Convenzione di Minamata: entra in vigore il trattato che controlla l’inquinamento da mercurio

16 agosto 2017 – È entrata in vigore la Convenzione di Minamata, un trattato che impegna i governi a misure specifiche per controllare l’inquinamento artificiale da mercurio.

L’obiettivo primario della Convenzione è “proteggere la salute umana e l’ambiente” dalle emissioni di mercurio. Il trattato internazionale è stato sottoscritto da 128 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite (ONU) e ratificato da 74 paesi, che sono ora legalmente obbligati a rispettare le disposizioni. Esso contiene obblighi critici che incidono sull’uso globale, sul commercio, sulle emissioni e sullo smaltimento del mercurio. Nel breve termine, tali disposizioni includono un divieto di qualsiasi nuova miniera primaria di mercurio e la graduale eliminazione di prodotti di mercurio, entro il 2020. La Convenzione contiene quindi misure di controllo volte a limitare e ridurre in modo significativo l’offerta globale di mercurio, ad esempio le disposizioni dell’articolo 3 limitano le fonti di mercurio disponibili per l’uso e il commercio e specificano le procedure da seguire quando tale commercio è permesso. Infine, poiché i consumi di mercurio diminuiranno, attraverso le diverse disposizioni della Convenzione, diminuiranno con essi la produzione e l’esportazione di mercurio primario delle miniere.

Il protocollo è stato accolto con favore anche dal gruppo di lavoro Zero Mercury (ZMWG), una coalizione internazionale di oltre 95 organizzazioni non governative (ONG) composto da più di 50 paesi, che chiedeva un trattato giuridicamente vincolante da oltre un decennio.

Secondo ZMWG, il mercurio è un inquinante globale che percorre lunghe distanze. La sua forma più tossica – metilmercurio – si accumula nei grandi pesci predatori ed è poi assimilata dall’uomo tramite il consumo di pesce, con un impatto notevole sulle donne in gravidanza, i neonati e i bambini.

Come dichiarato da Michael Bender e Elena Lymberidi-Settimo, coordinatori di ZMWG, in un’intervista per IPS news: ”ZMWG attende l’attuazione del trattato e fornisce il sostegno, ove possibile, soprattutto ai paesi in via di sviluppo e ai paesi con economie in transizione”. Nell’intervista, riguardo al monitoraggio dell’attuazione della convezione, i coordinatori di ZMWG rispondono: “La Convenzione stabilisce requisiti di segnalazione da parte delle Parti, inoltre, entro sei anni dalla sua entrata in vigore, la Conferenza Delle Parti (COP) è incaricata a valutare l’efficacia della Convenzione. La valutazione si basa sulle relazioni disponibili e sulle informazioni di monitoraggio, sulle relazioni presentate in base alle informazioni e sulle raccomandazioni previste dal comitato di attuazione e di conformità. I requisiti di segnalazione dell’articolo 21 forniranno informazioni critiche sulla situazione globale del mercurio e sull’efficacia della Convenzione nel conseguimento delle riduzioni di mercurio e nella tutela della salute pubblica.”

di B.A.

#Nutrizione – Alimenti sani, acqua pulita e servizi sanitari accessibili a tutti sono le basi per sconfiggere la malnutrizione. Lo afferma il direttore del dipartimento per la nutrizione dell’OMS, Dr. Francesco Branca

In occasione della 70esima Assemblea Mondiale della Sanità abbiamo intervistato il Dr. Francesco Branca, direttore del dipartimento di Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha delineato i piani dell’Organizzazione per fronteggiare le varie forme di malnutrizione e le prospettive future in ambito di nutrizione.

Dottor Branca, quale pensa sia l’impatto e il ruolo della globalizzazione e dei determinanti sociali sul double burden1 (doppio carico di malattia) in tema di malnutrizione?

Siamo passati da una situazione in cui le forme di malnutrizione erano in qualche modo polarizzate nelle diverse zone del modo – denutrizione cronica e acuta nei paesi poveri e sovrappeso e obesità in quelli ricchi – ad un rapido incremento del sovrappeso e dell’obesità a partire dalle prime fasi della vita anche nei paesi a medio e basso reddito. Quindi per effetto della globalizzazione abbiamo assistito ad un cambiamento dei sistemi alimentari, con il manifestarsi di una coesistenza di varie forme di malnutrizione non solo nello stesso paese, ma spesso anche nelle stesse comunità.

In passato avevamo paesi che, per motivi di reddito, di sistema produttivo e di efficienza del sistema di salute, avevano una maggiore prevalenza di forme di malnutrizione acuta (come lo stunting2, il wasting3), legate prevalentemente all’insufficienza e all’insicurezza alimentare, alle malattie trasmissibili – soprattutto quelle che provocano diarree – e ai problemi legati all’inadeguatezza delle cure parentali. Separatamente avevamo la parte di mondo ad alto reddito dove è cresciuta rapidamente la prevalenza del sovrappeso, dell’obesità e delle malattie correlate ad una dieta poco salutare.

Attualmente, per effetto della globalizzazione i sistemi alimentari si sono modificati. L’aumento dell’urbanizzazione, anche nei paesi poveri, la crescente dipendenza da alimenti trasformati industrialmente e in generale l’adozione di modelli alimentari e stili di vita più simili a quelli occidentali hanno determinato un rapido incremento del sovrappeso e dell’obesità anche nei paesi a medio e basso reddito.

A ciò va aggiunta la dimensione biologica. Come è emerso da diversi studi un bambino nato con basso peso – per effetto di una malnutrizione in utero – o che abbia sofferto di denutrizione cronica nei primi mesi di vita se esposto ad un ambiente alimentare più ricco di energie, in particolare di grassi e zuccheri, è più facilmente predisposto a sviluppare uno squilibrio metabolico e malattie croniche, tra cui ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e obesità.

È inoltre necessario parlare di una terza forma di malnutrizione, la carenza di vitamine e minerali – che può coesistere con gli altri due tipi. Infatti, nonostante la dieta possa essere sufficiente in termini di calorie, se poco varia e insufficiente in alimenti animali, frutta e verdura, svilupperà una malnutrizione da insufficienza di ferro, di zinco, di acido folico e dei precursori della vitamina A.

È importante quindi far passare il messaggio che attualmente nella lotta alla malnutrizione non si agisce solo sulla quantità di cibo, ma soprattutto sulla qualità.

 Ad oggi, qual è la preoccupazione maggiore in ambito di doppio carico di malattia riferito alla malnutrizione e dove è più difficile agire?

In primis, la comprensione del problema. Il riconoscimento del problema permette di descriverlo, soprattutto perché siamo abituati a lavorare con agenzie per lo sviluppo o con governi che si sono specializzati nel trattare una sola forma di malnutrizione, quella per difetto.

Poi è fondamentale la descrizione delle soluzioni. In una situazione in cui le risorse sono limitate c’è la tentazione di concentrarsi su un solo aspetto considerandolo il prevalente. Questo però a scapito della possibilità e dell’opportunità di lavorare sulle due forme simultaneamente – azione che in realtà sarebbe possibile intraprendere. In questo ambito vanno menzionati tutti quegli interventi che determinano e generano una sana alimentazione nei primi mesi di vita, come l’allattamento al seno – importante sia per prevenire la denutrizione acuta che l’obesità. Segue, l’adeguata alimentazione tra i 6 e i 24 mesi di vita, la cosiddetta alimentazione complementare, che deve avere un contenuto di nutrienti sufficienti a soddisfare i bisogni, senza eccedere. Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza, in quanto nei paesi a medio reddito e in quelli in transizione anche l’alimentazione complementare è eccessivamente ricca in zuccheri, grassi e sale, con il conseguente rischio di compromettere lo stato nutrizionale fin dai primi anni di vita.

Inoltre, bisogna monitorare e correggere quegli interventi che erano stati concepiti per una forma di malnutrizione, ma che possono creare problemi all’altra, come quelli messi in atto in America Latina che avevano lo scopo di correggere la denutrizione, soprattutto quella moderata o cronica. Tra questi rientrava la distribuzione di alimenti ad alto contenuto energetico e ciò ha determinato facilmente l’aumento della prevalenza dell’obesità.

Altri esempi sono i programmi di distribuzione di alimenti nelle scuole primarie, realizzati per correggere il ritardo di crescita, ma che purtroppo hanno portato all’aumento del sovrappeso in quanto, in quella fascia di età, le possibilità di recupero per il ritardo di crescita sono più limitate. C’è allora la necessità di sviluppare programmi di trattamento della malnutrizione in maniera diversificata, a partire dal bisogno specifico.

È necessario lavorare sulla qualità e sul contenuto di vitamine e minerali, piuttosto che concentrarsi sull’apporto calorico e sulla composizione in macronutrienti, che ha portato a utilizzare cibi ad alta densità energetica ricchi di zuccheri e di grassi.

Un’altra considerazione riguarda il cambiamento del sistema alimentare. È necessario evitare la deriva verso un sistema alimentare che dipenda eccessivamente dagli alimenti industrialmente trasformati, con l’abbandono delle tradizioni alimentari, del consumo di alimenti freschi e di prodotti fatti in casa, come si è assistito nei paesi ad alto reddito.

In questo ambito il Brasile, ad esempio, sta attuando una politica strategica atta a ridurre la crescita della quota di alimenti ultra processati, che attualmente è pari a circa il 30%. A differenza di paesi come Regno Unito e Stati Uniti d’America in cui la percentuale si aggira al 50-60%.

Rimanendo su questo argomento quali sono le strategie che i governi stanno mettendo in atto per ridurre il doppio carico di malattia proprio della malnutrizione?

Non c’è una concreta strategia di azione sul doppio carico di malattia da parte di alcuni paesi, ma c’è una crescente consapevolezza che sia necessario agire.

Potremmo portare l’esempio del Bangladesh, dove oltre ai gravi problemi di malnutrizione cronica sono presenti anche sovrappeso e obesità e attualmente è stata capita l’importanza di agire su quest’ultime.

Per quanto concerne l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il primo problema da affrontare è stato quello di creare una visione comune sulle soluzioni da proporre. Bisognava infatti cambiare prospettiva e non parlare più soltanto di malnutrizione per difetto, ma agire su tutte le sue forme. In tal senso, un grande incentivo è stato dato nel 2012 dall’approvazione da parte dell’Assemblea Mondiale della Sanità di 6 obiettivi globali per la riduzione dello stunting, del wasting, del sovrappeso, del basso peso alla nascita, dell’anemia e dell’allattamento al seno. Successivamente, nel 2014 con la Conferenza Internazionale sulla Nutrizione i governi si sono impegnati a ridurre la malnutrizione attraverso azioni sul sistema agroalimentare, sul sistema sanitario, sulla sicurezza sociale, sull’ambiente; e nel 2015 i governi hanno inserito tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili (OSS) l’eliminazione della malnutrizione in tutte le sue forme. Nel 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che il 2016-2025 sara’ il Decennio di Azione per la Nutrizione, nel quale i governi e le istituzioni internazionali si impegneranno a moltiplicare le azioni e gli investimenti per eliminare la malnutrizione.

L’altro aspetto era comprendere se ci fossero delle risposte possibili e quindi dimostrare che si possono sviluppare progetti in maniera diversa. In questo ambito, l’OMS insieme ad altre Organizzazioni delle Nazioni Unite, come il Programma Alimentare Mondiale (PAM), stanno lavorando per formulare diversamente i programmi di alimentazione nelle scuole.

Per quanto concerne i Paesi si sta assistendo ad un aumento del controllo del sistema alimentare. Fino a poco tempo fa vigeva l’idea che il sistema alimentare dovesse essere regolato dalle leggi di mercato e non si dovesse intervenire direttamente, mentre oggi c’è una maggiore consapevolezza della necessità di un intervento, ad esempio ci sono oltre 20 paesi che hanno stabilito forme di tassazione su bevande e cibi. Altre metodiche attuate e che possono essere ulteriormente sviluppate si basano sui controlli della pubblicità e dell’etichettatura dei prodotti. Risulta fondamentale informare il consumatore, non solo dando dei messaggi generici, ma fornendo il messaggio giusto nel momento in cui si compiono le scelte. Diversi paesi tra cui l’Ecuador, l’Iran, il Cile, la Gran Bretagna stanno lavorando in questi ambiti.

Inoltre è emersa l’idea che attraverso la riformulazione dei prodotti si possa avere una dieta sana, ad esempio ci sono state diverse esperienze sulla riduzione del sale, degli acidi grassi trans e recentemente dello zucchero aggiunto, ma c’è ancora moltissimo da fare.

intervista di Benedetta Armocida

  1. Double burden della malnutrizione: è l’impatto combinato di denutrizione e sovrappeso/obesità, o altre malattie associate alla dieta, tra individui, all’interno di famiglie e nelle popolazioni.
  2. Stunting: ridotta crescita in altezza per l’età. Questo riflette un processo di mancato raggiungimento del potenziale di crescita lineare a causa di condizioni di salute e/o nutrizionali non ottimali. Secondo gli standard di crescita del bambino dell’OMS ci si riferisce ai bambini di età compresa tra 0 e 59 mesi, la cui altezza per età è inferiore a due deviazioni standard (moderata e grave) e meno di tre deviazioni standard (grave) rispetto la mediana.
  3. Wasting: ridotto peso per l’altezza. Il wasting indica nella maggior parte dei casi un recente e grave processo di perdita di peso, spesso associato alla carestia o a gravi malattie.

 

 

HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

WHA70 – NCDs: è necessario attuare misure per ridurre l’esposizione ai fattori di rischio

Ginevra, 31 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha dibattuto ieri di malattie non trasmissibili (NCDs). I delegati hanno approvato una serie aggiornata di strategie e di interventi politici per aiutare i Paesi a raggiungere gli obiettivi globali per la prevenzione e il controllo delle NCDs, introducendo 16 interventi noti come “best buys” nel Piano d’Azione Globale 2013-2020 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Particolare attenzione è stata posta sulle misure volte a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio per le NCDs – ad esempio la tassazione delle bevande zuccherate e del tabacco, il divieto di pubblicizzare il tabacco e la riformulazione di prodotti alimentari con un ridotto contenuto di sale. Altri interventi per migliorare la gestione e il controllo delle NCDs includono la terapia farmacologica per il diabete e l’ipertensione, la consulenza post infarto o ictus e lo screening del cancro alla cervice per le donne.

I delegati hanno riportato il lavoro dell’OMS per promuovere l’agenda delle NCDs, includendo i preparativi in ​​corso per la terza riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà nel 2018.

di B.A.

WHA70 – Bisogna rafforzare le collaborazioni internazionali per affrontare globalmente il problema della droga

Ginevra, 30 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha discusso ieri la necessità di intensificare gli sforzi per affrontare globalmente il problema della droga, prendendo decisioni in merito dopo 26 anni di silenzio.

Secondo le ultime stime dell’OMS, l’uso di droghe psicoattive è responsabile di oltre 450000 decessi ogni anno. Il rischio di malattia associato alla droga rappresenta circa l’1,5% dei rischi globali di malattia. Inoltre, l’uso di droga iniettabile rappresenta la causa di circa il 30% delle nuove infezioni da HIV in Africa Sub-sahariana e contribuisce in modo significativo alle epidemie di epatite B e C in tutte le regioni.

Dall’Assemblea emerge l’importanza di rafforzare la collaborazione tra il Segretariato dell’OMS, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e il Crimine e il Comitato Internazionale per il Controllo dei Narcotici, allo scopo di implementare le raccomandazioni in ambito di salute indicate nel Documento Mondiale del 2016 riguardante la droga – redatto nella Sessione Speciale sulle droghe dell’Assemblea delle Nazioni Unite (UNGASS).

 di B.A.