre 50 milioni di morti alla nascita o prima dei 5 anni, 20 milioni di morti per malattie non trasmissibili – cardiovascolari, diabete e cancro – e l’aspettativa di vita nei 67 paesi interessati aumenterebbe di 8,4 anni.

Lo scenario “in progressione”, invece richiederebbe un aumento di nuovi investimenti da 104 miliardi di dollari l’anno a 274 miliardi di dollari, o 41 dollari per persona entro il 2030.

Questo piano potrebbe impedire circa 71 milioni di morti premature e aumentare la spesa sanitaria in percentuale del PIL portandola in in media al 6,5%. Aggiungerebbe 14 milioni di operatori sanitari e costruirà 378.000 nuovi servizi sanitari, il 93% dei quali sarebbero centri sanitari per le cure primarie.

Il “SDG Health Price Tag” è inteso come uno strumento per informare ed elaborare ulteriori ricerche. Inoltre, sottolinea che il raggiungimento della copertura sanitaria universale e gli altri obiettivi sanitari impongono non solo il finanziamento, ma la volontà politica e il rispetto dei diritti umani.

“La copertura sanitaria universale è in ultima analisi una scelta politica. È responsabilità di ogni paese e governo nazionale perseguirla”, come dichiara il nuovo direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un commento che accompagna il documento in The Lancet Global Health.

di B.A.

Tedros porta il messaggio dell’OMS al G20 di Amburgo

merkel_tedros_07072017_consalud

AMBURGO, 7-8 luglio 2017 – Oggi e domani ad Amburgo si tiene il G20, forum internazionale tra capi di stato e di governo delle 20 maggiori economie mondiali e governatori delle banche centrali.

Il G20, che si tiene a cadenza annuale, ha portato in questi anni a numerose prese di posizione ed impegni nel campo della Salute Globale. Secondo uno studio condotto dal G20 Research Group dell’Università di Toronto, sono stati 38 gli impegni presi dai leader delle maggiori economie mondiali in questo settore e per il 77% sono stati rispettati. “Ci sono quindi buone possibilità per andare oltre […] ed affrontare sfide più a lungo termine. Queste includono l’architettura della Salute Globale, le resistenze antimicrobiche, ma anche la prevenzione e il controllo delle patologie non trasmissibili, che più di tutte hanno un peso sul benessere economico e sulla mortalità nel mondo” – si legge nell’articolo pubblicato dal gruppo di Toronto.

Al summit partecipa anche il Dr Tedros, nuovo Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tedros oggi ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Primo Ministro canadese Justin Trudeau, per parlare di salute delle donne nei paesi a risorse limitate, cambiamenti climatici e copertura sanitaria universale.

di L.D.

foto: consalud.es

OMS – Copertura sanitaria universale e salute come diritto umano fondamentale, le sfide del nuovo Direttore Generale

3 luglio 2017 – Il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus inizia l’incarico da Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e nel discorso d’insediamento afferma: “il compito dell’OMS è di essere al servizio delle persone, essere al servizio dell’umanità. Si tratta di operare per le persone a prescindere dal luogo in cui vivono, sia questo un paese in via di sviluppo, o sviluppato, piccole isole o grandi nazioni, ambienti urbani o rurali. Si tratta di essere al servizio delle persone indipendentemente da chi esse siano. Poveri o ricchi, sfollati o disabili, anziani o giovani. Soprattutto, si tratta di combattere per garantire la salute delle persone come diritto umano fondamentale”.

Oltre alle priorità di gestione, quali misurazione dei risultati, efficienza e valorizzazione di talento, motivazione e impegno del personale, il nuovo Direttore Generale concentrerà il lavoro sul rafforzamento delle risposte alle emergenze sanitarie, ricordando l’immediata e concreta reazione dell’OMS alla recente epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Altri due punti fondamentali saranno la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti, offrendo qualità, equità e dignità nei servizi assistenziali e l’impatto del cambiamento climatico e ambientale sulla salute. Parla della copertura sanitaria universale, punto convergente di tutte le priorità. Ribadisce come sia inaccettabile che ad oggi circa 400 milioni di persone non abbiano accesso all’assistenza sanitaria di base e molti di coloro che ne hanno accesso, vadano incontro a difficoltà finanziarie a causa dei costi dei servizi. Afferma quindi che si sta esaminando come attivarsi per raggiungere la copertura sanitaria universale, indicata come  la meta principale dell’obiettivo per lo sviluppo sostenibile per la salute. Quel risultato dovrà includere la protezione del rischio finanziario, l’accesso ai servizi sanitari essenziali e l’accesso a farmaci essenziali sicuri, efficaci, di qualità e accessibili, come anche i vaccini per tutti.

Nel suo discorso il Direttore Generale riafferma il ruolo dell’OMS come piattaforma mondiale per la salute globale e la sua funzione di guida nella governance globale, definendo l’Organizzazione come l’infrastruttura della salute globale e del bene pubblico globale.

Conclude dicendo “abbiamo un’occasione storica per attuare una profonda trasformazione per il miglioramento della salute mondiale. Facciamolo. Facciamolo per ogni donna e bambino che sono morti quando non avrebbero dovuto. Per ogni bambino che non è riuscito a raggiungere il suo pieno potenziale. Per ogni vittima di un’epidemia, per ogni piccola isola che si trova di fronte alla minaccia del cambiamento climatico. Dedichiamoci a loro. Uniamoci per un mondo più sano”.

di B.A.

OMS: vecchie e nuove sfide per Tedros

Si è conclusa il 31 maggio a Ginevra la 70ma Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), storica perché segnata dall’elezione del nuovo direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il primo africano a guidare l’agenzia internazionale. Il candidato etiope ha stracciato i suoi avversari, vincendo con il netto distacco di 133 voti (su 193 stati membri), contro i 50 voti a favore dell’inglese David Nabarro (uomo dell’Onu per la lotta all’Ebola e per il negoziato sui Sustainable Development Goals), e i 38 di Sania Nishtar, la candidata dal Pakistan, eliminata nel primo passaggio elettorale della settimana. Già ministro della salute in Etiopia dal 2005 al 2012, e poi ministro degli esteri dal 2012 al 2016, Tedros Adhanom Ghebreyesus è uomo di mondo, saldamente affermato nel circuito della diplomazia internazionale che si occupa di rapporti nord-sud.  In un tempo in cui l’agenda della salute globale ha sempre più voce in capitolo nella politica internazionale, il prestigio di Tedros (così ormai lo chiamano tutti) attinge prima di tutto alle riforme sanitarie introdotte nel suo paese a favore delle fasce più vulnerabili e soprattutto dei bambini, poi al fatto di aver presieduto il board del Fondo Globale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. In qualità di ministro degli esteri ha esercitato un ruolo decisivo nel negoziato internazionale noto come Addis Abeba Action Agenda, il faticoso round che nel 2015 ha anticipato di poche settimane l’accordo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, con l’intento di blindare un piano di impegno globale per il finanziamento, appunto,  dello sviluppo sostenibile fino al 2030.  

L’elezione del nuovo direttore generale demarca una novità procedurale, che è uno degli esiti positivi del processo di riforma dell’Oms. Per la prima volta, in settanta anni di storia, l’intera assemblea generale degli stati membri ha partecipato con voto segreto all’elezione della leadership dell’organizzazione. Fino all’elezione di Margaret Chan, dieci anni fa, solo i 33 membri del Consiglio Esecutivo erano delegati a questa responsabilità. Il margine amplissimo di vittoria di Tedros si presta a diverse e inedite letture, ma rimanda con forte probabilità alla convergenza di tutti i governi del sud del mondo sul candidato africano. Una sorta di alleanza transcontinentale del sud del mondo che nessun analista aveva previsto o in qualche modo anticipato. Forse, una indicazione neppure troppo obliqua di una reazione alle insistenti, prolungate e non sempre eleganti incursioni dei pochi paesi donatori (generalmente dell’emisfero nord) nelle dinamiche geopolitiche e nella definizione delle priorità dell’Oms.

Il combinato disposto della riforma manageriale dell’Oms (ancora in atto dal 2011), della devastante epidemia di Ebola in Africa occidentale (2014-2015)  e del pericoloso virus Zika che dall’ America Latina è risalito fino ai paesi dell’America Centrale e agli Stati Uniti (2015-2016), ha fortemente contribuito a rimodulare negli ultimi anni la strategia dell’Oms. Più volte la capacità d’impatto dell’agenzia è stata messa in discussione in particolar modo dai paesi donatori, alle cui scelte programmatiche tuttavia è vincolato l’80% del finanziamento dell’Oms, a discapito di attività rispondenti al mandato normativo, vitali per l’ autorevolezza e la rilevanza dell’organizzazione.

I numerosi errori e ritardi nella gestione dell’Ebola hanno dato all’agenzia il colpo di grazia. A onor del vero, il fallimento è stato più volte conclamato dalla stessa ex direttrice Margaret Chan, incluso nel suo ultimo intervento alla 70ma assemblea il 22 maggio. Solo in parte però sono state chiamate per nome le ragioni distali che hanno determinato l’inerzia dell’Oms, tra priorità di ricerca trascurate in passato ed esiguità di risorse e di personale competente – lo staff dell’agenzia dal 2011 ha subito ridimensionamenti fino al 40%.  Come un personaggio in cerca di autore, l’Oms oggi si dimena in cerca di una nuova appetibilità che le porti prestigio di risposte misurabili nel breve tempo e, così, fondi per colmare il buco finanziario che la depotenzia (500 milioni di dollari solo nel 2017). Non sorprende pertanto che la narrazione intergovernativa sulle priorità di salute globale veda affermarsi sempre di più la cultura della sicurezza sanitaria (health security) e della preparazione agli interventi di emergenza (emergency preparedness) come forma di rassicurazione per gli stati membri, malgrado il rischio per l’Oms di dover riorientare tratti del mandato e delle scelte organizzative.

Molti delegati hanno inasprito l’apprensione diplomatica rispetto alle conseguenze sanitarie della globalizzazione, come si è visto a più riprese nel corso dei dibattiti di Ginevra. Nuove crisi sanitarie potrebbero maturare in tempi non troppo lontani, è sotto gli occhi di tutti. Che l’amministrazione Trump lo riconosca oppure no, gli effetti dei cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare l’ascesa già incontrollata delle malattie non trasmissibili, e ad accanirsi sulle fasce più a rischio della popolazione come i bambini, le persone anziane, le donne in gravidanza, le persone economicamente più vulnerabili. Gli studiosi americani stanno conducendo ricerche molto qualificate in merito. D’altro canto, gli inarrestabili flussi migratori già oggi determinati dai fenomeni del riscaldamento globale contribuiscono a favorire in molti governi la logica del cordone sanitario come altro muro di protezione necessaria, rispetto ai nuovi rischi all’orizzonte.

Oltre al legame fra ambiente e salute, una delle priorità della 70ma assemblea ha riguardato la resistenza dei virus ai farmaci antibiotici (antimicrobial resistance, AMR), un fenomeno complesso che colpisce inesorabilmente, seppure con dinamiche diverse, il nord e il sud del pianeta. L’azione su AMR richiede interventi urgenti di natura politica, oltre che tecnico-scientifica, su più fronti. Ci sono le 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’insorgenza di ceppi virali sempre più impertinenti e resistenti (se ne prevedono 10 milioni nel 2050), e dell’inefficacia degli antibiotici dovuta anche a cattive pratiche di somministrazione, certo. Ma ancora più cogenti solo le implicazioni legate all’uso parossistico di antibiotici nell’allevamento industriale degli animali, che poggia sui profitti delle grandi multinazionali, non solo quelle farmaceutiche.  A meno di un drastico cambio di rotta, il mondo potrebbe ritrovarsi catapultato in un’era pre-antibiotica, nei prossimi 20-30 anni.

Il nuovo direttore dovrà cimentarsi sul difficile terreno di queste vecchie e nuove sfide, nella declinazione di un mandato oggettivamente ostico – un mix funambolico di capacità diplomatica, coraggio politico e sapienza gestionale – e per di più in un organismo davvero complesso che abbraccia uffici regionali nei cinque continenti. Alcuni delicati dossier hanno esasperato i rapporti di forza dentro l’organizzazione. Ad esempio il tema che potremmo definire dei determinanti commerciali della salute e la crescente prevalenza su scala globale di malattie croniche come il diabete e l’obesità, e quello tutto da verificare dei rapporti fra Oms e attori non statali – il mondo del settore corporate globale e i potenti attori del filantrocapitalismo (Bill Gates e non solo). Per non parlare della vecchia e sempre spinosa questione dell’accesso ai farmaci essenziali: una liturgia di risoluzioni e raccomandazioni che ancora oggi, dopo venti anni, il Segretariato dell’Oms spinge sotto il tappeto come la polvere, per non irritare sensibilità di paesi influenti.  Intanto, il prezzo dei nuovi farmaci svetta sempre più in alto, e le condizioni dell’accesso si restringono, questa volta anche nei paesi ricchi.

E’ un caso che la prima dichiarazione di impegno politico di Tedros sia stata quella di portare finalmente anche dentro l’Oms la discussione sul rapporto dell’High Level Panel del Segretario Generale dell’ONU, proprio sul tema dell’accesso ai farmaci?  Forse l’elezione del nuovo direttore dell’Oms sottende all’attesa di nuovi equilibri da mettere in campo. Chissà. Con l’aria che tira nei circuiti ristretti della diplomazia mondiale resta difficile prefigurare se la nuova leadership africana sarà in grado di incarnare la discontinuità necessaria, alla luce del sorprendente e fragoroso risultato elettorale. Anche l’effettiva tenuta della presunta e inedita unità transcontinentale dal sud del mondo è tutta da verificare, nel momento in cui gli stati membri dell’Oms si troveranno a duellare per l’ennesima volta intorno alle questioni dirimenti in agenda. Su cui, come sempre avviene, si giocano partite che riguardano solo marginalmente la salute.

di Nicoletta Dentico

Nicoletta Dentico – autrice di questo articolo – in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, è intervenuta in una trasmissione della televisione svizzera, parlando di questi temi e del finanziamento dell’OMS.

https://www.rts.ch/play/tv/toutes-taxes-comprises/video/le-financement-de-loms?id=8660588

Dietro alle accuse rivolte a Tedros, l’ombra del suo diretto sfidante, David Nabarro

Nelle ultime settimane sono stati compiuti vari tentativi per minare la credibilità di Tedros Adhanom, eletto martedì come nuovo Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’accusa più forte rivolta contro Tedros – formulata da Lawrence Gostin e rilanciata dal New York Times – è quella di aver tenuto nascoste tre epidemie di colera in Etiopia, durante il periodo in cui ricopriva la carica di Ministro della Sanità del paese.

Ma chi è Lawrence Gostin?

Direttore dell’ O’Neill Institute for National and Global Health Law della Georgetown University di Washington, Lawrence Gostin è stato uno dei principali consiglieri per la campagna elettorale di David Nabarro, che era in corsa per la carica di Direttore Generale dell’OMS e veniva considerato il principale sfidante di Tedros.

Non esattamente una voce super partes, dunque.

Il legame tra Nabarro e Gostin era stato rivelato da Mukesh Kapila, professore di Salute Globale all’Università di Manchester, che il 15 maggio aveva diffuso via twitter la foto di un’email interna al team di Nabarro. Nell’email, risalente a gennaio 2017, Nabarro mette in agenda come punto di discussione: “raccolta di informazioni sulle campagne di Tedros e Sania” e tra i destinatari si legge proprio il nome Lawrence Gostin.

Il Dr Tedros ha respinto tutte le accuse, sottolineando come le sospette epidemie di cui parlava Gostin, fossero in realtà solo casi di “diarrea acuta” accaduti in aree remote del Paese. Le accuse sono state peraltro definite “prive di fondamento” dal Prof Ezekiel Emanuel della University of Pennsylvania. Su un articolo apparso sull’Huffington Post, Emanuel sottolinea come Gostin non abbia portato nessuna prova a sostegno delle sue affermazioni ed evidenzia i progressi fatti dall’Etiopia in vari indicatori – uno fra tutti, la mortalità infantile –  durante il periodo in cui Tedros era ministro della Sanità.

Inoltre, lunedì 22 – il giorno prima delle elezioni – un attivista etiope, Zelalem Tesema, aveva interrotto i lavori dell’Assemblea, gridando “No Tedros! No Tedros!” dalla galleria del  5° piano. L’attivista si trovava nell’area riservata alla stampa, senza essere un giornalista.

E’ stata richiesta un’indagine interna per capire come Tesema sia riuscito ad introdursi nel Palazzo sede dell’Assemblea e nell’area riservata ai giornalisti, dove non si può accedere senza uno specifico pass.

 

 

di Lorenzo De Min

OMS: per la prima volta 3 Direttori Generali si riuniscono per discutere di Copertura Sanitaria Universale

Ginevra, 25 Maggio 2017 – Per la prima volta nella storia 3 Direttori Generali dell’OMS si sono riuniti per discutere di Copertura Sanitaria Universale (UHC).

La Dr.ssa Brundtland, la Dr.ssa Chan e il neo eletto Direttore Generale il Dr. Tedros, hanno da poco concluso un dibatto sull’UHC.

“È importante essere qui insieme per affermare con forza che l’UHC è un imperativo etico per l’OMS” dice la Dr.ssa Chan.

“In tutto il mondo si dovrebbe ricevere l’assistenza sanitaria necessaria senza andare incontro a conseguenti difficoltà finanziarie” afferma la Dr.ssa Brundtland.

Prende parola il Dr. Tedros che definisce “un crimine lasciare che la gente muoia per mancanza di assistenza sanitaria”.

Sottolinea la Chan: “La copertura sanitaria universale è un sogno accessibile, anche per i paesi a risorse limitate”.

Adhanom Tedros: primo Direttore Generale africano nella storia dell’OMS

Ginevra, 24 Maggio 2017 – I 194 Stati Membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno eletto ieri il Dr. Adhanom Ghebreyesus Tedros come nuovo Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Tedros è il primo Direttore Generale dell’OMS proveniente dal continente Africano.

Grandi festeggiamenti, subito dopo la notizia della vittoria, tra le delegazioni africane.

 “È il tempo di dare la possibilità all’Africa di agire in prima persona, non solo di ricevere aiuti” – è il pensiero che in questi giorni abbiamo sentito più volte alla WHA.

Durante il discorso di insediamento il Dr Tedros ha ribadito di volersi impegnare per la trasparenza e che sarà pronto ad ascoltare. Ringrazia i suoi avversari, Nabarro e Nishtar, e dichiara di aver bisogno di loro per portare avanti il suo lavoro. Dice che la campagna elettorale dell’ultimo anno lo ha portato a viaggiare molto e a riflettere sul fatto che “il mondo è bellissimo, non solo per i paesaggi, la natura, ma per le persone che lo abitano. La vera bellezza è nelle persone. Questa bellezza viene dalla diversità, che deve essere preservata e rispettata”.

Tra le diverse delegazioni intervenute per congratularsi con il nuovo Direttore Generale, emerge quella del Regno Unito, la cui portavoce – con sarcasmo e un pizzico di dissapore – afferma di non aver votato per il neo eletto per “ovvie ragioni” (il Regno Unito presentava il proprio candidato, il Dr David Nabarro, ndr), ma dichiara che la delegazione sosterrà pienamente il suo lavoro.

Prima di essere eletto Direttore Generale dell’OMS, Tedros è stato, in Etiopia, ministro degli affari esteri dal 2012-2016 e ministro della sanità dal 2005 al 2012.

Ha inoltre ricoperto la carica di presidente del Fondo Mondiale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria e del Board di Partnership Roll Back Malaria (RBM); è stato anche co-presidente del consiglio di amministrazione del partenariato per la salute materno infantile.

In qualità di presidente del Fondo Globale e del RBM, ha creato il Piano d’Azione Globale sulla Malaria, che ha ampliato la portata del RBM oltre l’Africa, in Asia e in America Latina.

Dopo 10 anni di dirigenza Chan, il Dr. Tedros inizierà il suo mandato quinquennale il 1 ° luglio 2017.

“Attraverso le partnership e la collaborazione ogni cosa è possibile. Lavoriamo insieme.”

di Benedetta Armocida e Lorenzo De Min

Live dall’Assemblea Mondiale della Sanità: elezioni in corso #WHODG

18:51 Adhanom Tedros è il nuovo Direttore Generale dell’OMS con 128 voti

17:50 Seconda votazione: Tedro 121, Nabarro 62. Inizia la terza ed ultima votazione.

17:20 sono appena usciti i risultati del primo turno elettorale, per l’elezione del Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

95 voti per Tedros, 52 Nabarro e 38 Nishtar.

Rimangono in gioco Tedros e Nabarro.

Al via la seconda votazione.

Per l’elezione è necessaria una maggioranza pari ai 2/3 degli aventi diritto.