Medici con l’Africa Cuamm: Annual report 2016 – È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà

14 luglio – è stato pubblicato da Medici con l’Africa Cuamm l’Annual Report 2016, in cui la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia fa un bilancio dettagliato delle attività, degli investimenti, delle tappe e degli obiettivi raggiunti.

Medici con l’Africa Cuamm è la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, impegnandosi nella formazione in Italia e in Africa di personale, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell’affermazione del diritto fondamentale della salute per tutti.

Facendo un’istantanea del 2016, Medici con l’Africa Cuamm è presente in 7 paesi africani – Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda – con:

  • 19 ospedali
  • 45 distretti (attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’HIV/Aids, TB e malaria, formazione)
  • 3 Scuole per infermieri e ostetriche (Lui, Matany, Wolisso)
  • 1 Università (Beira)
  • 1.628 risorse umane di cui
  • 421 professionisti qualificati

Le aree di intervento del 2016 sono state:

  • la salute materno infantile – tra le priorità assolute dell’Ong, che ha raggiunto il risultato di 135.000 parti assistiti, numero che va oltre l’obiettivo preposto di 125.000.
  • La nutrizione – sostenendo le politiche e i programmi nazionali, promuovendo concretamente nelle comunità, nei dispensari e nei centri di salute l’educazione alimentare delle donne in gravidanza. Grande attenzione alla sensibilizzazione dell’allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi e al monitoraggio della crescita del bambino durante i primi anni di vita. Sono intervenuti sulla gestione dei casi di malnutrizione acuta e cronica, trattando e dimettendo 1988 pazienti affetti da malnutrizione acuta e trattandone e guarendone 1313, con un tasso di guarigione del 66%.
  • La formazione – altro ambito di investimento – con un totale di 7704 risorse umane formate, 32 medici laureati, 59 ostetriche diplomate e 23 infermieri diplomati.
  • Le malattie infettive – prevalentemente con la diagnosi e il trattamento di HIV, malaria e TB – i cui investimenti hanno portato ad assistere 12.216 persone verso la terapia antiretrovirale (ART) e 1831 nuovi pazienti dal 2016 ad iniziare il trattamento.
  • Il monitoraggio, la valutazione e la ricerca, prevalentemente sviluppato su 5 aree tematiche e che ha condotto a 19 pubblicazioni scientifiche.

Viene riportato nell’Annual Report 2016 anche il bilancio economico dell’Ong. I costi totali sono stati 23.275.897 euro, di cui l’88,6% (20.623.852 euro) è stato investito nei progetti di prevenzione, cura e formazione nei paesi di intervento. I costi di funzionamento hanno inciso per il 4,2%e comprendono i costi del personale, la gestione generale della struttura, l’acquisto di materie prime, l’ammortamenti, gli oneri diversi di gestione della struttura, oneri finanziari, imposte e tasse. Infine, i costi di comunicazione, sensibilizzazione e raccolta fondi hanno inciso per il 7,2%. 

Concludiamo con la riflessione di Don Dante Carraro: “A fare la differenza siamo noi, ciascuno di noi, con la nostra passione, dedizione, il nostro impegno tenace e quotidianoa favore e con l’Africa. È la forza delle cose in cui crediamo, che cambia la realtà. La cambia davvero! Magari non rovesceremo il mondo, ma lo possiamo cambiare, con quello che crediamo e facciamo!”.

di B.A.

 

OMS – Copertura sanitaria universale e salute come diritto umano fondamentale, le sfide del nuovo Direttore Generale

3 luglio 2017 – Il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus inizia l’incarico da Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e nel discorso d’insediamento afferma: “il compito dell’OMS è di essere al servizio delle persone, essere al servizio dell’umanità. Si tratta di operare per le persone a prescindere dal luogo in cui vivono, sia questo un paese in via di sviluppo, o sviluppato, piccole isole o grandi nazioni, ambienti urbani o rurali. Si tratta di essere al servizio delle persone indipendentemente da chi esse siano. Poveri o ricchi, sfollati o disabili, anziani o giovani. Soprattutto, si tratta di combattere per garantire la salute delle persone come diritto umano fondamentale”.

Oltre alle priorità di gestione, quali misurazione dei risultati, efficienza e valorizzazione di talento, motivazione e impegno del personale, il nuovo Direttore Generale concentrerà il lavoro sul rafforzamento delle risposte alle emergenze sanitarie, ricordando l’immediata e concreta reazione dell’OMS alla recente epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Altri due punti fondamentali saranno la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti, offrendo qualità, equità e dignità nei servizi assistenziali e l’impatto del cambiamento climatico e ambientale sulla salute. Parla della copertura sanitaria universale, punto convergente di tutte le priorità. Ribadisce come sia inaccettabile che ad oggi circa 400 milioni di persone non abbiano accesso all’assistenza sanitaria di base e molti di coloro che ne hanno accesso, vadano incontro a difficoltà finanziarie a causa dei costi dei servizi. Afferma quindi che si sta esaminando come attivarsi per raggiungere la copertura sanitaria universale, indicata come  la meta principale dell’obiettivo per lo sviluppo sostenibile per la salute. Quel risultato dovrà includere la protezione del rischio finanziario, l’accesso ai servizi sanitari essenziali e l’accesso a farmaci essenziali sicuri, efficaci, di qualità e accessibili, come anche i vaccini per tutti.

Nel suo discorso il Direttore Generale riafferma il ruolo dell’OMS come piattaforma mondiale per la salute globale e la sua funzione di guida nella governance globale, definendo l’Organizzazione come l’infrastruttura della salute globale e del bene pubblico globale.

Conclude dicendo “abbiamo un’occasione storica per attuare una profonda trasformazione per il miglioramento della salute mondiale. Facciamolo. Facciamolo per ogni donna e bambino che sono morti quando non avrebbero dovuto. Per ogni bambino che non è riuscito a raggiungere il suo pieno potenziale. Per ogni vittima di un’epidemia, per ogni piccola isola che si trova di fronte alla minaccia del cambiamento climatico. Dedichiamoci a loro. Uniamoci per un mondo più sano”.

di B.A.

La pillola: sessant’anni di lotta e le conseguenze della “gag rule”

Il 5 giugno ricadeva il 60esimo anniversario dell’approvazione della pillola per il trattamento dei disturbi mestruali da parte della Food and Drug Administration, degli Stati Uniti d’America.

Un anniversario importante che permette di riflettere sui progressi e sui benefici, ma anche sulla continua battaglia per l’accesso ai contraccettivi – farmaci che nell’uso comune hanno assunto la denominazione di “pillola”.

La pillola, fu creata inizialmente per trattare disturbi mestruali, ma presto si vide  che poteva essere utilizzata anche come contraccettivo.  Questo uso però rimase a lungo un tabù. Trascorsero tre anni prima che i medici potessero prescriverla come contraccettivo e un decennio perché le donne la potessero ottenere prima del matrimonio.

La pillola ha assunto e assume un’importanza rilevante nel mondo, considerando che il mercato di farmaci contraccettivi nel 2015 ha fatturato più di 6,1 miliardi di dollari a livello globale e soprattutto osservando la trasformazione apportata alle società, almeno in quelle in cui il farmaco è accessibile. Ad esempio è stato dimostrato un aumento dell’istruzione e dei guadagni per le donne negli Stati Uniti e in Europa occidentale. In un rapporto del 2007 che analizzava i dati degli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti, è emerso un aumento del 17% delle donne iscritte all’università negli Stati dove la pillola veniva prescritta a 18 anni rispetto a quelli in cui era proibita fino ai 21 anni. Altro interessante cambiamento è stato il rallentamento della crescita della popolazione, esempio emblematico è il Bangladesh dove nel 1970 la media di figli per donna era pari a sette, mentre oggi è due.

Nonostante questi miglioramenti tangibili, rimangono grandi lacune nell’accesso, associate al sessismo, alla povertà, ai tabù culturali e attualmente anche alla politica.

In Sudafrica ad esempio, i contraccettivi sono legalizzati da lungo tempo, ma le giovani donne si lamentano della difficoltà nel parlare di sessualità da parte delle infermiere nelle cliniche di salute riproduttiva. Sempre in Sudafrica le gravidanze in età adolescenziale sono pari al 4,4%, dato associato all’elevata incidenza di HIV, una tra le più alte al mondo. Proprio per questo motivo i laboratori per HIV offrono spesso anche assistenza alla salute riproduttiva.

La difficoltà all’accesso è stata accentuata anche dalla recente “gag rule” messa in atto dal presidente statunitense Donald Trump, ovvero una regola che limita o proibisce di trattare alcuni argomenti da parte di organi legislativi o di governo. Il ripristino di questa politica conservativa fa sì che i fondi statunitensi per lo Sviluppo Internazionale non vengano più investiti in nessuna organizzazione che lavori all’estero e che tratti di aborto.

I tagli di bilancio proposti al Dipartimento di Stato e all’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale riducono i fondi ai servizi che forniscono contraccettivi per le donne nei paesi in via di sviluppo di circa 523 milioni di dollari. Una relazione dell’Istituto Guttmacher, stima che per ogni 10 milioni di dollari non investiti sulla pianificazione familiare, 433.000 donne in meno riceveranno contraccettivi, ciò provocherà 128.000 gravidanze non intenzionali. Studi hanno dimostrato che il risultato di questa politica si tradurrà nell’aumento della pratica di aborti, che spesso essendo inaccessibili vengono effettuati illegalmente.

Chissà se oggi l’infermiera Margaret Sanger – fondatrice della Planned Parenthood – sarebbe più orgogliosa del miglioramento apportato alla vita di milioni di donne dalla pianificazione familiare, o sarebbe profondamente delusa nel sapere che, dopo un secolo, milioni di donne non hanno ancora accesso ai contraccettivi per mancanza di volontà politica.

di B.A.