Giornata della Terra

22 aprile – Oggi è la Giornata della Terra. Un’occasione per riflettere su come la salute del pianeta e la salute degli abitanti che lo popolano siano strettamente interconnesse.
Tema della giornata è l’educazione al cambiamento climatico e ambientale.
Inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, distruzione di ecosistemi e cambiamento climatico – in silenzio – influiscono su qualità e durata della nostra vita.
Solo creando consapevolezza tra la popolazione – a cominciare dalle nuove generazioni – tali minacce potranno essere diffusamente percepite e quindi contrastate.
Adottando un’alimentazione sana, riciclando, impegnandosi ad utilizzare fonti energetiche rinnovabili e, in generale, a ridurre le emissioni di CO2, i singoli cittadini possono fare molto per il benessere del pianeta.
Oltre un miliardo di persone, ogni anno, partecipa alla Giornata della Terra. Coinvolgendo 192 paesi e 250000 scuole, tale iniziativa si impone come la principale azione collettiva a tutela dell’ambiente a livello globale.
di Lorenzo De Min

Studio su The Lancet quantifica l’aumento della spesa sanitaria globale nei prossimi vent’anni, con notevoli differenze tra i Paesi

Secondo l’analisi dei due studi pubblicati online il 19 aprile 2017 su The Lancet la spesa per l’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi due decenni, ma i tassi di aumento e le fonti di spesa differiranno notevolmente.

Nelle pubblicazioni, condotte dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, si stima che se le tendenze attuali fossero confermate le spese complessive aumenterebbero da 9200 miliardi di dollari del 2014 a 24500 miliardi di dollari nel 2040, includendo la spesa sanitaria pubblica, la spesa privata – sia le spese non rimborsabili che quelle anticipate, come le assicurazioni – e l’assistenza allo sviluppo per la salute.

Le percentuali di spesa rispetto al prodotto interno lordo nazionale (PIL) pro capite oscillano notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che raggiungeranno livelli simili di PIL nel 2040, probabilmente investiranno importi significativamente diversi sulla salute, si stima il 18,5% per gli Stati Uniti e solo il 4,7% per gli EAU.

Lo studio “L’evoluzione e le tendenze del finanziamento sanitario globale, 1995-2014″ analizza le tendenze globali del finanziamento sanitario ed esamina la provenienza dei fondi, i servizi acquistati, l’assistenza allo sviluppo per la salute e come questa cambia con lo sviluppo economico de Paesi destinatari, identificando anche i paesi che si discostano dalle tendenze. L’altro studio “La spesa futura e potenziale sulla salute, 2015-2040” esamina invece come nonostante la spesa sanitaria tenda ad aumentare con lo sviluppo economico, esistano enormi diversità tra i sistemi di finanziamento sanitario. Vengono effettuate allora delle stime di spesa futura che possano essere utili per i responsabili politici e per i pianificatori e che possano identificare le lacune finanziarie confrontando la spesa futura attesa con la spesa futura potenziale.

“Il nostro studio dimostra che è probabile che la spesa sanitaria cresca rapidamente nei paesi ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito, dove sarebbe più necessario, si prevede una crescita relativamente lenta”, ha affermato il dottor Joseph Dieleman, assistente professore presso IHME e l’autore principale degli studi.

Inoltre, rileva che l’assistenza internazionale per i servizi sanitari, che puntava al raggiungimento di 37,6 miliardi di dollari nel 2016, cresce lentamente dal 2010.

“L’assistenza allo sviluppo per la salute non è più un ammortizzatore in espansione per i bilanci sanitari dei paesi a basso reddito”, ha dichiarato il dottor Christopher Murray, direttore dell’IHME. “Dopo un decennio di impressionante espansione a livello mondiale, la crescita dei finanziamenti è rimasta stagnante”.

Il dottor Murray osserva che dal 2000 al 2010 la spesa per l’assistenza allo sviluppo per la salute è cresciuta dell’11,4% annualmente, ma dal 2010 è aumentata solo dell’1,8% l’anno; in particolare segnala la diminuzione dei finanziamenti per l’HIV/AIDS, che da molti anni assorbe la maggioranza degli investimenti.

È preoccupante inoltre l’aumento del pagamento diretto da parte dei pazienti delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei Paesi che stanno divenendo a reddito medio. In questi la riduzione degli aiuti per lo sviluppo da parte dei Paesi donatori sta determinando, in molti casi, l’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con la conseguente difficoltà di accesso alle cure per le parti più povere della società.

“È fondamentale identificare, capire e gestire questo problema”, ha dichiarato il dottor Murray. “Più del 70% dei poveri del mondo vive in paesi a reddito medio e proprio i paesi a reddito medio sono quelli la cui spesa sanitaria è finanziata maggiormente dal pagamento diretto delle prestazioni da parte dei pazienti (spesa out of pocket)”.

Sembrerebbe dunque che nei paesi a basso reddito e in quelli a reddito medio-basso la spesa aumenterà minimamente in termini assoluti basandosi fortemente sulla spesa out of pocket e sull’assistenza allo sviluppo. Nonostante un cambiamento di direzione politica possa portare ad un incremento della spesa sanitaria nei paesi più poveri, per quei Paesi, il sostegno internazionale rimarrebbe quindi indispensabile.

http://www.healthdata.org/news-release/widely-disparate-spending-health-forecast-through-2040

di Benedetta Armocida

 

OMS: Dalle cure primarie per la salute alla copertura universale. Il sogno realizzabile – “10 anni nella sanità pubblica 2007-2017”

Dopo il lancio del rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato il primo di vari capitoli in cui si valutano i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Il primo capitolo ripercorre la strada compiuta dalle cure primarie per la salute alla copertura universale.

Nel 1978 la Dichiarazione di Alma-Ata lanciò un pensiero rivoluzionario, individuando  le cure primarie per la salute  (Primary Health Care) come la strategia per raggiungere l’obiettivo della  Salute per tutti entro il 2000, stabilito l’anno prima dalla Assemblea Mondiale della Sanità.
La conferenza internazionale sulle cure primarie per la salute, tenutasi nell’allora capitale della Repubblica socialista sovietica del Kazhakistan e che coinvolse 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, sollecitava un’urgente azione per assicurare a tutti le cure primarie per la salute, in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo.

Il cambio di paradigma fu da subito ostacolato e tacciato di utopistico. Poi, con l’emergere di HIV/AIDS, l’aggravarsi della tubercolosi e l’aumento dei casi di malaria, l’attenzione della salute pubblica internazionale si è andata concentrando progressivamente sulla gestione di quelle tre malattie.

Nel 2000, i capi di Stato e di Governo dei 193 stati membri delle Nazioni Unite sottoscrissero gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), impegnandosi a raggiungere gli otto obiettivi entro il 2015.
Le iniziative sanitarie globali messe in atto  nel perseguire specificamente gli obiettivi di salute, hanno raggiunto importanti risultati, facilmente misurabili nel numero di interventi erogati, morti evitate, e prolungata aspettativa di vita.
Le strategie seguite, al fine di ottenere un impatto più rapido, invece di rafforzare i deboli sistemi sanitari di quei paesi hanno: sviluppato sistemi paralleli, prodotto un’onerosa duplicazione degli interventi, spesso erogati da enti diversi con approcci differenti, e frammentato i servizi.
Per rendere gli aiuti più efficaci si richiedeva piuttosto: il rispetto delle priorità e delle strategie fissate da ciascun Paese, l’allineamento delle iniziative internazionali con i sistemi nazionali, nonché l’armonizzazione degli interventi e delle responsabilità e il reciproco rendiconto degli attori coinvolti.
I paesi beneficiari dichiararono di aver bisogno di competenza, non di carità.
Sostenere e rafforzare i servizi nazionali è considerata la miglior strategia di assistenza allo sviluppo.

Una significativa spinta per il cambiamento arrivò nel 2008, quando il Rapporto mondiale della sanità pubblicò Primary Health Care. Now more then ever – Cure primarie per la salute. Ora più che mai, in occasione del 30° anniversario della dichiarazione di Alma-Ata. Da quel rapporto emergevano dati impietosi riguardanti l’organizzazione, l’appropriatezza e l’efficacia dei sistemi sanitari, mentre si  richiamavano le cure primarie come la miglior strada da percorrere al fine di costruire sistemi sanitari che garantissero il diritto universale alle cure.
Dal confronto tra paesi di uguale livello di sviluppo economico si evince come, quelli con il sistema sanitario organizzato in funzione ai principi di assistenza primaria, abbiano un più alto livello di salute.
La copertura sanitaria universale è dunque promossa anche come strategia per la lotta contro le disuguaglianze.
In ultima analisi, la distribuzione della salute all’interno di una popolazione è correlata all’equità assicurata dalle strategie politiche, economiche e sociali.

In quello stesso anno, con la pubblicazione dei risultati dei lavori della Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, l’accento venne posto sull’importanza dei determinanti sociali nella produzione della salute, superando una visione centrata sugli interventi medici.
Seguendo questa linea, la Commissione suggeriva sistemi di salute che agissero sui determinanti sociali della salute. In un momento di crescente allarme per l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione attuata in settori non sanitari divenne un nuovo importante obiettivo.

Simultaneamente, la crisi finanziaria globale del 2008, condizionò un passaggio rapido dalla prosperità all’austerità, riportando in auge la ricerca di risultati rapidi e misurabili, propri di un approccio basato sul prodotto (il farmaco, il vaccino, etc.).

Una serie di articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet concludevano però, ricordando ancora una volta, che le cure primarie per la salute rimanevano il modo migliore per ridurre gli sprechi e per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi.

Su questa linea si va dunque affermando l’idea della copertura sanitaria universale, principio fondante delle cure sanitarie primarie e strategia correttiva potente, in grado di determinare un fondamentale riorientamento dei sistemi sanitari.

Con il Rapporto OMS sulla Salute Mondiale del 2010, Finanziamento del sistema sanitario: il percorso verso la copertura universale quell’approccio acquisì rinnovato consenso.

In un momento di aumento dei costi era fondamentale che i paesi prima di tagliare le spese sanitarie riducessero gli sprechi e le inefficienze; il rapporto stimava infatti che gli sprechi costituivano tra il 20% e il 40% di tutta la spesa sanitaria.

Tutti i paesi, qualunque fosse la loro fase di sviluppo, avrebbero potuto adottare misure immediate per procedere verso una copertura universale. Un commento su The Lancet descrive il movimento verso la copertura sanitaria universale come una “grande transizione” che sta “investendo il pianeta, cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria è finanziata e in cui sono organizzati i sistemi sanitari.”

Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’obiettivo di copertura sanitaria universale mediante una risoluzione sponsorizzata da più di 90 paesi, di tutte le regioni del mondo.

La copertura sanitaria universale è stata definita dal premio Nobel Amartya Sen un “sogno realizzabile” anche per i paesi più poveri. In quest’ultimi l’assistenza sanitaria di base può essere fornita ad un notevole livello con costi molto bassi sempreché la società, ivi inclusa la leadership politica e intellettuale, s’impegnasse con forza in tal senso. Veniva quindi smentita l’ipotesi comune che un paese povero dovesse prima diventare ricco per sostenere i costi di assistenza sanitaria per tutti.

L’inclusione della copertura sanitaria universale come obiettivo nell’Agenda globale per lo Sviluppo Sostenibile 2030 ne sintetizza lo spirito per cui: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Viene inoltre definita come la piattaforma unificante per l’espressione di tutti gli altri obiettivi di salute. È la massima espressione di equità e uno dei più grandi equalizzatori sociali tra tutte le opzioni politiche, contribuendo alla coesione sociale e alla stabilità – in tutti i paesi.

“La copertura sanitaria universale è l’unico e il più potente strumento che la salute pubblica ha da offrire”, ha dichiarato il direttore della OMS, Margareth Chan.

In un momento storico in cui le politiche, in così tanti settori, tendono ad aumentare le disuguaglianze sociali, è particolarmente gratificante immaginare che la salute possa guidare il mondo verso una maggiore equità.

http://www.who.int/publications/10-year-review/universal-coverage/en/

di Beatrice Formenti e Benedetta Armocida

United Nations Population Award a Hans Rosling

L’annuncio dell’assegnazione dell’United Nations Population Award di quest’anno – premio delle Nazioni Unite che conferisce alti meriti a personalità ed organizzazioni nel campo della salute globale – offre l’opportunità di ricordare, a tre mesi dalla sua scomparsa, Hans Rosling.

Più che medico, accademico, statistico, epidemiologo e celebre divulgatore, Hans Rosling si definiva un “possibilista”. Sono note le numerose apparizioni in pubblico e i video pubblicati in cui Rosling mostrava come per la maggior parte delle persone la percezione dello stato di salute del mondo passi attraverso una visione negativa di quest’ultimo. Armandosi di numerosi se pur accessibili dati statistici e di una creativa rappresentazione di essi, disarmava con una sfacciata semplicità alcuni preconcetti e mostrava che enormi problemi di salute globale hanno soluzioni concrete, se letti dal giusto punto di vista.

L’eredità di Hans Rosling passa attraverso la Fondazione Gapminder con la creazione di un software – Gapminder – per rappresentare banche di dati statistici ed epidemiologici (ora chiamato Trendalyzer dopo l’acquisto da parte della Google), un metodo lucido ed ironico di divulgazione dei dati e soprattutto un messaggio possibilistico per uno sviluppo sostenibile.

http://www.gapminder.org/videos/will-saving-poor-children-lead-to-overpopulation/

http://www.gapminder.org/videos/dont-panic-end-poverty/

di Federico Olivo

 

OMS – MALATTIE TROPICALI NEGLETTE. UN NUOVO RAPPORTO ANALIZZA I PROGRESSI

19 aprile 2017- Ginevra – l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che dal 2007 sono stati raggiunti notevoli risultati nella lotta contro le cosiddette “malattie tropicali neglette” (NTDs). Si stima che 1 miliardo di persone abbiano ricevuto un trattamento nel solo 2015.

“Collaborare. Accelerare. Eliminare”, i risultati di questa strategia sono stati celebrati oggi a Ginevra nel corso della riunione dei Partner Globali, a cui hanno partecipato ministri della sanità, rappresentanti dell’industria, filantropi e donatori.

“Negli ultimi 10 anni, milioni di persone sono state salvate dalla disabilità e dalla povertà, grazie ad uno dei più efficaci partenariati globali della salute pubblica moderna” ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS.

Dal 2007, quando un gruppo di partner globali si incontrarono con lo scopo comune di contrastare le NTDs, una serie di partner locali e internazionali hanno lavorato insieme ai ministeri della salute dei paesi più colpiti per fornire farmaci, cure e gestione a lungo termine. Giungendo, nel 2012, all’approvazione di una tabella di marcia dell’OMS sulle NTDs, in cui si impegnavano ad eliminare le 10 malattie neglette più comuni.

Oggi, nel 5° anniversario della tabella di marcia dell’OMS sulle NTDs, è stato lanciato il rapporto L’integrazione delle malattie tropicali neglette nella salute e nello sviluppo globale.

Il rapporto osserva i progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi della tabella di marcia per il 2020, sottolinea le sfide che persistono e considera le implicazioni di integrazione di queste malattie nella più ampia agenda per lo sviluppo sostenibile del 2030.

L’integrazione delle malattie tropicali neglette nella salute e nello sviluppo globale dimostra come il forte sostegno politico, le generose donazioni di farmaci e il miglioramento delle condizioni di vita possono portare allo sviluppo di programmi di controllo delle NTDs nei paesi in cui queste sono più diffuse.

Viene inoltre mostrato che con l’attuazione dei cinque interventi raccomandati dall’OMS si sia verificato, nel 2015, un significativo progresso nel raggiungimento delle mete della tabella di marcia. I 5 interventi, descritti dettagliatamente nel rapporto, sono:

  • chemioterapia preventiva;
  • gestione innovativa e intensificata della malattia;
  • ecologia vettoriale e gestione;
  • servizi di sanità pubblica veterinaria;
  • fornitura di acqua potabile e servizi igienici

Tra questi spicca la chemioterapia preventiva, sia in termini di efficacia che in termini di risorse impiegate ed investite. Tuttavia va sottolineato che tutti e cinque i provvedimenti sono di vitale importanza e che andando avanti sarà essenziale garantire a ciascuno di essi la giusta attenzione per ottenere risorse necessarie al conseguimento degli obiettivi.

I risultati che secondo il Rapporto sono stati raggiunti includono:

  • 1 miliardo di persone trattate per almeno una malattia negletta nel solo 2015.
  • 556 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento preventivo per la filariosi linfatica (elefantiasi).
  • Più di 114 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento per l’oncocercosi
  • Solo 25 casi umani della malattia del verme di Guinea sono stati segnalati nel 2016, mettendo l’eradicazione a portata di mano
  • I casi di tripanosomiasi africana umana (malattia del sonno) sono stati ridotti da 37,000 nuovi casi nel 1999 a meno di 3000 casi nel 2015.
  • Il tracoma – prima causa infettiva di cecità a livello mondiale – è stato eliminato come un problema di salute pubblica in Messico, Marocco e Oman. In tutto il mondo più di 185,000 pazienti affetti da tracoma sono stati sottoposti ad intervento chirurgico per trichiasi e più di 56 milioni di persone hanno ricevuto antibiotici nel solo 2015.
  • Nel 2015 la leishmaniosi viscerale è stata eliminata nell’82% dei subdistretti in India, nel 97% dei subdistretti in Bangladesh e nel 100% dei distretti in Nepal.
  • Nel 2015, sono stati segnalati solo 12 decessi umani attribuibili alla rabbia nella Regione OMS delle Americhe, portando la regione vicino all’obiettivo di eliminare la rabbia negli esseri umani entro il 2015.

Molto è stato fatto e come detto da Dirk Engels, Direttore del Dipartimento di Controllo delle Malattie Tropicali Neglette “L’ulteriore crescita nella lotta contro le malattie neglette dipenderà da un più ampio progresso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Tuttavia, come mette in guardia il rapporto, rimangono sfide significative. Alcuni obiettivi di eradicazione da raggiungere entro il 2015 non sono stati raggiunti, nonostante la disponibilità di validi interventi. La lotta più difficile dei programmi delle NTDs è quella contro le limitate risorse finanziarie, le capacità inadeguate, compresa quella di attuare una sorveglianza efficace, e le importanti barriere per l’accesso ai servizi sanitari necessari, che vanno dalla povertà alla stigmatizzazione.

Viene lanciata la sfida oltre il 2020, definita nel rapporto nelle due grandi missioni di eliminare la trasmissione di NTDs e di garantire che la fornitura dei servizi sanitari soddisfi le esigenze di coloro che ne soffrono. La probabilità di raggiungere entrambi gli obiettivi dipenderà dall’integrazione delle attività e degli interventi inter e intra-settoriali dei programmi NTDs che dovranno essere in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di copertura sanitaria universale.

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/ntd-report/en/

http://www.who.int/neglected_diseases/resources/9789241565448/en/

di Benedetta Armocida

OMS: “I dieci anni di Margaret Chan”

A metà maggio l’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS) eleggerà il suo nuovo direttore generale. In vista del passaggio del testimone, il 13 aprile 2017 l’OMS ha pubblicato il rapporto “Dieci anni nella sanità pubblica 2007-2017” che analizza l’evoluzione della salute globale nel decennio che ha visto la Dr.ssa Margaret Chan alla guida dell’Organizzazione.

Il rapporto si svilupperà in una serie di capitoli, che verranno pubblicati nel corso delle prossime sei settimane, valutando i successi, le battute d’arresto, le sfide e il modo in cui queste sono state superate durante l’ultimo decennio.

Nella lettera con cui introduce il rapporto la Dr.ssa Chan ricorda: “Insieme abbiamo fatto enormi progressi. La salute e l’aspettativa di vita sono migliorate un po’ ovunque. Milioni di vite sono state salvate. Il numero di morti per malaria ed HIV è stato dimezzato. Gli sforzi dell’OMS per fermare la tubercolosi hanno salvato 49 milioni di vite dall’inizio di questo secolo. Nel 2015, il numero di decessi infantili è sceso sotto 6 milioni all’anno per la prima volta, una diminuzione del 50% dei decessi annuali dal 1990. Ogni giorno muoiono 19’000 bambini in meno. Siamo in grado di contare questi numeri grazie alla cultura della misurazione e della responsabilità instillato nell’OMS.”

Chan segnala anche le sfide per la salute che caratterizzano il XXI secolo; senza precedenti per la complessità e per l’universalità del loro impatto. Eppure, è possibile fronteggiarle, come nel caso dell’epidemia di Ebola del 2014, che si è riuscita ad affrontare e superare nonostante l’eccezionale complessità, portando allo sviluppo di un programma di Emergenze, che consentirà una risposta più veloce ed efficace alle epidemie e alle emergenze.

Il rapporto rivela poi l’altra fondamentale priorità dell’OMS: l’equità nell’accesso alle cure come imperativo etico. A nessuno dovrebbe essere negato l’accesso alle cure salva-vita o ad interventi di promozione della salute, come invece avviene a causa delle ingiustizie economiche o sociali che continuano a caratterizzare le nostre società.

Il principio di equità è riaffermato dal lavoro dell’OMS per la copertura sanitaria universale, indicata come la massima espressione di equità sociale e che sarà il tema preso in esame nel primo capitolo del rapporto.

“In un mondo di fronte a profonde incertezze, lo sviluppo della salute internazionale è una forza unificante – ed edificante – per il bene dell’umanità. Sono orgogliosa di aver assistito a questo suggestivo spirito di collaborazione e solidarietà globale.” dice la Chan.

http://www.who.int/publications/10-year-review/dg-letter/en/

di Benedetta Armocida

OMS: 2 miliardi di persone usano acqua contaminata

Un rapporto pubblicato oggi 13 aprile 2017 dall’OMS, a nome di UN-Water, lancia l’allarme.

Quasi 2 miliardi di persone sono ancora oggi costrette ad utilizzare una fonte di acqua contaminata, rischiando di contrarre malattie potenzialmente mortali come colera, dissenteria, tifo e poliomielite.

“È stimato che la contaminazione delle acque sia la causa di oltre 500.000 morti per diarrea ogni anno; è inoltre uno dei maggiori fattori di rischio per diverse malattie tropicali neglette, quali le parassitosi intestinali, la schistosomiasi ed il tracoma,” afferma Dr. Maria Neira, direttore del dipartimento di Sanità Pubblica, Ambientale e dei Determinanti Sociali di Salute dell’OMS.

Come indicato dal report, i Paesi non investono adeguatamente per raggiungere gli obiettivi dell’accesso universale ad acqua e servizi igienico-sanitari sicuri, previsti negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), fissati dall’Agenda 2030. Infatti, in accordo con il report del GLAAS (UN-Water Global Analysis and Assessment of Sanitation and Drinking-Water) del 2017, nonostante negli ultimi 3 anni sia stato osservato un incremento del 4.9% annuo dei fondi per aumentare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, nell’80% dei Paesi il finanziamento è ancora insufficiente per arrivare ai traguardi che sono stati definiti.

Per raggiungere gli OSS la Banca Mondiale stima che gli investimenti nelle infrastrutture devono essere triplicati portandoli a 114 miliardi di dollari all’anno – cifra che non include i costi di funzionamento e manutenzione.

L’obiettivo globale, mette in guardia l’OMS, non sarà raggiunto a meno che non si utilizzino risorse finanziarie più efficienti e non si identifichino nuove fonti di finanziamento.

“È una sfida che possiamo risolvere” dice Guy Ryder, capo del UN-Water e direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). “L’aumento degli investimenti nell’acqua e nei servizi igienico-sanitari possono portare benefici per la salute e lo sviluppo umano, creare occupazione e fare in modo che nessuno venga lasciato indietro”.

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/water-sanitation-investment/en/

di Benedetta Armocida

Yemen. Una corsa contro il tempo e contro la fame

12 Aprile – Il conflitto in corso dal 2014 ha avuto un impatto devastante sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza: lo Yemen è oggi protagonista di una delle più gravi crisi alimentari a livello mondiale.

“Siamo in una corsa contro il tempo per salvare vite umane ed evitare una carestia su vasta scala nel paese, ma abbiamo urgente bisogno di risorse per poterlo fare”, dichiara Stephen Anderson, Direttore del Programma Alimentare Mondiale (PAM) in Yemen.

Il Programma Alimentare Mondiale (PAM)sta incrementando le sue operazioni di emergenza per fornire assistenza alimentare vitale a circa 7 milioni di persone considerate a severo rischio nutrizionale. Oltre a fornire supporto alimentare a più di 2 milioni di bambini, il PAM fornisce assistenza alle donne in gravidanza promuove l’allattamento al seno.

“Dobbiamo garantire le risorse urgenti per soddisfare le esigenze di tutte le 9 milioni di persone che vivono in grave insicurezza alimentare in Yemen, così come i milioni di bambini e donne malnutriti”, ha aggiunto S. Anderson.

Fino a quando il PAM non otterrà i fondi di cui necessita, la priorità sarà data ai 6,7 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare urgente – verrà garantito un pacchetto assistenziale volto ad evitare la carestia a 2,5 milioni di persone che vivono nei governatorati più colpiti dall’insicurezza alimentare.

“In Yemen, la situazione si sta avvicinando a un punto di rottura con livelli senza precedenti di fame e insicurezza alimentare. Milioni di persone non possono più sopravvivere senza assistenza alimentare urgente “, afferma S. Anderson.

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=56550#.WO9wfIiLTie

di Beatrice Formenti

 

7 fatti sorprendenti e preoccupanti per la salute globale

Esperti e specialisti di salute globale si sono riuniti lo scorso weekend a Washington D.C. per la conferenza annuale Consortium of Universities for Global Health.

La conferenza, che ha analizzato diverse tematiche di salute globale, è stata un momento di importante condivisione di conoscenze, dati epidemiologici e notizie. Tra questi “7 fatti sorprendenti e preoccupanti” sono stati messi in evidenza da Brian W. Simpson e Dayna Kerecman Myers su Global Health NOW:

  1. Le malattie infettive rimangono le grandi killers: sono infatti responsabili di quasi 9 milioni di morti l’anno, il 16% dei circa 56 milioni di decessi totali nel mondo in un anno.
  2. Le lesioni e la violenza sono cause importanti ma neglette di morte; causano 5 milioni di morti l’anno.
  3. Le malattie cardiache, il cui tasso di mortalità negli Stati Uniti si è ridotto del 70% dalla metà del XX secolo, grazie alla migliore conoscenza dei fattori di rischio e alle campagne di prevenzione, sono invece in aumento nei paesi in via di sviluppo. Come stimato in un report della Columbia University infatti, tra il 1990 e il 2020, ci si aspetta in questi paesi un incremento delle patologie coronariche del 120% nelle donne e del 137% negli uomini.
  4. La salute globale è un mondo maschile. Nei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), solo il 28% dei funzionari ai vertici delle istituzioni sanitarie sono donne.
  5. Il cambiamento climatico sta assumendo un ruolo importante sulla salute. Con l’innalzamento della temperatura del mare, ad esempio, il vibrione del colera, tradizionalmente diffuso solo in climi caldi, è ormai capace di proliferare e vivere nei molluschi in Alaska e causare infezioni delle ferite tra i pescatori.
  6. Il tasso di violenza coniugale è preoccupante. L’OMS informa che a livello globale il 35.6% delle donne è stata vittima di violenza fisica o sessuale. In Mozambico si tratta di più della metà delle donne, dice Ana Baptista, che lavora per la Johns Hopkins Program for International Education in Gynecology and Obstetrics.
  7. La storia dimostra che non è mai facile fare pronostici e quandanche il problema appaia impossibile da risolvere si può spesso trovare una soluzione. È l’opinione di Bruce Friedrich, direttore del The Good Food Istitute, che per sostenere il concetto spiega come nel tardo XIX secolo a New York ogni mese si accumulavano 50,000 tonnellate di letame di cavallo sulle strade. Le strade erano invase da mosche, erano congeste e presentavano un elevato rischio di incidenti. Allora gli esperti consideravano questo problema impossibile da risolvere, poi però Henry Ford ha introdotto l’automobile, relegando le carrozze trainate da cavalli ad attrazione turistica.

 

https://www.globalhealthnow.org/2017-04/cugh2017

di Benedetta Armocida

 

Una nuova epidemia? Per prevenirla bastano igiene e un paio di scarpe

Il 10 aprile 2017 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene è stato pubblicato uno studio sulla misteriosa epidemia di elefantiasi sviluppatasi nel distretto di Kamwenge, in Uganda occidentale. Lì dove si era sospettato un evento epidemico ed improvviso di elefantiasi parassitaria, si è invece diagnosticata la podoconiosi, forma rara di elefantiasi non infettiva. Ma non chiamatela “tropicale”!

Non ha infatti nulla a che vedere con la latitudine la podoconiosi, dal greco “podos” e “konos” che significa “piede” e “polvere”, una malattia invalidante però negletta, su base non infettiva, determinata dalla prolungata esposizione dei piedi nudi ad irritanti minerali del suolo vulcanico.

I minuscoli cristalli minerali appuntiti, contenuti nel suolo vulcanico, possono infatti penetrare nella cute dei piedi e in alcune persone attivare un processo infiammatorio, che a lungo termine produce un accumulo di tessuto cicatriziale, che a sua volta va a bloccare i vasi linfatici e determina linfedema severo e ulcere agli arti inferiori. È una patologia cronica con maggiore prevalenza in alcune zone dell’Uganda orientale, ma soprattutto in Etiopia, dove, come stima l’OMS, si contano almeno 1 milione di persone affette.

Quando nel 2015 è stata annunciata la possibilità di un’epidemia di elefantiasi, nel Kamwenge, un team del ministero, dell’ufficio regionale dell’OMS e l’Università di Makerere hanno iniziato ad indagare.

Nonostante le persone affette presentassero edema dolente agli arti inferiori e ulcere, segni tipici di filariasi, non vi erano evidenze microscopiche di parassitosi. Dopo aver esaminato la storia medica di 52 soggetti, identificati come casi sospetti, gli scienziati sono giunti alla conclusione che si trattava di una forma di elefantiasi cronica su base non infettiva, escludendo la possibilità di un’epidemia acuta.

“Le persone possono soffrire di podoconiosi, una malattia non infettiva, per decenni prima che diventi ovvia l’evoluzione in elefantiasi,” ha detto Christine Kihembo, epidemiologa del Ministero della Sanità ugandese e principale autore dello studio. “Molte persone affette in Uganda occidentale probabilmente soffrivano silenziosamente senza chiedere alcun aiuto per più di 30 anni.”

Gli scienziati hanno concluso che “è stata scoperta una patologia cronica negletta che negli ultimi 30 anni aveva assunto un’incidenza annua relativamente stabile”.

In accordo con lo studio, l’età media alla diagnosi era 48 anni, ma essendo una patologia ad andamento progressivo, l’esposizione inizia sin dalla giovane età.

Dati hanno dimostrato che il modo migliore e semplice per prevenire la podoconiosi sia curare l’igiene personale e indossare scarpe durante il lavoro nei campi – 93% dei soggetti in esame lavorava scalzo. Di conseguenza, nella regione, è iniziata una campagna educativa di sanità pubblica, per informare la comunità sulle cause di sviluppo della malattia e come prevenirla.

“È sicuramente una sfida far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’igiene dei piedi tra persone di una comunità povera e rurale, dove ci sono molti disagi e andare a piedi nudi non è generalmente uno tra questi” dice Kihembo; ribadendo la necessità di una diagnosi precoce per evitare di raggiungere un “punto di non ritorno” in cui l’edema non può più essere invertito e “le persone finiscono per essere isolate e stigmatizzate per la malattia e possono sviluppare infezioni secondarie a causa delle ulcere cutanee, le quali causano un ulteriore deperimento nella salute e nelle loro capacità di essere membri produttivi della comunità”.

http://www.ajtmh.org/content/journals/10.4269/ajtmh.16-0932

di Benedetta Armocida