HAITI – L’ONU lancia l’appello: per combattere il colera bisogna aumentare le risorse

Il 14 giugno 2017 il vice segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) Amina Mohammed ha invitato gli Stati membri a finanziare la nuova strategia per contrastare la grave epidemia di colera ad Haiti.

“Senza risorse aggiuntive, senza la volontà politica e il sostegno finanziario, abbiamo solo buone intenzioni e belle parole” ha dichiarato A. Mohammed.

“Non abbiamo fatto abbastanza e ne siamo profondamente dispiaciuti” ha affermato lo scorso dicembre l’allora segretario generale Ban Ki-moon davanti all’assemblea generale dell’ONU.

Il nuovo approccio presentato dalle Nazioni Unite consta di due fasi:

  • l’intensificazione degli sforzi al fine di ridurre la trasmissione dell’agente patogeno (il vibrione del colera), migliorando l’accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile;
  • l’assistenza e supporto alle comunità.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un’improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, la devastante epidemia di colera si diffuse in seguito al tragico terremoto del 2010. Per un’ironia della sorte, l’agente patogeno venne importato da alcuni componenti dei Caschi Blu provenienti dal Nepal – Paese dove il colera è endemico. Il contagio fu rapido e oltre mezzo milione di haitiani contrassero l’infezione.

Successivamente al catastrofico uragano Matthew, che nel 2016 piegò ulteriormente il paese caraibico, il numero di casi sospetti di colera aumentò nuovamente. Tuttavia, dal 27 maggio di quest’anno, il ministero della salute di Haiti ha riferito 6.762 casi sospetti, rispetto ai 16.822 allo stesso tempo dello scorso anno.

La campagna di vaccinazione che è stata condotta dalla Pan American Health Organization (PAHO) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ottenuto ottimi risultati e dovrebbe raggiungere l’85% del target – circa 700.000 persone entro la fine di questo mese. La prossima campagna, prevista per l’ultimo trimestre del 2017, mira a vaccinare 2.6 milioni di persone nelle aree più vulnerabili del paese.

Non si può combattere una battaglia senza disporre dei mezzi appropriati. C’è la necessità di sviluppare una strategia globale di raccolta fondi per ricercare ulteriori contributi volontari da parte degli Stati membri.

di B.F.

L’OMS lancia l’allarme: diffusi e in aumento gli abusi agli anziani

15 Giugno 2017 – Oggi è la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sugli abusi agli anziani.

In un mondo che continua ad invecchiare, circa 1 anziano su 6 sperimenta una qualche forma di abuso, cifra in crescita rispetto a quanto stimato e previsto in precedenza.

In un nuovo studio, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato su The Lancet Global Health, è emerso che quasi il 16% degli over 60 anni sono soggetti ad abusi psicologici (11,6%), abusi finanziari (6,8%), stato di abbandono (4,2%), abuso fisico (2,6%) o abuso sessuale (0,9%). La ricerca raccoglie i dati da 52 studi di 28 Paesi, di cui 12 sono Paesi a basso e medio reddito.

“L’abuso di persone anziane è in aumento, questo ha gravi costi individuali e sociali per i 141 milioni di anziani in tutto il mondo”, afferma Alana Officer, consulente di salute dell’OMS. “Dobbiamo fare molto di più per prevenire e rispondere all’aumento delle diverse forme di abuso”, che hanno un impatto sulla salute e il benessere dell’anziano. Sottolineando che “Nonostante la frequenza e le gravi conseguenze sanitarie, l’abuso degli anziani rimane uno dei tipi di violenza meno studiati ed affrontati nelle indagini e nei piani nazionali”.

Vi è quindi la necessità di informare e sensibilizzare su questo argomento, considerato finora un tabù.

Secondo le stime, entro il 2050, nel mondo il numero di persone ultra 60enni raddoppierà, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, raggiungendo i 2 miliardi. Se la percentuale di anziani vittima di abusi rimanesse costante, il numero di persone interessate aumenterà rapidamente a causa dell’invecchiamento della popolazione, crescendo a 320 milioni di vittime entro il 2050.

Il Dr Etienne Krug, direttore del Dipartimento di gestione delle malattie non comunicabili, disabilità, violenza e prevenzione delle lesioni dell’OMS dichiara che “i governi devono proteggere tutte le persone dalla violenza. Dobbiamo lavorare per mettere in evidenza questa sfida sociale e per attuare le necessarie misure preventive”.

In questi termini, nel maggio del 2016 – durante l’Assemblea Mondiale della Sanità – i ministri della sanità hanno promosso il piano d’azione dell’OMS per l’Invecchiamento e la Salute.

La strategia comprende il miglioramento degli studi epidemiologici, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, dove i dati sono ancora scarsi e lo sviluppo di azioni preventive per rispondere efficacemente a questa tematica.

di B.A.

Giornata Mondiale dell’Ambiente – USCITE, CONNETTETEVI CON IL MONDO

6 Giugno 2017 – Si è svolta ieri la Giornata Mondiale dell’Ambiente “Collegare le persone alla natura”, volta a mettere in evidenza i benefici per la salute fisica e mentale in relazione al contatto con la natura.

“Questo è il nostro ambiente, è la chiave di volta per un futuro sostenibile. Senza un ambiente sano non possiamo eliminare la povertà o costruire prosperità “, ha affermato il segretario generale António Guterres in un video messaggio per questa giornata.

Indicando la terra, gli oceani d’acqua, le foreste e l’aria che respiriamo, il capo delle Nazioni Unite ha ribadito che “ognuno ha un ruolo da svolgere per proteggere la nostra sola casa, come utilizzare meno materie plastiche, guidare meno e sprecare meno cibo.”

“Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente – e ogni giorno – riconnettiamoci alla natura”, ha concluso.

L’edizione 2017, inoltre, coincide con l’apertura alla sede dell’ONU a New York della Conferenza Oceano, la prima riunione mondiale di alto livello sulla conservazione e l’uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile.

“Tutta la nostra vita moderna, con i suoi grattacieli e gli smartphone, sta su un delicato fondamento di sistemi naturali”, ha dichiarato il capo dell’ambiente dell’ONU Erik Solheim nelle osservazioni del giorno. “Oggi queste fondamenta si scuotono, minacciate dai cambiamenti climatici creati dagli uomini, dalla deforestazione e dalle estinzioni. Nessuna quantità di tecnologia avanzata ci farà risparmiare se distruggiamo e contaminiamo la nostra vita naturale “.

Migliaia di persone che vivono in zone rurali trascorrono ogni giorno lavorativo “legato alla natura” e apprezzano la loro dipendenza dalle risorse idriche naturali e come la natura supporta il proprio sostentamento sotto forma di terreno fertile. Sono tra i primi a soffrire quando gli ecosistemi sono minacciati, sia dall’inquinamento, dal cambiamento climatico o dall’eccessivo sfruttamento.

“Connettiamoci con la natura intorno a noi che dà bellezza, significato e armonia alle vite che conduciamo”, ha affermato Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO.

di B.F.

OMS: vecchie e nuove sfide per Tedros

Si è conclusa il 31 maggio a Ginevra la 70ma Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), storica perché segnata dall’elezione del nuovo direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il primo africano a guidare l’agenzia internazionale. Il candidato etiope ha stracciato i suoi avversari, vincendo con il netto distacco di 133 voti (su 193 stati membri), contro i 50 voti a favore dell’inglese David Nabarro (uomo dell’Onu per la lotta all’Ebola e per il negoziato sui Sustainable Development Goals), e i 38 di Sania Nishtar, la candidata dal Pakistan, eliminata nel primo passaggio elettorale della settimana. Già ministro della salute in Etiopia dal 2005 al 2012, e poi ministro degli esteri dal 2012 al 2016, Tedros Adhanom Ghebreyesus è uomo di mondo, saldamente affermato nel circuito della diplomazia internazionale che si occupa di rapporti nord-sud.  In un tempo in cui l’agenda della salute globale ha sempre più voce in capitolo nella politica internazionale, il prestigio di Tedros (così ormai lo chiamano tutti) attinge prima di tutto alle riforme sanitarie introdotte nel suo paese a favore delle fasce più vulnerabili e soprattutto dei bambini, poi al fatto di aver presieduto il board del Fondo Globale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. In qualità di ministro degli esteri ha esercitato un ruolo decisivo nel negoziato internazionale noto come Addis Abeba Action Agenda, il faticoso round che nel 2015 ha anticipato di poche settimane l’accordo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, con l’intento di blindare un piano di impegno globale per il finanziamento, appunto,  dello sviluppo sostenibile fino al 2030.  

L’elezione del nuovo direttore generale demarca una novità procedurale, che è uno degli esiti positivi del processo di riforma dell’Oms. Per la prima volta, in settanta anni di storia, l’intera assemblea generale degli stati membri ha partecipato con voto segreto all’elezione della leadership dell’organizzazione. Fino all’elezione di Margaret Chan, dieci anni fa, solo i 33 membri del Consiglio Esecutivo erano delegati a questa responsabilità. Il margine amplissimo di vittoria di Tedros si presta a diverse e inedite letture, ma rimanda con forte probabilità alla convergenza di tutti i governi del sud del mondo sul candidato africano. Una sorta di alleanza transcontinentale del sud del mondo che nessun analista aveva previsto o in qualche modo anticipato. Forse, una indicazione neppure troppo obliqua di una reazione alle insistenti, prolungate e non sempre eleganti incursioni dei pochi paesi donatori (generalmente dell’emisfero nord) nelle dinamiche geopolitiche e nella definizione delle priorità dell’Oms.

Il combinato disposto della riforma manageriale dell’Oms (ancora in atto dal 2011), della devastante epidemia di Ebola in Africa occidentale (2014-2015)  e del pericoloso virus Zika che dall’ America Latina è risalito fino ai paesi dell’America Centrale e agli Stati Uniti (2015-2016), ha fortemente contribuito a rimodulare negli ultimi anni la strategia dell’Oms. Più volte la capacità d’impatto dell’agenzia è stata messa in discussione in particolar modo dai paesi donatori, alle cui scelte programmatiche tuttavia è vincolato l’80% del finanziamento dell’Oms, a discapito di attività rispondenti al mandato normativo, vitali per l’ autorevolezza e la rilevanza dell’organizzazione.

I numerosi errori e ritardi nella gestione dell’Ebola hanno dato all’agenzia il colpo di grazia. A onor del vero, il fallimento è stato più volte conclamato dalla stessa ex direttrice Margaret Chan, incluso nel suo ultimo intervento alla 70ma assemblea il 22 maggio. Solo in parte però sono state chiamate per nome le ragioni distali che hanno determinato l’inerzia dell’Oms, tra priorità di ricerca trascurate in passato ed esiguità di risorse e di personale competente – lo staff dell’agenzia dal 2011 ha subito ridimensionamenti fino al 40%.  Come un personaggio in cerca di autore, l’Oms oggi si dimena in cerca di una nuova appetibilità che le porti prestigio di risposte misurabili nel breve tempo e, così, fondi per colmare il buco finanziario che la depotenzia (500 milioni di dollari solo nel 2017). Non sorprende pertanto che la narrazione intergovernativa sulle priorità di salute globale veda affermarsi sempre di più la cultura della sicurezza sanitaria (health security) e della preparazione agli interventi di emergenza (emergency preparedness) come forma di rassicurazione per gli stati membri, malgrado il rischio per l’Oms di dover riorientare tratti del mandato e delle scelte organizzative.

Molti delegati hanno inasprito l’apprensione diplomatica rispetto alle conseguenze sanitarie della globalizzazione, come si è visto a più riprese nel corso dei dibattiti di Ginevra. Nuove crisi sanitarie potrebbero maturare in tempi non troppo lontani, è sotto gli occhi di tutti. Che l’amministrazione Trump lo riconosca oppure no, gli effetti dei cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare l’ascesa già incontrollata delle malattie non trasmissibili, e ad accanirsi sulle fasce più a rischio della popolazione come i bambini, le persone anziane, le donne in gravidanza, le persone economicamente più vulnerabili. Gli studiosi americani stanno conducendo ricerche molto qualificate in merito. D’altro canto, gli inarrestabili flussi migratori già oggi determinati dai fenomeni del riscaldamento globale contribuiscono a favorire in molti governi la logica del cordone sanitario come altro muro di protezione necessaria, rispetto ai nuovi rischi all’orizzonte.

Oltre al legame fra ambiente e salute, una delle priorità della 70ma assemblea ha riguardato la resistenza dei virus ai farmaci antibiotici (antimicrobial resistance, AMR), un fenomeno complesso che colpisce inesorabilmente, seppure con dinamiche diverse, il nord e il sud del pianeta. L’azione su AMR richiede interventi urgenti di natura politica, oltre che tecnico-scientifica, su più fronti. Ci sono le 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’insorgenza di ceppi virali sempre più impertinenti e resistenti (se ne prevedono 10 milioni nel 2050), e dell’inefficacia degli antibiotici dovuta anche a cattive pratiche di somministrazione, certo. Ma ancora più cogenti solo le implicazioni legate all’uso parossistico di antibiotici nell’allevamento industriale degli animali, che poggia sui profitti delle grandi multinazionali, non solo quelle farmaceutiche.  A meno di un drastico cambio di rotta, il mondo potrebbe ritrovarsi catapultato in un’era pre-antibiotica, nei prossimi 20-30 anni.

Il nuovo direttore dovrà cimentarsi sul difficile terreno di queste vecchie e nuove sfide, nella declinazione di un mandato oggettivamente ostico – un mix funambolico di capacità diplomatica, coraggio politico e sapienza gestionale – e per di più in un organismo davvero complesso che abbraccia uffici regionali nei cinque continenti. Alcuni delicati dossier hanno esasperato i rapporti di forza dentro l’organizzazione. Ad esempio il tema che potremmo definire dei determinanti commerciali della salute e la crescente prevalenza su scala globale di malattie croniche come il diabete e l’obesità, e quello tutto da verificare dei rapporti fra Oms e attori non statali – il mondo del settore corporate globale e i potenti attori del filantrocapitalismo (Bill Gates e non solo). Per non parlare della vecchia e sempre spinosa questione dell’accesso ai farmaci essenziali: una liturgia di risoluzioni e raccomandazioni che ancora oggi, dopo venti anni, il Segretariato dell’Oms spinge sotto il tappeto come la polvere, per non irritare sensibilità di paesi influenti.  Intanto, il prezzo dei nuovi farmaci svetta sempre più in alto, e le condizioni dell’accesso si restringono, questa volta anche nei paesi ricchi.

E’ un caso che la prima dichiarazione di impegno politico di Tedros sia stata quella di portare finalmente anche dentro l’Oms la discussione sul rapporto dell’High Level Panel del Segretario Generale dell’ONU, proprio sul tema dell’accesso ai farmaci?  Forse l’elezione del nuovo direttore dell’Oms sottende all’attesa di nuovi equilibri da mettere in campo. Chissà. Con l’aria che tira nei circuiti ristretti della diplomazia mondiale resta difficile prefigurare se la nuova leadership africana sarà in grado di incarnare la discontinuità necessaria, alla luce del sorprendente e fragoroso risultato elettorale. Anche l’effettiva tenuta della presunta e inedita unità transcontinentale dal sud del mondo è tutta da verificare, nel momento in cui gli stati membri dell’Oms si troveranno a duellare per l’ennesima volta intorno alle questioni dirimenti in agenda. Su cui, come sempre avviene, si giocano partite che riguardano solo marginalmente la salute.

di Nicoletta Dentico

Nicoletta Dentico – autrice di questo articolo – in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, è intervenuta in una trasmissione della televisione svizzera, parlando di questi temi e del finanziamento dell’OMS.

https://www.rts.ch/play/tv/toutes-taxes-comprises/video/le-financement-de-loms?id=8660588

In Yemen è in corso un’epidemia di Colera senza precedenti

31 Maggio 2017- In un paese esanime dopo due anni di conflitto, in cui le strutture sanitarie sono state distrutte, il Fondo per le Nazioni Unite per i Bambini (UNICEF) sta aumentando gli interventi di risposta, ma ha avvertito che “il tempo sta per scadere”.

“Ogni giorno, in Yemen, sempre più bambini muoiono per cause prevenibili come la malnutrizione e l’infezione da colera”, ha dichiarato Geert Cappelaere, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque o alimenti contaminati da materiale fecale.
Nella sua forma più grave, l’infezione è caratterizzata da un improvvisa insorgenza di diarrea acquosa acuta che può portare alla morte per grave disidratazione.
Legata all’accesso insufficiente all’acqua sicura e alla sanità adeguata, l’impatto dell’epidemia può essere ancora più drammatico in aree in cui le infrastrutture sanitarie sono state distrutte. Il conflitto ha causato il totale crollo dei servizi sanitari, solo il 45% delle infrastrutture del paese è funzionante, ma vulnerabile alle gravi carenze di medicinali, attrezzature e personale. Un ulteriore fattore di rischio è il sovraffollamento, conseguente lo spostamento massiccio di comunità sfollate in ricerca di riparo.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, nel paese sono stati segnalati più di 65.000 casi sospetti, di cui circa 10.000 sono stati segnalati solo nelle ultime 72 ore.
Il numero dei casi è destinato ad aumentare.

Per trattare più di 50.000 persone, l’UNICEF sta inviando tre aeromobili che trasportano materiale di salvataggio, tra cui medicinali, sali di reidratazione orale (ORS) e liquidi per la reidratazione endovenosa. Inoltre, è attivo in programmi di fornitura d’acqua potabile clorata.

“Per controllare l’epidemia, non basta semplicemente trattare coloro che raggiungono le strutture mediche. Dobbiamo affrontare la fonte della malattia, migliorando l’accesso all’acqua pulita e la sanità” ha affermato Ghassan Abou Chaar di MSF in Yemen.

di B.F.

WHA70 – Nuove strategie per porre fine all’obesità infantile

Ginevra, 31 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha accolto ieri con favore il piano per l’attuazione delle strategie per porre fine all’obesità infantile. Le raccomandazioni mirano ad invertire il trend che vede in continua crescita il numero di bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi.

Al fine di ottenere un impatto su tutto il corso della vita, il piano si concentra sulla prevenzione dell’obesità in età infantile.

Le strategie mirano ad aiutare i Paesi a rispettare gli impegni per affrontare il problema dell’obesità seguendo il Piano d’Azione Mondiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’ambito dell’Agenda del 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Il piano di attuazione sottolinea l’incoraggiamento a scegliere alimenti sani e di qualità attraverso politiche e interventi di supporto – tra cui la tassazione, la commercializzazione e l’etichettatura – e si concentra sulla costruzione di abitudini sane sin dalla giovane età, sottolineando la necessità di modellare ambienti scolastici e comunitari a sostegno di stili di vita salutari, promuovendo l’educazione alimentare e dell’attività fisica.

di B.A.

LA RD del Congo approva il protocollo vaccinale contro l’Ebola

30 maggio 2017 – Per contenere l’ultima epidemia del virus Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), il Fondo per i bambini delle Nazioni Unite (UNICEF) ha fornito assistenza tecnica a 145 volontari della Croce Rossa congolese e a degli operatori sanitari comunitari, al fine di diffondere informazioni sulla prevenzione alle popolazioni che vivono in località remote.

“Lavorare in stretta collaborazione con gli operatori sanitari e le comunità è stato il modo migliore per informare rapidamente la popolazione sulle misure di protezione contro il virus Ebola e per prevenire la propagazione della malattia”, ha dichiarato Christophe Boulierac, portavoce dell’UNICEF, durante un briefing a Ginevra.

Nell’ambito del coordinamento delle autorità sanitarie nazionali e in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’UNICEF ha insegnato come clorare l’acqua e disinfettare le case per evitare la diffusione della malattia, ha ribadito l’importanza del lavaggio delle mani e ha indicato le modalità di sepoltura per ridurre i rischi di contaminazione.

Il governo della RDC rende gratuitamente disponibili i servizi sanitari nella zona interessata di Likati, incoraggiando in questo modo la comunità a recarsi al centro sanitario locale in caso di sintomi. Inoltre, un volo finanziato dall’Unione Europea ha aiutato l’UNICEF a inviare le forniture di medicinali alle strutture sanitarie della zona.

“A partire dal 29 maggio 2017 si sono verificati 19 casi di Ebola, di cui due sono stati confermati in laboratorio, quattro sono probabili e 13 sospetti”, ha detto il portavoce dell’OMS Christian Lindmeier. “Su quei 19 casi, ci sono stati 4 morti, di cui solo 1 confermato e 1 probabile”.

“Un certo numero di malattie potrebbero essere responsabili, come l’epatite B, l’epatite C, l’epatite E, la febbre gialla, la shigellosi, il tifo, la dengue e la salmonella. I singoli casi nei vari villaggi potrebbero avere diversi agenti patogeni “, ha spiegato.

Alla domanda sulla vaccinazione, il signor Lindmeier ha dichiarato che il protocollo per la possibile vaccinazione è stato formalmente approvato dalle autorità nazionali di regolamentazione e dal governo della RDC insieme a Medici Senza Frontiere (MSF) e al sostegno dell’OMS.

 

di B.F.

WHA70 – NCDs: è necessario attuare misure per ridurre l’esposizione ai fattori di rischio

Ginevra, 31 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha dibattuto ieri di malattie non trasmissibili (NCDs). I delegati hanno approvato una serie aggiornata di strategie e di interventi politici per aiutare i Paesi a raggiungere gli obiettivi globali per la prevenzione e il controllo delle NCDs, introducendo 16 interventi noti come “best buys” nel Piano d’Azione Globale 2013-2020 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Particolare attenzione è stata posta sulle misure volte a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio per le NCDs – ad esempio la tassazione delle bevande zuccherate e del tabacco, il divieto di pubblicizzare il tabacco e la riformulazione di prodotti alimentari con un ridotto contenuto di sale. Altri interventi per migliorare la gestione e il controllo delle NCDs includono la terapia farmacologica per il diabete e l’ipertensione, la consulenza post infarto o ictus e lo screening del cancro alla cervice per le donne.

I delegati hanno riportato il lavoro dell’OMS per promuovere l’agenda delle NCDs, includendo i preparativi in ​​corso per la terza riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà nel 2018.

di B.A.

WHA 70 – Vige la necessità di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. L’accesso alla cura è un diritto, ed è un dovere garantirlo.

Ginevra, 30 Maggio 2017 – è stata dibattuta ieri, durante l’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), l’importanza e l’urgenza di promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti. Al fine di garantire una migrazione sicura, ordinata e regolare, gli Stati Membri sono stati incoraggiati ad adottare le linee guida, per la promozione della salute dei rifugiati e dei migranti, sviluppate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (IOM) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Attualmente ci sono circa 1 miliardo di migranti – 1/7 della popolazione mondiale.
Questo rapido aumento del movimento della popolazione ha importanti implicazioni per la salute pubblica e richiede quindi una risposta adeguata.
Nonostante siano vigenti norme e convenzioni internazionali per la protezione dei diritti dei migranti e dei rifugiati – compreso il diritto alla salute –  spesso, quest’ultimi non hanno accesso ai servizi sanitari e alla protezione finanziaria della salute.

Tra i problemi di salute più comunemente riscontrati troviamo:
lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, eventi cardiovascolari, gravidanza e le relative complicazioni.
Le donne sono tra i soggetti più vulnerabili, in quanto necessitano di assistenza materna e neonatale. I bambini sviluppano invece infezioni acute, come infezioni respiratorie e diarrea, a causa delle difficili condizioni di vita. Inoltre, alto è il rischio di sviluppo di disturbi psicosociali e di abuso di alcol e droghe.
Le persone affette da patologie croniche, non avendo accesso a un sistema di assistenza, hanno un più elevato rischio di incorrere a complicazioni.

L’accesso alla cura è un diritto per ogni individuo, ed è un dovere garantirlo.

di B.F.

WHA70 – Bisogna rafforzare le collaborazioni internazionali per affrontare globalmente il problema della droga

Ginevra, 30 Maggio 2017 – L’Assemblea Mondiale della Sanità ha discusso ieri la necessità di intensificare gli sforzi per affrontare globalmente il problema della droga, prendendo decisioni in merito dopo 26 anni di silenzio.

Secondo le ultime stime dell’OMS, l’uso di droghe psicoattive è responsabile di oltre 450000 decessi ogni anno. Il rischio di malattia associato alla droga rappresenta circa l’1,5% dei rischi globali di malattia. Inoltre, l’uso di droga iniettabile rappresenta la causa di circa il 30% delle nuove infezioni da HIV in Africa Sub-sahariana e contribuisce in modo significativo alle epidemie di epatite B e C in tutte le regioni.

Dall’Assemblea emerge l’importanza di rafforzare la collaborazione tra il Segretariato dell’OMS, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e il Crimine e il Comitato Internazionale per il Controllo dei Narcotici, allo scopo di implementare le raccomandazioni in ambito di salute indicate nel Documento Mondiale del 2016 riguardante la droga – redatto nella Sessione Speciale sulle droghe dell’Assemblea delle Nazioni Unite (UNGASS).

 di B.A.